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Tanti salumi a tutti: verità o provocazione?

Il futuro del PD si sviluppa se non nega le sue radici.

Tanti salumi a tutti: verità o provocazione?

Messaggioda flaviomob il 15/08/2011, 18:13

PD: il salumiere e la mazzetta


nique la police

Cerchiamo di capire il PD a partire da un suo importante non detto. Che non riguarda il fatto che il partito è un pretesto per l’accumulazione privata, salvo rare eccezioni. Questo l’ha capito chiunque abbia uno sguardo sereno e clinico e un rapporto non episodico con l’informazione politica. Il vero non detto del PD è che si tratta di un partito, a differenza dei luoghi comuni sparsi dai media, culturalmente provinciale. Un partito in cui il potere reale, e persino l’organigramma di peso, non si distende minimanente in settori come sapere, arti visive e letterarie, tecnologie scientifiche e della comunicazione.

Nel PD contano tre tipi di figure: chi è amministratore locale a vario titolo (o proviene da quel mondo), gli esponenti dei gruppi parlamentari e i collettori di affari in grado di moltiplicare società, a qualsiasi livello, come scatole cinesi. In questo modo il funzionamento del PD è qualcosa che si capisce come il meccanismo di un accendino: collocare quanti più affari possibile per valorizzare la rete di amministratori e gruppi parlamentari e viceversa. A prescindere dalla società e persino dai cicli dell’economia. La collocazione degli affari, non avendo il PD alcuna cultura e quindi visione del futuro e del contesto sociale, è semplicemente adattiva. Il PD si adegua cioè al contesto sociale ed economico dato, passando da un’occasione di affari all’altra. Basti dire che da tempo la Lega Coop ha un rapporto proficuo con la Lega Nord. Non c’è niente di politico in questo o meglio, i riflessi politici sono solo successivi al contesto di affari che l’ha generato. La dimensione politica si adegua all’occasionalismo negli affari. E, secondo la visione del PD, dovrebbe anche fare il contesto sociale. Se non si comprende questo è difficile capire cosa stia succedendo al Pd, con le vicende Enac e Penati, e soprattutto non si capisce come quel partito sia semplicemente irriformabile. O, se si preferisce, il PD è un qualcosa destinato a rimanere un pretesto per l’accumulazione privata, da parte di cordate anche conflittuali tra loro composte delle figure che contano nel partito, fino a quando quest’equivoco tiene. E il processo adattivo, al peggio della società italiana, da parte del PD è incarnato nella figura del suo segretario. Laureatosi a suo tempo in filosofia oggi parla come la caricatura della nobile figura del salumiere di una Ipercoop emiliana e fa avanspettacolo con Crozza in tv.

Perché nel PD c’è l’idea, tipica di chi è rimasto ancora alla concezione che vuole la tv generalista al centro della società, dell’egemonia di una comunicazione politica ferma agli schemi berlusconiani della tv degli anni ’80. Ma con le vicende Enac e Penati, che coinvolgono due collaboratori stretti di Bersani e un socio di D’Alema, c’è poco da fare avanspettacolo. Fin da prima della sua costituzione, dall’epoca dei ds, il nucleo dirigente del PD, coinvolto nell’operazione di aggiottaggio e insider trading nell’affare Unipol-Bnl, emerge come una sommatoria di cordate che vive esclusivamente come rete instabile di procacciamento d’affari. A livello nazionale e locale: dalle grandi opere alla creazione di società di capitali intrecciate alle municipalizzate, alla aziendalizzazione di servizi pubblici del territorio. Un estremismo della contabilità, della proliferazione di società misto pubblico-privato, della centralità di cordate d’affari che crea un ceto politico PD inabile ad affrontare i nodi strutturali di questo paese. Infatti, non appena le borse mondiali hanno attaccato l’Italia, il PD altro non ha saputo fare che ripetere il mantra diffuso in automatico dal media mainstream: conti in ordine, liberalizzazioni, crescita fatta di privatizzazioni. Senza rendersi neanche conto che, per un partito nazionale, certi comportamenti non portano solo al suicidio di un paese ma anche di una classe politica, figuriamoci di un partito. Ma una classe dirigente di un partito formatasi secondo il principio di Peter, un potente nomina uno più stupido per controllarlo e così all’infinito, non può produrre di più. C’è solo da sperare che l’elettorato non abbocchi alla propaganda di Bersani, lanciata per scopo di pura sopravvivenza. Che parla di un futuro di bilanci certificati del PD, come lanciare la proposta dell’istitituzione di un giudice di pace in piena seconda guerra mondiale, di “macchina del fango” contro il partito democratico e altre parole in libertà.

