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Bologna: Delbono pronto dimettersi / le domande di Prodi

Il futuro del PD si sviluppa se non nega le sue radici.

Bologna: Delbono pronto dimettersi / le domande di Prodi

Messaggioda franz il 25/01/2010, 15:26

Il sindaco parlerà in Comune. La Procura indaga su 12 weekend
Il dubbio è: chi pagò le spese della segretaria-fidanzata

Delbono pronto dimettersi
"Prima l'interesse della città"

di ELEONORA CAPELLI e PAOLA CASCELLA

BOLOGNA - Il sindaco Flavio Delbono pronto a fare un passo indietro. Nel giorno in cui il Cinzia-Gate arriva in consiglio comunale le dimissioni non sono più "un'idea che non esiste", un'ipotesi da scartare "anche in caso di rinvio a giudizio", come aveva detto sabato scorso appena uscito dalla procura. Delbono ha convocato oggi i giornalisti perché assistano a "un atto di dignità" con cui superare la posizione netta tenuta finora. "Vorrei dire una cosa chiara e senza equivoci - ha spiegato ieri il sindaco - per me l'interesse della città viene prima di tutto. Anche prima di me". Tramonta così la "resistenza a oltranza" del sindaco indagato per truffa aggravata, peculato e abuso d'ufficio in seguito alle rivelazioni della sua ex fidanzata e segretaria, Cinzia Cracchi. In consiglio comunale, di fronte a colleghi e avversari politici, Delbono parlerà per "mettere in chiaro le cose", dopo aver parlato ai magistrati ed essersi rivolto ai bolognesi dagli schermi di ètv. Ma davanti ai giornalisti, convocati subito dopo la relazione, aprirà una fase nuova, che contempla anche le dimissioni. Per scelta sua o su sollecitazione del Pd. Su richiesta della città, in vista delle elezioni regionali, poco più di sei mesi dopo le amministrative.

I guai giudiziari del sindaco, del resto, potrebbero non chiudersi a breve. La Procura aprirà un nuovo fascicolo, probabilmente per peculato e abuso d'ufficio, gli stessi reati dell'altro, su dodici viaggi fatti con Cinzia Cracchi in giro per l'Italia. Sono sempre weekend - il primo a Siena, nel 2001, all'inizio della loro relazione sentimentale - , che hanno al centro un appuntamento istituzionale. Dopo Siena, Cinzia e Flavio sono stati quattro volte a Napoli, cinque a Roma, e poi ad Arezzo e a Lerici, mescolando l'amore con i convegni, il privato col pubblico. Niente di male, se non fosse che fino al 2002 la signora che seguiva Delbono come segretaria personale, è sempre stata ospitata, dal venerdì pomeriggio alla domenica sera, in alberghi di categoria superiore a quella prevista per il suo ruolo in Regione. Poi dal 2004 la situazione cambia. Fino al 2008, quando i due rompono, Cinzia accompagna Delbono in veste privata. Nulla di clamoroso, piccole spese, ma chi ha pagato le sue trasferte? A questa domanda il sindaco deve ancora rispondere, perché i weekend italiani saranno oggetto di contestazione probabilmente in un nuovo interrogatorio al quale Delbono verrà invitato tra qualche giorno. Forse anche per parlare del misterioso bancomat intestato all'amico Mirko Divani, ma dato a Cracchi per le sue spese personali, sul quale ha fornito spiegazioni che non hanno convinto la magistratura. Ora il sostituto procuratore Morena Plazzi vuole incrociare i dati della card con quelli dei conti corrente del sindaco e di Divani che è in affari col Cup (Centro di prenotazione unificata) dove Cinzia fu trasferita da Delbono alla fine della loro relazione.

