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POVERTA’ RELATIVA In Italia nel 1997 POVERTA’ ASSOLUTA Il paniere di beni e servizi, confronti 1995-1997 In seguito alle trasformazioni della struttura produttiva e del sistema sociale che hanno caratterizzato i primi anni novanta, la situazione della povertà in Italia, e in Europa, presenta aspetti di crescente complessità. Emerge una realtà del disagio individuale e di gruppi a molte, e diverse, dimensioni: le disuguaglianze dei redditi e dei consumi; l'articolazione delle situazioni di emarginazione nel territorio, nelle grandi città e nelle campagne; l'aggravarsi della mancata soddisfazione di taluni bisogni fondamentali come la casa, la salute, l'occupazione, l'istruzione, le disparità intergenerazionali; le nuove povertà in rapporto alla cultura e all'accesso alle nuove tecnologie. Questi aspetti, vecchi e nuovi, richiedono un adeguamento dei quadri analitici e concettuali, ed un arricchimento della gamma di indicatori disponibili per fare il punto sull'evoluzione della povertà e dell'emarginazione. Nel rapporto 1997, la Commissione Povertà (che come per il passato si è avvalsa della decisiva collaborazione dell'Istat) presenta due analisi distinte anche se complementari della povertà in Italia. La prima fa riferimento ad una misura di povertà relativa, che definisce povera una famiglie di due componenti con una spesa per consumi inferiore al consumo nazionale pro-capite. Tale misura fondata su una metodologia ormai consolidata anche a livello internazionale, è quella tradizionalmente presentata anche nei precedenti rapporti della Commissione. La seconda fornisce una misura di povertà assoluta, basata cioè su un paniere di beni e servizi essenziali, e mira a dare un'indicazione dell'evoluzione della povertà legata all'andamento dello standard di vita.
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