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Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

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Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda franz il 05/02/2019, 10:35

Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro: colpa della scuola, delle imprese (e un po’ pure vostra)

Non si può pretendere di avere un'occupazione solo per il titolo di studio. Che la domanda di lavoro debba corrispondere all'offerta di laureati è pura fantasia. Le imprese evolvono adattandosi reciprocamente in un equilibrio dinamico in cui prezzi, profitti e perdite segnalano quel che funziona

Di Michele Boldrin su l'Inkiesta

“Mi sono laureato in filosofia con 110, ho fatto ogni tipo di lavoretto ma son costretto a fare il cameriere. È ingiusto che la società non mi offra un lavoro adeguato, vuol dire che l’educazione e lo studio non vengono valutati”. Affermazioni di questo tipo sono il pane quotidiano di talk-show e di ogni dibattito o servizio sullo stato dell’occupazione giovanile. I giovani – una categoria che oramai sembra essersi estesa sino a includere buona parte dei trentenni – e il lavoro vivono da tempo una relazione molto difficile, in Italia. Le ragioni sono molteplici: proviamo a considerare quelle che l’affermazione parafrasata – udita un decennio fa in un talk-show – adombra, rivelando nostre serie insufficienze sia culturali che sistemiche.

Anzitutto il lato culturale, riflesso di un atteggiamento maggioritario pur con vaste eccezioni. Eccone i presupposti: (i) il mio titolo di studio certifica la mia professionalità; (ii) a tale professionalità corrispondono un’occupazione ed un reddito che avevo come obiettivo nell’intraprendere quel corso di studi; (iii) un sistema economico che funzionasse bene dovrebbe permettermi di trovare quell’occupazione e di ricevere quel reddito; (iv) se questo non accade è compito della “società” (ovvero: lo Stato) offrirmi tale lavoro e reddito. Tutti sbagliati, tutti da rifare. Tutti frutto d’una cultura inadatta al mondo del 2019 la quale, persino in Italia, non ha mai avuto corrispondenza nella realtà ma che si è venuta costruendo sulla base di retaggi antichi e comode ideologie alla moda.

    Non vi è alcuna relazione definita tra titolo di studio, da un lato, e figura professionale, dall’altro. Questo sia perché non tutti i voti/titoli misurano le stesse conoscenze (il mito del “valore legale”) sia perché le conoscenze acquisite sono, al meglio, degli strumenti per costruire/acquisire una professionalità socialmente richiesta. Quest’ultima si dimostra solo sul campo, con i fatti.

    Che a ogni professionalità offerta corrisponda la medesima professionalità domandata è una fantasia prodotta da “ismi” sciocchi oltre che perniciosi. Le imprese evolvono e le mansioni – dalla più remunerata alla più umile – con esse. Le imprese evolvono adattandosi reciprocamente in un equilibrio dinamico in cui prezzi, profitti e perdite segnalano quel che funziona e quel che no. Si chiama concorrenza ed è il motore della crescita economica. Lo stesso fanno le persone: cercano dove si trovi il miglior match tra quel che sanno fare e quel che altri son disposti a compensare perché venga fatto. Oppure creano un’impresa per far da soli quel che ritengono di saper fare. Il reddito che ne consegue è semplicemente una misura di quanto gli altri valutino quello che tu sai fare.

    Un sistema economico che funziona bene è un sistema che cresce aumentando la propria produttività complessiva. In questo processo alcune mansioni scompaiono e se ne creano altre. Dal fatto che un tempo vi fosse alta domanda per avvocati e tornitori non implica che debba essere così per sempre. Se una persona ritiene che la sua professione sia quella giusta non ha che da produrre ciò che sa fare e metterlo in vendita. Se agli altri quel prodotto o servizio interessa, lo acquisteranno. Esigere che venga acquistato a un prezzo prefissato equivale a una richiesta di sussidio per “far ciò che mi pare”. Era il metodo del marchese del Grillo, sembra non funzioni più.

    Il compito dello Stato è quello di creare l’ambito legale e di fornire i servizi pubblici necessari al realizzarsi del processo di “ricerca ed incontro” appena descritto. Lo stato – meno ancora la “società” – non ha alcuna capacità di dettare quali mansioni siano necessarie e quali no ed in quali proporzioni. Tutte le volte che si è cercato di “programmare e dirigere” il mercato del lavoro attraverso una burocrazia statale si sono prodotti disastri, alcuni immani.

