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Governo, cresce il grido d’allarme

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Re: Governo, cresce il grido d’allarme

Messaggioda Robyn il 05/08/2018, 18:11

Sù questo punto non ci incontriamo,bisogna sempre costruire la felicità del popolo.La riforma del governo Monti sul mercato del lavoro era molto simile a questa di adesso ed era una riforma per una economia in fase di sviluppo.Quando si fà una riforma non si fà per peggiorare le cose si vede ciò che non funziona.Il PD come partito che prende voti nei quartieri benestanti si caratterizza per una decisa ostilità verso le parti più fragili del mercato del lavoro e renzi ha impresso una decisa accellerazione a questa tendenza.In breve stanno bene fanno la bella vita e non capendo le difficoltà del mercato del lavoro rompono le scatole a chi stà peggio
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Re: Governo, cresce il grido d’allarme

Messaggioda pianogrande il 05/08/2018, 23:05

Ma davvero pensi che i posti di lavoro si possano creare con un decreto legge che obblighi ad assumere a tempo indeterminato?
Secoli di lotte e di filosofie e di politologi e di economisti e perfino di guerre civili e bastava tanto poco per far ricco e felice un popolo intero?
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Re: Governo, cresce il grido d’allarme

Messaggioda Robyn il 06/08/2018, 0:10

si ripetono sempre le stesse cose.Le leggi sul lavoro non creano il lavoro tendono a regolarlo,quello che crea il lavoro sono gli investimenti e tutta un'altra serie di cose come la certezza del diritto da ambo le parti una giustizia che funziona poca burocrazia investimenti in infrastrutture che facilitano il funzionamento dell'economia ad ex le comunicazioni la Tav gli aeroporti investimenti nell'ambiente nella ricerca scientifica investimenti nelle aziende un costo del lavoro più basso per l'indeterminato una tassazione più fisiologica che faciliti il ricorso al credito.Davvero tu pensi che rendendo blande le regole del lavoro si crea il lavoro?Perche in questo modo non si crea il lavoro si consegna solo un'immenso potere all'altra parte che si muove nell'arbitrio e questo sarebbe contro le regole della democrazia liberale.Spesso si afferma che i liberali fanno gli interessi dei capitalisti nulla di più vero.Sono i liberisti che fanno gli interessi dei capitalisti.A me pare di parlare con il muro.Si crede di avere ragione ma non è così ci si trova a ragionare con un muro di gomma impenetrabile.Inutile illudersi questo è un'atteggiamento frutto di ostilità da parte di certe classi benestanti che <<dovranno piegarsi>>A proposito di Ichino è convinto che io sia il figlio di Bersani
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Re: Governo, cresce il grido d’allarme

Messaggioda franz il 06/08/2018, 8:55

Robyn ha scritto:si ripetono sempre le stesse cose.Le leggi sul lavoro non creano il lavoro tendono a regolarlo,quello che crea il lavoro sono gli investimenti e tutta un'altra serie di cose ...

Più meno ci siamo e quindi siamo pronti per fare un ulteriore passo.
Hai detto bene: regolare. Ma si puo' regolare bene e regolare male.
Come con un motore. Una volta c'era il carburatore, con un bel pò di viti per regolare il flusso . Se il flusso di aria e benzina non era regolato bene, il motore funzionava male. Non si accendeva, si ingolfava, consumava troppo. Vero che la potenza del motore viene da altre parti (la cilindrata, la benzina, i rapporti di cambio) ma se il motore è regolato male anche una Ferrari si ferma ai bordi della strada.
Regolare un motore, quando non c'erano ancora le moderne centraline elettroniche, era una vera arte.

Quello che stiamo dicendo è che se il mercato del lavoro è regolato male (o anche iper-regolato) il lavoro finisce per mancare, i lavoratori sono scoraggiati, crescono quelli che lavorano all'estero o lavorano in nero o sono disoccupati.
La rete segnalano già i primi casi di aziende che rischiano di chiudere (e delocalizzare) a causa del decreto.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 61500.html
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Re: Governo, cresce il grido d’allarme

Messaggioda gabriele il 06/08/2018, 11:01

franz ha scritto:
Robyn ha scritto:si ripetono sempre le stesse cose.Le leggi sul lavoro non creano il lavoro tendono a regolarlo,quello che crea il lavoro sono gli investimenti e tutta un'altra serie di cose ...

