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Grandi opere, i costi del «no» ammontano a 60 miliardi

Discussioni e proposte, prospettive e strategie per il Paese

Grandi opere, i costi del «no» ammontano a 60 miliardi

Messaggioda franz il 29/07/2018, 10:50

Grandi opere, i costi del «no» ammontano a 60 miliardi
–di Filomena Greco e Marco Morino 28 luglio 2018

Tav, terzo valico, Ilva, Tap: costa 60 miliardi lo stop alle grandi opere che potrebbe arrivare dal governo gialloverde. Ieri è riesplosa la tensione nella maggioranza sul «caso Tav» con Matteo Salvini che ha riconfermato che l’opera «deve andare avanti» e la base M5S sempre schierata contro, a influenzare i ministri grillini. Il presidente del Consiglio Conte ha smentito voci di stampa secondo cui avrebbe già deciso di fermare l’opera. «Il dossier non è ancora sul tavolo», ha smentito Palazzo Chigi. Il fronte delle grandi opere resta comunque uno dei più conflittuali fra i due partiti di governo e fra i loro elettorati, la base produttiva del Nord per la Lega, i «no Tav» per M5S. Quanto potrebbe costare il blocco? Ecco i casi principali.

La Torino-Lione ha assorbito risorse finora per oltre 1,5 miliardi, l'ultima delle gallerie geognostiche è in fase di scavo sul versante francese, in asse con il tracciato del futuro tunnel di base. La prima partita economica che si aprirebbe se il Governo italiano decidesse di rinunciare all’opera sarebbe questa: metà delle risorse spese fanno capo all’Ue, il resto è suddiviso tra Italia e Francia. Con quest’ultima e con l’Unione si dovrebbe negoziare una restituzione (come ha precisato Bruxelles). La seconda partita è quella dei ricorsi delle aziende che si sono già aggiudicate un appalto.

GUARDA IL VIDEO / Tav, Toninelli: analizzeremo costi e benefici, poi decideremo
http://stream24.ilsole24ore.com/video/n ... o/AEWJqZ1E

GRANDI OPERE 27 luglio 2018
Tav: 1,5 miliardi spesi, 240 milioni di lavori appaltati. Quanto costerebbe cancellare la Torino-Lione
La Torino Lione è nella fase iniziale di affidamento delle gare: degli 81 previsti, 24 sono stati assegnati e 7 in corso, per un totale di 240 milioni impegnati sull’opera, secondo l’aggiornamento Telt. Terza partita: per la messa in sicurezza dei cantieri e ripristino delle condizioni di sicurezza servirebbero altri 200 milioni, mentre nella valutazione andrebbe inserita la partita degli 813 milioni assicurati dall’Europa per coprire il 40% della spesa nella prima fase di lavori: l’Italia rinuncerebbe alla sua parte per un’opera che non vuole più, mentre la Francia potrebbe puntare i piedi e rivalersi. Sommando queste voci si arriva alla stima di 2 miliardi di cui ha parlato il commissario di governo Paolo Foietta. Considerando possibili contenziosi potrebbe salire a 3 miliardi.

Terzo valico
Il progetto prevede la costruzione di un collegamento ferroviario Alta velocità/Alta capacità tra Genova e Tortona, per 54 chilometri, 39 dei quali in galleria. L’opera, finalizzata a migliorare i collegamenti del sistema portuale ligure con Nord Italia ed Europa, è suddivisa in 6 lotti, interamente finanziata per il costo di 6,2 miliardi; 2,5 miliardi sono già stati spesi. L’opera è appaltata per circa l’80% e realizzata per il 25 per cento. Nel contratto di governo Lega-M5S, dopo un lungo tira e molla (Lega favorevole, M5S contrario), è spuntato un ambiguo sì con riserva. Il costo della rinuncia dovrebbe corrispondere a una porzione significativa dell’intero investimento, quindi potrebbe sfiorare i 6 miliardi.


