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Caos Siria, Obama rompe gli indugi

Discussioni su quanto avviene su questo piccolo-grande pianeta. Temi della guerra e della pace, dell'ambiente e dell'economia globale.

Re: Caos Siria, Obama rompe gli indugi

Messaggioda flaviomob il 28/08/2013, 10:27

Chi ha veramente usato le armi chimiche? Esistono prove certe, anche sulla parte attiva?

http://www.silviacattori.net/article2969.html


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Medio Oriente: divide et impera

Messaggioda flaviomob il 28/08/2013, 11:04

L’attacco alla Siria serve a ricomporre alleanze andate in frantumi
di Sergio Cararo

A giudicare dall’operazione di mediamenzogne messa in campo sulla Siria, c’è da ritenere che ben presto assisteremo al consueto scenario di un intervento militare congiunto per “fini umanitari”. Ci sono degli ostacoli che potrebbero essere superati come avvenne per l’aggressione alla Serbia nel 1999 dopo una campagna mediatica molto simile sui profughi kosovari, le fosse comuni, le atrocità etc etc. L’Onu infatti potrebbe non essere utilizzabile per legittimare l’aggressione alla Siria viste le posizioni di Russia e Cina che vi si oppongono. Contro la Serbia si utilizzò unilateralmente la Nato anche senza il mandato dell’Onu ed anche in questa occasione la strada potrebbe essere simile.

Tre domande si pongono e richiedono risposte che ben presto dovranno diventare iniziativa e tema di confronto:

Perché questa accelerazione dell’escalation contro la Siria?

Sulla prima questione è evidente come ormai, dopo anni di interventi di destabilizzazione imperialista sistematica, il Medio Oriente stia saltando completamente e con esso stanno saltando anche i precedenti sistemi di alleanze. Il famoso “Arco di crisi” indicato da Brzezinski è stato volutamente destabilizzato dagli interventi militari statunitensi, israeliani e adesso anche europei. L’Iraq è diviso e dilaniato al proprio interno (come teorizzato dall’analista israeliano Oled Ynon già dai primi anni ’80).

I regimi autoritari non islamici sono stati bruscamente sostituiti in Libia, Tunisia, Egitto ma non ancora in Siria.

I palestinesi sono stati divisi in due entità distinte e spesso contrapposte (Hamas e Al Fatah) tra Cisgiordania e Gaza. I contrasti si sono estesi poi anche alla rete dei campi profughi in Libano e Siria.

In Libano attentati e scontri stanno facendo saltare i fragili equilibri raggiunti negli anni più recenti tra la componente sciita e quella sunnita.

La Turchia sta rinculando dopo anni in cui ha cercato con ogni mezzo di diventare una potenza regionale di riferimento in alternativa alle ingerenze dell’Arabia Saudita.

Le petromonarchie del Golfo hanno separato le loro ambizioni con l’Arabia Saudita (che ha fomentato il jihadismo in ogni teatro in cui era stato richiesto dagli Usa) che guarda ai suoi interessi e il Qatar (potenza emergente) che guarda ad altri interessi.

La Giordania appare come il classico vaso di coccio che sa di non poter più campare di rendita con le garanzie che in questi decenni ha offerto a Stati Uniti ed Israele.

Ad acutizzare questa divaricazione di ruoli e alleanze storiche è venuta la crisi in Egitto che ha frantumato tutte le alleanze pre-esistenti e stenta a definirne delle nuove, alimentando così uno scenario di destabilizzazione permanente in tutta la regione. Turchia, Iraq e Qatar sono contro i militari e il nuovo regime egiziani mentre Arabia Saudita e Israele sostengono il colpo di stato dei militari e la messa fuorilegge dei Fratelli Musulmani. Alla divisione storica dell’Islam tra sunniti e sciiti si aggiunge uno scontro durissimo dentro il mondo sunnita, alimentato probabilmente dai Guardiani della Mecca (i wahabiti dell’Arabia Saudita) che hanno fatto dei salafiti la loro longa manu contro gli altri competitori.