Più meno ci siamo e quindi siamo pronti per fare un ulteriore passo.
Hai detto bene: regolare. Ma si puo' regolare bene e regolare male.
Come con un motore. Una volta c'era il carburatore, con un bel pò di viti per regolare il flusso . Se il flusso di aria e benzina non era regolato bene, il motore funzionava male. Non si accendeva, si ingolfava, consumava troppo. Vero che la potenza del motore viene da altre parti (la cilindrata, la benzina, i rapporti di cambio) ma se il motore è regolato male anche una Ferrari si ferma ai bordi della strada.
Regolare un motore, quando non c'erano ancora le moderne centraline elettroniche, era una vera arte.

Quello che stiamo dicendo è che se il mercato del lavoro è regolato male (o anche iper-regolato) il lavoro finisce per mancare, i lavoratori sono scoraggiati, crescono quelli che lavorano all'estero o lavorano in nero o sono disoccupati.
La rete segnalano già i primi casi di aziende che rischiano di chiudere (e delocalizzare) a causa del decreto.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 61500.html


Soprattutto occorre capire che per dare stabilità ai lavoratori le strade sono molteplici. La prima e maestra è quella di creare un'economia sana e stabile. In tal modo anche se si ha un contratto di lavoro precario, l'ultima paura che deve avere il lavoratore, e tutto l'indotto che ne segue, banche comprese, è di certo quella di non trovarne.
La seconda è rappresentata dai "diritti". Non dover essere sbattuti sulla strada da un giorno per l'altro. Avere diritto alla pausa pranza di almeno mezzora, malattia pagata, infortunio, etc etc.
La terza, che poi fa parte della prima e della seconda, è quella di dare la possibilità di entrare nell'azionariato ai lavoratori tramite l'utilizzo di parte della busta paga per l'acquisto di azioni. In questo modo le decisioni aziendali sono concordate anche con i lavoratori e si scoraggia la delocalizzazione.
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Re: Governo, cresce il grido d’allarme

Messaggioda pianogrande il 06/08/2018, 11:09

Vedo che sulla necessità di regolare i rapporti tra i cittadini non ci sono dubbi e questo esclude il "liberismo" dalla discussione.

"Come" regolare è un discorso molto più difficile e da specialisti.

Noi possiamo dire una opinione con la esperienza e la conoscenza che possiamo avere.

Per esempio, negli anni settanta (ma anche ottanta), quando i sindacati erano dalla parte dei lavoratori a prescindere, i "capetti" come il sottoscritto (credetemi, votavo radicali, PSI, PCI) avrebbero dato dieci anni di vita per poter licenziare certi lavativi spudorati che poi alle assemblee facevano anche gli eroi; i perseguitati.

Quello era un caso in cui il rapporto era "regolato" non semplicemente male ma veramente da schifo.

Ci vogliono equilibrio e competenza, competenza e equilibrio, equilibrio e competenza ...
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Re: Governo, cresce il grido d’allarme

Messaggioda Robyn il 06/08/2018, 12:11

Le prove sono troppo lunghe sia nei contratti a termine sia nel fantomatico contratto a protezioni crescenti.In ambito di flessibilità non si può pensare di fare una prova cosi lunga di tre anni per poi avere un rapporto di lavoro che si rompe con più facilità nessuno fà un'investimento se il gioco non vale la candela non si può fare una prova di tre anni per avere al 4 anno la fine del rapporto di lavoro.La prova dovrebbe essere massimo di un'anno e l'indennità non legata all'anzianità se non in forma sporadica.Da calcolare che il criterio dell'anzianità ad ex nelle retribuzioni prima o poi và contro il lavoratore perche retribuzione e produttività non camminano con lo stesso passo e quindi superata un'età i datori di lavoro cercheranno di dismettere certi lavoratori.Adesso i contratti a termine se sono il principale ingresso nel mercato del lavoro 36 mesi sono troppi ne bastano 24.Per il periodo di prova nel contratto normale tre anni sono troppi.Prima erano di 6 mesi ma questa prova era considerata troppo breve per la valutazione soprattutto da parte di aziende dove è richiesto un'alto contenuto formativo per cui richiedevano almeno 12 mesi.Quindi la prova può durare tre,sei,dodici mesi e dodici mesi sono il massimo.Ad ex un'azienda che non ha un granche di contenuto formativo potrà fare una prova di tre o sei mesi
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Re: Governo, cresce il grido d’allarme