VORREI MA NON POSSO 21 maggio 2018
Ilva, quanto costa chiuderla? Almeno 3,4 miliardi di euro

Per ricostruire l’effetto di un annullamento della gara che ha assegnato ad ArcelorMittal gli asset del gruppo siderurgico Ilva bisogna scindere due scenari. Un’ipotesi A che comporterebbe il rifacimento della gara (o di una fase) e la riassegnazione ad ArcelorMittal o a una cordata alternativa laddove si manifestasse. Un’ipotesi B, estrema, che porterebbe all’addio della produzione di acciaio. Nel primo scenario bisognerebbe calcolare il rifinanziamento della gestione commissariale per almeno 20-30 milioni al mese per tutta la durata della nuova procedura di gara. Potrebbe passare un anno, considerando la riattivazione dell’esame Ue. Quindi, in totale, 300-400 milioni. A parte andrebbero conteggiati gli ammortizzatori sociali necessari per il periodo. L’impatto potrebbero fermarsi qui se ArcelorMittal decidesse di adeguarsi senza avviare cause per risarcimenti danni.


Radio24/Salvini: sulla Tav occorre andare avanti

Quest’ultima ipotesi sarebbe invece altamente probabile se si optasse per l’annullamento in autotutela. Non è questione di penali da contratto, ma di azioni legali. L’Ilva resta un’impresa privata, per quanto sottoposta a procedura concorsuale, e le controversie coinvolgerebbero i giudici ordinari. In un caso simile, secondo gli esperti, un’azione risarcitoria difficilmente punterebbe a meno di 2 miliardi di euro. L’addio all’acciaio sembra uno scenario residuale e, nonostante le ragioni di consenso, il ministro Di Maio è consapevole dei rischi occupazionali. A ogni modo, un teorico abbandono della siderurgia cancellerebbe anche gli investimenti pianificati (2,4 miliardi tra ambiente e tecnologie) e le entrate derivanti da cessione (1,8 miliardi destinati a ridurre la massa debitoria). Non da ultime, andrebbero valutate le pesanti complicazioni per il rimborso di oltre 900 milioni di prestito statale. Un conto totale - in uno scenario estremo - tra i 5 e i 7 miliardi.

GUARDA IL VIDEO / Tap, gli Usa all’Italia: avanti con il gasdotto
http://stream24.ilsole24ore.com/video/i ... p/AEDTieRF

Per i rischi connessi alla mancata esecuzione del Tap, il gasdotto transadriatico che dovrebbe portare in Italia e in Europa il gas azero, le stime oscillano tra 40 e 70 miliardi di euro e tengono conto dei costi di approvvigionamento maggiori, ma anche di tutte le possibili azioni risarcitorie che potrebbero determinarsi, in caso di stop, lungo tutta la catena del valore (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ ... d=AEf3VYTF
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Re: Grandi opere, i costi del «no» ammontano a 60 miliardi

Messaggioda franz il 29/07/2018, 10:53

La rinuncia a realizzare il gasdotto Tap può costare all’Italia almeno 40 miliardi
–di Gerardo Pelosi 27 luglio 2018

Non avrebbe usato mezzi termini il presidente dell'Azerbaijan, Iham Aliyev nell'incontro avuto con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella il 18 luglio scorso nel momento in cui si sono affrontate le questioni economiche bilaterali.

Tra complesse vicende giudiziarie e contrastanti valutazioni politiche (con il movimento Cinque stelle contrario), Aliyev si è detto molto preoccupato per i ritardi dei lavori nel tratto di competenza italiana dell'opera già realizzata per oltre il 75%, 4,5 miliardi di euro di investimento per un progetto che completa il corridoio meridionale adriatico del gas da 40 miliardi di dollari. «Se non siete più interessati - avrebbe detto Aliyev - comunicateci le vostre decisioni perché ci sono soluzioni alternative, pagherete le penali e potrete uscire dal progetto».

Ma proprio sulle penali si sono riconcorse voci tra le più disparate. La Socar (Ente energetico azero) e la Bp stimano danni complessivi per il ritiro dell'Italia dal progetto valutabili tra 40 e 70 miliardi di euro. Una valutazione che tiene conto anche dei costi di approvvigionamento maggiori e mancato gettito fiscale per l'Italia. Ma valutazioni più prudenziali nell’ambito del governo di Roma stimano in almeno 15 miliardi (praticamente una legge di bilancio) i danni per un eventuale ritiro dell'Italia dalla Tap e per i mancati profitti. Restano da valutare i mancati profitti upstream, le mancate entrate fiscali negli altri Paesi coinvolti e i mancati profitti di chi quel gas azero contava di acquistarlo da Tap come Enel ed Edison.