(25 gennaio 2010)
http://www.repubblica.it
Ultima modifica di franz il 26/01/2010, 8:57, modificato 1 volta in totale.
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Prodi: "La gente mi chiede chi comanda nel Pd"

Messaggioda franz il 26/01/2010, 8:55

Il colloquio. Il padre nobile del Partito democratico
osserva da lontano i tormenti della sua "creatura"

Prodi: "La gente mi chiede
chi comanda nel Pd"

di MASSIMO GIANNINI

Bastonato in Puglia. Umiliato a Bologna. Spiazzato nel Lazio. Confuso ovunque. Romano Prodi, padre nobile del Partito democratico, osserva da lontano i tormenti della sua "creatura". "Tre settimane fa ero a Campolongo, a sciare. In fila per lo skilift la gente mi fermava e mi chiedeva solo questo: ma chi comanda, nel Pd?". Bella domanda. Il Professore non ha la risposta. E per la verità neanche la cerca: "Ormai sono fuori, e quando si è fuori si è fuori...", dice l'ex premier. Non si sogna nemmeno di "sparare sul quartier generale", una delle abitudini preferite della sinistra italiana di ieri e di oggi. Proprio lui, poi, l'unico che è riuscito a battere Berlusconi due volte, anche se poi non è riuscito a governare come avrebbe voluto. Ma la domanda resta, in tutta la sua drammatica semplicità. Chi comanda, nel Pd? Il buon Bersani, fresco segretario pragmatico e onesto, ieri ha messo la sua faccia sulla sconfitta pugliese e sul pasticcio bolognese. Ma il suo limite, in questa prima fase di gestione del partito, è stato un esercizio timido e intermittente della leadership. Quello che nella campagna elettorale delle primarie nazionali era stato il suo miglior pregio (la sana realpolitik emiliana, la forza operosa e tranquilla, la capacità di rassicurare gli elettori) nella campagna elettorale per le primarie è diventato il suo peggior difetto. Molte parole di buon senso, ma pochi messaggi che trascinano. Molte iniziative diffuse sul territorio, ma poca "gestione" delle partite locali complesse. Così, a tratti, ha alimentato il sospetto di lasciarsi "etero-dirigere": dalla "volpe del tavoliere" in Puglia, dalla Bonino nel Lazio, da Casini un po' ovunque.


Ieri, in direzione, nessuno l'ha processato per questo. La minoranza veltroniana e franceschiniana non ha infierito, ed ha evitato di ricadere nel vizio tafazziano preferito dal centrosinistra: il regolamento dei conti. Ma in conferenza stampa Bersani era solo, a fronteggiare le domande dei cronisti. Dov'era Massimo D'Alema, che in Puglia ha tentato con l'Udc l'ennesimo esperimento di laboratorio, spazzato via con le provette neo-centriste e gli alambicchi neo-proporzionalisti dai 200 mila elettori che hanno tributato un plebiscito a Nichi Vendola? E dov'era Enrico Letta, che il 4 gennaio in un Largo del Nazareno ancora deserto per le vacanze di Capodanno annunciò il no alle primarie e la candidatura unica di Francesco Boccia? Non pervenuti. E così l'impressione, che è di Prodi ma non certo solo di Prodi, è che alla fine il partito sia in realtà "sgovernato", e un po' in balia di se stesso. Il Professore non lo dice, e "per correttezza" (come ripete in continuazione) si guarda bene dal dare giudizi sulle strategie politiche di questi ultimi mesi e sulle scelte del segretario. Lui, tra l'altro, Bersani l'ha anche sostenuto e votato alle primarie. Ma il Pd è pur sempre il "suo" partito. Lo ha sognato e alla fine fondato. Vederlo ridotto così, oggi, gli fa male. "Sa cosa mi dispiace, soprattutto? È vedere che ormai sembra sempre più debole la ragione dello stare insieme...". Come dire: quello che manca è il vecchio "spirito dell'Ulivo", quel mantra evocato ossessivamente fino a due anni fa, a volte quasi come un esorcismo, che spinse e convinse i vertici di Ds e Margherita ad uscire dalla casa dei padri, e a fondere i due riformismi, quello di matrice laico-socialista e quello di matrice democratico-cristiana.

Non che nelle stagioni passate quello "spirito" abbia soffiato così impetuoso. Ma è vero che oggi appare impalpabile. Quasi svanito, come dimostrano le piccole e ingrate diaspore di queste settimane, dalla api rutelliane e agli altri "centrini" cattolici. Dov'è finito il progetto? Dov'è finita "l'unità" che gli elettori invocano da anni? Di nuovo: Prodi non ha la risposta. Si limita a riproporre le domande. E con lui se le ripropone l'eroico "popolo del centrosinistra", che si mette diligente in fila, con un euro in mano, in ogni fredda domenica in cui la pur esecrata "nomenklatura" chiama: quale autodafè deve ancora accadere, prima che le magnifiche sorti e progressive del grande "partito riformista di massa" si riducano in rovine fumanti?