La verità è che Penati, braccio destro di Bersani, è il Verdini del PD. E che questi due partiti occupano ancora oggi, pare incredibile, il centro della società italiana pur essendo inadatti, inutili e persino incapaci di provvedere a darsi un’immagine che non sia quella classica del partito che ha i parlamentari come collettori di mazzette.

http://www.sinistrainrete.info/crisi-mo ... zetta.html


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Re: Tanti salumi a tutti: verità o provocazione?

Messaggioda ranvit il 15/08/2011, 20:44

Perfetto!

L'alternativa?
Il 60% degli italiani si è fatta infinocchiare votando contro il Referendum che pur tra errori vari proponeva un deciso rinnovamento del Paese...continueremo nella palude delle non decisioni, degli intrallazzi, etc etc.
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Re: Tanti salumi a tutti: verità o provocazione?

Messaggioda flaviomob il 16/08/2011, 7:23

Per cominciare, un PD a guida Bindi / Serracchiani / Civati (e fra i tre ci starebbe bene anche il candidato primo ministro prossimo venturo, visto che Vendola qualche problemino con la sanità nella sua regione lo ha avuto, anche se è un ottimo politico)


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Re: Tanti salumi a tutti: verità o provocazione?

Messaggioda ranvit il 16/08/2011, 7:51

Mamma mia, no!

Sono tre "vuoti a perdere"! Chiacchieroni inconsistenti e assolutamente incapaci di amministrare una Nazione!
Al massimo possono fare i Parlamentari...

Meglio De Magistris :D
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Re: Tanti salumi a tutti: verità o provocazione?

Messaggioda flaviomob il 16/08/2011, 8:57

Se etichetti persone che non hanno commesso nulla di male come "incapaci", secondo me il chiacchierone sei tu :lol:
Almeno cerca di motivare le tue opinioni.
Si parlava di una classe dirigente cristallina per il PD, per cominciare. Non vedo poi perché un politico non dovrebbe "chiacchierare", cioè dialogare riguardo ai propri progetti e programmi di governo, per comunicarli e per interagire, anche via internet, con i cittadini. Che esperienze di governo aveva De Magistris, che ha sempre fatto il magistrato?


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Re: Tanti salumi a tutti: verità o provocazione?

Messaggioda ranvit il 16/08/2011, 10:12

Flavio....tu sei un'anima bella, io no!

Al governo del Partito cosi' come a capo di qualsiasi istituzione o organizzazione o impresa ci devono stare persone....con le palle! Non si puo' fare il capo di niente se si è....cicci' ciccio' o anima bella (intendo buonista, pietista, etc).

De Magistris ha sbaragliato la concorrenza politica partendo da niente e sta muovendosi bene nella gestione di Napoli.
Bindi non ha mai gestito niente e quando ha fatto il ministro è stata un disastro!
....chi erano gli altri due? Ah, Serracchiani e Civati....chi sono costoro? Cosa hanno fatto nella loro vita se non politica al seguito di qualcuno e comunque....ma chi li conosce (intendo la maggioranza dei cittadini italiani)? Certo se vincessero le primarie...ma non ci riusciranno mai :D

Oltre a De Magistris, va bene anche Monti o Draghi o Montezemolo o Pisapia (perchè no?), certo non Vendola e non per la sanità ma perchè è molto bravo solo a chiacchierare. E tanti altri....purchè dimostrino di essere capaci di vincere la concorrenza e ottenere il consenso necessario.

Vittorio
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Re: Tanti salumi a tutti: verità o provocazione?

Messaggioda lodes il 16/08/2011, 18:22

Vittorio ha ragione. Civati, Seracchiani non vanno da nessuna parte per due ragioni.
La prima è che appena due anni fa Bersani ha vinto il congresso. Questo vuol dire che gli iscritti PD si identificano con questo gruppo dirigente che governa il partito.
La seconda che nessuno dei due (ma nemmeno altri giovani dirigenti) non hanno nessuna intenzione di mettere in discussione questo assetto del partito. Tanto è vero che dopo il congresso hanno accettato una "gestione condivisa" del partito.
Quanto alla Bindi ha fatto il suo percorso politico e non vedo in cosa si distingua dagli gerontocratici dirigenti.

