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A Genova tornano i Doria... (primarie Genova)

Il futuro del PD si sviluppa se non nega le sue radici.

Re: A Genova tornano i Doria... (primarie Genova)

Messaggioda gabriele il 14/02/2012, 15:04

Marta Vincenzi a Radio 24: il Pd deve capire che cosa vuole fare da grande
di Sara Bianchi

«Dov'è il Pd? Il Pd deve capire cosa vuol fare da grande». Parla per la prima volta dopo le primarie perse a Genova il sindaco Marta Vincenzi, ospite di "24 Mattino" su Radio 24. «Io - ha detto la Vincenzi - ho fatto un piano urbanistico e gli altri candidati alle primarie intervengono contro il piano adottato coi voti del Pd. Ho fatto un piano di infrastrutture per Genova e chi ha vinto ha detto che non le vuole fare. Ma dove sta il Pd?

Non hanno ancora capito cosa faranno da grandi e a questo mi dedicherò con impegno. Bersani? Non l'ho sentito, evidentemente aveva altro da fare. Ma non ce l'ho con nessuno - aggiunge la Vincenzi - mi sento parte integrante di un partito e parlo sempre non di ‘loro' ma di ‘noi'. Il problema è che siamo arrivati alle primarie con un partito che non mi ha mai sostenuto durante il mio mandato e che ha pensato di far vincere un'altra persona del Pd. In queste spaccature si è inserito giustamente chi in modo ingenuo e forte, non facendo parte del partito, può dire: ‘Andate tutti al diavolo, ci avete stufato'. E' così e ci vuole qualcuno che dica le cose chiare. Io lo faccio e qualche volta mi è toccato fare la fine di Ipazia». Il sindaco di Genova si continua a paragonare alla filosofa del V secolo, uccisa da fondamentalisti cristiani.

«Io sono assolutamente d'accordo con lo strumento delle primarie - ha aggiunto la Vincenzi - ma francamente poiché i sindaci stanno per legge al massimo due mandati, o li si costringe a fare azioni di breve periodo, e sarebbe terribile, o gli si dà la possibilità di fare due mandati. Vi sembra corretto che una persona eletta con 220mila voti venga stoppata ora per meno di 11mila voti?» La Vincenzi poi ha fatto un paragone tra se stessa e Obama: «Il presidente degli Stati Uniti dopo 4 anni non fa le primarie. Pensi un po' se a Obama adesso gli avessero fatto fare le primarie contro la Clinton? Come ne sarebbe uscito? Io ci ho sempre pensato a Obama in questi anni».

La Vincenzi ha proseguito nel suo sfogo: «Sono stati anni difficili e perigliosi ai quali mi sono dedicata, io me ne stavo con molto agio in Parlamento europeo. Sono scesa a Genova perché sentivo l'urgenza di una città che sta morendo, sentivo l'urgenza di rendere più veloci alcuni cambiamenti. L'ho fatto, ho pestato molti piedi, ho messo in gioco molto del consenso personale, ora il mio problema è salvare la creatura».
Infine una critica a don Gallo che ha appoggiato la candidatura di Marco Doria, il vincitore: «Il primo aggettivo che mi viene in mente per don Gallo è magnifico - ha detto la Vincenzi -. Il secondo però è narciso. Ha fatto una scelta un po' maschilista. Io sono una donna e riconosco in don Gallo una propensione al maschilismo perché io ne parlo da vivo, quindi dico anche i suoi difetti, non ne faccio il santino».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AaH3igrE
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Re: A Genova tornano i Doria... (primarie Genova)

Messaggioda flaviomob il 14/02/2012, 15:32

Un po' vittimista e molto polemica, la signora... Ma se ha preso 220mila voti come sindaco e solo 11mila come candidata alle primarie, perché non si pone qualche interrogativo invece di tirare Bersani per la giacchetta? In fondo anche lo stesso Bersani si sottoporrà a ben più importanti primarie e, se dovesse perdere, sosterrà lealmente il vincitore senza urlare tanto...


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Re: A Genova tornano i Doria... (primarie Genova)

Messaggioda franz il 14/02/2012, 15:47

flaviomob ha scritto:Un po' vittimista e molto polemica, la signora... Ma se ha preso 220mila voti come sindaco e solo 11mila come candidata alle primarie, perché non si pone qualche interrogativo invece di tirare Bersani per la giacchetta? In fondo anche lo stesso Bersani si sottoporrà a ben più importanti primarie e, se dovesse perdere, sosterrà lealmente il vincitore senza urlare tanto...

