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Ukraina: si muore nelle piazze per entrare nella UE

Discussioni su quanto avviene su questo piccolo-grande pianeta. Temi della guerra e della pace, dell'ambiente e dell'economia globale.

Ukraina: si muore nelle piazze per entrare nella UE

Messaggioda franz il 18/02/2014, 23:51

... mentre nella UE invece aumentano gli euroscettici.

http://www.repubblica.it/esteri/2014/02 ... ref=HREA-1
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Re: Ukraina: si muore nelle piazze per entrare nella UE

Messaggioda pianogrande il 19/02/2014, 10:56

A questo portano le dittature.
Alla guerra civile.
Il rapporto con l'Europa (o con la Russia) può essere la scintilla o la goccia che fa traboccare il vaso.

Questo dovrebbe far riflettere i nostri "padroni a casa nostra".
Avrebbero ragione se quella fosse davvero casa loro ma, mai come in questo caso, la proprietà è un furto.
Fotti il sistema. Studia.
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Re: Ukraina: si muore nelle piazze per entrare nella UE

Messaggioda flaviomob il 22/02/2014, 15:26

http://temi.repubblica.it/limes/le-tre-ucraine/58220

(immagine)


http://temi.repubblica.it/limes/lucrain ... cani/58353

L’Ucraina e il fantasma dei Balcani

di Lucio Caracciolo


Se Kiev precipita in una guerra civile e il paese si spacca, potrebbero nascere tanti staterelli, mine vaganti ai confini tra Europa e Russia. Obama e Putin devono salvare gli ucraini da se stessi - e dall'Unione Europea.

L'Ucraina si sta disintegrando. Questo grande Stato europeo la cui frontiera occidentale è più vicina a Trieste di quanto la città giuliana sia prossima a Reggio Calabria sta piombando nella guerra civile.

E tutto ciò sotto gli occhi negligenti o impotenti dell’Occidente. L’Unione Europea, più che mai incerta e divisa, alterna la retorica della pacificazione alla patetica minaccia di sanzioni che ormai non avrebbero alcun effetto sugli equilibri geopolitici del paese - 45 milioni di abitanti per oltre 600 mila chilometri quadrati (il doppio dell’Italia) - dalle cui condotte energetiche, sempre bramate da Mosca, dipende per una quota decisiva il nostro approvvigionamento di idrocarburi.

Come ammette uno dei leader dell’opposizione, il pugilatore Vitali Klitschko, la crisi è fuori controllo. Lo dimostrano il tributo di sangue già pagato dagli ucraini - decine di morti e centinaia di feriti - e soprattutto il fatto che intere città e territori non sono più in mano al governo. Il quale è sotto assedio, barricato nei suoi palazzi. Al punto di sconsigliare i ministri degli Esteri di Germania, Francia e Polonia dal trattenersi a Kiev per facilitare un estremo negoziato fra il presidente Yanukovich e i capi del variegato cartello delle opposizioni, alcune delle quali dotate di proprie milizie.

A Leopoli e in altre città dell’Ucraina occidentale marcate dall’influenza polacca e asburgica spuntano comitati rivoluzionari che si proclamano potere di fatto, dopo aver arrestato i rappresentanti del potere legale, alcuni dei quali stanno riconvertendosi alla causa degli insorti. Le ali estreme della protesta sognano un’Ucraina finalmente derussificata, centrata sul “genotipo nazionale”. Vacilla anche la Transcarpazia - parte della Rutenia subcarpatica, crocevia di culture, lingue e pretese geopolitiche rivali.

Nella Crimea “regalata” sessant’anni fa dal Cremlino all’Ucraina sovietica, con la flotta russa del Mar Nero alla fonda nel porto di Sebastopoli, si alza invece la voce di chi vuole tornare sotto Mosca. Nel Donbass, epicentro dell’Ucraina orientale russofona e russofila, tendenzialmente schierata con Yanukovich (ma non a qualsiasi prezzo), ci si prepara alla possibilità di separarsi da Kiev.

Lo sfaldamento della Repubblica Ucraina difficilmente avverrebbe lungo una nitida linea Est-Ovest, produrrebbe semmai una pletora di Ucraine maggiori e minori, divise da confini porosi. Mine vaganti al limes eurorusso. Con Kiev estrema posta in gioco. Se la sanguinosa deriva centripeta, accelerata da una recessione devastante, non sarà presto arrestata, la capitale rischia di diventare il palcoscenico finale di una guerra civile combattuta alla frontiera fra Federazione Russa e Unione Europea. Forse la più grave e pericolosa crisi mondiale dalla (presunta) fine della guerra fredda.

Il rischio è una super-Jugoslavia che può riportare i rapporti euro-russo-americani alla glaciazione e incidere financo sulla tenuta dello stesso impero di Putin. Tornano alla mente le ultime parole famose del ministro degli Esteri lussemburghese Jacques Poos, che nel maggio 1991, agli albori delle guerre di successione jugoslava, proclamò essere «scoccata l’ora dell’Europa». Ci vollero decine di migliaia di morti e l’intervento americano per almeno provvisoriamente sedare i Balcani adriatici. Non vogliamo immaginare che cosa accadrebbe se non riuscissimo a fermare la decomposizione dei Balcani profondi.