Il problema del PD sta nella sua base, nel suo elettorato. Tutti pronti a Votare Veltroni, poi tutti dietro a Bersani che sono come il nord e il sud. Fino a quando la cultura politica di questo elettorato sarà quella ben rappresentata da Bersani e compagnia, il PD continuerà ad essere il partito che è: la continuità dei partiti della prima repubblica, con tanti saluti per la modernità e per una sinistra riformista e di governo.
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Re: Tanti salumi a tutti: verità o provocazione?

Messaggioda lucameni il 16/08/2011, 18:38

Credo che poi ci si debba anche intendere sul significato di riformismo, massimalismo, giustizialismo etc etc.
Fermo restando le gravi mancanze culturali e il conservatorismo di quella sinistra che ancora vive solo per lo sciopero generale e parla di democrazia violata in Italia pensando a Cuba, in questi ultimi anni con la parola "riformista" (o "progresso") si è dato vita alle peggio schifezze inciuciste e speculative, dal metodo Bertolaso in poi, usato anche a sinistra. Ovvero il berlusconismo diventato trasversale agli schieramenti.
Un Pd un po' meno scandaloso del Pdl ma neanche poi troppo, con un'idea della legalità, trasparenza amministrativa, informazione dei cittadini che si rifugia in parole buone a tutti gli usi ma che poi si dimostrano vuote e strumento di mistificazione.
Onestamente dai personaggi citati, salvo una Bindi sempre molto battagliera ma con un dna di cattolica di sinistra un po' intollerante che non la fa piacere (giustamente) a tutti, per ora non ho sentito nulla di veramente "nuovo", tale da rottamare comportamenti e non solo le vecchie cariatidi.
"D' Alema rischia di passare alla storia come il piu' accreditato rivale di Guglielmo il Taciturno" (I. Montanelli, 1994)
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Re: Tanti salumi a tutti: verità o provocazione?

Messaggioda flaviomob il 17/08/2011, 12:23

http://www.beppegrillo.it/2011/08/le_ma ... index.html

Travaglio sul blog di Grillo:

...

Come nel 1992 (espandi | comprimi)
...come dice Di Pietro la tangente si è ingegnerizzata ma è anche vero che ci sono pure storie di versamenti estero su estero, e storie di valigette, di denaro contante
....
nel 2006 Vendola vince le elezioni, prima le primarie e poi le elezioni, diventando governatore eletto direttamente dal popolo pugliese, della sua regione e formando la sua Giunta sceglie come Assessore alla Sanità, Alberto Tedesco, quest’ultimo ha due figli e una moglie che sono titolari di due, in certi periodi addirittura tre aziende che producono protesi sanitarie o apparecchiature medicali, chi sono i clienti di queste aziende? Le A.S.L., oltre alle cliniche private convenzionate con le A.S.L., stiamo parlando di aziende che forniscono le aziende regionali sanitarie, che ricadono sotto il controllo e sotto la gestione dell’Assessore alla sanità, la sanità è la prima voce di bilancio di ogni regione, ogni anno spendiamo 105 miliardi di bilancio sanitario, una spesa che andrebbe controllata come faceva Padoa Schioppa che aveva iniziato a aprire i libri bianchi per vedere dove vanno tutti quei soldi e poter decidere dove tagliare oculatamente, chirurgicamente quella buona abitudine è stata immediatamente abbandonata da Tremonti e quindi la spesa sanitaria è tornata a impazzare...

Chi è l’unico che non dovrebbe diventare Assessore regionale alla sanità? Uno la cui famiglia ha delle aziende fornitrici della sanità regionale, perché? Perché è un conflitto di interessi clamoroso e invece Vendola sceglie proprio Alberto Tedesco come assessore regionale alla sanità. Tedesco in una trasmissione sul sito ilfattoquotidiano.it, dove ero presente a mia domanda ha raccontato che Vendola gli telefonò a mezzanotte la sera prima di presentare la Giunta e gli disse: “Tu devi fare l’assessore regionale alla sanità”. Tedesco all’epoca era rappresentante di partito che aveva due consiglieri regionali su 70, quindi non aveva alcuna aspettativa, alcuna speranza di poter ottenere un incarico che è il più importante incarico in Regione dopo il governatore, fu scelto lui e fu scelto dalla sanità, si sa che era molto amico di D’Alema, Vendola ha sempre fatto sapere che il nome di Tedesco era stato caldeggiato da D’Alema ma la responsabilità della scelta ricade comunque sul governatore eletto dal popolo, quindi la responsabilità è di Vendola che ha fatto molto male a assecondare i desideri di D’Alema se quelli erano i desideri di D’Alema.
...

