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L'11 settembre del Pakistan

Discussioni su quanto avviene su questo piccolo-grande pianeta. Temi della guerra e della pace, dell'ambiente e dell'economia globale.

L'11 settembre del Pakistan

Messaggioda flaviomob il 17/12/2014, 11:20

Il nostro amico Stefano Gatto, che ora vive in Pakistan, scrive con la consueta competenza:

DIARIO PAKISTANO, NUMERO CINQUE.

Avevo in mente un'altra pagina di diario, piu' divertente, che scrivero' la prossima volta. Oggi il Pakistan, paese dove sangue e sofferenza non sono certo merce rara, rimane incredulo rispetto al suo 11 settembre, il peggiore attentato della sua storia, "Our darkest hour" come titola l'Express Tribune. Serve a poco fare di tutta l'erba un fascio, colpevolizzare il mondo mussulmano nella sua interezza, invocare "chiusura delle frontiere", "occuparsi degli affari nostri" o al contrario "spedire piu' bombe su questi pazzi". L'intreccio afgo - pakistano e' estremamente complesso, e le semplificazioni non aiutano. Ci vuole molto piu' di qualche riga per entrare nel merito, provero' a buttare giu' qualche linea essenziale che aiuti a capire il contesto, approfondiremo col tempo, tra l'altro anch'io devo assimilare poco a poco i frammenti di questo puzzle.

L'attacco di ieri e' stato effettuato dal gruppo principale di talibani del Pakistan, conosciuto come TTP. La galassia talibana non e' unitaria, i talibani del Pakistan, dell'Afghanistan e ISIS (o Daesh) sono cose diverse e pur essendo ispirati da ideologie simili non seguono esattamente la stessa strategia.

I talibani (studenti, di Corano) sono gruppi d'ispirazione integralista nati in Pakistan negli anni ottanta, a seguito dell'enorme rafforzamento delle scuole coraniche e dell'islamismo effettuato dal regime militare a partire dall'anno 1977 (colpo di stato del generale Zia contro il presidente Bhutto), che avvia il processo d'islamizzazione di questo paese, in contrapposizione all'ispirazione laica iniziale del suo fondatore, Ali Jinnah. L'ispirazione ideologica del talibanismo risiede nella scuola di pensiero Deobandi, cui si ispirano la maggior parte della madrasse (scuole coraniche) e nella wahabismo, interpretazione dell'Islam prevalente in Arabia Saudita, molto conservatore (interpretazione il piu' letterale possibile del Corano, un testo scritto nel sesto secolo dC).

Gli studenti coranici formati in queste scuole vengono inquadrati miltarmente e mandati in Afghanistan a lottare contro i sovietici. Questa lotta e' portata avanti dai cosiddetti mujaheddin, con l'aiuto statunitense e pakistano, che pero' e ' differenziato: gli statunitensi vogliono cacciare i russi dall'Afghanistan, i pakistani controlare il loro "retroterra" (la frontiera tra Pakistan e Afganistan e' porosa e incontrollabile). Una volta sconfitti i sovietici, nella guerra civile afghana che ne segue, occidente e India tendono a appoggiare le milizie del nord (quella che verra' conosciuta piu' tardi come Alleanza del Nord, composta da tagiki, uzbeki, turkmeni e hazara), il Pakistan i gruppi pashtun, a forte presa talibana. Da tenere presente che le popolazioni pashtun, radicate a entrambi i lati della frontiera, si rifugiano dall'una o dall'altra arte di essa a seconda dell'andamento del conflitto. In questo momento ci sono ancora milioni di rifugiati afgani in Pakistan e diverse centinaia di migliaia di rifugiati pakistani in Afghanistan: dipende dalla tranquillita' relativa delle zone d'origine. I rifugiati, concentrati in campi dalle condizioni penose e senza prospettive, sono facile ricettacolo di propagandisti, millantatori e reclutatori di braccia per la guerra.

I talibani afghani finalmente presero il potere in Afghanistan dopo la caduta del regime pro - sovietico: sono gli anni del potere talibano a Kabul. L'11 settembre provoco' un precipitoso intervento militare per cacciare i talibani dal potere (piu' che altro, perche' avevano ospitato Bin Laden e Al Qaeda, loro alleato, non perche' desse fastidio il loro oscurantismo). La caduta dei talibani fu opera delle milizie dell'Alleanza del Nord, appoggiate dagli Usa ed altre potenze limitrofe, ma non dal Pakistan, che teneva a non annientare le milizie talibane, rifugiatesi dall'altro lato della frontiera e rimaste indisturbate per anni nelle zone limitrofe, con liberta' di passaggio. Il fatto che gli Usa decidessero di non intervenire con proprie truppe ma affidare la lotta contro i talibani solo agli alleati del nord contribui' a preservare la loro forza. Gli Usa avevano due obiettivi in Afghanistan: catturare Bin Laden e trasferirsi in Iraq, dove si combatteva un'altra battaglia (caduta del regime di Saddam Hussein e relativo controllo delle riserve petrolifere).