Sarebbe piuttosto miope leggere questa esplosione del Medio Oriente sulla base del brutto carattere degli arabi e della doppiezza. Certo, la spregiudicatezza nelle alleanze e i loro repentini cambiamenti stanno ben entro la storia recente del Medio Oriente. Ma è innegabile che in tale scenario abbiano influito le ingerenze e adesso il logoramento dell’egemonia imperialista degli Stati Uniti. In questo tutti contro tutti, l’unico elemento che sembra poter ricomporre le vecchie alleanze – almeno temporaneamente – è l’attacco contro la Siria. Bombardare Damasco e destabilizzare il governo di Assad è l’agnello sacrificale che può rimettere insieme Stati Uniti e Turchia, Qatar e Arabia Saudita, Israele e le vecchie potenze coloniali dell’area come Francia e Gran Bretagna.

Lo scossone che è arrivato dall’Egitto ha fatto saltare parecchi equilibri e compromessi precedenti. Rimetterli insieme attraverso il “nemico comune” della Siria” può essere la carta – parecchia disperata però – per cercare di rimettere una pezza sui numerosi strappi in Medio Oriente. Che il gioco riesca è tutto da dimostrare, a partire dalla convergenze e divergenze su chi dovrebbe sostituire Assad. Gli esempi che vengono dai risultati delle aggressioni militari in Iraq e Libia non sono certo confortanti.


Perché gli Stati Uniti non riescono più a far quadrare i loro interessi nella regione?

Gli Usa in Medio Oriente (sollecitati in questo da Israele) hanno agito per frammentare, dividere, contrapporre, destabilizzare l’area. L’idea statunitense è stata sempre quella di sentirsi talmente forti da poter gestire la instabilità che si veniva a determinare, preferenda questa – la destabilizzazione – ad una stabilità e consolidamento delle relazioni all’interno dei paesi arabi e islamici. A dieci anni di distanza viene da chiedersi quale siano stati i risultati ottenuti con l’attacco e l’invasione dell’Iraq o della Libia. Il buon senso direbbe che la situazione precedente assicurava sicuramente maggiore stabilità mentre oggi si è convertita nel suo esatto contrario. In realtà i centri decisionali dell’imperialismo – negli Stati Uniti in particolare – devono sempre trovare una sintesi tra i vari interessi dominanti in gioco. Sono questi poi a determinare le scelte delle varie amministrazioni presidenziali, repubblicane o democratiche che siano. In alcune fasi prevalgono alcuni interessi (industria bellica, petrolifera etc.) in altre ne prevalgono altri (finanza, industria etc).

Dentro la crisi di sistema che si andava delineando piuttosto nitidamente (i giornali della mattina dell’11 settembre 2001 dedicavano le loro prime pagine alla crisi, poi ci sono stati gli attentati), la sintesi tra interessi capitalisti divergenti e prevalenti è diventata molto più difficile, sempre più difficile e i centri decisionali hanno cominciato a riempirsi di “apprendisti stregoni” che pensavano – come in passato – di poter gestire la lotta al terrorismo jihadista insieme all’alleanza con alcune correnti dell’Islam politico, di poter agire in Iraq prima con gli sciiti e poi contro gli sciiti con repentini cambi di alleanza, di poter armare la Jihad in Libia e in Siria come fecero in Afghanistan, Cecenia, Jugoslavia e per poi abbandonarla di nuovo, di poter continuare ad essere arbitri unici di un negoziato tra israeliani e palestinesi che tutti percepiscono come inutile e inesistente.

Il problema è che venti anni fa gli Stati Uniti avevano l’egemonia mondiale dopo la dissoluzione dell’Urss. Venti anni dopo lo scenario è cambiato. Sono in tanti nel mondo a percepire che l’egemonia globale statunitense segna il passo, che altri soggetti stanno emergendo, che l’alleanza servile con Washington non è sempre la scelta migliore perché gli Usa hanno la brutta abitudine del dio Saturno: mangiano i propri figli per paura che diventino troppo forti.