Beh, anche fare le primarie in febbraio, con 'sti freddi siberiani ci vuole tutta!
Per forza che poi vincono i cosacchi :lol:
Battute a parte, c'è stato un grosso calo di partecipazione, quindi gli 11'000 (che sono di Doria, non di Vincenzi) sono veramente pochini.

VOTANTI: 25090
SCHEDE VALIDE: 25003
Bianche: 49
Nulle: 35
Contestate: 3

DORIA: 11499 46%
VINCENZI: 6885 27,5%
PINOTTI: 5902 23,6%
BURLANDO: 471 1,9%
SASSANO: 246 1%

Ora gli elettori nel 2007 erano 523.900 quindi 25'090 elettori alla primarie sono il 5% del corpo elettorale e quindi circa il 2.5% dell'elettorato potenziale di centro sinitra (51.2% nel 2007). Mi sembrano proporzioni ben diverse dei 3 milioni e rotti di voti presi da Prodi (su 4 di votanti).
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Re: A Genova tornano i Doria... (primarie Genova)

Messaggioda gabriele il 14/02/2012, 16:30

franz ha scritto:Ora gli elettori nel 2007 erano 523.900 quindi 25'090 elettori alla primarie sono il 5% del corpo elettorale e quindi circa il 2.5% dell'elettorato potenziale di centro sinitra (51.2% nel 2007). Mi sembrano proporzioni ben diverse dei 3 milioni e rotti di voti presi da Prodi (su 4 di votanti).


25090 elettori sono per la maggior parte orientati politicamente quindi non rappresentano il 5% del corpo elettorale complessivo, ma una rappresentanza del corpo elettorale orientato a sinistra...;-)

PS
mi piacerebbe proprio conoscere chi è andato a votare alle primarie e ha lasciato la scheda bianca...
capisco le nulle, ma le bianche...in una elezione primaria...MAH!
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Re: A Genova tornano i Doria... (primarie Genova)

Messaggioda gabriele il 14/02/2012, 16:34

flaviomob ha scritto:Un po' vittimista e molto polemica, la signora... Ma se ha preso 220mila voti come sindaco e solo 11mila come candidata alle primarie, perché non si pone qualche interrogativo invece di tirare Bersani per la giacchetta? In fondo anche lo stesso Bersani si sottoporrà a ben più importanti primarie e, se dovesse perdere, sosterrà lealmente il vincitore senza urlare tanto...


Soprattutto, la Vincenzi è convinta al 100% chei voti di Pinotti sarebbero andati tutti nelle sue tasche nel caso in cui questa non si fosse candidata...
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Re: A Genova tornano i Doria... (primarie Genova)

Messaggioda franz il 14/02/2012, 16:57

gabriele ha scritto:25090 elettori sono per la maggior parte orientati politicamente quindi non rappresentano il 5% del corpo elettorale complessivo, ma una rappresentanza del corpo elettorale orientato a sinistra...;-)

PS
mi piacerebbe proprio conoscere chi è andato a votare alle primarie e ha lasciato la scheda bianca...
capisco le nulle, ma le bianche...in una elezione primaria...MAH!

Si, hai ragione. Quel 5% era sicuramente tutto di centrosinistra e per metà SEL, direi.

Schede bianche? Troppo freddo, forse; la penna non scriveva? :o :D
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Re: A Genova tornano i Doria... (primarie Genova)

Messaggioda flaviomob il 14/02/2012, 21:28

Si vede che gli elettori di sinistra, abituati ai gulag della Siberia nordorientale, sono immuni al freddo e al gelo di questi giorni... :lol:


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A Genova borghesi in fila per Doria e operai a casa

Messaggioda franz il 15/02/2012, 11:19

LINKIESTA: Analisi
A Genova borghesi in fila per Doria e operai a casa
Enrico Pedemonte

Chi è Marco Doria, il vincitore delle primarie di Genova? Nei suoi discorsi solo concetti come “partecipazione”, “consultazione” e “dialogo con i cittadini”. Sul porto? Nulla. Sulla crisi dell’industria? Zero. Sulle concrete strategie di sviluppo della città? Neanche una parola. Oltre al paradosso di aver voluto le primarie, c’è da sottolineare che a votare per Doria sono i quartieri borghesi, mentre quelli tradizionalmente operai hanno abbandonato le candidate del Pd e disertato le primarie.