Messaggioda pianogrande il 06/08/2018, 14:31

.."La terza, che poi fa parte della prima e della seconda, è quella di dare la possibilità di entrare nell'azionariato ai lavoratori tramite l'utilizzo di parte della busta paga per l'acquisto di azioni. In questo modo le decisioni aziendali sono concordate anche con i lavoratori e si scoraggia la delocalizzazione"... Gabriele

Non vedo il problema.

Ognuno è liberissimo di acquistare le azioni che vuole, sul mercato.
Il sindacato stesso potrebbe esserne un tramite per poter sedere e con pieno diritto nel consiglio di amministrazione.

L'unico problema è che non tutte le imprese sono SpA e non so con quale forma di "diritto" si possa pretendere di acquistare una quota di una attività le cui quote non sono in vendita.
Tra l'altro chi stabilirebbe il valore di detta quota?
Solo l'eventuale venditore può farlo; diversamente sarebbe un esproprio (termine a cui una volta si aggiungeva un ben noto aggettivo).
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Re: Governo, cresce il grido d’allarme

Messaggioda gabriele il 06/08/2018, 14:55

Suggerisco anche questa veloce lettura

https://keynesblog.com/2012/04/06/il-mo ... a-davvero/

Il modello tedesco è molto diverso dal nostro. Ma è bene capire anche le alternative
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Re: Governo, cresce il grido d’allarme

Messaggioda pianogrande il 06/08/2018, 16:32

gabriele ha scritto:Suggerisco anche questa veloce lettura

https://keynesblog.com/2012/04/06/il-mo ... a-davvero/

Il modello tedesco è molto diverso dal nostro. Ma è bene capire anche le alternative


Un lungo articolo da cui non ricavo molto.

Ho lavorato quindici anni in una azienda austriaca (in una fabbrica in Italia) e a quel tempo ero nel sindacato e ho conosciuto vari sindacalisti austriaci.

l'articolo mette anche loro nel "modella tedesco" ma non mi piaceva affatto l'organizzazione austriaca (o almeno di quella azienda).
La casa madre era l'equivalente della nostra ENI; fortemente burocratizzata con capi che calavano dall'alto in territori sconosciuti; li avevo ribattezzati funzionari dell'impero e che si meravigliavano delle garanzie che aveva il nostro personale.

Dal punto di vista sindacale, però, c'era una cosa che mi piaceva moltissimo e che andrebbe benissimo anche da noi e cioè l'obbligatorietà di iscrizione a un sindacato.

Questo elimina ogni discriminazione e ogni ritorsione nei confronti del singolo lavoratore visto che tutti sono iscritti.

Con un sindacato debole come quello italiano; debole per gli errori fatti ma anche perché tra i suoi tesserati ha solo i garantiti perché i precari non si iscrivono per paura di ritrovarsi a spasso, quale partecipazione si può costruire?
Con quale sindacato?

Bisognerebbe reinventarlo da capo il sindacato.

Ci vuole una maturità che non c'è e che può essere frutto di una storia diversa.

Quindi niente ricette miracolose e niente confusioni tra causa e effetto.

A quei tempi c'era stato anche il periodo della "concertazione" che poteva essere un approccio di quel genere ma è naufragata davanti alla sempre più forte divisione dei sindacati principali e la continua nascita di sindacatini a livello poco più che familiare.

Insomma e come di frequente, non ci si può rifiutare di prendere in mano tutta la complessità del problema.
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