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UK 51a stella di USA?

Discussioni su quanto avviene su questo piccolo-grande pianeta. Temi della guerra e della pace, dell'ambiente e dell'economia globale.

Elezioni nel Regno Unito

Messaggioda Robyn il 10/12/2019, 1:15

Le elezioni nel Regno Unito possono essere l'occasione per i britannici di liberarsi dall'incubo della brexit,questo è il momento di uscire dalla trappola e dall'incubo della brexit.Gli inglesi sono persone intelligenti e agiranno intelligentemente
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UK 51a stella di USA?

Messaggioda pianogrande il 13/12/2019, 0:20

Dagli exit poll pare proprio di sì.

Adesso Trump ce lo abbiamo in casa e non è una bellissima notizia.

https://www.repubblica.it/esteri/2019/1 ... 1-S1.12-T1

Inizia lo sgretolamento dell'Europa?
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Re: UK 51a stella di USA?

Messaggioda pianogrande il 13/12/2019, 1:26

Maggioranza schiacciante dei nazionalisti scozzesi; in Scozia.

Si profilano all'orizzonte altre "exit".

Seguirà il Nord Irlanda che finirà per sostanzialmente riunificarsi con Dublino.

Insomma, direi, reazione a catena.

Con queste prospettive, non vedo tutto questo trionfo di Johnson.

I britannici non hanno capito di cosa vivono e stanno tagliando il ramo su cui sono seduti e continueranno a tagliarlo anche durante la caduta.

Che brutta storia!!

Quello che non capisco è perché "vola la sterlina".
Mah!
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Re: UK 51a stella di USA?

Messaggioda Robyn il 13/12/2019, 2:36

Lo Yorkshire un tempo feudo laburista ha determinato questo successo di Johnsons.La brexit non farà mai venire meno i legami con il Labour Party a cui siamo molto legati.Se gli exit pool si confermano la leadership di Corbyn non c'è più perche ha avuto un'atteggiamento per nulla chiaro sulla permanenza del Regno Unito in europa.Il cambio di leadership può fare rinascere la sinistra riformista ma i legami con quella massimalista li ha cambiati la globalizzazione significa che non si potrà più prescindere dai deboli.In breve significa ossigeno per la sinistra riformista ma con il welfare con l'attenzione ai deboli
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Re: UK 51a stella di USA?

Messaggioda trilogy il 13/12/2019, 7:26

Dispiace vedere l'unione europea andare in frantumi ma l'uscita degli inglesi in parte avrà i suoi benefici. Perderemo una spina nel fianco che nella sostanza è sempre stata antieuropea. Da parte delle elite europeiste gli errori sono stati tanti dall'ignorare il malessere economico diffuso nella popolazione al costante lavorio di Trump e degli USA per indebolire le istituzioni europee.
Alle porte dell'Unione ora nascerà una sorta di isola di Singapore fondata su alta tecnologia e riciclaggio di capitali di qualunque provenienza. Non credo che Boris consentirà agli scozzesi o nord irlandesi di uscire, con il consenso che ha se ci provano gli farà fare la fine degli indipendentisti catalani, cioè in galera.
Chiunque ha tentato di creare uno Stato perfetto, un paradiso in terra, ha in realtà realizzato un inferno. Popper
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Re: UK 51a stella di USA?

Messaggioda franz il 13/12/2019, 8:43

Boris Johnson trionfa e realizzerà la Brexit. Ma ora arrivano i veri problemi

Il premier uscente guida il partito conservatore a una straordinaria vittoria: 368 seggi, 42 in più della maggioranza assoluta necessaria per approvare l’accordo per uscire dall’Unione europea. Corbyn sconfitto con solo 191 seggi. Ma il negoziato con Bruxelles non finirà il 31 gennaio

