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Possibile?

Il futuro del PD si sviluppa se non nega le sue radici.

Possibile?

Messaggioda franz il 02/06/2015, 21:32

Civati lancia il suo "Possibile"
Roma 21/6,"puntiamo a governo sinistra"

17:05 - Pippo Civati lancia il suo nuovo partito, "Possibile". L'appuntamento ufficiale è il 21 giugno a Roma dove, dice, "presenteremo questo percorso". "La nostra ambizione - spiega - è quella di dare al Paese un governo di sinistra, laico, repubblicano e moderno e non solo una buona sinistra. Avremo sede a Roma, ma vi chiediamo di organizzarvi localmente. Possibile nasce dal basso. Sarà un movimento di autonomia: poca burocrazia e struttura orizzontale".

Immagine
Ultima modifica di franz il 02/06/2015, 21:47, modificato 1 volta in totale.
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Re: Possibîle?

Messaggioda franz il 02/06/2015, 21:46

Non riesco (scusate) ad essere serio.
Da un alto ricordo il povero Fogar quando lancio' la sua rivista "molto interessante" dall'altro Marco Mazzocca quando declamava che certe opzioni erano nell'ordine ... “possiboli, non è possiboli o impossiboli”.
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Re: Possibile?

Messaggioda pianogrande il 03/06/2015, 10:44

Un aggettivo è un "attributo" ed ha disperato bisogno di un nome.

Ecco che Civati diventa un aggettivo in cerca di nome.

In mancanza, ognuno è libero di attaccarci quello che vuole.

E allora, è anche possibile che il tutto si sgonfi sul nascere come qualunque entità che brillava di luce riflessa e si era illusa che fosse propria.
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Re: Possibile?

Messaggioda Robyn il 03/06/2015, 19:50

A dire il vero non ho ancora visto a sinistra un partito che incorpora la rosa nel suo simbolo c'è il Psi di nencini ma non incorpora l'opzione liblab
Locke la democrazia è fatta di molte persone
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Re: Possibile?

Messaggioda mariok il 08/06/2015, 19:17

A proposito di Possibile? (con il punto interrogativo) c'è da chiedersi se è possibile che ci sia ancora in giro roba del genere

Il partito comunista di Marco Rizzo detta le regole ai militanti per stare su Facebook: "Mai commentare autonomamente"
Redazione, L'Huffington Post
Pubblicato: 08/06/2015 17:26 CEST

Quando Facebook incontra la politica, i risultati possono essere disastrosi: il commento incauto dell'esponente di un partito può infatti causare gravi imbarazzi all'intera organizzazione. Per il Partito comunista di Marco Rizzo, invece, i social network non sono altro che un incentivo "all'individualismo" e "alle peggiori performance di protagonismo".

Perciò, ispirandosi direttamente a Lenin - c'è scritto proprio così - agli inizi di maggio il Comitato centrale ha elaborato e poi votato "all'unanimità" una serie di regole stringenti e obbligatorie per tesserati e militanti alle prese con profili, account e bacheche: "È fatto assoluto divieto a ogni iscritto (tanto più se dirigente) a fare considerazioni e analisi politiche generali autonome" è il primo dettame, seguìto da un corollario piuttosto scontato: gli unici a poter dichiarare pubblicamente sono i gestori dell'account nazionale e cioè il segretario generale, il segretario del Ful e del Fronte della Gioventù Comunista.

Vietato inoltre taggare gli altri membri del partito non soltanto su questioni politiche ma anche filosofiche, storiche e culturali. Per contro, tutti i membri dovrebbero condividere i post degli organi nazionali, per diffondere il punto di vista del Partito. Per gli entusiasti e gli innamorati del vessillo comunista, invece, una doccia fredda: non potranno usare l'immagine della bandiera nel proprio account privato.

Il verticismo è assoluto: la Direzione centrale infatti conosce le password di tutti gli account riferibili al Partito, compresi i singoli esponenti. Se qualcuno scriverà qualcosa di sgradito, è naturale che dall'alto qualcuno intervenga per modificare o censurare.

E infine un consiglio per la propaganda: "La pubblicazione di fotografie e filmati di manifestazioni del Partito devono essere improntate alla massima efficacia propagandistica e consapevolezza politica dell'evento". Con un avvertimento finale: chi violerà le regole sarà deferito all'organo preposto.

(Aggiornamento: dopo l'estensione di questo articolo la pagina del Partito comunista con le regole risulta improvvisamente non raggiungibile).
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Re: Possibile?

Messaggioda pianogrande il 08/06/2015, 22:42

Certa gente la "soglia di sbarramento" se la crea da sola.

Il massimo di garanzia di non avere nessunissima responsabilità di governo è non essere neanche eletti.

Si riesce comunque a fare opposizione e a predicare alle genti senza rischiare la verifica.
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Re: Possibile?

Messaggioda mariok il 24/06/2015, 19:12

L'inconciliabilità tra sinistra e capacità di governo pare una costante sotto tutte le latitudini

Tsipras, ora la partita è tutta interna. I tre possibili risultati

ANALISI. Davanti al leader di Syriza si aprono tre porte: il partito si convince dell'accordo; la minoranza estremista si mette di traverso e serve un referendum con l'accordo di parte dell'opposizione; il dissidio è troppo grande e servono nuove elezioni

dal nostro inviato ETTORE LIVINI

23 giugno 2015

ATENE - La partita in trasferta (a Bruxelles) sembra ormai quasi in discesa. Il problema di Alexis Tsipras adesso è un altro: quella in casa. Se è riuscito a convincere Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble, dice chi non conosce la Grecia, non dovrebbe avere difficoltà a far passare le sue proposte in Parlamento. Non è detto. Syriza è un partito strano, fatto di tante teste e fazioni quante le mille anime della sinistra che l’hanno formato. E l’ala più radicale fatica a digerire il compromesso raggiunto con la Troika. "Così com’è non passerà in aula", ha detto tranchant stamane Alexis Mitropoulos, speaker del Parlamento e parlamentare di Syriza. La battaglia interna è iniziata. E ha tre possibili esiti. Eccoli