14 febbraio 2012 - 18:51

Per alcuni è il candidato di Sel, per altri il marchese rosso. Altri ancora lo considerano il Forrest Gump del nuovo populismo di sinistra, un personaggio che potrebbe essere replicato con successo in altre città. Il nuovo che avanza. Genova ha sempre anticipato i tempi, e anche questa volta potrebbe avere centrato l’obiettivo. La vittoria di Doria alle primarie genovesi è paradossale per almeno due buone ragioni.

La prima è costituita dalla decisione di indire le primarie e di mettere in discussione Marta Vincenzi. Non sono stati i partiti della coalizione di governo a chiederlo. A loro andava bene la rielezione di Marta Vincenzi. A volere le primarie sono stati i dirigenti locali del partito. Contestavano il programma e i risultati raggiunti dal sindaco? No. Le primarie non sono state volute per ragionare sul programma e il futuro della città. Neanche una parola è stata spesa su questo. Semplicemente, la Vincenzi era invisa ai vertici del partito locale. Era autonoma, irrispettosa, poco diplomatica, riottosa alle gerarchie del partito, troppo confidente nella propria popolarità. Antipatica a molti. Per evitare le primarie molti esponenti del partito (Sergio Cofferati, Stefano Zara e diversi altri) volarono a Roma per convincere Bersani a premere sui vertici locali e trovare una soluzione condivisa. Niente da fare. Le primarie sono state indette. Beghe di partito, hanno pensato i genovesi.

Il secondo paradosso è l’elezione di Marco Doria
. Che cosa dice Doria del futuro della città? Nulla. Nessuno lo sa. Vuoto assoluto. Ha intascato il 46 per cento dei voti senza avere fornito alcun elemento di programma. Nessuno sa quello che ha in mente. Da qui il soprannome: Forrest Gump. Ma poi, avrà in mente qualcosa?

Il sottoscritto ha letto ogni parola pubblicata sul suo sito web: non c’è niente da riferire. Ha consultato tutte le interviste e le dichiarazioni pubblicate dai giornali cittadini: non c’è una sola proposta, una sola idea strategica, un solo approfondimento sui temi di una città che pure vive una crisi multi decennale. (Solo alcuni dettagli, superficiali e preoccupanti, di cui parlerò dopo). Il sottoscritto ha anche ascoltato (per molte noiosissime ore) diversi filmati pubblicati su YouTube, fedele testimonianza dei suoi incontri con i genovesi dei quartieri. Niente.

Che cosa leggo sui miei appunti dopo un simile sforzo per definire i lineamenti politico culturali del candidato Marco Doria? Solo concetti come: “partecipazione”, “consultazione”, “dialogo con i cittadini”, “ricostruzione di un rapporto con la politica”… Tutto giusto. Sul porto? Nulla. Sulla crisi dell’industria? Zero. Sulle concrete strategie di sviluppo della città? Neanche una parola, solo un profluvio di parole quasi sempre vuote di contenuto.

Solo in alcuni casi il candidato si è esposto, seppure in modo superficiale. Lo ha fatto sulla Gronda: si tratta di una strada (di cui a Genova si dibatte da decenni) che dovrebbe liberare l’area portuale dall’intasamento. La giunta Vincenzi ha sottoposto quel progetto a un defatigante dibattito pubblico (il primo in Italia) che ha impegnato gli amministratori della giunta per mesi. La città ha discusso e si è divisa, molte famiglie delle aree coinvolte sono scese in piazza, la società Autostrade ha accettato le modifiche e sta lavorando sui dettagli del progetto. Un problema annoso e strategico è stato avviato a soluzione. Che cosa dice Doria del progetto Gronda? Poche parole snocciolate qua e là in un paio interviste: “Dico no alla Gronda, così non serve”. Cosa serve? Non si sa. I comitati NoTav hanno applaudito. E sul Terzo Valico (la ferrovie veloce che collegherebbe Genova a Milano)? Un sì pieno di distinguo. “Perché non migliorare prima l’esistente?”. Vuole rinunciare al grande progetto infrastrutturale in cambio di aggiustamenti veloci? Non si sa, non lo ha detto, vedremo.