La radicalizzazione delle fazioni ucraine non promette bene. Il presidente Yanukovich, espressione di un potere inetto e totalmente corrotto eppure battezzato legittimo dall’Unione Europea, disprezzato tanto dalle opposizioni quanto dal suo riluttante mentore Putin, non sembra conoscere via altra dalla repressione, nell’intento di guadagnare tempo. Dunque perdendolo. Gli oligarchi alla Akhmetov o alla Firtash, ossia gli ex esponenti della nomenklatura comunista che hanno saccheggiato il paese nell’ultimo ventennio, manovrando i politici d’ogni colore come marionette - anche perché non hanno trovato a Kiev un Putin che li mettesse in riga - temono che il caos segni la fine del loro regime criminale, magari a favore di altri criminali opportunamente ridipinti. A meno che non riescano essi stessi a riciclarsi per tempo.

Nelle ultime settimane, buona parte della piazza è passata dalla pacifica protesta contro la corruzione e per l’integrazione all’Unione Europea - peraltro mai offerta da Bruxelles - alla rivolta violenta. A scontrarsi con la polizia provvedono formazioni paramilitari bene addestrate, afferenti agli ultranazionalisti di Svoboda, del Pravy Sektor o di Spilna Sprava, fautori della “Ucraina agli ucraini”, segnati dai miti razziali otto-novecenteschi distillati dai teorici locali dello Stato etnico, profondamente russofobi, polonofobi e antisemiti.

Sotto la pelle della piazza s’infiltrano provocatori di regime (titushki) e agenti più o meno collegati ai servizi segreti russi od occidentali, come si conviene nelle aree di crisi particolarmente strategiche.

A questo punto solo un negoziato fra tutte le forze interne ed esterne che partecipano alla battaglia d’Ucraina può impedire una prolungata guerra civile, che cambierebbe comunque il volto della Russia e dell’Europa.

È tempo che Washington e Mosca scendano in campo non per sostenere i loro campioni locali, ma per salvare gli ucraini da se stessi e dagli europei che pretendono di salvarli. Obama e Putin hanno dimostrato di sapersi intendere, quando le alternative al compromesso sono disastrose. Il tempo stringe, nella speranza che non sia già tardi.

Per approfondire: La guida di Limes alla battaglia per l'Ucraina

Articolo originariamente pubblicato su la Repubblica il 21/02/2014
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Re: Ukraina: si muore nelle piazze per entrare nella UE

Messaggioda flaviomob il 22/02/2014, 15:34

...

La partita che si è giocata a Vilnius il 28 e il 29 di novembre fra la Russia e l’Unione Europea, de facto, ha avuto come posta in palio il controllo di alcune delle repubbliche ex sovietiche e la loro inclusione nell’area d'influenza europea, piuttosto che in quella dell’Unione eurasiatica guidata dalla Federazione Russa. L’Unione Europea, già tanto gravata da pesanti problemi interni, poteva ragionevolmente sperare di estendere la propria influenza all’Ucraina, la seconda delle repubbliche ex sovietiche per potenzialità economiche e popolazione? Com’era noto a Catherine Ashton e, più in generale, ai vertici dell’Unione, sarebbe stato molto difficile riuscire a convincere Yanukovich ad accettare gli aiuti economici promessi da Bruxelles in cambio della richiesta di un rinnovamento del sistema politico per mezzo di riforme volte ad accentuare la trasparenza delle istituzioni ucraine. D’altra parte, Mosca ha potuto mettere sul tavolo la sua grande influenza geopolitica, oltre che il peso delle proprie elargizioni, specialmente in ambito energetico. Inoltre, Putin non chiedeva a Kiev di mettere mano al proprio sistema politico. Perché tanta magnanimità? Dal punto di vista del Cremlino, l’Ucraina non solo è parte del suo "estero vicino" nonché culla della nazione russa(14), ma rappresenta un considerevole mercato, peraltro estremamente recettivo nei confronti delle proprie indicazioni(15).

