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Venezuela, il populismo ha finito la benzina

Discussioni su quanto avviene su questo piccolo-grande pianeta. Temi della guerra e della pace, dell'ambiente e dell'economia globale.

Venezuela, il populismo ha finito la benzina

Messaggioda franz il 02/11/2014, 22:02

Venezuela, il populismo ha finito la benzina
Posted by : admin 23 ottobre, 2014 Commenta In Economia, Politica 127 views 0

Pubblicato su Il Foglio mercoledì 22 ottobre con il titolo
Venezuela, un pozzo di populismo

“Se lo stato governasse il deserto del Sahara, in cinque anni ci sarebbe carenza di sabbia”, diceva il premio Nobel per l’Economia Milton Friedman. E in un paese in cui tutto è sotto il controllo dello stato, manca di tutto. E’ il caso del Venezuela, fino a poco tempo fa emblema della sinistra no global e “un altro mondo è possibile”, e attualmente deserto delle politiche socialiste: la popolazione è alle prese con la mancanza di beni essenziali come farina, olio, farmaci e carta igienica e con l’inflazione più alta del mondo, ben oltre il 60 per cento, che impoverisce soprattutto le fasce più povere. E un po’ come nel paradosso di Friedman, il paese che ha le più grandi riserve di petrolio del mondo, che regala greggio ai paesi alleati come Cuba e ai poveri degli Stati Uniti, per la prima volta nella sua storia, ha iniziato a importare petrolio dall’Algeria. Sono i frutti avvelenati del chavismo, che per anni, approfittando del boom del prezzo del petrolio, ha gonfiato i bilanci dello stato e del colosso statale Pdvsa con piani di assistenza e redistribuzione.

Le politiche fiscali ultra-espansive di Hugo Chávez hanno determinato perdita di competitività e aumento dell’inflazione che hanno praticamente distrutto ogni settore produttivo. In Venezuela l’industria è morta, il paese è diventato prigioniero del petrolio, che rappresenta oltre il 95 per cento dell’export e l’unica fonte di dollari necessari a importare tutto ciò che è necessario e pagare i debiti. Il governo socialista ha speso anche i soldi che servivano a investire nel settore petrolifero e ora, non avendo le competenze e la tecnologia necessaria a estrarre l’oro nero, ha lentamente dimezzato la produzione. Per le agenzie di rating i titoli di stato sono vicini alla spazzatura, il pil è in contrazione del 3,5 per cento e il pil pro capite è inferiore a quello del 1970. Il colpo finale per l’economia traballante venezuelana è il crollo del prezzo del petrolio, sceso di circa il 25 per cento da giugno, per attestarsi attorno agli 80 dollari al barile. Per il Venezuela vuol dire default. Il “break-even fiscale”, ovvero il prezzo del petrolio per avere un bilancio in pareggio, è secondo Citigroup oltre i 160 dollari, per l’Economist 120 dollari, comunque dal 50 al 100 per cento in più del prezzo attuale. Il presidente Nicolás Maduro, successore di Chávez, ha chiesto attraverso il suo ministro degli Esteri ed ex presidente della Pdvsa Rafael Ramírez una riunione straordinaria dell’Opec, allo scopo di far salire il prezzo del greggio.

L’invito a ridurre la produzione è stato respinto dall’Arabia Saudita, il principale produttore mondiale: “I sauditi, per provocare danni all’Iran o per spingere fuori mercato lo shale oil, non alzeranno il prezzo – dice Mario Seminerio, analista economico e animatore del blog Phastidio – e per il Venezuela è un problema enorme”. Il governo deve onorare una scadenza da 3,5 miliardi entro fine mese con riserve valutarie sempre più assottigliate e prevalentemente illiquide. Maduro dice che pagherà fino all’ultimo centesimo, ma anche dovesse farcela, nei prossimi tre anni scadranno debiti per oltre 30 miliardi di dollari. “Questo è quello che succede quando al governo va gente che promette alla popolazione burro, cannoni e cannoli – dice – ora con il petrolio così giù al governo non resta che abbassare il break-even fiscale, ovvero dimezzare la spesa pubblica”. Cosa che Maduro non ha intenzione di fare a pochi mesi dalle elezioni, ha già garantito al pueblo tutti “i diritti sociali, l’educazione, la salute e il cibo, anche se il petrolio dovesse scendere a 40 dollari”. A fine anni ’80 l’Unione Sovietica implose per il combinato disposto del crollo del prezzo del petrolio e per l’insostenibilità della corsa agli armamenti lanciata da Ronald Reagan. Nel caso del Venezuela chavista non ci sarà bisogno dell’intervento americano, il paese imploderà stampando soldi per rincorrere le proprie promesse. Burro, cannoni e cannoli.

