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Russia, crollo del rublo. Il dollaro supera quota 60

Discussioni su quanto avviene su questo piccolo-grande pianeta. Temi della guerra e della pace, dell'ambiente e dell'economia globale.

Re: Russia, crollo del rublo. Il dollaro supera quota 60

Messaggioda trilogy il 17/12/2014, 21:57

figuriamoci se l'Arabia Saudita fa delle scelte per danneggiare gli USA. non scherziamo. :mrgreen:
I Sauditi in politica internazionale si muovono in parallelo all'Amministrazione americana.

Tra l'altro in queste riflessioni mancano due questioni importanti:
1. La Russia stava cercando di introdurre il rublo come moneta di regolamento degli scambi petroliferi con l'Asia;
2. L'accordo tra Russia e Cina per il gasdotto da 400 miliardi di dollari.
Qualunque Governo petrolifero ha provato a sostituire il dollaro negli scambi dell'energia è stato isolato o messo in crisi: Venezuela, Iran, Libia, Iraq, Russia. L'accordo tra Russia e Cina poi è una minaccia strategica. Oggi gli USA con i loro alleati possono, se fosse necessario, strangolare l'approvvigionamento energetico cinese, domani non potrebbero più.

Due giorni fa la Ria Novosti ha annunciato che la Gazprom Neft sta esportando 80mila tonnellate di petrolio da Novoportovskoye nell'Artico e che accetterà pagamenti in rubli. Essa ha anche deciso che nella distribuzione di petrolio lungo l'oleodotto Siberia Est-Oceano Pacifico, accetterà pagamenti in rubli e in yuan. Ciò significa che esportando energia verso l'Europa e verso la Cina, la Russia userà come moneta equivalente sia il rublo, sia lo yuan, distaccandosi dalle transazioni in dollari.
http://www.asianews.it/notizie-it/Escal ... 32019.html

Poi si, c'era una vulnerabilità russa e gli americani l'hanno sfruttata e accentuata con le sanzioni e manovre sui mercati.

Il presidente Obama firmerà un provvedimento per imporre nuove sanzioni economiche alla Russia. Lo ha annunciato la Casa Bianca, proprio quando è il rublo in caduta libera sui mercati monetari. Le sanzioni già approvate da Stati Uniti e paesi europei stanno mettendo in difficoltà la Russia, molto danneggiata anche dal calo del prezzo del petroli

Per Jason Furman, consigliere economico di Obama, la Russia è alle prese con una crisi che si è prodotta da sola. "La combinazione delle nostre sanzioni, l'incertezza che hanno creato con le loro azioni internazionali e la caduta del prezzo del petrolio, ha portato l'economia russa sull'orlo del precipizio", ha detto.

http://www.repubblica.it/esteri/2014/12 ... 103089909/
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Re: Russia, crollo del rublo. Il dollaro supera quota 60

Messaggioda franz il 18/12/2014, 8:52

trilogy ha scritto:Due giorni fa la Ria Novosti ha annunciato che la Gazprom Neft sta esportando 80mila tonnellate di petrolio da Novoportovskoye nell'Artico e che accetterà pagamenti in rubli. Essa ha anche deciso che nella distribuzione di petrolio lungo l'oleodotto Siberia Est-Oceano Pacifico, accetterà pagamenti in rubli e in yuan. Ciò significa che esportando energia verso l'Europa e verso la Cina, la Russia userà come moneta equivalente sia il rublo, sia lo yuan, distaccandosi dalle transazioni in dollari.
http://www.asianews.it/notizie-it/Escal ... 32019.html

Quel "due giorni fa si riferisce alla fine di agosto. Quanto valeva il rublo allora, quando costava il petrolio?
Quanto valgono entrambi oggi?
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Re: Russia, crollo del rublo. Il dollaro supera quota 60

Messaggioda trilogy il 18/12/2014, 11:07

Dopo quell'annuncio della Russia ad Agosto è successo questo:

Rublo/euro Petrolio Brent
29 agosto 2014 48.7406 104
29 settembre 2014 50.1927 98,76
31 ottobre 2014 53.8575 87,9
28 novembre 2014 61.345 70,45
16 dicembre 2014 91.52 59,9
17 dicembre 2014 82.1728 60,57


Tieni conto che gli USA non possono permettersi che il dollaro non sia valuta di riferimento. Hanno un deficit delle partite correnti di 100 miliardi a trimestre. Se non lo coprono con entrate di capitali fanno il più grande default della storia.