Marco Doria si è anche sbilanciato sul tema del ciclo dei rifiuti, altro argomento su cui il sindaco Vincenzi ha puntato, nel tentativo di costruire un processo che fosse economicamente sostenibile. Doria ha detto che non vuole il gassificatore e si impegna a portare il riciclaggio al 65% (neanche nel Nord Europa ci riescono): il ciclo dei rifiuti non può diventare un business, ha detto. Non ha aggiunto ulteriori dettagli. Una terza affermazione l’ha fatta sui servizi sociali: niente tagli, eventualmente aumentiamo le tasse. Tutto qui, nient’altro da segnalare. Molti discorsi sulla partecipazione dei cittadini, parecchie frecciate alla casta, zero programmi.

Possibile che un candidato simile sia stato votato dal 46% dei genovesi che hanno partecipato alle primarie? Qui bisogna fare alcuni distinguo. A Genova sono andati a votare davvero in pochi. 21mila elettori contro i 35mila di quattro anni fa. E i voti si sono concentrati soprattutto nei quartieri della borghesia. Il record di votanti è stato registrato nel quartiere bene di Castelletto, con oltre mille votanti e il 70% a Doria. Il giornalista di Repubblica Raffaele Niri, in un’attenta analisi dei risultati, scrive: «Il popolo del centrosinistra si è completamente trasformato, la “gente del Pci” non c’è più ed è stata sostituita da tanti pensionati e professionisti dei quartieri bene, Albaro, Castelletto, Foce». Sono loro che hanno scelto Marco Doria, il professore universitario, il marchese rosso, il radicale anticasta. I quartieri popolari si sono ampiamente astenuti. Molti del vecchi militanti non sono andati a votare, e c’è da pensare che lo abbiano fatto per ribellione contro un partito che proponeva loro due esponenti del partito (Vincenzi e Pinotti) che si beccavano in un dibattito spesso privo di contenuti comprensibili.

Ricapitoliamo. I vertici del partito genovese hanno chiesto le primarie per far fuori un sindaco che non amavano ma non hanno spiegato il perché: i programmi e la gestione della città non sono mai stati in gioco. Il risultato è stata la vittoria di un candidato esterno, dell’area radicale, che ha comunque lanciato una campagna completamente priva di contenuti ed è stato eletto dalla borghesia cittadina, vera trionfatrice delle primarie assieme ai militanti dei comitati antitutto, in un’apoteosi populista in cui nessuno conosce le idee del vincitore. Un bel risultato. La crisi della politica che evolve nel nulla della politica. La rivendicazione della lotta alle caste come ombrellino per coprire il vuoto delle idee.

Ora i segretari cittadino e regionale del Pd si sono dimessi. L’area cattolica del partito, quella che era migrata dalla Margherita, sembra sul punto di andarsene. Molti sono in cerca di una candidatura alternativa. Se questa non emergerà, diversi di loro voteranno la lista civica di Enrico Musso, deputato eletto nelle liste del Pdl ma poi uscito dal partito, che potrebbe avere l’appoggio dell’Udc. Oppure, forse, sarà eletto Forrest Gump. Se poi dimostrerà di essere un sindaco fantastico, questa sì che sarà una rivoluzione. E un esempio per tutti. La nuova politica è servita.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/marco-doria-pri ... z1mRMWsI00
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Re: A Genova tornano i Doria... (primarie Genova)

Messaggioda pianogrande il 15/02/2012, 18:19

Una considerazione mi viene, così a caldo.
Più si denigra Doria, più si evidenzia la pochezza, la nullità dei candidati del PD (e quindi del PD stesso).
Più si evidenzia la mancata partecipazione dei ceti popolari (ammesso che sia vero) più si evidenzia la poca o nulla presa del PD su tali ceti.
Adesso, vediamo se il PD è anche inaffidabile fino al punto di cercarsi una candidatura alternativa (come l'articolo ipotizza).
Siamo proprio allo sfascio totale?
Fotti il sistema. Studia.
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Re: A Genova tornano i Doria... (primarie Genova)

Messaggioda flaviomob il 15/02/2012, 23:10

Genova - Ci sono meno di settecento metri fra la bella casa dell’armatore Bruno Musso, di fronte alla cattedrale di San Lorenzo, e il circolo GhettUp di vico Croce bianca, asilo e conforto dei trans, degli stranieri e degli ultimi del centro storico. Così lontano, così vicino: meno di dieci minuti a piedi e una distanza idealmente siderale fra i due poli estremi nella campagna elettorale di Marco Doria alle primarie di centrosinistra. Il salotto e il Ghetto, le anime di una città lacerata che nel suo nome si è ritrovata a fare lo stesso sogno: una politica migliore.