Quando il generale egiziano Al Sissi fa di testa sua nella repressione delle piazze nonostante le 15 telefonate del segretario del Pentagono che pretendevano una scelta diversa, è il segno che qualcosa sta cambiando. Quando la minaccia della sospensione dei finanziamenti annuali all’Egitto diventa un’arma spuntata perché gli sceicchi di Riad promettono il triplo di quello che arriva dagli Usa, è un segnale rilevante. Quando gli Usa non sono riusciti a convincere nessun partner regionale ad investire sulla loro pipelines “Nabucco” per gestire le rotte di gas e petrolio che arrivano nel Mediterraneo, è un sintomo importante. Difficile dire se lo scenario sarà meglio o peggio di prima ma sta cambiando. Il problema semmai è che il cambiamento sarà violento, tumultuoso, per moltissimi aspetti indecifrabile secondo le categorie imperialismo-antimperialismo, alleati-nemici, progressisti-reazionari, oppressione-autodeterminazione dei popoli. Il declino di una potenza egemone come sono stati gli Usa in Medio Oriente non può che generare una fase di devastante instabilità, di cambiamenti di alleanze, di scontri e repentine tregue. Un nuovo equilibrio nascerà da un periodo di grande caos.


Perché i partiti della sinistra, i movimenti, le reti pacifiste da anni hanno perso la bussola ed hanno rinunciato a prendere iniziative contro la guerra permanente?

Infine, ma non per importanza, le osservazioni di cui sopra agiscono anche sulla soggettività delle forze che pure in questi anni si sono opposte alle guerre, alle invasioni, agli interventi militari mascherati da guerre umanitarie etc. Questa soggettività in parte si è dissolta e in parte si è “arruolata”. La dissoluzione ha investito sia le forze in qualche modo ancorate ad una logica “campista” tra imperialismo e antimperialismo che alla fine ha visto prevalere una chiave di lettura tutta geopolitica piuttosto che di classe (aprendo così una breccia al più consolidato armamentario teorico della destra in questo campo). La dissoluzione dell’Urss non poteva che aprire questo tipo di falla non solo sul piano delle relazioni internazionali ma anche sulla capacità politica e teorica di leggere la nuova fase storica e di collocarvi la propria iniziativa. Prima sulle Primavere arabe e poi sulla Libia, sulla Siria e sull’Egitto abbiamo assistito a sbandamenti impressionanti e sintesi frettolose. Lì dove sarebbe prevalere la capacità di coniugare maggiore cautela nell’analisi delle forze in campo e irrinunciabilità dello schieramento contro le aggressioni militari delle potenze della Nato, abbiamo invece verificato un gettarsi nella mischia che ha polverizzato – esattamente come in Medio Oriente – i posizionamenti precedenti.

Una lettura schematica dell’Islam politico (che invece è un fenomeno molteplice e complesso) è spesso sconfinata in una forma di islamofobia alimentata dai circoli della sinistra “politically correct”, esattamente come una eccessiva indulgenza verso le forze islamiche in funzione antimperialista ha impedito di leggerne il repentino – ma pur visibile - cambiamento di alleanze di molte di esse con l’imperialismo Usa stesso. Abbiamo visto compagni e studiosi stimabili apprezzare l’intervento dei militari in Egitto contro il governo dei Fratelli Musulmani, ritenuti come il nemico principale. Una posizione che sul campo ha una sua logica ma che rimuove completamente il ruolo dell’imperialismo nell’area e gli effetti della sua destabilizzazione “creativa”.

Marx diceva che non dobbiamo “mettere le braghe al mondo”, ma il tentativo di ricostruire un punto di vista internazionalista su quanto sta accadendo in Medio Oriente va perseguito seriamente e senza la pretesa di arrivare subito ad una sintesi spendibile perché questo, oggi e per un lasso di tempo non irrilevante, non appare assolutamente possibile.