Per il Professore, stavolta, c'è un dolore nel dolore. La spina nel cuore si chiama Bologna. Nelle dimissioni di Delbono c'è anche un po' di debacle prodiana. Era stato l'ex premier, a lanciare "l'amico Flavio" verso la candidatura a sindaco. Per forza, oggi, la sua uscita di scena brucia due volte. Prodi prova a girarla in positivo: "Prima di tutto, analizziamo la dimensione del problema. Di cosa si sta parlando? Non si distrugge la vita di un uomo, come è accaduto in questi giorni, per una storia come quella, per una manciata di euro...". E se gli fai notare lo "scandaletto", i due bancomat e il "cha-cha-cha della segretaria", il Professore non arretra. "Certo, doveva essere più accorto. Ma in questi giorni nessuno si è limitato a dire questo: gli hanno dato del delinquente, invece. Hanno parlato di limite etico travolto. Eppure altrove, per altri amministratori locali di centrodestra che ne hanno combinate di tutti i colori, nessuno ha gridato allo scandalo, e si a' mai sognato di chiedere le dimissioni. Allora queste cose le vogliamo dire sì o no?". Appunto, le dimissioni. Proprio a Bologna, che già era uscita un po' malconcia dall'era Cofferati. "Ma anche le dimissioni, vede, confermano la differenza di stile di Delbono: ha compiuto un atto di responsabilità verso la città. Ora sarà più libero di dimostrare la sua innocenza, della quale sono non sicuro, ma sicurissimo. Non era obbligato a dimettersi, ma l'ha fatto. Ha messo il bene comune sopra a tutto, prima delle convenienze personali. Chi altri l'avrebbe fatto? La Moratti, forse?".

E ora? Che ne sarà di Palazzo Accursio? Nei boatos, che riecheggiano sotto i portici del centro storico e nei conciliaboli del Bar Ciccio, c'è solo un nome che rimbalza, per la successione a Delbono. Ed è proprio il suo: Romano Prodi. Possibile? Il Professore ridacchia, e quasi sibila in uno slang emiliano che si fa più stretto: "Ma non ci pensi neanche un momento... Gliel'ho già detto: in politica o si sta dentro, o si sta fuori. E io dentro ci sono già stato anche troppo. Mi riposo, leggo, studio molto, faccio le mie lezioni qui in Italia e in Cina. E sono sereno così". Ma il Pd, Professore: che ne sarà del Pd? "Non lo so, speriamo bene...". Di più non gli si estorce, all'uomo che tuttora molti continuano a considerare un possibile "salvatore della patria", per Bologna e non solo. "Eh no - conclude lui - salvatore della patria no! Va bene una volta, va bene due volte, ma tre volte proprio non si può. Grazie tante, ma abbiamo già dato...".
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Re: Bologna: Delbono pronto dimettersi / le domande di Prodi

Messaggioda trilogy il 26/01/2010, 11:51

franz ha scritto:I guai giudiziari del sindaco, del resto, potrebbero non chiudersi a breve. La Procura aprirà un nuovo fascicolo, probabilmente per peculato e abuso d'ufficio, gli stessi reati dell'altro, su dodici viaggi fatti con Cinzia Cracchi in giro per l'Italia. Sono sempre weekend - il primo a Siena, nel 2001, all'inizio della loro relazione sentimentale - , che hanno al centro un appuntamento istituzionale. Dopo Siena, Cinzia e Flavio sono stati quattro volte a Napoli, cinque a Roma, e poi ad Arezzo e a Lerici, mescolando l'amore con i convegni, il privato col pubblico. Niente di male, se non fosse che fino al 2002 la signora che seguiva Delbono come segretaria personale, è sempre stata ospitata, dal venerdì pomeriggio alla domenica sera, in alberghi di categoria superiore a quella prevista per il suo ruolo in Regione. Poi dal 2004 la situazione cambia. Fino al 2008, quando i due rompono, Cinzia accompagna Delbono in veste privata. Nulla di clamoroso, piccole spese, ma chi ha pagato le sue trasferte? A questa domanda il sindaco deve ancora rispondere, perché i weekend italiani saranno