Stati Uniti: deficit partite correnti sale a 100,3 miliardi nel terzo trimestre
Ieri, 14:34di Luca Fiore
Nel terzo trimestre il deficit delle partite correnti statunitensi è passato da 98,4 a 100,3 miliardi di dollari. Gli analisti avevano stimato un dato in linea con il precedente.
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Re: Russia, crollo del rublo. Il dollaro supera quota 60

Messaggioda franz il 18/12/2014, 13:48

trilogy ha scritto:Tieni conto che gli USA non possono permettersi che il dollaro non sia valuta di riferimento. Hanno un deficit delle partite correnti di 100 miliardi a trimestre. Se non lo coprono con entrate di capitali fanno il più grande default della storia.

Già ma questo non c'entra nulla col rublo.
Puo' essere una valuta di riferimento solo una valuta considerata forte.
È forte una valuta stabile e che tutti vogliono avere come riserva.
Un elenco recente di valute forti è: dollaro statunitense, euro, franco svizzero, sterlina britannica, corona norvegese, corona svedese, dollaro canadese, yen giapponese e dollaro australiano. Una volta era considerato "forte" il marco tedesco, il franco francese. Non certo la Lira.
Il rublo e lo yuan non sono valute forti. Sono valute deboli e nessuno le vuole: troppo ballerine.
Il dollaro sta perdendo terreno ma è tutt'ora è piu' del 60% di tutte le riserve valutarie mondiali, con l'euro decisamente distaccato (la metà dei dollari).
Non c'è quindi una competizione dollaro / rublo.
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Re: Russia, crollo del rublo. Il dollaro supera quota 60

Messaggioda flaviomob il 22/12/2014, 3:01

Petrolio, il prezzo crolla ma l’Opec non reagisce.
Colpa della guerra di interessi tra Arabia Saudita e Usa


di Loretta Napoleoni | 21 dicembre 2014

Questa settimana abbiamo assistito ad un altro scivolone delle borse, sempre legato al prezzo del petrolio, che non accenna a riprendersi. Tutti sanno che ai mercati i cambiamenti improvvisi non piacciono, ancora meno sono benvenuti quelli incontrollabili, e cioè non causati da situazioni particolari, ad esempio una crisi finanziaria, ma legati a fattori che sfuggono all’analisi dell’alta finanza. E’ per questo che quando si verificano situazioni analoghe a quella attuale, dall’impennata dei prezzi del petrolio del 1973-74 fino al crollo della Lehman Brothers, le istituzioni politiche, economiche e finanziarie fanno quadrato. Questa volta, però, non è successo.

L’Opec, il cartello, dal quale sono esclusi alcuni grossi produttori: Canada, Australia, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti, non ha ridotto la produzione (30 milioni di barili al giorno). E’ la prima volta che di fronte ad una variazione di prezzo così ampia, 40 per cento in meno di sei mesi, il cartello non reagisce. Perché’?

La risposta secondo molti è la guerra del petrolio tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti ed il Canada, un conflitto che verte intorno alla produzione di petrolio e gas naturale attraverso il fracking, la nuova tecnica introdotta nel 2005 e che ha permesso agli Stati Uniti non solo di ridurre la dipendenza dall’energia importata ma che presto potrebbe trasformarli in un esportatore netto. Il fracking richiede investimenti superiori a quelli necessari per la produzione di petrolio tradizionale, ed infatti sebbene questa tecnica esiste dagli anni Cinquanta, è diventato popolare solo quando il prezzo del petrolio è arrivato a 100 dollari al barile.

Ai sauditi il fracking ha sempre dato fastidio perché ha ridotto il potere che l’Arabia Saudita esercita sia sull’Opec che sul mercato mondiale quale maggior produttore al mondo. Ma per anni non è stato possibile fare nulla per bloccare questo tipo di esplorazione e sfruttamento, tuttavia da qualche mese a questa parte la situazione è cambiata radicalmente.

Da una parte il rallentamento dell’economia mondiale, in parte inaspettato, ha ridotto la domanda mondiale e dall’altra l’apertura di Washington nei confronti dell’Iran ha minacciato seriamente la supremazia politica dell’Arabia Saudita nel golfo. Di fronte a questi due fenomeni la caduta del prezzo del petrolio è diventata un’arma potente per la casa di Saud che usandola ha pensato di poter prendere due piccioni con una fava. Più scende il prezzo e più diventa difficile giustificare il fracking, più scende il prezzo e meno conveniente è il programma nucleare iraniano, che nasce proprio per ‘liberare’ risorse energetiche, quali il petrolio ed il gas naturale, da vendere all’estero. Se le entrate delle esportazioni sono inferiori al costo del programma nucleare allora il gioco non vale la candela.

C’è poi un ulteriore vantaggio nel spingere il prezzo del petrolio vicino ai 50 dollari al barile, e chissà, da lì anche più in basso: l’indebolimento della Russia di Putin, altro nemico dei sauditi in quanto alleato del regime di Damasco ed esportatore di energia in Europa.