L’unica cosa certa – e su questo non possiamo sottrarci e forse dovremo scontrarci – è l’urgenza di una chiara presa di posizione contro l’aggressione militare alla Siria. Alla luce di quanto abbiamo visto in questi anni sulla Jugoslavia, l’Iraq, la Libia etc riesce davvero difficile accettare che qualcuno si lasci ancora irretire dalle campagne per le guerre umanitarie.

http://www.sinistrainrete.info/estero/3 ... ntumi.html


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Re: Caos Siria, Obama rompe gli indugi

Messaggioda franz il 28/08/2013, 11:33

flaviomob ha scritto:Chi ha veramente usato le armi chimiche? Esistono prove certe, anche sulla parte attiva?

http://www.silviacattori.net/article2969.html

In effetti il dubbio che possano essere stati i cosiddetti "ribelli" è elevato, anche perché conquistando varie basi dell'esercito regolare potrebbero essere entrati in contatto con i depositi di armi chimiche. Le cosiddette prove che gli USA si preparano (mi pare domani) ad annunciare sono basate, stando alle prime indiscrezioni, su intercettazioni radio della catena di comando dell'esercito regolare (l'odine per essere eseguito deve essere emesso e propagarsi fino al livello operativo). Naturalmente anche le comunicazioni radio potrebbero essere artefatte. Probabilmente non lo sapremo mai. Anche i ribelli per esempio potrebbero essere entrati in possesso delle apparecchiature di trasmissione dell'esercito regolare.

Cosa è la "parte attiva"?
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Damasco: pronti a contrattaccare Israele

Messaggioda franz il 28/08/2013, 12:00

la guerra in siria
Fonti di Damasco: «Se gli Usa ci colpiranno
siamo pronti a contrattaccare Israele»

L'avvertimento diffuso dall'agenzia iraniana Fars, vicina ai Pasdaran. Netanyahu aveva già detto: «Preparati a tutto»


La militante agenzia iraniana Fars, vicina al Corpo d'elite dei Pasdaran, cita una «alta fonte delle forze armate siriane» per lanciare un avvertimento agli Stati Uniti e ai suoi partner che stanno valutando un attacco «mirato» a Damasco: osare una vera guerra scatenerà un immediato contrattacco a Tel Aviv da parte della Siria e i suoi alleati.

«LICENZA PER COLPIRE TEL AVIV» - «Se Damasco viene attaccata, anche Tel Aviv verrà presa di mira e una vera guerra contro la Siria produrrà una licenza per attaccare Israele», avrebbe detto la fonte anonima alla Fars. «Siamo sicuri che se la Siria è attaccata - ha affermato inoltre il militare siriano - anche Israele sarà messo a fuoco e un simile attacco» inoltre «impegnerà i vicini della Siria». La fonte ha messo poi in guardia che «indebolire il governo centrale di Damasco comincerà a far crescere gli attacchi contro Israele» anche da parte di «gruppi estremisti che troveranno un motivo per attuare le loro aspirazioni».

«DA ISRAELE PESANTE TRIBUTO» - Dal canto suo un deputato israeliano, Mansour Haqiqatpour, parlando all'agenzia ufficiale iraniana Irna ha sostenuto che gli Usa dovrebbero essere consapevoli che un attacco alla Siria comporterà per loro il pagamento di un «pesante tributo».

MINACCE ANCHE DA HEZBOLLAH - E se le potenze mondiali lanceranno un attacco contro la Siria destinato a cambiare l'equilibrio dei poteri del Paese, anche gli sciiti libanesi di Hezbollah entreranno in azione e prenderanno di mira il territorio israeliano, bersagliandolo di razzi. Lo scrive il Daily Star, citando fonti vicine al gruppo guidato da Hassan Nasrallah. Una di queste fonti ha spiegato che Hezbollah non interverrà se gli Stati Uniti e i suoi alleati si limiteranno a un'azione «punitiva» contro Assad. Ma se l'obiettivo è eliminare il presidente siriano, una reazione degli sciiti libanesi sarà inevitabile: «Un attacco occidentale di vaste dimensioni trascinerà immediatamente il Libano in una guerra da inferno contro Israele».