http://www.ilcapone.it/venezuela-il-pop ... a-benzina/
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Il Venezuela rischia un’inflazione al 1.000%

Messaggioda franz il 02/01/2015, 17:43

Il Venezuela rischia un’inflazione al 1.000% per BofA. Maduro annuncia novità sul bolivar
Pubblicato il 31 dicembre 2014, ore 10:58. Ultimo aggiornamento 31 dicembre 2014 , ore 10:58
http://www.investireoggi.it/economia/il ... l-bolivar/

Il Venezuela potrebbe passare dall'inflazione galoppante all'iper-inflazione per Bank of America, che vede la radice del problema nel cambio fisso e nell'alta spesa pubblica. E il presidente Nicolas Maduro ha annunciato novità sul bolivar, ma non taglierà i sussidi sulla benzina.

Il Venezuela potrebbe registrare nel 2015 un’inflazione a tre cifre e “senza un aggiustamento del tasso di cambio, non mi stupirei che l’economia andasse verso un’inflazione a 4 cifre”. La previsione catastrofica arriva niente di meno che dal capo economista per l’America Latina di Bank of America, Francisco Rodriguez, già Professore alla Wesleyan University.

Secondo l’economista, il tasso di cambio fisso tra il bolivar e il dollaro a 6,3 sottovaluta le entrate in dollari che il Venezuela ottiene dalla vendita del petrolio, con la conseguenza che il governo è costretto a rimediare altrimenti per coprire l’altissima spesa pubblica, ovvero stampando moneta, visto che non ha di fatto accesso ai mercati finanziari.

APPROFONDISCI - Il Venezuela studia la fine del cambio fisso. Maduro: default solo se serve all’economia
http://www.investireoggi.it/economia/il ... leconomia/

Crollo bolivar
Infatti, nel 2014 l’offerta di moneta M2 in Venezuela è cresciuta del 64%, un ritmo triplo rispetto a qualsiasi altro paese monitorato da Bloomberg. Ciò crea una pressione rialzista sui prezzi, che sarebbe sfuggita già di mano al governo di Caracas, tanto che l’ultimo dato ufficiale sull’inflazione risale al mese di agosto, quando la banca centrale stimava la crescita annua dei prezzi al 63,4%.

APPROFONDISCI - Allarme rosso in Venezuela, guardiamo i numeri della tragica crisi in arrivo
http://www.investireoggi.it/economia/al ... in-arrivo/

Nel paese manca di tutto, a causa dell’assenza di dollari, senza i quali non è possibile importare beni dall’estero, nonché dalle politiche anti-mercato accentuate sotto il presidente Nicolas Maduro, in carica dal marzo del 2013, succedendo allo scomparso Hugo Chavez. E nonostante il cambio ufficiale sia di 6,3 bolivar per ogni dollaro, al mercato nero è esploso a 173, dopo avere toccato un’apice di 183 nelle settimane scorse. Solo nell’ultimo trimestre, la valuta venezuelana ha perso il 42% al cambio ufficioso, più del -29% accusato dal rublo.

Nell’uno e nell’altro caso, la crisi è stata inasprita dal crollo del prezzo del petrolio, una materia prima che qui vale il 95% delle esportazioni e delle entrate statali

Il cambio di passo di Maduro
In un discorso alla TV pubblica, ieri Maduro ha annunciato alcune novità in economia, che saranno rese note a partire dal 3 di gennaio. Il presidente ha parlato di una “controffensiva” per difendere il livello delle riserve, scese a meno di 22 miliardi di dollari, ai minimi degli ultimi 11 anni, sufficienti a coprire il debito in valuta straniera dello stato e della compagnia statale PDVSA per i prossimi due anni, anche se solamente 2 miliardi sarebbero prontamente disponibili per ripagare il debito.

I titoli di stato hanno perso quest’anno il 31%. Il bond 2027 è precipitato, invece, del 48%, a conferma della sfiducia degli investitori verso la crisi del paese, alle prese con la recessione, che probabilmente si protrarrà anche nel 2015. Nei primi tre trimestri dell’anno, il pil è diminuito rispettivamente del 4,8%, 4,9% e del 2,3% su base annua.