Secondo questa logica i sauditi stanno distruggendo i loro concorrenti più agguerriti (Usa e Canada) e schiacciando economicamente gli alleati di Assad (Russia ed Iran), una strategia che se funziona darà loro la possibilità di controllare il mercato del petrolio mondiale. Il costo di produzione dei sauditi è infatti il più basso al mondo, senza parlare delle riserve a loro disposizione, le più ricche del pianeta.

Naturalmente chi ne fa le spese siamo noi, i cittadini del villaggio globale. Il risparmio energetico (500 miliardi di dollari in occidente) infatti non compenserà la caduta degli indici di borsa, più ricchezza sarà bruciata che creata. Senza parlare poi della scarsa elasticità dei prezzi al dettaglio, con molta probabilità gran parte della riduzione del costo verrà assorbita dalle tasse ed alla pompa continueremo a pagare tanto quanto pagavamo quando il prezzo del petrolio era a 100 dollari.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12 ... a/1286271/


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Re: Russia, crollo del rublo. Il dollaro supera quota 60

Messaggioda franz il 22/12/2014, 10:29

L'articolo dice cose interessanti e giuste, salvo nel finale.
Ma soprattutto ci sono considerazioni mancanti, che è opportuno fare.
Per prima cosa il prezzo cala anche perché la domanda si è stabilizzata (non cresce piu' come prima per i ritmi veritginosi della crescita cinese e dei BRICS) e l'offerta è aumentata a causa del fracking nordamericano. Mentre prima la produzione mondiale non riusciva a star dietro alla domanda, e quindi il prezzo saliva, oggi la produzione basta per la domanda, stagnante. Piu' che normale che il prezzo scenda.

Che ci siano anche motivi strategici che inducono il cartello OPEC, guidato dai sauditi, a non diminuire la produzione e quindi a calmierare i prezzi è vero ma che questo possa "distruggere i loro concorrenti" non è credibile. Questo potrebbe valere solo se la produzione saudita o del cartello bastasse per soddisfare la domanda globale. Così non è.

In realtà lo scenario è che prima o poi dalla crisi si uscirà, grazie anche ad un basso prezzo di petrolio e gas, la domanda tornerà a salire ed il prezzo pure. Quindi nessun concorrente verrà "distrutto" ma in questo momento (e solo in questo momento) sono avvantaggiati quelli che hanno un basso costo estrattivo. Poi eventualmente il vero problema del nucleare non è l'IRAN ma India e Cina, che hanno ordinato decine e decine direattori e quindi diventeranno sempre meno "petrolio dipendenti".

Che poi ne faccia le spese siano i cittadini o consumatori, ho i miei dubbi. Per prima cosa un prezzo piu' basso di petrolio ed altre materie prima aiuta una possibile ripresa economica e mette piu' soldi in tasca ai cittadini, sempre che i governi non aumentino le tasse sui carburanti per compensare le perdite legate al calo del greggio. Il costo del petrolio incide infatti sia sul riscaldamento sia sui trasporti e quindi anche il trasporto di merci. Inoltre un prezzo basso è un vantaggio per la nostra bilancia commerciale. Non comprendo perché se cala il prezzo alla pompa sarebbe un danno per i consumatori. Certo, è un danno per i governi (gettito) ed inoltre sappiamo che un calo generalizzato dei prezzi, indotto da un calo della fattura petrolifera, è dannoso per i governi fortemente indebitati (la deflazione aumenta il peso relativo del debito). Mi chiedo a questo punto chi scrive quegli articoli da che parte stia: con i consumatori e cittadini o con i governi spendaccioni e tassaioli? ;)
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Re: Russia, crollo del rublo. Il dollaro supera quota 60

Messaggioda trilogy il 24/12/2014, 0:19

[..]Visti dalla Casa Bianca, il panico saudita e il crollo del greggio sono stati vissuti come un’opportunità da sfruttare. Da una parte la possibilità di infliggere un colpo durissimo alla Russia, di tenersi definitivamente l’Ucraina, di eliminare il chavismo dal Venezuela e dall’America Latina, di ammorbidire ulteriormente l’Iran, di confermarsi iperpotenza, di chiudere la presidenza Obama con la benzina a metà prezzo e una ripresa dei consumi e della fiducia. Dall’altra, come prezzo da pagare, un rallentamento dell’espansione nell’estrazione di gas e petrolio non convenzionali (e un altro colpo al carbone) negli Stati Uniti. Rallentamento che va a colpire solo stati repubblicani e avvantaggia, con il gasolio da riscaldamento a basso prezzo, soprattutto stati democratici. Rallentamento che comunque non compromette l’espansione inarrestabile del settore energetico americano.