NETANYAHU: «PRONTI A OGNI SCENARIO» - Intanto martedì era già arrivato il monito del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu: nel caso di rappresaglie del regime di Damasco contro lo stato ebraico a seguito di un eventuale attacco missilistico a guida Usa, i militari risponderanno «con forza». Lo stato di Israele «è pronto per ogni scenario. Non siamo parte della guerra civile in Siria - ha concluso Netanyahu - ma se identifichiamo un qualunque tentativo di nuocerci, risponderemo con la forza».

I MISSILI SIRIANI - Imprecisati «esperti militari» citati sempre dall'agenzia Fars ritengono che i «missili supersonici e anti-nave della Siria, inclusi gli Yakhont, Iskandar e gli Scud che non possono essere né intercettati né deviati dalle gigantesche navi da guerra della marina Usa stanno fungendo da deterrente per un attacco navale statunitense alla Siria».

LA RUSSIA: SERVE RESPONSABILITA' - «Qualsiasi uso della forza militare contro la Siria non farà altro che destabilizzare ulteriormente il Paese e la regione». Lo ha detto il capo della diplomazia russo Serghiei Lavrov in una conversazione telefonica con l'inviato dell'Onu e della Lega Araba per la Siria Brahimi. I due interlocutori, secondo il sito del ministero degli esteri russo, «si sono detti d'accordo sul fatto che in questo momento critico tutte le parti, compresi anche i «giocatori» esterni, devono agire con la massima responsabilità, senza ripetere gli errori del passato».
28 agosto 2013 | 9:00 www.corriere.it

Su repubblica inoltre si specifica che:
Iran. Un intervento in Siria sarebbe "un disastro per la regione". Lo ha detto Guida suprema Ali Khamenei, secondo quanto riporta l'agenzia Isna. "La regione - ha detto - è una polveriere e il futuro non può essere previsto". Una fonte militare iraniana, citata dall'agenzia Fars, ha detto che i paesi alleati di Assad lancerebbero una rappresaglia contro Israele: "Tel Aviv sarà colpita e diventerà lecito attaccare Israele".
"Israele", ha continuato, "sarà incendiato e nell'attacco saranno impegnati i vicini della Siria".
La fonte iraniana ha anche osservato che "indebolire il governo siriano significa far crescere l'insicurezza di Israele, che non solo sarà l'obiettivo degli attacchi provenienti da Damasco e dai suoi alleati ma anche di estremisti che troveranno terreno fertile per le loro ambizioni".

Libano. Se le potenze mondiali lanceranno un attacco contro la Siria destinato a cambiare l'equilibrio dei poteri del paese e quindi a far cadere il regime di Bashar al-Assad, gli sciiti libanesi di Hezbollah entreranno in azione e prenderanno di mira il territorio israeliano, bersagliandolo di razzi. E' l'analisi del Daily Star, il quale cita politologi e fonti vicine al gruppo guidato da Hassan Nashrallah. Una di queste fonti ha spiegato che Hezbollah non interverrà se gli Stati Uniti e i suoi alleati si limiteranno a un'azione "punitiva" contro Assad. Ma se l'obiettivo è eliminare il presidente siriano, una reazione degli sciiti libanesi sarà inevitabile.
http://www.repubblica.it/esteri/2013/08 ... ref=HREA-1
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Re: Caos Siria, Obama rompe gli indugi

Messaggioda flaviomob il 28/08/2013, 13:29

La parte attiva, cioé la parte che ha attivamente utilizzato le armi chimiche. Che prove ci sono che non siano stati proprio i ribelli?


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Re: Caos Siria, Obama rompe gli indugi

Messaggioda franz il 28/08/2013, 18:54

flaviomob ha scritto:La parte attiva, cioé la parte che ha attivamente utilizzato le armi chimiche. Che prove ci sono che non siano stati proprio i ribelli?