Se l'avesse nominata da subito dirigente o assessore, come fanno nel PDL il problema non sussisteva
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Re: Bologna: Delbono pronto dimettersi / le domande di Prodi

Messaggioda Iafran il 26/01/2010, 12:28

L'anomalia italiana non conosce ostacoli e investe tutti i campi.
Stavolta, nonostante le dimissioni di Delbono, per mettersi a disposizione della Magistratura, e nonostante le pratiche democratico (quelle stesse che hanno dato potere a personaggi di impalpabile calibro politico di far cadere un Governo di Cs) del PD si richiama sempre Prodi (vedi Forbice, ieri sera a Zapping), come se fosse il diretto responsabile dell'agire di tutti i politici (locali e nazionali) dell'area di appartenenza.
Di contro abbiamo uomini tanto liberi (quelli del PdL, sic!), con un loro autonomo concetto della moralità, che non contemplano proprio il termine "dimissioni" (anzi, solo difesa ad oltranza!), la cui casa o il cui partito è ad uso e consumo di un unico padrone indiscusso e indiscutibile, che non viene chiamato mai in causa a rispondere delle azioni dei suoi subalterni, e quelle volte che sono coinvolti i collaboratori più diretti (ministri e vari), questo "capo" ... "non poteva sapere"!
Siamo troppo asserviti, in Italia!
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Re: Bologna: Delbono pronto dimettersi / le domande di Prodi

Messaggioda pianogrande il 26/01/2010, 18:52

Iafran.
Qua è come nelle interviste dopo le partite di calcio:"Chi vince ha sempre ragione".
Possono dire (e fare) stupidate gigantesche ma ....... hanno vinto loro e comandano loro.
Comandano un po' troppo, questo sì.
Comandano sull'informazione.
Lì non dovrebbe essere questione di voti e lì l'opposizione dovrebbe opporsi molto di più.
Non basta assolutamente dire "Io non l'ho interrotta".
noi non abbiamo bisogno, per forza, di Prodi.
Abbiamo bisogno di gente come lui.
Abbiamo bisogno di persone serie, competenti, affidabili e motivate.
Non è una grande scoperta.
La scoperta vera è che (ormai se ne stanno accorgendo tutti): non-ne-abbiamo!.
Come possiamo fidarci, come possiamo ammirare e seguire la strana coppia Bersani-Dalema che voleva barattare un popolare e vincente come Vendola con una grigia ed avvilente alleanza con il viscido UDC?
A Bersani e Dalema, della mia sete di giustizia e correttezza (quanto meno) molto evidentemente non glie ne frega più di tanto.
Fotti il sistema. Studia.
pianogrande
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Re: Bologna: Delbono pronto dimettersi / le domande di Prodi

Messaggioda Iafran il 26/01/2010, 21:36

pianogrande ha scritto:Qua è come nelle interviste dopo le partite di calcio:"Chi vince ha sempre ragione".
Possono dire (e fare) stupidate gigantesche ma ....... hanno vinto loro e comandano loro.
Comandano un po' troppo, questo sì.
Comandano sull'informazione.
Lì non dovrebbe essere questione di voti e lì l'opposizione dovrebbe opporsi molto di più.
Non basta assolutamente dire "Io non l'ho interrotta"...