Dieci punti percentuali di distacco e 86 seggi in più dei laburisti. Il trionfo di Boris Johnson alle elezioni del Regno Unito col 43% dei voti si può riassumere in tre parole: «Get Brexit done». Realizzare la Brexit. Una singola promessa pragmatica per soddisfare un popolo frustrato da tre anni e mezzo d'incertezza. Dal referendum del 23 giugno 2016 sono passati 1267 giorni che hanno eroso la credibilità degli inglesi nel mondo. Quasi 181 settimane di confusione politica tra negoziazioni infinite con la commissione europea, due accordi contestati, decine di bocciature in Parlamento, un tentativo di sovvertire le regole democratiche e tre elezioni in quattro anni. Troppo tempo sprecato per un popolo abituato ad apprezzare l’essenziale. Il premier uscente ha vinto la sua scommessa: rinnovare il Parlamento ostile per far uscire il Regno Unito dall’Unione europea una volta per tutte. Lo ha fatto in modo inedito, con una campagna elettorale di basso profilo in cui ha evitato il confronto con i principali giornalisti televisivi. L’obiettivo era evitare che il pubblico si concentrasse sulle tante contraddizioni e gaffe della sua carriera politica. Ci è riuscito anche con qualche operazione simpatia di dubbio gusto.

Chi non ha capito il sentimento della maggioranza degli inglesi è stato Jeremy Corbyn, il vero sconfitto di queste elezioni. Il leader del partito laburista non ha perso per solo per colpa suo programma statalista fatto di nazionalizzazioni, tasse e una settimana lavorativa di quattro giorni che ha attirato una parte dei giovani e delle fasce più povere della società, ma non il ceto medio. Ha perso perché ha promesso di voler negoziare con Bruxelles un altro accordo, il terzo in tre anni, e d'indire poi un secondo referendum per decidere se rimanere o meno nell’Unione europea. Tradotto: altri mesi, forse anni d'incertezza che nessuno nel Regno Unito vuole più vivere. E così Corbyn ha sprecato l’occasione di battere il leader conservatore meno popolare degli ultimi 40 anni, ancora meno dei poco amati Theresa May e John Major. Ieri il leader labour ha ottenuto 191 seggi. Un dato rilevante, ma 63 deputati in meno delle elezioni del 2017 in cui era arrivato al 40%, a due punti percentuali dalla vittoria. Almeno fino al 2024 i laburisti resteranno all'opposizione. Dal 2010 non riescono a esprimere un premier (Gordon Brown). Corbyn ha già dichiarato che non guiderà il partito alle prossime elezioni ma rimarrà in carica per un «periodo di riflessione», in attesa del suo successore. La sinistra inglese dovrà capire cosa fare da grande. E il tanto criticato Tony Blair con la sua terza via rimane l'unico laburista ad aver vinto le elezioni dal 1979 a oggi. Quarant'anni.

Per avere a maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni Johnson aveva bisogno di vincere almeno con 7 punti di vantaggio sul secondo. Ha ottenuto 86 seggi di vantaggio, 45 in più delle disastrose elezioni vinte per un soffio da May. Non sono bastate le singole campagne spontanee in tutto il Regno Unito per sostenere il partito con più chance di battere il candidato conservatore in ognuno dei 650 collegi elettorali dove viene eletto solo il primo più votato. Sarebbero bastati 40mila elettori in 36 collegi per negare ai conservatori la maggioranza. Non è successo. Dal 1923 non si era mai votato a dicembre ma rispetto agli anni passati, nei social sono apparse le foto di code ai seggi dove di solito non si vedeva un’anima. Anche nel referendum del 2016 c’era stata un’ampia partecipazione di chi di solito si astiene dal voto. E ora come allora ha vinto la Brexit. L’affluenza è stata del 66,7%, molto alta, anche se due punti in meno di quella delle elezioni del 2017 (68,7%, la più alta dal 1997). Il partito conservatore ha vinto 368 seggi, 42 in più della maggioranza assoluta. E il sistema elettorale del Regno Unito ha lasciato le briciole agli altri partiti.