Ah, non so. Per me si dove poter provare che è stato A, ed eventualmente provare che è stato B.
Cercare prove per dire che non è stato C non mi sembra la strada giusta.
Perché se non si trovano prove che non è stato C, non per questo C diventa colpevole.
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Re: Caos Siria, Obama rompe gli indugi

Messaggioda trilogy il 28/08/2013, 21:29

flaviomob ha scritto:La parte attiva, cioé la parte che ha attivamente utilizzato le armi chimiche. Che prove ci sono che non siano stati proprio i ribelli?


dipende...le conclusioni dell'inchiesta in corso saranno probabilmente di natura politica.
Se vogliono chiudere ogni spazio ad una soluzione negoziale diranno che è stato il regime per ordine di Assad. Quindi saremmo in presenza di un crimine di guerra e Assad diventa un ricercato da portare davanti al tribunale internazionale. In questo caso combatteranno fino all'ultimo uomo.

Se vogliono mantenere una porta aperta per convincere Assad all'esilio, diranno che non ci sono prove certe, oppure che sono state usate armi chimiche, ma non ci sono elementi per stabilire chi ha dato l'ordine di usarle.
Da alcune dichiarazioni sentite sui media, mi sembra che ci sia un orietamento verso questa seconda formula. Gli americani in merito all'intervento militare hanno detto qualche cosa del tipo : "Assad merita un segnale forte anche se non è stato lui a dare l'ordine".
L' aspetto chiave è che le grandi potenze stanno cercando di guadagnare tempo. Il paese è pieno di miliziani sunniti arrivati dall'estero, fronteggiati dall'esercito del regime e dai miliziani sciiti libanesi. Molto difficile gestire il dopo, senza un accordo multilaterale.
non c'è nulla di "smart" nel cosiddetto "smart working , chiamiamolo lavoro a distanza.
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Re: Caos Siria, Obama rompe gli indugi

Messaggioda flaviomob il 29/08/2013, 19:27

"Gas sarin in mano ai ribelli"
Carla Del Ponte ne è certa, "abbiamo le testimonianze"


Abbiamo le prove che ad utilizzare armi chimiche in Siria sono stati gli insorti e non gli uomini fedeli al regime di Bashar al Assad.

Questo, in sintesi, è quanto ha affermato ai microfoni della RSI Carla Del Ponte, membro della Commissione ONU che indaga sui crimini di guerra commessi in Siria.

"Stando alle testimonianze che abbiamo raccolto i ribelli hanno usato armi chimiche, facendo ricorso al gas sarin", ha dichiarato l’ex procuratrice generale del Tribunale penale internazionale per i crimini in ex Jugoslavia che ha aggiunto, "le indagini sono ben lungi dall’essere concluse".
Inchiesta ancora lunga

"Le nostre inchieste dovranno essere ulteriormente approfondite, verificate e accertate attraverso nuove testimonianze ma, per quanto abbiamo potuto stabilire, al momento sono solo gli oppositori al regime ad aver usato il gas sarin" ha sottolineato Carla Del Ponte, stando alla quale solo le indagini, ancora in corso, potranno stabilire se anche il Governo di Damasco abbia, o meno, utilizzato questo tipo di armi.

http://info.rsi.ch/home/channels/inform ... ribelli-si

(Sito della Radiotelevisione Svizzera, 5 maggio 2013)


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Re: Caos Siria, Obama rompe gli indugi

Messaggioda franz il 30/08/2013, 0:06

Certo, avevo letto anche io la notizia ma questo dimostra solo che ci sono prove che i ribelli abbiano usato i gas nei mesi scorsi. Non è la prova che li abbiano usati in questa occasione. Anzi notizie come questa possono essere la scusa per l'esercito regolare per usare i gas (tanto si sa che anche i ribelli li hanno usati).
In pratica come dicevo ben difficilmente sapremo come è andata.
Se pero' è vero che l'intercettazione sull'ordine di usare i gas è di voci attribuibili a particolari comandanti, dovremmo ipotizzare l'utilizzo di abili imitatori o contraffazioni audio che di solito lasciano tracce (come le lascia photoshop).
Poi ci sono video come questo, che potrebbero essere anche falsi come anche veri.
http://video.corriere.it/siria-video-ri ... 9a600e18b3
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Re: Caos Siria, Obama rompe gli indugi

Messaggioda flaviomob il 30/08/2013, 0:25

Non passa al voto del parlamento britannico la mozione del governo a sostegno di un eventuale intervento in Siria.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/08 ... -65459425/


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