L’ultimo punto conduce all’insufficienza sistemica. Dal lato dell’offerta: un sistema di istruzione superiore che – fatte salve rare eccezioni – insegna, in genere, quel (poco e sempre uguale) che i professori appresero e non quello che il sistema economico necessiterebbe. Ecco quindi le decine di migliaia di laureati in “scienze” della comunicazione, giuridiche, politiche, commerciali, sociologiche ed umane d’ogni forma e colore. Tutti regolarmente sottoccupati ed insodisfatti. O le masse di diplomati a questo o quell’istituto superiore – spesso “sperimentale” – che pensano di saper tutto quel che sul mondo c’è da sapere e di doverlo dimostrare nel raggio di tre chilometri da dove son nati. Dove, neanche a dirlo, nessuno sembra apprezzarlo. Giudizi brutali? Brutali sono i fatti: l’istruzione superiore in Italia è tutta da rifare, dalla prima media in avanti.

Dal lato della domanda: l’arretratezza dell’impresa italiana la quale – per le mille note ragioni fiscali, regolatorie, sindacali e di cultura imprenditoriale – continua a sopravvivere con prodotti a basso contenuto tecnologico, basso valore aggiunto e dimensioni subottimali. Da un tessuto imprenditoriale del genere può venire solo una domanda di lavoro che si concentra sulla manualità, la flessibilità, il basso costo. Quanto descritto, ovviamente, non vale per l’intero mercato del lavoro italiano, le eccezioni son molte ed anche sostanziali. Un buon esempio recente – al secondo anno – è Ingegneria del Veicolo a Modena che prova come offerta e domanda possano cercare d’adattarsi l’una all’altra. Eccezioni come questa a parte quanto sopra descritto vale ragionevolmente bene per il mercato del lavoro che inizia al sud di Marche e Toscana e di cui svariate aree del Settentrione non sono esenti. Descrive, soprattutto, la mentalità oggi dominante in Italia, la quale informa di sé il sistema dei media ed attraverso di esso si perpetua ed allarga come un tumore oramai metastizzato. Al quale non bisogna cedere ma contrapporre, invece, chemioterapia culturale: brutale ma salutare. Facciamola.

https://www.linkiesta.it/it/article/201 ... -de/40976/
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda gabriele il 05/02/2019, 12:46

Ottimo articolo.

Se mi è permesso, aggiungo che il modello culturale che si vuole dare al mercato del lavoro deve per forza dipendere dagli esempi. Non si può pretendere per i neolaureati una forma mentis legata al mercato se si trovano in un contesto economico di pseudo-mercato, ovvero di un mercato legato allo Stato tramite commistioni assolutamente negative fra pubblico e privato, forzatamente e volutamente promosse e sostenute a scapito del profitto e del futuro stesso del Paese per soddisfare clientelismi, mafie e crediti politici.

L'economia italiana è un esempio lampante di come non si deve fare, cioè di una classe regnante che manipola il mercato a piacimento in un sistema gestionale fatto da baroni, vassalli, valvassori e popolani.
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda Robyn il 05/02/2019, 13:18

Se è vero che alla laurea spesso non corrisponde il lavoro richiesto,ma vale forse di più la capacità di farsi valere nel mercato del lavoro "la laurea ti aiuta un pò comunque" è anche vero che non si possono fare incontrare forzatamente domanda e offerta di lavoro con misure dirigiste.Per ex una misura dirigista è mettere il numero chiuso alle facoltà umanistiche ma questo è contro la libertà di scegliere il percorso di studi che si preferisce a prescindere da quali che siano le offerte di lavoro post-laurea
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda pianogrande il 05/02/2019, 22:07

Ci vogliono scuole sempre più di base mentre il grosso della professionalità deve essere acquisito in azienda.

Per certe posizioni ho visto assumere tranquillamente gente col liceo scientifico invece che periti tecnici.

Quindi, sempre meno il diploma o la laurea rappresentano un mestiere.

Le materie umanistiche ("scienze" comprese) sono più che mai "di base".
Il resto lo deve costruire la persona stessa cercandosi esperienze in cui questa preparazione può essere utile ma praticamente mai sufficiente.

La persona è sempre protagonista in questo inserimento.
Un po' meno quando il concorso è per titoli ed esami; lasciamo stare poi se uno dei titoli è l'anzianità.


Quindi è la persona nel suo complesso quello che si presenta all'eventuale datore di lavoro e non il pezzo di carta da solo.

Non mi sembra molto difficile da ammettere.
Fotti il sistema. Studia.
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda flaviomob il 08/02/2019, 3:14

Il giovane ha ragione. Ho conosciuto laureati in filosofia diventati ottimi educatori, insegnanti, persino psicanalisti(dopo aver preso la seconda laurea e aver svolto un tirocinio di quattro anni). La filosofia analizza il modo in cui pensiamo e in cui perveniamo alla conoscenza (o ci illudiamo di farlo). Gaber cantava, preveggente: "E pensare che c'era il pensiero".