La Scozia è rimasto però il fortino del Scottish National Party che ha fatto quasi en-plein dei collegi, ottenendo 55 seggi su 59 con solo il 4% dei voti su base nazionale. L’ennesimo successo elettorale di Nicola Sturgeon alla guida del Snp che ha riconquistato i 20 seggi perduti dopo le elezioni del 2017. Ha dato la mazzata decisiva per le speranze di vittoria di Corbyn. Un tempo la Scozia votata laburisti o liberaldemocratici. Dopo aver perso il referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, per reazione l’Snp è diventato il primo partito. Con un risultato così torneranno alla carica per ottenere da Westminster un secondo referendum per secedere dal Regno Unito. I Lib-Dem, sono i secondi sconfitti di queste elezioni. Sono la terza forza del Regno Unito con il 10% dei voti, ma il sistema elettorale inglese non premia i partiti piccoli, e anche questa volta non ha fatto eccezione. Addirittura la 39enne leader Jo Swinson che ha basato la campagna elettorale sul cancellare il risultato della Brexit e indire un secondo referendum per mantenere il Regno Unito nell’Unione europea, non è stata rieletta per 149 voti (Youtrend) nel collegio scozzese di East Dunbartonshire, sconfitta da una deputata del Snp. Si è sgonfiato anche il Brexit Party di Nigel Farage che alle elezioni europee del 23 maggio era arrivato primo con il 30% e oggi non è riuscito ad eleggere nemmeno un candidato. I voti di protesta contro l’inconcludenza dei politici nel realizzare la Brexit sono finiti tutti al partito conservatore.

«Get Brexit done», dicevamo. Bojo è riuscito a far sparire dietro questo slogan i tagli alla sanità e ai servizi fatti dai governi tories dal 2010 a oggi. Ora però inizia la nuova partita: realizzare la promessa. L’accordo con Bruxelles è già stato firmato. Il Parlamento a maggioranza conservatore dovrà approvarlo. Il Regno Unito uscirà dall’Unione europea il 31 gennaio del 2020 e fino al 31 dicembre del prossimo anno dovrà sottostare alle regole europee. In dodici mesi dovrà negoziare con Bruxelles tutti i dettagli del futuro rapporto commerciale tra Regno Unito e Ue. Agricoltura, pesca, sicurezza, servizi finanziari. L’accordo su questi temi decisivi si baserà su dettagli microscopici che non si possono affrontare in pochi mesi. L’Unione europea ha dimostrato già di essere un osso duro. Per negoziare il Ceta con il Canada ci ha messo cinque anni, sei per l’accordo di partenariato con il Giappone, quasi dieci anni per l’accordo di libero scambio con Singapore. Siamo sicuri che Johnson riuscirà in meno di un anno a fare quello che altri Stati hanno ottenuto dopo molto tempo? Intanto la Brexit è assicurata, il resto si vedrà.

https://www.linkiesta.it/it/article/201 ... son/44737/
Il comportamento più adeguato per un essere umano è quello di sentirsi fortunato di essere vivo, umile di fronte all'immensità del tutto. Magari facendosi una birra.
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Re: UK 51a stella di USA?

Messaggioda pianogrande il 13/12/2019, 11:14

Quello che "si vedrà" è innanzitutto se Johnson riuscirà ad essere separatista da una parte e unionista dall'altra.

La Scozia non è la Catalogna e UK non è la Spagna.

Visti i precedenti irlandesi, più che la galera per i separatisti, il rischio di una reazione dura di Johnson sarebbe un'altra indigestione di violenza e su due fronti: quello irlandese e quello scozzese.

Il tutto condito dalla ormai più che evidente sottomissione a Trump.

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Re: UK 51a stella di USA?