TISPRAS CONVINCE SYRIZA, OK IN AULA. E’ lo scenario che sogna il premier. Già in queste ore il suo cerchio magico ha iniziato il pressing: l’accordo raggiunto è molto migliore di quello firmato da Samaras. Il peso della crisi si sposta dal ceto medio e dai poveri a ricchi e oligarchi. Il target per l’avanzo primario è stato ridotto, garantendoci soldi per la crescita e le misure umanitarie. Le pensioni non saranno tagliate e sul debito alla fine la Troika si impegnerà a ridurlo. Si resta nell’euro, in sostanza, con più giustizia sociale. La base di Syriza si convince. Il leader di Anel e partner di governo Panos Kammenos si arrende all’ipotesi dell’addio alle agevolazioni fiscali delle isole dell’Egeo, per lui un “casus belli”, ha detto ieri. Il Parlamento vota l’intesa, Tsipras trionfa e il governo resta saldamente in sella.

RIVOLTA DI SYRIZA E SIRENE DELL’OPPOSIZIONE. I ribelli di Syriza si mettono di traverso e non votano. In Parlamento mancano i numeri. L’ala radicale ha 30 voti circa, la maggioranza del Governo è di 162 su 300. Tsipras ha due alternative: o convoca un referendum chiedendo ai greci se accettano o no il compromesso e forte del successo (il 70% dei suoi concittadini vuole rimanere nell’euro) piega le resistenze interne. Oppure va a caccia in aula dei voti necessari. Li avrebbe, perché l’opposizione si è impegnata a garantirli, da To Potami fino al Pasok e persino a Nea Demokratia. A quel punto però il governo di Syriza si sfalderebbe e nascerebbe una sorta di governo di unità nazionale destinato a stare in vita il tempo necessario per varare le intese previste dall’accordo prima di andare a nuove elezioni.

RIVOLTA DI SYRIZA, ELEZIONI SUBITO. I ribelli di Syriza si mettono di traverso e non votano l’intesa. Tsipras non accetta i voti dell’opposizione. A quel punto l’unico percorso sono le elezioni immediate. Con forte rischio di caos nel paese e la certezza dell’imposizione di controlli di capitali. Le norme della democrazia interna consentirebbero però al premier di scegliere i candidati per le elezioni, puntando così su persone più vicine alla sua linea. Nei sondaggi Syriza è ancora largamente in testa. Lo spariglio, in teoria, potrebbe aver successo per il premier. Ma il rischio di incidenti di percorso e di tensioni sociali sarebbe altissimo.

http://www.repubblica.it/economia/2015/ ... ef=HREC1-2
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Re: Possibile?

Messaggioda flaviomob il 24/06/2015, 22:38

Beh invece di nuove elezioni forse sarebbe il caso di una consultazione popolare in tutta l'eurozona: la Grecia deve rimanere nell'euro? Se sì, bisogna unificare il debito pubblico degli stati membri all'interno di un bilancio federale, almeno per una consistente percentuale; per quello che resta fuori rimangano dei circuiti di titoli di stato destinati al risparmio interno (come in Giappone) e non alla speculazione finanziaria dei soliti mazzettari.


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Re: Possibile?

Messaggioda pianogrande il 25/06/2015, 2:28

Una consultazione popolare di tutta l'Europa sulla Grecia per decidere se deve rimanere nell'Euro?

Sarebbe più proponibile una consultazione per decidere se alla Grecia può essere condonato il debito.
Parteciperebbero solo i cittadini dei paesi creditori.
Sotto al sì andrebbe scritto il costo per il proprio paese di questo condono e una stima approssimativa del relativo aumento di tasse.

Naturalmente, il voto non sarebbe di pari valore per tutti i partecipanti ma varrebbe in proporzione al debito pro capite di quel paese.

Questa sì che è democrazia diretta (e contabilmente corretta).
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Re: Possibile?

Messaggioda franz il 25/06/2015, 9:21

pianogrande ha scritto:Sarebbe più proponibile una consultazione per decidere se alla Grecia può essere condonato il debito.
Parteciperebbero solo i cittadini dei paesi creditori.

Come si fa a stabilire se un paese è creditore? La risposta mi interessa. Provo con alcune ipotesi.
Il debito greco oggi è in mano fondamentalmente a creditori pubblici. La cosiddetta Troika. BCE, UE, FMI.
La consultazione (in ogni caso non prevista da alcuna norma istituzionale costitutiva) dovrebbe essere per la permanenza nella UE (una permanenza politica, dove ogni uomo conta un voto) e non so se per la UE o l'Euro (BCE) esiste un meccanismo di peso delle quote economiche. Sono comunque tutti creditori, rispetto a quanto versato nella BCE. Poi ci sono i meccanismi di stabilità (fondo salvastati etc) e qui ci sono le quote. Sono tutti creditori: https://it.wikipedia.org/wiki/Meccanism ... ilit%C3%A0 e a quanto vedo le quote sono in base al PIL.
Poi c'è una quota di debito del FMI ma qui rimarrebbe accollato alla grecia (la decisione eventualmente è da prendere da parte del FMI sulla base di queste quote: https://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_mon ... e_dei_voti
Non capisco pero' per quale motivo ipotizzi "il voto non sarebbe di pari valore per tutti i partecipanti ma varrebbe in proporzione al debito pro capite di quel paese". In pratica un paese con un alto debito procapite avrebbe piu' peso per condonare debiti altrui?
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