L'appoggio alla ricostruzione dell'Afghanistan rimase sempre un'inquadramento di tipo militare, senza reali risultati in termini di sviluppo e miglioramento delle condizioni di vita. Col tempo, la mancanza di risultati ha permesso ai talibani di recuperare terreno: l'Afghanistan non si e' rafforzato come struttura statale e rimane debole. La comunita' internazionale se ne sta andando, dopo un decennio, stanca di vedere cosi' pochi risultati concreti. Ma per costruire una struttura statale solida ci vogliono decenni di sforzi e ingenti risorse, non basta qualche anno di presenza come ingenuamente si tende a credere in Occidente.

I talibani, indisturbati per anni nelle zone tribali del Pakistan, sono adesso sotto pressione perche' il governo civile pakistano ha lanciato un'offensiva militare (Zarb-e-Azb - attacco decisivo e "tagliente"), in zone in cui i talibani fuoriusciti dall'Afghanistan erano rimasti indisturbati dalla fine della guerra in Afghanistan nel 2002. Sono zone tribali, rurali e estremamente conservatrici. I talibani si mimetizzano perfettamente, perche' la loro cultura corrisponde a quella locale. E' in quelle zone che fu attaccata Malala e che prevalgono valori lontanissimi dalla vita moderna. Adesso la popolazione di quelle zone e' rifugiata altrove, in Pakistan o Afganistan, e l'esercito sta lottando contro quella parte di gruppi che sono ancora sul terreno (molti se ne sono andati, ovviamente...in Afghanistan, approfittando del ritiro delle truppe occidentali). E' l'effetto "coperta corta": colpisci di qua, loro se ne vanno di la'. Apparente tranquillita' per un po', poi si riorganizzano e il terrore riparte.

Per diversi mesi i talibani pakistani hanno sofferto quest'offensiva, che vuole anche rimuovere i dubbi persistenti da anni sulla vera volonta' pakistana di eliminare le basi terroriste, e non sono riusciti a controbattere con attentati, che richiedono certa capacita' logistica, in questo momento alla prova.

L'attentato di ieri non e' stato molto sofisticato, e potrebbe confermare che sono in difficolta': sei uomini armati e coperti d'esplosivo hanno scavalcato i muri d'una scuola che appartiene all'esercito, dove vanno figli di militari e insegnano spesso mogli di militari, sparando a piacere e poi facendosi saltare. 141 morti e' il bilancio piu' pesante d'un attentato nella storia del paese, credo.

Si tratta quindi d'una esplicita vendetta nei confronti dei militari, attraverso le loro famiglie, cui s'aggiunge il simbolismo dell'attacco a una scuola "moderna", quindi non coranica, dove s'insegnano materie "fuorvianti" rispetto all'unica verita' ammissibile.

Un'ultima nota (il discorso non finisce certo qui): perche' gli aggressori considerano ammissibile uccidere bambini? Al di la' delle chiavi di lettura precedenti, bisogna considerare che le zone di presenza talibana vengono regolarmente bombardate dall'esercito, ma sono anche oggetto dell'azione dei droni, non coordinati con l'azione militare interna e diretti dal territorio statunitense, che vengono telecomandati per colpire targets identificati come terroristici (leader e militanti). Il problema dell'azione telecomandata e' che dipende da informazioni ottenute sul terreno, per loro natura fuggevoli e incerte, e che provoca ingentissimi "danni collaterali" (nome pudico per dire morti di gente che militante non e': si calcola che per 20 morti tra i militanti armati si diano 80 morti tra le popolazioni civili circostanti). Questo per dire che gli aggressori di ieri non stimano di comportarsi diversamente da chi considerano loro nemici. Questo stillicidio di vittime tra i civili e' una delle principali fonti d'alimentazione del terrorismo, e dovrebbe servire a far capire ai fautori della tattica dei bombardamenti dall'alto che quella modalita' ha anche effetti controproducenti.

C'e' molto di piu' da dire, ci saranno altre occasioni.

Islamabad, 17 dicembre 2014.


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