I topi nel formaggio (espandi | comprimi)
Colpa del PD che l’aveva portato lì? Colpa di Vendola che l’aveva scelto come assessore alla sanità, se non fosse stato messo il topo nel formaggio, il topo non avrebbe mangiato il formaggio o meglio non sarebbe stato accusato di avere mangiato il formaggio, quindi anche i guai giudiziari di Tedesco rimontano alla scelta sbagliata di Vendola, dell’ignorare il suo conflitto di interessi e la scelta sbagliata di Tedesco di non dire: “Se non mi metti un altro assessorato, rinuncio all’assessorato alla sanità”, errore di Tedesco, di Vendola, del PD!
...
Dopo che Tedesco ha detto: “Vendola mi ha detto: fai l’Assessore alla sanità e solo quello e gli ho detto: c’è un conflitto di interessi mettimi in un’altra delega e lui mi ha detto: no fai l’assessore alla sanità”, abbiamo chiesto noi de Il Fatto Quotidiana a Vendola di rispondere, ma Vendola ha detto: “Non rispondo” e quando un giornalista gliel’ha chiesto in un incontro pubblico a Amalfi, Vendola ha risposto “Di Tedesco non parlo, parliamo di Milanese e di Tremonti” come se lui c’entrasse qualcosa, è comodo parlare degli scandali degli altri, invece dovresti parlare di uno scandalo che nasce da una tua scelta errata, Vendola non parla di Tedesco che è un nervo scoperto, evidentemente perché dovrebbe spiegare come anche la cosiddetta sinistra radicale in questi anni se ne sia infischiata e abbia sguazzato nei conflitti di interessi. Dunque a maggior ragione per il fatto che non risponde, Vendola non è il candidato giusto per succedere a Berlusconi e per cominciare finalmente una dura lotta ai conflitti di interessi che in Italia come nel mondo provocano terremoti finanziari, fanno costare di più le cose i conflitti di interesse, a quanto ammontano le tariffe dell’autostrada di Gavio? Legato mani e piedi al centro-sinistra? A quanto ammontano i costi delle opere pubbliche se poi quelli che le devono realizzare devono pagare soldi ai politici? I conflitti di interessi e la corruzione fanno esplodere la spesa pubblica e mandano in bancarotta i paesi, purtroppo non è adatto a fare il candidato del centro-sinistra per succedere a Berlusconi neanche Bersani e l’abbiamo fatto presente quando è esploso lo scandalo Penati e lo scandalo Pronzato in un precedente Passaparola abbiamo parlato di D’Alema e della sua abilità diabolica nello scegliersi sempre i collaboratori sbagliati che poi finiscono regolarmente sotto inchiesta o addirittura in carcere, abbiamo fatto delle domande anche a Bersani, quest’ultimo non ha commesso reati, non risulta, non lo penso, ha però un concetto dei rapporti tra politica e affari che è nel pieno della cultura del conflitto di interessi, quando era Ministro delle attività produttive, anche se si chiamava in un altro modo, nel primo Governo Prodi, lo dice lui stesso, si ritrova tra i consiglieri del Ministero e lo conferma, un certo Pronzato, Franco Pronzato, dopodiché Bersani lascia il governo quando cade il Governo Prodi, torna al governo nel 2001, sempre alle attività produttive che si chiamano finalmente così, Pronzato in quegli anni diventa il responsabile del PD, quando poi nasce il PD, quindi stiamo parlando di due anni dopo, nel 2008 per il trasporto aereo e contemporaneamente consigliere di amministrazione dell’Enac che è l’ente che controlla i voli, un ente pubblico, possibile che un dirigente di partito con un incarico, proprio nel settore dei voli, faccia anche il Consiglio di Amministrazione di un’azienda pubblica che deve controllare i voli? Conflitto di interesse, il topo nel formaggio, anche in questo caso mangia il formaggio, cosa succede? Lo arrestano poche settimane fa per una tangente, è accusato di avere preso una tangente da una azienda di un certo Paganelli che possiede aerei e che quindi è interessata a gestire delle rotte aeree, era interessata a gestire la rotta tra la Toscana e l’Isola d’Elba... per questa tratta si candida l’azienda di questo Paganelli e chiede un aiuto per avere questa tratta per essere raccomandato presso l’Enac, a chi si rivolge? A quello che procaccia i finanziamenti alla Fondazione italiani e europei, il braccio destro di D’Alema, un certo Morichini che è quello che ha venduto la seconda barca a D’Alema, al quale poi D’Alema ha intestato anche la barca per un certo periodo. Morichini procura soldi, finanziamenti alla Fondazione di D’Alema, l’abbiamo scoperto da questa indagine perché i finanziatori di italiani e europei restano tutt'ora segreti per ragioni di privacy, dice D’Alema.
