[GARGONZA:9210] RE: R: Lega Nord: insulti e mancata censura
Francesco Paolo Forti  Venerdi`, 21 Luglio 2000

At 14:55 21.07.00 , Michele Corvo wrote:


>L'intervento di Francesco e la sua storia sull'insegnante calabrese
>ignorante, e sul fatto che a Varese si deve guadagnare piu' che a Enna,
>rispecchia a mio modo di vedere una immagine diffusa e stereotipa del
>meridione, per nulla appartenente alla realta'. Anzi.

Non e' una immagine stereotipata ma e' la realta' che mia moglie
(insegnante) vive, in Italia, da 20 anni. Non ho motivo di dubitare di cio'
che mi racconta mia moglie e che tristementre si rinnova ogni 
anno con un paio di nuovi casi. 

>Provengo da una famiglia di insegnanti della Sicilia, che sanno parlare in
>Italiano, oltre che in Siciliano, in Francese e in Inglese, e non pensano di
>essere dei geni o elementi rari.

Ovviamente non intendevo generalizzare ("tutti gli insegnanti che 
vengono dal sud" ....) e tu non credo vorrai far torto alla comune
intelligenza pensandolo. 

>Inoltre, se lo stipendio di insegnante non va bene a un abitante di Varese,
>non faccia l'insegnante, poiche' abitando a Varese  puo' fare altro di piu'
>remunerativo (come generalmente e' sempre avvenuto fino ad adesso). Questa
>e' la legge del mercato che tutti auspicano e per gli insegnanti c'e' un
>contratto nazionale da rispettare, quindi chi non e' soddisfatto
>economicamente puo' cambiare lavoro, non siamo in una dittatura, e nessuno
>si strappera' i capelli.

Questa e' grossa. L'italia paga malissimo gli insegnanti (nel 1997 era 
trentunesima in graduataria dopo la Korea) e tu mi vieni a dire che 
se lo stipendio non gli basta <<che si cerchino un altro lavoro>>?
Forse ho capito male? 

>Quello che voglio dire e' che e' interessante vedere che qualcuno, nel mezzo

>dei concetti di globalizzazione, pensa a suddividere l'Italia in mille aree,
>per ognuna delle quali definire contratti, regole, etc. Io penso che questo
>non porterebbe al miglioramento globale, ma sicuramente all'impoverimento di
>alcune zone.

L'impoverimento in Italia c'e' gia'. Se vedi i paesi fedeali invece questo 
impoverimento "locale" non ce'. Non lo trovi nemmeno con il lanternino. 
Tu puoi avere tutti i timori e le "senzazioni" che vuoi ma la realta' dice
esattamente l'opposto e mi fa piacere che Piero DM abbia capito il
senso del mio testo. 

>Inoltre, poiche' si parla di mercato, se ci sono persone, I meridionali
>adesso e in futuro non so, che si accontentano nella scuola a Milano di
>1.800.000 al mese (lo stipendio di mia moglie) perche' aumentare tale
>stipendio?. 

Perche' 1.800.000 al mese e' comunque vada uno stipendio 
da fame ed e' indegno che gli insegnanti siano pagati cosi' male. 
Poi si dovrebbe tenere conto che al Sud la vita costa come minimo
il 30% in meno (vedere lo studio di Campiglio) e che quindi gli stipendi
pubblici e privati vanno diffenziati. Fare una media vuol dire pagare 
troppo poco gli insegnanti del nord e troppo quelli del sud. 

>Per avere qualita' e quindi solo insegnanti originari del Nord,
>possibilmente piu' bravi e preparati? A meno di barriere e regole come
>quelle di Lazzate, si avrebbe invece l'effetto opposto, con tutti i
>meridionali alla ricerca di un migliore guadagno, quindi tutti al Nord.

Guarda che il succo del discorso e' che se molti insegnanti del sud
non avessero un punteggio truccato, ben difficilmente potrebbero competere
con il punteggio di chi onestamente ha studiato al nord. Senza trucchi mi
sta benissino che si scelga il migliore e se e' veramente il migliore poi 
merita uno stipjndio doppio o triplo rispetto a qui 2 milioni al mese che 
un insegnante ha dopo 20 anni di insegnamento. 

>Allora con le autonomie posso pero' scavalcare le graduatorie nazionali,
>poste a fronte di duri concorsi di selezione e non di giochi o amicizie come
>pensa qualcuno,  e chiamare chi voglio, pagandolo piu' del prezzo di
>mercato. Ma come posso reperire questi fondi in piu'? Aumentando le tasse
>dei cittadini in cambio pero' di un buon servizio.

In un paese federale la scuola e' locale e non ci sono graduatorie nazionali.
Si assume il migliore in base ad un concorso locale, aperto a tutti.
In Svizzera per esempio ci sono insegnanti italiani, tanto per dimostrare
che non ci sono barriere "alla Lazzate".  

