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Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda franz il 11/02/2019, 8:33

Robyn ha scritto:Questo sistema di cui parli porterebbe ad una "macchia indelebile" per lo studente perche posso studiare in una università scadente ma essere più bravo di chi ha studiato in una università considerata di prestigio per cui "nè la lode nè l'università di provenienza" possono essere presi a riferimento per la "selezione nella Pa e per il privato".

No, francamente ti sfugge la differenza tra università di prestigio (e perché lo è) e università scadente (e perché lo è).

E mi pare che tu abbia l'idea che uno bravo lo è (fin dal liceo) a prescindere dalla qualità dell'università che frequenta.
Non è che uno è "geneticamente bravo" ed il suo destino è segnato dalla sfiga di imbattersi in una università scadente.
Bravi lo si diventa, dalla condizione di partenza minima che si ha uscendo dal liceo, proprio perché un'università di prestigio ha ottimi professori, strutture didattiche, fondi, altri studenti con cui fare lavori di gruppo, progetti di ricerca all'avanguardia. Anche uno normale diventa bravo.

La soluzione è trasformare università scadenti in ottime università.
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda Robyn il 11/02/2019, 21:45

No mai detto che uno nasce bravo,lo diventa con un pò di studio,esperienza pratica,dedizione,intelligenza,intuito.La cosa a cui nessuna democrazia può mai rinunciare è costruire uguali nastri di partenza a prescindere dalla condizione sociale e questa è una cosa che investe in prima linea il riformismo,il riformismo è come se in battaglia fosse la prima linea,gli aspetta la cosa più difficile da fare.Einaudi inizialmente avversava le tasse di successione per poi ammettere una sua parziale introduzione e diceva che una democrazia non poteva negare uguali nastri di partenza.La stessa cosa per l'istruzione fà una marcia indietro nei suoi scritti"la vanità dei titoli di studio"
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda franz il 11/02/2019, 23:20

Robyn ha scritto:No mai detto che uno nasce bravo,lo diventa con un pò di studio, esperienza pratica, dedizione, intelligenza, intuito

anche e soprattutto perché si trova a lavorare con professori estremamente qualificati, con laboratori attrezzati, in un ambiente all'avanguardia. E le università non possono essere tutte uguali, esattamente come non lo sono gli uomini e le donne. Per fortuna siamo tutti diversi, Robyn. Ai nastri di partenza non puoi mettere insieme un centometrista ed un maratoneta. Sono gare diverse, con allenamenti diversi, allenatori diversi.
Si chiama competizione.
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda Robyn il 11/02/2019, 23:30

vabbè con il tempo si schiarirà tutto quello che si può fare e quello che non si può fare.Di certo sono punti fermi gli uguali nastri di partenza e la cultura,l'umanesimo,di cui una democrazia non può fare a meno
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda Robyn il 17/02/2019, 1:19

Perche mai non posso garantire uguali nastri di partenza a prescindere dall'università in cui si proviene?e' concettualmente sbagliato dire che il valore legale della laurea considera tutte le lauree uguali mettendole tutte sullo stesso piano.Il valore legale della laurea che avviene per certificazione secondo determinati standart costituisce solo una precondizione per partecipare ai concorsi nella Pa ed è normale che la preparazione dipenda dal laureato e dall'università che ha frequentato.La differenza la fà la selezione del concorso.Se hai studiato un'università che garantisce alti standart di formazione sarai anche bravo a superare il concorso escludendo in partenza come parametri di riferimento per la valutazione l'università di provenienza e l'intensità della lode conseguita.Se uno proviene da un'università che non garantisce un granchè di formazione,ma è intelligente e preparato,sarà altrettanto bravo a superare la selezione del concorso anche se la sua lode potrà essere la più diversificata.Spesso per superare la selezione del concorso o per trovare più facilmente lavoro si fanno dei corsi post-laurea che tendono ad arricchire e a diversificare la preparazione e la formazione ricevuta all'università.Questi corsi post-laurea non hanno alcun valore legale ai fini del superamento di un concorso,cioè non fanno salire sulla graduatoria al pari dell'intensità della lode conseguita e dell'università di provenienza,ma tendono solo a diversificare e ad arricchire la preparazione e lo stato dovrebbe garantire i corsi post-laurea a chi non ha capacità di pagarseli
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda Robyn il 17/02/2019, 14:06