Messaggioda franz il 13/12/2019, 13:25

In che senso la Scozia non è la Catalogna?
Chiaro che sono due regioni diverse ma in comune hanno il fatto di essere regioni ricche.
La Scozia ha tutto il petrolio del mare del nord, per esempio.



https://www.huffingtonpost.it/entry/uk- ... 713e5ce219

Uk, crolla il muro rosso
Labour a picco nelle zone post industriali. Il "voto tattico" incoraggiato dagli avversari di Johnson si è rivelato un fiasco. Parlare di Brexit, dal primo all'ultimo giorno, la chiave della vittoria

La mappa elettorale britannica mostra un’enorme macchia azzurra che rappresenta i seggi dei conservatori e si estende lungo tutto il paese. L’exploit dei Tory ha consentito a BoJo di conquistare alcuni seggi nel nord dell’Inghilterra per la prima volta dopo decenni. “Il Labour non aveva mai perso così tanto terreno nelle zone post industriali”, spiega il guru dei sondaggisti britannici John Curtice, secondo cui la sconfitta di Corbyn non è solo colpa della Brexit. Le elezioni hanno sconvolto il panorama politico della Gran Bretagna realizzando la strategia dei Tory. Boris Johnson ha parlato di Brexit dal primo all’ultimo giorno della campagna elettorale nella speranza di convertire gli elettori che votano Labour da una vita. Nel discorso di accettazione, il premier ha dichiarato di volere completare l’uscita dall’Ue il prima possibile e di volersi poi concentrare sui problemi che stanno più a cuore ai cittadini come la sanità. I Tory avranno un’ampia maggioranza di 363 deputati che gli consentirà di governare per i prossimi cinque anni ottenendo il migliore risultato dai tempi di Margaret Thatcher nel 1987. Questo è stato possibile grazie alle conquiste dei conservatori nelle zone post industriali del nord e alle riconferme nei collegi tradizionali nelle aree benestanti del sud est. I Tory avevano messo in preventivo di cedere alcuni seggi ai Libdem nelle zone pro Remain, ma questo non si è verificato su larga scala. Il voto tattico incoraggiato dagli avversari di Boris Johnson si è rivelato un fiasco avvantaggiando i candidati conservatori.

Era chiaro fin dall’inizio che sarebbe stata una grande nottata per i Tory. Uno dei primi seggi a essere scrutinati è stato Blyth Valley, una roccaforte laburista nel Northumerbland in cui i Tory non vincono dal 1950. Il veterano laburista Ronnie Campbell è stato sconfitto dopo aver detenuto il seggio per gli ultimi trent’anni. La vittoria del candidato conservatore Ian Levy è stato il primo segno di un cambiamento profondo della politica britannica. Nelle ore successive il “muro rosso” del Labour nel Galles e nel nord est dell’Inghilterra si è lentamente sgretolato. L’ultra ottantenne laburista radicale Dennis Skinner ha perso nel collegio di Bolsover che detiene dal 1970. Anche il seggio di Sedgefield che per decenni è stato il feudo di Tony Blair è passato in mano ai conservatori dopo 134 anni. La Brexit ha portato a compimento un processo che si era già verificato in misura ridotta nel 2017. Molti laburisti del nord dell’Inghilterra avevano una maggioranza risicata perché avevano già perso terreno nel 2017.

Moltissimi deputati laburisti del nord che hanno perso il seggio hanno criticato pubblicamente Jeremy Corbyn. Lo hanno accusato di essersi concentrato solamente sugli elettori giovani e metropolitani di Londra tralasciando le vecchie zone operaie. La roccaforte di Grimsby dove Johnson si è recato negli ultimi giorni di campagna elettorale è passato anche ai conservatori. Lo stesso è avvenuto nel seggio di Workington nel Cumbria, che aveva assunto un valore simbolico nelle strategie dei partiti. Nelle ultime settimane si era sentito molto parlare del “Workington Man”, l’elettore medio che i conservatori puntavano a conquistare per avere una maggioranza. Il candidato dei Tory Mark Jenkinson ha vinto con uno scarto di oltre quattro mila voti sulla laburista Sue Hayman, ministro ombra dell’Ambiente.