Paganelli finanzia la Fondazione italiani e europei, Paganelli offre dei passaggi aerei sui suoi aerei a D’Alema gratis, Paganelli paga una tangente a questo Morichini della Fondazione italiani e europei, amico di D’Alema perché Pronzato gli dia una mano all’Enac, Pronzato si spartisce la tangente con Morichini, si prendono 20 mila Euro a testa, Pronzato viene arrestato e adesso ha chiesto di patteggiare la pena, quindi se non è un’ammissione di colpa, se uno patteggia è perché ha qualcosa da nascondere, perché altrimenti patteggiare una pena detentiva? Se non fosse stato nominato all’Enac quel dirigente di partito, ex consigliere di Bersani al Ministero, non avrebbe potuto favorire nessuno all’Enac e quindi nessuno gli avrebbe offerto tangenti e lui non avrebbe preso tangenti e il PD si sarebbe risparmiato uno scandalo. Ecco la nemesi, ignorando il conflitto di interessi di Berlusconi volevano proteggere i loro conflitti di interessi e adesso che speravano di raccattare il potere dalle mani di Berlusconi, si ritrovano inquisiti nei loro principali collaboratori e screditati perché certamente chi ha fatto queste scelte dovrà pure risponderne, esattamente come Bersani deve rispondere della scelta di Penati, che nel 2009 quando Bersani diventa segretario del PD, Penati diventa capo della sua segreteria, Penati era stato trombato alle elezioni provinciali, non era stato riconfermato Presidente della Provincia di Milano e infatti è stato poi mandato al Consiglio regionale, ha perso le elezioni provinciali per la riconferma, ha perso le elezioni regionali contro Formigoni, faceva fino a una settimana o due fa, il Vicepresidente del Consiglio regionale perché è diventato comunque consigliere, adesso si è dimesso perché è indagato per corruzione, concussione e altri gravissimi reati, accusato di avere chiesto e preso tangenti per vari milioni di Euro per sé e per il partito e ci sono intercettazioni, bonifici, memoriali di imprenditori anche a lui vicinissimi che dicono che queste cose sono vere, non voglio sapere per il momento lo stabiliranno i giudici quali di queste tangenti sono vere e quali non sono vere, può darsi che siano vere tutte, può darsi che non sia vera nessuna, certamente è molto difficile che non sia vera nessuna perché i riscontri cominciano a essere numerosi e incrociati, ma lasciato perdere l’aspetto penale che spetta ai giudici affrontare, il problema è politico, si poteva sapere che Penati aveva uno strano modo di rapportarsi agli affari? Si poteva sapere, si poteva sapere per quello che abbiamo detto nell’altro Passaparola, perché indagando sullo scandalo della Milano Serravalle che contrapponeva Albertini Sindaco di Milano, Ombretta Colli Presidente della Provincia prima di Penati e il gruppo Gavio, soci tutti dell’autostrada Milano – Genova, la famosa Serravalle, si era scoperto che in seguito alla Colli se ne era occupato in un certo modo anche Penati penalmente non c’era niente di rilevante, ma sicuramente si era scoperto che Penati aveva comprato una quota appartenente al gruppo privato di Marcellino Gavio, re delle autostrade, con i soldi dei milanesi, pagando delle quote il triplo di quelle che le aveva pagate Gavio un anno e mezzo prima, Gavio le aveva pagate poco meno di 3 Euro a azione, Penati le fece pagare ai milanesi quasi 9 Euro a azione, così Gavio mise in tasca una plus valenza di 176 milioni di Euro, mica male, era l’estate del 2005 e subito dopo nell’estate del 2005 investì 50 di quei milioni di plus valenza per sostenere la scalata dell’Unipol alla Bnl, la scalata di Consorte che oggi è sotto processo perché era una scalata illegale, è stata dei furbetti del quartierino, foraggiati di Gavio che aveva appena ottenuto dei soldi, grazie a Penati, soldi dei cittadini milanesi, un acquisto totalmente inutile soprattutto sovracosto anche se poi c’erano stati degli studi di audit che avevano avallato quel costo, ma certamente non potevano dire che la Provincia di Milano dovesse per forza accollarsi un altro 15% dell’autostrada Serravalle, visto che già controllava il 40% di quell’autostrada e non c’era bisogno che salisse al 55%.