Il 4 febbraio l’armatore invita a casa per un cocktail pomeridiano un centinaio di amici: dirigenti e proprietari d’azienda, avvocati, professionisti, intellettuali, molti professori, un notaio. Vuole presentare Doria alla Genova bene. Il 12 febbraio, 709 persone lo votano nel seggio allestito nel Ghetto dimenticato anche dai raggi del sole.

«Roba che in vico Croce Bianca, dove non passa mai nessuno, sembrava di essere in via Luccoli a Natale», raccontano gli scrutatori. Qui, nel Ghetto, Doria tocca il record assoluto di consensi: 70,3%. Ci sono i dandy che abitano nelle soffitte più carine della cintura esterna, ma anche molti operatori dei servizi sociali, gli iscritti a Sel o a Rifondazione comunista e un gran numero di perfetti sconosciuti. Una dozzina i trans.

Negli anni ’60 Luciano Cavalli scrisse un saggio memorabile sulla “Città divisa”, ed era Genova con le sue case operaie di Cornigliano e Campi così distanti dalla borghesia mercantile del porto e degli scagni o dalla vecchia aristocrazia di Albaro. Ora c’è chi si illude che nel nome di Doria sia nata una nuova convergenza di tutta la città, una consonanza trasversale fra quel che resta della classe operaia e delle buone eredità investite, il Ponente e il Levante, uniti nella crisi e nel sogno di una mano pubblica appena appena più efficiente. Ma basta dare un’occhiata ai risultati per capire che non è così: in tutto il Ponente Doria ha racimolato meno di 3.500 dei suoi undicimila voti totali, anche se ha vinto a Pegli, Sestri, Cornigliano, Pontedecimo, Rivarolo. Il vecchio Pci delle fabbriche è in pensione e il candidato con la faccia nuova, che non piange alle manifestazioni contro i tagli, fa presto a emergere nel crollo di fiducia della base operaia. Una vittoria di risulta: le candidate del Pd sono semplicemente ignorate.

Però il 5 ottobre, al circolo Cap, c’erano anche i portuali ad ascoltare il mite professore di storia economica nutrito a latte e politica dal padre, il marchese rosso Giorgio Doria, primo della nobile schiatta a prendere una tessera del Pci. Ma come ha fatto un uomo per nulla incline alla demagogia e poco dotato di carisma naturale a raccogliere consensi fra i camalli della Compagnia unica e i padroni del vapore, un tempo contrapposti sul fronte del porto, quando proprio Bruno Musso si scontrò con Paride Batini per il diritto di sbarcare e imbarcare merci senza servirsi dei portuali?

«Karl Marx parlava di convenienza oggettiva - cita Musso -. Oggi noi e i portuali abbiamo la stessa convenienza oggettiva a uscire dal pantano della crisi. Ci basta che l’amministrazione pubblica funzioni un po’ meglio. Non ci sono conflitti d’interesse fra noi, quella battaglia non è più attuale». E se Doria dice no alla Gronda e no al Terzo valico, pazienza: «Io gli ho illustrato il progetto del Bruco, la ferrovia che porterebbe i container di Voltri oltre l’Appennino, e lui mi ha prestato ascolto. È già molto».

Il brivido del buon candidato, che si presenta senza un programma ma è pronto a sentire gli altri, attraversa i salotti genovesi. Alessandra Puri, figlia di quell’Ambrogio Puri che dal vertice dell’Italsider intratteneva buoni rapporti con il padre di Doria, lo invita nella sua casa di via Mylius, a Carignano: gli ospiti sono una sessantina, c’è anche qualche costruttore, e fa niente se Doria dice che non vuole più cemento in città. «Molti sono rimasti tagliati fuori negli anni di Pericu e della Vincenzi», spiegano ora i fratelli Alberto e Paolo Falabrino, architetti, e il riferimento è al monopolio delle coop e ai «progettisti di regime». Aldo Zerbone, re del catering e collezionista così eccentrico da farsi ritrarre a letto con alcuni dei suoi quadri, trascina Doria al mercato alle cinque del mattino. Lui lo segue.