La situazione attuale è dunque assai complessa, anche perché l’Ucraina, in quasi tutte le analisi politiche, viene percepita come area di frizione fra la sfera d'influenza europea e quella russa. E se fosse invece considerata quale ponte funzionale all'avvicinamento fra la Federazione Russa e l’Unione Europea(16)? Magari la Russia tornerebbe a esser considerata parte dell’Europa(17), a dispetto della tradizione di pensiero eurasista che, gemmata dal pensiero slavofilo, tanto ha pervaso le coscienze dei russi. Se l'Unione Europea considerasse i rapporti con Mosca non più un fatto di ostpolitik ma di autentica politica interna - o quantomeno rientranti nell'ambito di una relazione fra soggetti apparentati, potrebbe svolgere nei confronti dell’Ucraina un’azione più attrattiva e, al contempo, renderebbe più improbabile uno scenario di spaccatura interna.

http://temi.repubblica.it/limes/storia- ... aina/56952

C'è anche il grosso tema storico-culturale della lingua:

http://temi.repubblica.it/limes/la-part ... usso/36280


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Re: Ukraina: si muore nelle piazze per entrare nella UE

Messaggioda franz il 22/02/2014, 15:47

A scontrarsi con la polizia provvedono formazioni paramilitari bene addestrate, afferenti agli ultranazionalisti di Svoboda, del Pravy Sektor o di Spilna Sprava, fautori della “Ucraina agli ucraini”, segnati dai miti razziali otto-novecenteschi distillati dai teorici locali dello Stato etnico, profondamente russofobi, polonofobi e antisemiti.

Secondo me Caracciolo dimentica, in questo riassunto, un po' di storia del '900. Parrebbe che tutti i vecchi rancori nella zona abbiano origini etnico-nazionalistici ma credo che buona parte degli odi in atto derivino da avvenimenti piu' moderni. In particolare il contributo di Stalin non è neppure sfiorato. Eppure c'è un termine ignoto, che appare oggi solo perché grazie ad internet sfida la rimozione: Holodomor. Vedere http://it.wikipedia.org/wiki/Holodomor ed anche http://it.euronews.com/2013/11/22/canni ... di-stalin/

Poi ci sono le pulizie etniche e i grandi movimenti di popolazione con cui Stalin sposto' russi in tutta l'unione sovietica, andando a riempire le zone lasciate libere delle deportazioni o dalle carestie. Oggi in Ukraina ci sono zone russe (nel senso a di popolazione a maggioranza russa) ma esse sono il risultato degli spostamenti di massa predisposti a piu' riprese da Stalin, a presidiare zone minerarie ed industriali. Tutto questo naturalmente lascia un segno piu' profondo dei nazionalismi del 1800. Tutti da quelle parti hanno un genitori che queste cose le hanno vissute o nonni che le hanno raccontate prima di morire.
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Re: Ukraina: si muore nelle piazze per entrare nella UE

Messaggioda flaviomob il 22/02/2014, 16:06

La Rus' di Kiev è la culla della nazione russa. E' un pò come la terra d'Israele per il popolo ebreo. La situazione è molto complessa e la UE, che già ha lasciato che venisse messo in ginocchio il popolo greco invece di mostrare una solidarietà degna di un vero stato federale, dovrebbe semplicemente riconoscerlo. L'Ucraina è un paese i cui cittadini hanno diritto alla piena libertà di scelta, ma questo processo non deve avvenire attraverso gli errori tragici che hanno portato al conflitto Jugoslavo, né con l'appoggio a gruppi estremisti (di qualsiasi segno) o governanti corrotti.


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Re: Ukraina: si muore nelle piazze per entrare nella UE

Messaggioda franz il 22/02/2014, 18:08

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Re: Ukraina: si muore nelle piazze per entrare nella UE

Messaggioda franz il 22/02/2014, 18:42

flaviomob ha scritto:La Rus' di Kiev è la culla della nazione russa.

Come si puo' vedere http://it.wikipedia.org/wiki/Rus%27_di_Kiev la citata culla non coincide perfettamente con tutta la moderna ukraina ma solo con una parte di essa, a nord. È comunque un peccato che queste cose non si studino a scuola. Ci spaccano i marroni con i fratelli bandiera e con muzio scevola e poi non sappiamo nulla (se non come autodidatti) delle storia di altri popoli. Servirebbe a capirci meglio.
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Re: Ukraina: si muore nelle piazze per entrare nella UE

Messaggioda flaviomob il 23/02/2014, 13:41

La tragedia ucraina non è affatto conclusa. Il rischio di una spaccatura del paese è ancora molto elevato e il suo contenimento dipenderà dalla lungimiranza delle relazioni internazionali. Anche all'interno la forte polarizzazione tra estremi (il consenso a formazioni neonaziste non è indifferente, specie nell'area occidentale) dev'essere motivo di preoccupazione, così come l'elevata dipendenza da finanziamenti esteri (in questo momento prevalentemente russi) e il tasso di corruzione.


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Re: Ukraina: si muore nelle piazze per entrare nella UE

Messaggioda pianogrande il 28/02/2014, 1:17

L'impero sovietico non è ancora definitivamente crollato.
Certo che se il tutto dovesse sfociare in una tragedia come quella del sogno della "Grande Serbia", ci sarebbe veramente da avere paura.
La Serbia andava a proteggere i serbi residenti negli altri stati o aspiranti tali.
Qui si sta rischiando una guerra civile con dietro la Russia.
Credo che una suddivisione del paese, se potesse risolvere il problema, sarebbe addirittura auspicabile.
Non sarebbe, comunque sicuramente, indolore.
Ormai il punto di non ritorno è superato.
Vediamo i prossimi sviluppi.
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