Tutto ciò dimostra che questa operazione tra Penati e Gavio già denotava un rapporto malato tra politica e impresa, anche perché Gavio è uno che i politici non dovrebbero toccare neanche con una canna da pesca per un motivo molto semplice, l’abbiamo ricordato nel Passaparola perché il braccio destro di Gavio, Bruno Binasco è stato condannato per avere pagato un finanziamento illecito all’ex Pds tramite Greganti nella prima Tangentopoli, è un vecchio finanziatore del partito che poi ha cambiato nome, fare un favore così a uno che ha finanziato il tuo partito, non è una bella cosa, il problema qual è? E’ che la scalata Unipol è stata sostenuta pubblicamente e privatamente nell’estate del 2005 da tutto il vertice DS: D’Alema, Fassino, La Torre e anche Bersani e anche Bersani ha uno strano rapporto, secondo me malato, tra politica e affari perché nell’autunno 2004 il governatore Fazio racconta che andarono a trovarlo a Banca d’Italia Fassino e Bersani per raccomandargli di sostenere la fusione tra il Monte dei Paschi e la Bnl che poi un anno dopo ha tentato di scalare Unipol, puntavano una Bnl prima tramite il Monte dei Paschi, la banca rossa di Siena e poi tramite l’Unipol, l’assicurazione delle cooperative rosse, cosa ci vanno a fare Bersani e Fassino dal governatore della Banca d’Italia per caldeggiare una fusione bancaria? Cosa ci fanno un anno dopo a caldeggiare e a tifare per la scalata a una banca? E’ questo il compito dei politici? Conquistare banche o scrivere regole per la finanza e poi lasciare che le autorità terze vigilino sulle operazioni finanziarie togliendo le mani della politica dalla finanza? Se uno mette le mani rischia di bruciarsele e è quello che è successo a Bersani, anche perché Penati fa l’operazione con Gavio, raccomandato da Bersani, Gavio chiama Bersani per avere appuntamento con Gavio e vendergli quel 15% e Bersani chiama Penati mettendolo in contatto con Gavio, organizzando con un incontro pubblico, è giusto che il Presidente della Provincia incontri un costruttore di cui è consocio per le sue ragioni istituzionali in un’autostrada, lo riceve nel suo ufficio alla Provincia, fa un comunicato dicendo: oggi abbiamo ricevuto il Cavalier Gavio che ci ha prospettato questa operazione, la posizione della Provincia è questa, così si fa, nella trasparenza, invece si sono incontrati Penati e Gavio su appuntamento caldeggiato da Bersani in un albergo di Roma segretamente, nessuno l’avrebbe mai saputo se non ci fosse questa indagine.
Bersani ci ha detto: beh conosco Gavio perché ero Ministro delle attività produttive, no, nel 2004 quando prende l’appuntamento a Bersani con Gavio, governava Berlusconi, Bersani era un Europarlamentare, perché Gavio si rivolge a Bersani per parlare con Penati quando potrebbe benissimo prendere appuntamento con la segreteria di Penati che è Presidente della Provincia di Milano e del suo consocio nella Serravalle? Allora vedete che anche Bersani ha delle cose da spiegare non sul penale, sul rapporto tra politica e affari, è stato cortese, ha risposto a delle nostre domande su Il Fatto Quotidiano, se volete trovate le nostre domande e le sue risposte, ma trovate anche le mie di controrepliche perché le risposte di Bersani, come già quelle di D’Alema, purtroppo, sono molto poco soddisfacenti, continuare a rispondere “Abbiamo le mani pulite, noi siamo diversi dagli altri” e poi fare cose simili, ti autorizza a dire che sei diverso dagli altri perché gli altri fanno peggio, ma non che tu non fai cose analoghe, perché purtroppo abbiamo visto che fuori dal penale, ma nel rapporto malato – politiche e affari anche Bersani evidentemente ha un concetto strano del ruolo della politica, un concetto assolutamente incompatibile con il libero mercato...


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