APPROFONDISCI - Il disgelo tra Cuba e USA ha una causa ben precisa: la crisi del Venezuela
http://www.investireoggi.it/economia/il ... venezuela/

In ogni caso, il cambiamento di politica economica sarebbe insufficiente, se è vero che il presidente ha rassicurato che non saranno tagliati i sussidi sulla benzina alla popolazione, che può continuare così ad acquistarla a poco più di un centesimo di dollaro al litro. Non ci sarebbe bisogno di questi tagli, ha spiegato, mentre saranno adottate riforme che non toccheranno la spesa sociale. Si cercherà di ridurre, ad esempio, il personale delle ambasciate.

L’intangibilità dei sussidi si spiega anche con il timore di perdere del tutto il consenso, con la sua popolarità crollata al 24,5%, stando alla Bank of America. Il problema è che senza mettere mano proprio al programma di redistribuzione del reddito, che prevede un’elevata spesa pubblica, non si risolverà mai alla radice il fenomeno dell’eccesso di offerta di moneta e dell’inflazione più alta del pianeta.


90 dollari americani cambiati in Bolivar: bisogna avere mani belle lagrhe
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Re: Venezuela, il populismo ha finito la benzina

Messaggioda flaviomob il 06/01/2015, 2:55

Quanta bella propaganda.

Il Venezuela di Chavez è uno degli stati più ricchi dell'America Latina, sia per PIL che per PIL PRO CAPITE, più che raddoppiato dal 1999.

https://www.google.it/publicdata/explor ... &ind=false

Ora ha dei problemi, ma attribuirli ai governi di Chavez - che pure fece i suoi errori - è davvero fantasioso (anzi: infantile e velleitario).


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Re: Venezuela, il populismo ha finito la benzina

Messaggioda franz il 06/01/2015, 10:10

Caso mai il Venezuela di Maduro: è ora di aggiornarsi. Dal 14 aprile 2013 è il sindacalista Nicolás Maduro a guidare il paese.
E se per ora l'inflazione era stata modesta (40-60%) oggi con la crisi petrolifera il paese è in una profonda recessione economica e si teme un'iperinflazione al 1000%. Gli articoli del sole24ore su questo tema non mancano.
Il Venezuela vive una crisi acuta, con l'inflazione al 65%, la produzione paralizzata, il bolivar (la moneta venezuelana) in caduta libera e la scarsità di generi alimentari dagli scaffali dei supermercati. Il calo del prezzo del petrolio a 60 dollari compromette e comprime ancora di più le entrate in valuta esteri di quel Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, in palese affanno nel fronteggiare l'emergenza economica.

Naturalmente maduro e l'opposizione hanno idee diametralmente opposte sulle cause.

Per Maduro "il suo paese sta soffrendo le conseguenze di una guerra economica lanciata dal presidente Usa Barack Obama “per distruggere” il cartello dei produttori di petrolio. Ha anche accusato gli Stati Uniti di inondare i mercati di petrolio come parte di una guerra economica contro la Russia." Per l'opposizione il disastro attuale è frutto delle politiche socialiste sue e del predecessore.

Concretamente pero' il Venezuela vive un regime di prezzi amministrati (esempio piu' noto quello della benzina ma vale anche per i generi alimentari) imposti dal governo. Contemporaneamente per sostenere l'economia il governo stampa carta a gogo ma questo non è piu' sostenuto dai ricavi della vendita del petrolio, il cui prezzo sui mercati è dimezzato in 6 mesi.
Il regime di prezzi "politici" sarà anche gradito alla popolazione (il classico pranzo gratis) e poteva essere finanziato dai proventi del petrolio ... ma la pacchia è finita. Il sistema produttivo non è piu' rimunerato dai prezzi politici e tutto si è fermato, sia la produzione sia la distriubuzione (da qui i negozi vuoti, le cui foto ripropongo qui sotto).

Vero che il venezuela era un paese ricco (grazie alle risorse naturali) ma si dimostra per l'ennesima volta che il socialismo puo' distruggere anche il paese piu' florido.
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Re: Venezuela, il populismo ha finito la benzina

Messaggioda franz il 16/01/2015, 9:58

Il Venezuela al collasso: i militari presidiano i negozi. Manca tutto, scaffali vuoti
Pubblicato il 12 gennaio 2015, ore 10:11. Ultimo aggiornamento 12 gennaio 2015 , ore 10:11
http://www.investireoggi.it/economia/il ... ali-vuoti/

Beni sempre più scarsi in Venezuela, tanto che il governo ha deciso di far presidiare i negozi dai militari per evitare disordini. Le lunghe file ai supermercati e gli scaffali vuoti sono il segno evidente che l'economia è al collasso.