Viene iscritto nei “doriani” anche Stefano Delle Piane, uomo di punta dell’economia genovese e membro del consiglio di gestione della Compagnia San Paolo. Ma pure Giorgio Israel, titolare della bottega che veste i borghesi eleganti, ha fatto sapere di essere un suo fan. E perfino il ramo non eretico della famiglia si commuove alla candidatura: al bancone della pasticceria Cavo in via di Fossatello hanno sentito Enrico Doria Lamba chiedere dove poteva firmare per il cugino.

Il candidato mite fa breccia nel mondo della sanità. Lo vanno a sentire infermieri, psicologi, impiegati delle Asl, ed è in un’altra bella casa del centro che nasce il patto pro-Doria fra i due medici più attivi nella campagna elettorale: Piero Iozzia, direttore del Distretto sociosanitario di Bolzaneto, e il savonese Massimo Costantini, oncologo all’Ist. Un brillante architetto di 35 anni, Luigi Berio, si offre per i manifesti.

C’era il rischio di arrivare alle primarie solo con l’appoggio di Sel e il voto di qualche notabile. Quando Gianluigi Fieschi tentò nel 1547 l’assalto al palazzo di Andrea Doria, suo antenato, il popolo si chiuse in casa e lasciò che la congiura dei nobili fallisse. Bisognava avvicinare il popolo, con educazione e senza strillare. E don Andrea Gallo era la persona giusta per arrivare alla città “vera”.

A fine settembre il prete di strada legge la prima intervista di Doria al Secolo XIX ed esclama in genovese: «Oua ghe sem-mo». E siccome “ci siamo”, gli telefona subito, gli passa i volontari, i centomila contatti di Facebook, il carisma che il prof non ha, infine la libreria di salita Santa Caterina come sede del punto d’incontro. «Ancora il 4 dicembre abbiamo organizzato una cena in canonica, non c’era la sede, Doria non aveva un sito e nemmeno un cellulare», racconta Domenico Chionetti, detto Megu, ex tuta bianca al G8, autista di don Gallo, anima della Comunità di San Benedetto al porto e angelo del Ghetto. «Ma lui ci ha conquistati tutti con il suo modo di fare: umile, in ascolto, mite, educato». Quando i ragazzi di don Gallo fanno volantinaggio, gli anziani si avvicinano e dicono: «È tanto una brava persona». Si sveglia Rifondazione Comunista, il segretario Sergio Triglia segue la campagna, tifa Doria anche Giordano Bruschi, il grande vecchio della sinistra. Ci sono i No Gronda e i No Tav: all’incontro con Doria al Teatro Modena prende la parola il padre di Gabriele Filippi, il ragazzo di Santa Margherita arrestato per l’assalto della Val Susa.

Le primarie non sono un’elezione per giovani. In vico Croce Bianca arrivano pochissimi minori di 35 anni. Silvio Ferrari, vera anima della candidatura, muove i liceali forte dei suoi anni di insegnamento nelle scuole genovesi, ma gli studenti universitari restano tiepidi. «È gentile, una persona amabile e disponibile. Ma non è suo padre e nemmeno Pisapia», sussurra un collega di facoltà. Nella sede di Economia dicono che Doria, professore associato, era l’uomo di fiducia dell’allora preside Lorenzo Caselli, e ricordano che fu lui a fare il suo nome a Paolo Odone, presidente della Camera di Commercio, come membro del consiglio di indirizzo della Compagnia San Paolo. «Altro che outsider».

Con una campagna a costo minimo, fatta di volontari e passaparola, lontana dai partiti e dalla politica-show, i comizi a bassa voce, gli incontri con i comitati, i caffè e il flash mob finale, Doria ha già realizzato la missione principale che gli avevano affidato i suoi primi sette sostenitori, ora ridotti a sei per la morte di Paolo Arvati, signore della demografia: riaccendere lo spirito della sinistra anche negli elettori delusi dal Pd o da Marta Vincenzi e nei cittadini completamente disinteressati. Un miracolo.

«Ora credo che Marco saprà mediare sui contenuti del programma per costruire una coalizione, anche se non tratterà sulle questioni di metodo», si augura Luca Beltrametti, collega e sponsor della prima ora. È stata una vittoria netta, ma undicimila voti non sono un plebiscito. Tocca a Doria gestire il vantaggio, ben sapendo che in una città ancora divisa, malgrado tutto, il vento freddo della delusione fa presto a disperdere l’entusiasmo dei salotti. Figuriamoci quello del Ghetto.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012 ... ndro.shtml


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