La differenza la fanno i corsi post-laurea che colmano quella lacuna fra istruzione di base ricevuta e mercato del lavoro.L'università e la scuola superiore ti danno un'istruzione di base legata alla complessità,i corsi post-laurea e post-diploma invece realizzano quel collegamento fra istruzione mercato del lavoro e Pa.I corsi post-laurea possono essere a pagamento oppure organizzati presso l'università e la scuola superiore della durata di un'anno e si è liberi di frequentarli o meno e se non si frequentano c'è meno possibilità di inserimento nel mercato del lavoro e di superare un concorso nella Pa che richiede più che sufficenti standart di preparazione.Nei corsi post-laurea e post diploma può esserci l'influenza del mercato che ne può determinare i programmi e la didattica per adattarli all'esigenza del mercato del lavoro che è sempre in costante cambiamento.I privati invece non possono intervenire nei programmi dell'istruzione pubblica che ha la precisa esigenza di garantire un'istruzione legata alla complessità e all'esigenza che una democrazia ha bisogno della cultura e dell'umanesimo.Lo stesso collegamento alternanza scuola-lavoro realizzato è alquanto inefficace.Dopo la scuola dell'obbligo che termina a 16 anni oppure dopo il diploma per chi decide di conseguirlo servono corsi post-diploma o post-istruzione dopo la scuola dell'obbligo della durata di un'anno,dove si è liberi di farli o meno,che tendono a realizzare il collegamento fra scuola e mercato del lavoro e che possono subire l'influenza del mercato legandolo alle sue esigenze attraverso programmi e didattica
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda trilogy il 18/02/2019, 15:16

Buona questa analisi perchè prende in considerazione domanda e offerta. Il problema è su entrambi i lati del mercato. ne riporto una parte..

[..] l’Italia soffre di aver «mancato» il salto nell’innovazione tecnologica del suo tessuto imprenditoriale. C’entrano gli investimenti minimi in ricerca&sviluppo, con un’Italia ferma a poco più dell’1% sul Pil, ma anche una carenza oggettiva di competenze. L’accelerazione tecnologica ha accentuato la richiesta di lavori ad alto tasso di qualifiche, favorendo una polarizzazione tra impieghi high-skilled (con retribuzioni elevate) e impieghi low-skilled (a basso tasso di qualifiche). In Italia, però, una buona quota di dipendenti e manager non sono “attrezzati” per il lavoro o la gestione di un’impresa che si sia evoluta nell’ottica della tanto celebre (quanto teorica) industria 4.0. « Un problema che a sua volta deriva da un'adozione insufficiente delle tecnologie nelle nostre imprese, investimenti sotto la media in capitale fisico e umano e condizioni del mercato del lavoro - dice Garnero - Servirebbe un processo di formazione che riguardi sia i dipendenti sia i manager, spesso chiusi in un'ottica familistica».

La fuga dall’Italia
Chi è privo delle qualifiche adatte finisce per accettare lavori che richiedono un grado inferiore di competenze, anche al costo di incassare retribuzioni modeste. Chi sarebbe in possesso delle cosiddette «skills» può, comunque, essere disincentivato da stipendi poco appetibili o prospettive fragili di crescita. Non è un caso che il fattore-occupazione sia considerato tra le molle della «fuga all’estero» dei connazionali, con un totale di 160mila espatri registrati nel 2018 (il +3,1% rispetto all’anno precedente). L’ampia rappresentanza di laureati, con 28mila “dottori” in meno solo nel 2018, testimonia che il trasferimento è dettato anche da una scelta qualitativa sul proprio orizzonte professionale (e salariale). In parte incidono le chance di scatti di carriera e acquisizione di responsabilità. In parte non possono che giocare un ruolo le retribuzioni, naturalmente intese nei loro termini reali (tenendo conto di costo della vita e inflazione). Nel nostro paese, come ha scritto il Sole 24 Ore,la retribuzione lorda oraria si aggira anche 5-10 euro sotto rispetto alla media di altri paesi europei, dove magari il trend delle retribuzioni spinge in direzione di una crescita più sostenuta. [..]

fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/notizie ... d=ABWtwpSB
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda Robyn il 19/02/2019, 19:40

Hei Jhon non fare l'inglese fai l'italiano questa è la frase pronunciata da un professore di cattedra universitaria a Firenze nei confronti di un ricercatore precario che partecipava ad un concorso per l'assegnazione di una funzione di professore associato per la ricerca.In seguito le procedure per vincere un concorso per la ricerca in ambito universitario sono diventate più trasparenti.Esiste prima un filtro che abilita a partecipare ad un concorso in base a determinati standart che sono internazionalità ricerche etc.La commissione esaminatrice viene scelta da un albo nazionale di professori universitari associati e scelti per sorteggio.I concorsi si possono rendere ancora più trasparenti con il sistema dell'adesivo.In breve chi partecipa ad un concorso stacca un'adesivo sul compito che compila.In questo modo la commissione non conoscendo i nomi di chi li ha fatti ma avendo solo i compiti in mano può avere come riferimento solo la scelta del compito migliore che è contrassegnato da lettere e numeri e il cui adesivo corrispondente è in mano al candidato che lo vince.Poi a concorso ultimato si possono rendere pubblici all'esterno il compito che è arrivato primo confrontato con il compito di come deve essere.Tempi difficili per i baroni
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