Si aggrava di giorno in giorno la situazione economica in Venezuela
, alle prese con la maggiore scarsità di beni della sua storia. Per l’impossibilità di importare prodotti dall’estero, a causa dell’assenza di dollari, il paese non riesce più ad approvvigionarsi nemmeno con riferimento ai beni di base. E per un’economia che deve acquistare dall’estero i tre quarti dei suoi consumi è un dramma. Anche la produzione locale è ferma e nelle scorse settimane, la Confindustria nazionale ha comunicato che gli impianti lavorano al 50% delle loro capacità, conseguenza anche dei controlli sui prezzi e sulla produzione, che scoraggiano le imprese ad offrire beni e servizi sul mercato.

Da qui, una generalizzata scarsità di beni, che nelle ultime settimane si sarebbe aggravata, come dimostrerebbero le lunghe file davanti ai negozi e ai supermercati, con le famiglie costrette a girare 5-6 punti vendita al giorno per trovare detersivi o latte o caffè o qualsivoglia altro bene, senza nemmeno essere spesso in grado di trovarlo.

APPROFONDISCI - In Venezuela cresce la carenza di beni e la crisi si aggrava: ecco cosa sta avvenendo
http://www.investireoggi.it/economia/in ... avvenendo/

A cause delle tensioni crescenti davanti ai negozi, il governo di Nicolas Maduro ha deciso di far presidiare i punti vendita della capitale dai militari, segno tangibile che nel paese cresce l’insoddisfazione e la rabbia dei consumatori. Il ministro dell’Interno, Carmen Melendez, ha invitato la popolazione a non disperarsi, perché “con calma e pazienza si proteggeranno tutti. I negozi sono pieni”.

Maduro ha dichiarato che “l’oligarchia parassitaria ha teso un’imboscata” al suo governo, sostenendo che la carenza di beni alimentari e di altri primari sarebbe il frutto di una campagna orchestrata dalle opposizioni, in combutta con gli USA. Ma ha anche assicurato che il governo è in grado di assicurare il rifornimento dei negozi.

La scorsa settimana, il presidente ha ottenuto dalla Cina 20 miliardi di dollari, attraverso finanziamenti dalla natura non meglio precisata. La Banca Centrale del Venezuela ha riserve per soli 21 miliardi di dollari, di cui appena 2 miliardi prontamente disponibili. A fronte di questi, i suoi debiti commerciali ammontano a 21 miliardi, il 100% delle riserve.

APPROFONDISCI - Venezuela, Maduro annuncia $20 miliardi in arrivo dalla Cina. Ma il default si avvicina
http://www.investireoggi.it/economia/ve ... -avvicina/

Crisi bolivar

Nonostante apparenti aperture, Maduro e i suoi ministri non hanno liberalizzato il tasso di cambio ufficiale, fisso a 6,3 bolivar per dollaro, anche se al mercato nero un dollaro è oggi scambiato contro 187 bolivar, mostrando un deprezzamento del 96% rispetto al tasso fisso imposto dal governo.

Nel 2014, l’inflazione dovrebbe essersi attestata al 64%, la più alta al mondo, mentre il pil sarebbe sceso di circa il 3%. Ad aggravare la crisi c’è stato il crollo del prezzo del petrolio, più dimezzatosi in appena sei mesi, rappresentando il 96% delle esportazioni di Caracas e delle sue entrate di dollari.

Eppure, Maduro non intende lasciare oscillare liberamente il bolivar, rendendo sempre più dure le correzioni che l’economia locale necessita per uscire dalla crisi. Un bolivar libero di fluttuare contro il dollaro non solo permetterebbe al paese di approvvigionarsi dei beni di cui ha bisogno, ma aumenterebbe le entrate della compagnia petrolifera PDVSA. Tuttavia, il governo teme che l’inflazione già altissima esploderebbe ancora di più, a causa dell’aumento del costo dei beni importati, mentre un altro timore forte riguarda il boom del debito.

Il Venezuela ha un debito pubblico denominato in valuta straniera, comprensivo delle emissioni della statale PDVSA, pari a 68 miliardi di dollari, meno del 10% del pil nominale. Ma se il bolivar si portasse, per ipotesi, al cambio vigente sul mercato nero, tale indebitamento equivarrebbe intorno al 200% del pil. Sarebbe default immediato, anche se con il passare del tempo si dovrebbe certamente avvertire un miglioramento del cambio, grazie al funzionamento del gioco della domanda e dell’offerta. Ma i mesi passano e le riforme annunciate da Maduro non arrivano.
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