I conservatori hanno conquistato le regioni euroscettiche, ma non hanno perso i loro seggi tradizionali a Londra e nel sud est dell’Inghilterra. Paradossalmente, i Tory hanno approfittato della divisione dell’elettorato pro Remain per vincere alcuni collegi a maggioranza europeista. Il partito di Johnson ha riconquistato il seggio di Kensington a Londra, una storica roccaforte a maggioranza Remain che era passata in mano ai laburisti nel 2017. L’elettorato europeista si è diviso - i laburisti hanno preso 16 mila voti e i liberaldemocratici 9 mila - regalando la vittoria per soli 150 voti alla candidata dei Tory Felicity Buchan. Il voto tattico che era stato incoraggiato da molti ex politici moderati nelle ultime settimane si è rivelato un fallimento. Gli elettori del Labour non hanno votato per i Lib Dems e viceversa. Anche nel seggio di Finchley e Golders Green, un collegio a maggioranza europeista nel nord di Londra, le spaccature nel fronte anti Brexit hanno contribuito alla vittoria del candidato dei Tory Mike Freer. L’attore Hugh Grant si era recato nel quartiere per convincere gli elettori europeisti a sostenere la candidatura di Luciana Berger dei Lib Dems, ma l’appello non ha sortito alcun effetto. Il voto dei partiti pro Remain (Labour e Lib Dems) è stato superiore al cinquanta per cento ma ha vinto comunque un candidato dei Tory. Lo stesso è avvenuto nel seggio di Westminster dove l’ex giovane promessa del Labour Chuka Umunna, passato ai Lib Dems, è stato battuto dalla conservatrice Nickie Aiken.

Il voto dei conservatori europeisti si è mostrato incredibilmente resiliente. I retroscena raccontano che a settembre i Tory moderati espulsi da Johnson lo avevano avvertito che la sua strategia gli avrebbe fatto perdere consensi nei seggi tradizionali come Guildford. Il premier avrebbe risposto con un sincero disinteresse: “Pazienza, perderemo lì ma vinceremo altrove”. La candidata dei Tory a Guildford, Angela Richardson, è stata eletta con il 44 per cento dei voti mentre l’ex conservatrice fuoriuscita Anne Milton, che si è presentata come candidata indipendente, è finita al quarto posto con il 7 per cento. Per Johnson non poteva esserci vittoria migliore.
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Re: UK 51a stella di USA?

Messaggioda pianogrande il 13/12/2019, 19:09

franz ha scritto:In che senso la Scozia non è la Catalogna?
Chiaro che sono due regioni diverse ma in comune hanno il fatto di essere regioni ricche.
La Scozia ha tutto il petrolio del mare del nord, per esempio.


Forse è solo una mia impressione ma il separatismo scozzese lo vedo a livello più popolare/ più radicato.
Inoltre, a livello legale, c'è il precedente del referendum già ammesso una volta.

Questo fatto aggiunto alla situazione irlandese dove le tensioni covano sempre sotto la cenere (e anche sopra) fa del Regno "Unito" una realtà da gestire con attenzione e intelligenza.

Johnson è stato bravissimo con la propaganda e nel giocare la partita sul filo del rasoio passando anche per il blocco del parlamento ma se va a sbattere contro qualche nazionalismo col dentino avvelenato può ritrovarsi in mezzo a un mare di guai e non mi sembra il tipo adatto per governare nella tempesta.

Gli stessi inglesi che lo seguono hanno ora delle aspettative che potrebbero fare la fine della cascata di soldi sul sistema sanitario promessa da Farage.

Finita la propaganda, la realtà incombe.
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Re: UK 51a stella di USA?

Messaggioda franz il 13/12/2019, 20:46

pianogrande ha scritto:Finita la propaganda, la realtà incombe.

Esatto. Amen. O meglio, Let IT Be.
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