Tutte le crisi e i regimi dispotici che abbiamo conosciuto nella storia sono stati il prodotto di vuoti di pensiero collettivi. Anche l'ultima crisi economica, figlia di una concezione che vede le regole solo come impicci e il mercato come salvifico, ne è figlia. E tuttavia continuiamo a coltivare lo stesso non pensiero, lo stesso sistema acritico che ci ha condotto lì. Ai vari Boldrin farebbe bene qualche studio umanistico in più e un po' di spocchia in meno.


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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda Robyn il 08/02/2019, 9:26

La stessa cosa la ritroviamo in una concezione distorta della democrazia.Ma che concezione è quella che dice che si fà bene a tagliare i parlamentari cosi si tagliano le poltrone che non vogliono il taglio perche vogliono mantenere le poltrone?ma che cosa c'entra il taglio dei parlamentari con l'efficentismo della democrazia?ma perche non era meglio mettere un limite di due mandati parlamentari per evitare la cristallizzazione del potere?quando i danni saranno stati fatti non torneremo a 630 deputati ma a 650
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda franz il 08/02/2019, 10:35

flaviomob ha scritto:Il giovane ha ragione. Ho conosciuto laureati in filosofia diventati ottimi educatori, insegnanti, persino psicanalisti(dopo aver preso la seconda laurea e aver svolto un tirocinio di quattro anni). La filosofia analizza il modo in cui pensiamo e in cui perveniamo alla conoscenza (o ci illudiamo di farlo). Gaber cantava, preveggente: "E pensare che c'era il pensiero". .

Ma tutti possiamo diventare qualche cosa d'altro, durante la vita.
Nel caso del giovane filosofo, che non la prende con filosofia, non puo' pretendere che lo stato gli trovi un mestiere adatto.
Questo è il concetto dell'articolo.
Bene fa a riconvertirsi in un'altra professione ma intanto ha perso 4 anni di vita e di contributi pensionistici.
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda flaviomob il 08/02/2019, 13:47

Non parla di stato, parla di società. In un paese con il record di disoccupazione e precariato tra gli under 30, conseguenza di precise scelte politice ed economiche. Ha preso 110, il che significa che nel suo ambito è tra i migliori: potrebbe avere opportunità, sia formative che lavorative, che qui non ha. Una facoltà umanistica ha un valore formativo, non solo "informativo", e non sono certo quattro anni persi.


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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda franz il 08/02/2019, 16:34

flaviomob ha scritto:Non parla di stato, parla di società. In un paese con il record di disoccupazione e precariato tra gli under 30, conseguenza di precise scelte politice ed economiche. Ha preso 110, il che significa che nel suo ambito è tra i migliori: potrebbe avere opportunità, sia formative che lavorative, che qui non ha. Una facoltà umanistica ha un valore formativo, non solo "informativo", e non sono certo quattro anni persi.

Flavio, in un paese occidentale, la società, quando si tratta di dare lavoro, è principalmente il mercato.
Il filosofo, fosse pragmatico, dovrebbe dire "È ingiusto che il mercato non mi offra un lavoro adeguato, vuol dire che l’educazione e lo studio non vengono valutati".

Ma cavoli, se studi "metodi di copulazione dei tapiri orfani del Paranà centrale" avrai anche studiato tanto ma il mercato preferisce magari ingegneri con la specializzazione in robotica, chimici, matematici, fisici, informatici ed altre specializzazioni per cui è noto che si trova lavoro subito e si viene pagati meglio.

Poi è giusto che chi vuole studi filosofia o scienze politiche ma non si lamenti se il mercato lo obbliga a fare il cameriere.
Che a questo punto va a farlo a Londra, che come cameriere guadagna di più.
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Re: Laureati italiani, ecco perché non trovate lavoro

Messaggioda flaviomob il 09/02/2019, 1:38

Il mercato, il terzo settore e il settore pubblico offrono lavoro. E' quindi corretto parlare di società.

Andiamo a vedere sul sito
https://www2.almalaurea.it/cgi-php/lau/ ... ccupazione

Selezionando "Laurea di primo livello", Ateneo "Milano", facoltà "tutte", gruppo disciplinare "scientifico", classe di laurea "scienze e tecnologie informatiche", corso di laurea "tutte"

Otteniamo il dato di occupazione "lavorano"
lavoranoSono considerati “occupati” i laureati che dichiarano di svolgere un'attività lavorativa retribuita, purché non si tratti di un'attività di formazione (tirocinio, praticantato, dottorato, specializzazione, ecc.).


Il dato risulta del 70,9%

___

Ripetiamo l'esperimento, sempre su Milano / studi umanistici / letterario / filosofia / corso di laurea in filosofia(29).

Il dato dell'occupazione sale al 72,9%


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