>A questo punto pero' il contratto sarebbe libero quindi qualunque insegnante

.. hai fatto un salto troppo lungo. <A questo punto sarebbe libero>
non segue alcune relazione causa effetto razionale. Come se avessi
scritto <<a questo punto sarebbero tutti pieni di foruncoli>>. 
Perche' mai? (perche' mai sarebbe libero, non pieno di foruncoli :-)

>a meta' anno va via e la scuola deve sostituirlo con uno degno e pari,

>quindi ricomincia la ricerca, e poiche' si e' a meta' anno gli insegnanti
>costano di piu'. Allora altri soldi e ottimizzazione dei costi, cioe' classi
>non piu' di venti alunni, ma di trenta-quaranta, e purtroppo non possiamo
>piu' garantire il sostegno alle persone con handicap, perche' costa. E' la
>legge del mercato.

Il contratto e' libero per gli insegnanti privati. Per quelli pubblici il contratto (locale o no) 
e' fisso su base di rinegoziazione periodica. La simulazione che fai quindi non 
esiste. In effetti vivo in un paese federale e quelle cose che ipotizzi non avvengono
(e questa e' una tipica prova del nove). 

Segue dal testo di Piero DM:

Ho apprezzato l'intervento di Piero. Puntualizzo solo alcuni
concetti su cui lui e' perplesso ma io no. 

>Non sono sicuro che sia possibile adottare un sistema federale che risponda
>a questo schematismo, ma non sono neppure sicuro che questo schema sia
>quello giusto, sotto alcuni punti di vista.

Puoi essere sicuro che sia sbagliato? 

>Per esempio, con la libera circolazione dei lavoratori e dei diplomi in
>ambito addirittura europeo, questa separatezza regionale-federale mi sembra
>inattuabile.

La libera circolazione di lavoratori e capitali e' una cosa tipica delle
societa' open e free (USA, GB e CH) e non e' antitetica con i paletti
del federalismo di cui parlavo. Anzi in un paese in cui si sia effettiva
mobilita' del lavoro (cosa che non c'e' in ITA ma c'e' in USA e CH)
ed una effettiva mobilita' del mercato della casa (anche qui in ITA
abbiamo un equo canone che per decenni ha ingessato il mercato
costringendo tutti a comprare e bloccando la mobilita') abbiamo che 
la gente si sposta, trovando lavoro e trovando casa in poco tempo. 

Ma dove va a stare trova imposte equivalenti ai servizi ed alla
loro qualita'. Non un grande calderone unico. Certi posti sono
migliori, in servizi e tasse, e cio' richiame persone ed aziende. 

Il problema quindi e vedere quali sono i criteri discriminanti
di scelta quando un lavoratore va in germania oppure una ditta
va in Irlanda. Quandi i paletti sono chiari e Řproducono risultati
virtuosi, la scelta di chi si sposta e' piu' razionale. 

>C'Ŕ poi un altro problema, molto pi¨ complesso e pesante.
>L'economia - quindi le aziende, i capitali, le istituzioni finanziarie, i
>movimenti di merci e di denaro, etc - Ŕ molto meno circoscrivibile delle
>leggi sui concorsi e sui diplomi, e delle leggi elettorali.
>In un'epoca di globalizzazione e di telecomunicazioni su scala planetaria,
>il peso delle politiche autonome in materia di lavoro e di industria mi
>sembra di scarso rilievo, o almeno inerente ad un livello produttivo di
>piccola entitÓ, rispetto ai grandi capitali e i grandi movimenti.

Negativo. Penso al Ct. Ticino. Sara' piccolo ma la tassazione sulle
imprese ha una aliquota del 12% e quella sulle persone ha una
aliquota massima del 17% (per uno stipendio medio siamo sul 5%).
I servizi inoltre (strade, scuole, sanita', giustizia ecc) sono di alto
livello. Cio' significa che molte aziende si trasferiscono qui e cio' 
porta lavoro e nuovo benessere, il che permette di migliorare
ancora i servizi e di abbassare ancora le imposte. 

Nella globalizzazione, ricordiamolo, vale il motto:
Think global, act local.

Il peso delle politiche locali quindi e' altissimo, visto che le
aziende ci mettono poco a decidere di delocalizzarsi dove
ci sono le condizioni quadro migliori e quindi dove esiste il
moglior rapporto tra manodopera qualificata, servizi di alto
livello e imposizione moderata. Il sistema migliore non e'
quello del calderone unico ma di varie realta' che cooperano
su certi aspetti e competono su altre (in base alla chiave di
scelta tra cooperazione e competizione che riportavo in
un precedente messaggio). 

Tra l'altro dove questo rapporto tra cooperazione e competizione
viene fatto in modo intelligente, il divario tra il primo e l'ultimo
e' inferiore allo stesso divario che troviamo in Italia. 
Un'altra prova del nove, ritengo.

Saluti,
Francesco Forti



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