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Pensioni: una favola senza lieto fine

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Pensioni: una favola senza lieto fine

Messaggioda franz il 15/09/2018, 10:46

Perché la favola delle pensioni del governo Conte non ha un lieto fine
@Thomas Manfredi | 12 settembre 2018

In questi giorni, in realtà da anni, anzi decenni, circola la fiaba che i prepensionamenti costituirebbero l’unico modo (o quantomeno il più efficace e diretto) per creare occasioni di lavoro per i giovani e ridurre il tasso di disoccupazione. Trattasi della famosa Lump of Labour fallacy, la fallacia del numero di posti di lavoro eternamente costante. Come tutte le fole è facile smontarla. Se il numero di posti di lavoro in un’economia fosse fisso l’aumento dell’offerta di lavoro non sarebbe mai assorbito. Nella sua forma meno rozza la fallacia si riferisce al breve periodo, in quella più rozza, vale anche nel lungo periodo.

Affrontiamo le due “fattispiecie” separatamente. 1) La domanda di lavoro non è fissa nel breve periodo nè durante una recessione nè durante un’espansione. Durante una recessione esiste comunque un numero notevole di posizioni lavorative disponibili in quanto circa 2/3 delle assunzioni/separazioni si deve a turnover (Lazear and McCue, 2018). Quindi in recessione nascono meno nuove imprese, e ne falliscono molte di più che nei periodi di espansione. Le imprese che sopravvivono comunque assumono meno persone di quelle che perdono il lavoro a causa dell’incertezza sul futuro. In una fase espansiva nascono più imprese e ne falliscono di meno. Le imprese che continuano l’attività hanno più fiducia nel futuro, quindi sono più propense ad assumere e quindi ad assorbire la maggiore offerta di lavoro.

Quanto alla forma più rozza non meriterebbe nemmeno di essere presa sul serio se non fossimo bombardati dalle fake news più cervellotiche e strampalate a cui purtroppo abboccano in milioni come cavedani. Basta osservare nel corso dei decenni cambiano drasticamente competenze, tecnologia, saperi, gusti, e tutto il resto. Come è possibile immaginare che il numero dei posti di lavoro e soprattutto le competenze richieste rimangano immutabili? Esempio banale. Il bimbo che nasce oggi, andrà a scuola fra sei anni quando magari saranno diffuse auto a guida autonoma. Una volta completati gli studi, entra in un mercato del lavoro che al momento non possiamo nemmeno immaginare. Ma per gli esegeti del posto fisso prepensionando un camionista si fa spazio a un bioingegnere. Il tecnico di sicurezza delle reti dovrebbe sperare che il padre infermiere venga prepensionato? Il bambino che oggi guarda ancora la TV, studierà machine learning o quantum computing, di cui il padre ignora persino l’esistenza.

Purtroppo in tempi di fake news la logica non basta per eradicare le credenze mistico sciamaniche veicolate da giornali w televisioni. Allora al ragionamento aggiungiamo una messe di dati relativi alla relazione (o, se preferite, alla correlazione) strutturale fra tassi di occupazione e disoccupazione, in Italia. Il grafico a sinistra si riferisce al periodo 2012-2018 in cui l’Italia viene faticosamente fuori dalla grave recessione. I dati illustrano che gli uomini guadagano due punti percentuali nel tasso di occupazione a parità di tasso di disoccupazione. Il grafico a destra, invece, si riferisce ad un arco temporale più ampio, tra il 2004 e il 2018 e mostra il tasso di occupazione e di disoccupazione femminile. Le donne guadagnano 5 punti percentuali di tasso di occupazione, rispetto a un decennio pirma, a parità di tasso di disoccupazione. Ognuno è libero di avere le proprie opinioni, ma nessuno è libero di fabbricarsi i propri fatti. I dati e la teoria economica sulla bufala dei Lump of Labour sono impietosi.

https://www.nextquotidiano.it/prepensio ... rno-conte/
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