Quelli lì, "i vincenti a tutti i costi", se non vengono "spernacchiati" ad ogni loro mistificazione della realtà si potrebbero "spernacchiare" con un metodo rispettoso ma inequivocabile: rifiuto di qualsiasi confronto, soprattutto in TV, nei talk show. La politica seria non ha bisogno di queste "sedi" per farsi apprezzare né per dare le risposte alla popolazione; o le nostre "alte sfere" sono talmente affascinate dal "capo" che aspirano anche loro a godere dell'imprimatur di un "Porta a porta" qualsiasi sulle decisioni parlamentari?
Quello che rimane da queste discussioni è pari a ciò che rimane dalle dispute nei bar sport (sempre di moda in Italia!). Converrebbe avere spazi autogestiti e comunque prendere le dovute distanze da chi offende le istituzioni e non ha il senso dello Stato (non aspettiamoci di essere rispettati da una "masnada").

pianogrande ha scritto:noi non abbiamo bisogno, per forza, di Prodi.
Abbiamo bisogno di gente come lui.
Abbiamo bisogno di persone serie, competenti, affidabili e motivate.
Non è una grande scoperta.
La scoperta vera è che (ormai se ne stanno accorgendo tutti): non-ne-abbiamo!.

Non oso pensare che sia per un fattore genetico se non abbiamo più gente come Prodi (annalu, franz e tutti gli altri, mi farebbero "nero"). Sappiamo benissimo che dipende da ben altro, a cui possiamo aspirare senza troppa fatica: basterebbe solo la volontà di viverla appieno la democrazia e di non fare inciuci con coloro che offendono le opposizioni, le istituzioni e che non hanno il senso dello Stato. Una maggiore moralità (percepibile dalla fase delle candidature o delle alleanze politiche) richiamerebbe alle urne tanti astenuti, elettori delusi per la gran parte dai nostri parlamentari (forse proprio in tema di giustizia e correttezza!).
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Re: Bologna: Delbono pronto dimettersi / le domande di Prodi

Messaggioda mauri il 27/01/2010, 18:55

se erano sposati e quindi moglie nessuno avrebbe avuto da ridire

quindi da ricandidare come sarebbe stato da ricandidare marrazzo perchè è dagli errori che si rafforza l'anima
prodi è stato grande e lungimirante seppur soporifero, ma di prodi ce ne sono tanti e anche meglio, vendola, luxuria, bindi, bonino...
e se facciamo uno sforzo di memoria riempiamo tutta la pagina e non basta
notizie dalla campania?
ciao, mauri


"meglio fare e sbagliare che non fare e parlare"
questa l'ho detta io
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Re: Bologna: Delbono pronto dimettersi / le domande di Prodi

Messaggioda pianogrande il 28/01/2010, 0:50

Meglio parlare al momento di parlare e fare al momento di fare.
Questa la aggiungo io.

Il momento di sbagliare è un po' più difficile da stabilire.
Fotti il sistema. Studia.
pianogrande
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Re: Bologna: Delbono pronto dimettersi / le domande di Prodi

Messaggioda Iafran il 28/01/2010, 1:01

mauri ha scritto:"meglio fare e sbagliare che non fare e parlare"
questa l'ho detta io

"meglio fare i nostri comodi e governare, che parlare e far cadere il Governo"
Questo è il motto dei b.ones ... e di qualche altro.

Il nostro varia ... finora non è andato oltre la "conquista" della poltrona.
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Re: Bologna: Delbono pronto dimettersi / le domande di Prodi

Messaggioda Iafran il 28/01/2010, 10:41

Iafran ha scritto:
pianogrande ha scritto:Qua è come nelle interviste dopo le partite di calcio:"Chi vince ha sempre ragione".
Possono dire (e fare) stupidate gigantesche ma ....... hanno vinto loro e comandano loro.
Comandano un po' troppo, questo sì.
Comandano sull'informazione.
Lì non dovrebbe essere questione di voti e lì l'opposizione dovrebbe opporsi molto di più.
Non basta assolutamente dire "Io non l'ho interrotta"..

Quelli lì, "i vincenti a tutti i costi", se non vengono "spernacchiati" ad ogni loro mistificazione della realtà si potrebbero "spernacchiare" con un metodo rispettoso ma inequivocabile: rifiuto di qualsiasi confronto,

I giudici lo hanno capito e sabato 30 gennaio "nel momento in cui prenderà la parola il rappresentante del ministero della Giustizia" tutti fuori dall'Aula con la Costituzione in mano.
La giusta risposta (attuata già in passato) agli insulti ed alle offese ricevute quotidianamente: nessun confronto di facciata con "questi governanti", irrispettosi delle regole democratiche.
Che i nostri "politici" imparino!

http://temporeale.libero.it/libero/fdg/3259702.html
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