La Russia è la grande vittima di quello che sta accadendo. L’America, nei giorni scorsi, ha accarezzato l’idea di fare saltare Putin e di fare tornare la Russia ai tempi di Eltsin, quando era inoffensiva e in bancarotta. Putin ha agito in modo razionale, arretrando significativamente ma tracciando una linea da non superare. Senza troppo clamore ha congelato la situazione militare in Ucraina e fatto arretrare le forze filorusse. Sul piano più importante, quello politico, ha cercato di presentare la Russia non come un antagonista dell’Occidente ma come un mediatore. Non vogliamo, ha detto Lavrov a Kerry, essere per forza un alleato della Siria, dell’Iran, di Hizbullah e del Venezuela, vogliamo solo essere un mediatore tra questi e gli Stati Uniti. Anche sull’Ucraina ci proponiamo in questo ruolo e, dopo la Crimea, non vogliamo annettere più niente. Chiediamo solo che la Nato non entri nel paese e un po’ di autonomia per i russofoni.

D’incanto la pressione occidentale si è arrestata. La campagna sul default russo imminente e sulla disperata e controproducente difesa del rublo è cessata. Putin si lecca le ferite ma è ancora in piedi. Spingere la Russia nel precipizio, per l’Occidente, avrebbe significato un’onda d’urto di ritorno fatta di vero default russo e recessione europea. Ancora peggio, al posto di Putin sarebbe potuto arrivare un nazionalista o un militare pronto a sfoggiare, nella disperazione, il suo arsenale nucleare. [..]

analisi completa: http://www.kairospartners.com/sites/def ... 141218.pdf
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Re: Russia, crollo del rublo. Il dollaro supera quota 60

Messaggioda pianogrande il 24/12/2014, 2:58

Nel mondo globalizzato, nessuno può permettersi di abbattere nessuno.

Troppe interconnessioni.

Questa è una garanzia per la pace che preferisco mille volte alla paura della guerra nucleare che avrebbe distrutto il pianeta in poche ore e che ha mantenuto la pace per una significativa parte del secolo scorso.
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Re: Russia, crollo del rublo. Il dollaro supera quota 60

Messaggioda franz il 24/12/2014, 12:46

trilogy ha scritto:Senza troppo clamore ha congelato la situazione militare in Ucraina e fatto arretrare le forze filorusse. Sul piano più importante, quello politico, ha cercato di presentare la Russia non come un antagonista dell’Occidente ma come un mediatore. Non vogliamo, ha detto Lavrov a Kerry, essere per forza un alleato della Siria, dell’Iran, di Hizbullah e del Venezuela, vogliamo solo essere un mediatore tra questi e gli Stati Uniti. Anche sull’Ucraina ci proponiamo in questo ruolo e, dopo la Crimea, non vogliamo annettere più niente. Chiediamo solo che la Nato non entri nel paese e un po’ di autonomia per i russofoni.

D’incanto la pressione occidentale si è arrestata. La campagna sul default russo imminente e sulla disperata e controproducente difesa del rublo è cessata. Putin si lecca le ferite ma è ancora in piedi.

Se la situazione si arresta e rimane così la Russia è comunque condannata.
Considerate le riserve valutarie (già dimezzate in un anno) ed il prezzo del greggio attuale, la Russia ha un anno di autonomia, poi crolla. E credo che la popolazione, vedendo scaffali vuoti (siamo in inverno e non so se sapere cosa vuol dire l'inverno a Mosca con gli scaffali vuoti) reagirà abbastanza rapidamente. Già si segnalano le prime manifestazioni. Il rublo non vale piu' niente, gli stipendi non sono ancora stati aggiornati all'inflazione (un poco le pensioni, ma un'inezia). L'idillio tra il popolo russo e Putin puo' finire rapidamente, come capita spesso nella storia con le figure carismatiche e forti.
Per ora Putin, grazie al controllo ferreo dei media ha sostenuto la tesi che le attuali difficlltà sono dovute al boicottaggio che gli occidentali stanno facendo (Complotto) ma che il popolo russo è forte e non si pieghera. Ma con gli scaffali vuoti e le casse statali vuote, credimi Trilogy, la popolazione non si accontenterà del classico capro espiatorio esterno e vorrà la testa di Putin.

Considera che l'isolamento della Russia è tale che anche Cuba (che in base a certe informazioni avrebbe riacceso i radar russi, vedi: http://english.pravda.ru/russia/politic ... station-0/ ) ha improvvisamente cambiato idea ed accettato l'offerta di Obama, chiudendo con i russi.
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Re: Russia, crollo del rublo. Il dollaro supera quota 60

Messaggioda pianogrande il 24/12/2014, 17:40

Bene!

Già più o meno detto da un'altra parte ma un concetto che sta entrando nella mia durissima testa è l'economia come proseguimento della politica con altri mezzi.

Le armi, in alternativa, ci saranno sempre ma l'umana evoluzione continua.
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