ENERGIA 12 giugno 2018
Tap, gli errori del ministro Costa sull'aumento dei consumi di metano
E invece, era l’agosto del 2013, il futuro che si preparava per il Trans Adriatic Pipeline era ben diverso: il presidente greco Samaras convinse Enrico Letta a volare a Baku, a ridosso di Ferragosto, per firmare un accordo che sanciva formalmente la rotta del Sud per il gas azero (quindi Grecia, Albania, Italia) rispetto a quella Nord di Ungheria ed Austria. «Sono qui - disse all'epoca Letta - proprio per porre le basi del nuovo gasdotto Tap che consentirà una diversificazione delle fonti energetiche e un risparmio per le bollette delle famiglie e delle imprese che pagano oggi i costi di energia più cari in Europa. Tra sette o dieci anni - aggiunse Letta - quando queste decisioni cominceranno a produrre i primi effetti positivi io non sarò più premier ma il mio compito è di lavorare oggi per quell'obiettivo a lungo termine». La storia ha preso poi una piega ben diversa almeno in Italia con raffiche di denunce, la procura di Lecce che ha sequestrato un cantiere e pende un esposto per la presunta violazione delle direttiva Seveso ma ad ottobre dovrebbero ricominciare i lavori nel tratto di Melendugno. La complessità e delicatezza della vicenda non è sfuggita al ministro degli Esteri, Enzo Moavero che si è affrettato ad assicurare che l'Italia «rispetterà gli impegni presi» aggiungendo però: «valuteremo con attenzione anche gli aspetti ambientali».

INFRASTRUTTURE 07 febbraio 2018
Bei sostiene Tap con un finanziamento da 1,5 miliardi
Preoccupazioni quelle del Governo di Baku che non ha certo contribuito a ridurre l'ultima lite tra il ministro per il Sud Barbara Lezzi e il governatore della Puglia Emiliano. La stessa Lezzi ha spiegato: «stiamo lavorando per bloccare l'opera; abbiamo sempre sostenuto che Tap non è un'opera strategica per il nostro Paese. Quello che ho detto in questo mese e mezzo che siamo al governo, è che quest'opera è vincolata da un trattato internazionale. È una questione complessa da affrontare, non è un post su Facebook». E il ministro dello Sviluppo economico, Luigi di Maio ha chiarito:« l'abbiamo sempre detto, si devono ascoltare le comunità se queste opere scontano la contrarietà dei comuni, dei sindaci, e dei comitati, è per una semplice ragione: è perchè sono state calate dall'alto».

REPORTAGE DA MELENDUGNO, PUGLIA 21 febbraio 2018
Nel cantiere Tap, dove si va al lavoro sotto scorta armata
Un principio al quale si associa anche l'ad di Snam (che ha una quota del 20% nella Tap) Marco Alverà per il quale «la questione è aumentare sempre più il dialogo con le comunità locali. Le questioni sono locali, vanno gestite localmente». Non è escluso che il progetto sia anche al centro dei colloqui che il premier Conte avrà a Washington con il presidente Trump. L'amministrazione Usa ha già invitato il nostro Paese «ad andare avanti con il Tap che é un'opera chiave per portare il gas del Mar Caspio in Europa».

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Re: Grandi opere, i costi del «no» ammontano a 60 miliardi

Messaggioda franz il 29/07/2018, 11:03

Due precisazioni su TAP:
1) la più importante è che dietro il NO-TAP, non menzionata dalla stampa, c'è l'evidente ombra di Putin, per motivi ovvi che non spiego per non urtare la vostra intelligenza.
2) la storia del "risparmio per le bollette delle famiglie e delle imprese" è una grande palla (in inglese fake news) perché chiunque abbia in mano una bolletta puo' vedere che il costo della materia prima (gas) incide tra 1/4 ed 1/3 del totale della bolletta. Il resto sono spese di trasporto, oneri, tasse e iva. E quelli non cambiano. Se abbiamo la bolletta piu' cara d'Europa non è certo per la materia prima, anche se ovviamente ogni calo del prezzo è benvenuto.
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Re: Grandi opere, i costi del «no» ammontano a 60 miliardi

Messaggioda pianogrande il 29/07/2018, 11:34

Questo governo è filo russo e ci vuole portare fuori dalla UE.

Occhio anche alla missione di Conte da Trump; altro amico dell'Europa.

L'Europa è tra due fuochi e l'Italia torna ad essere il "ventre molle".
Capitano che hai trovato - principesse in ogni porto - pensi mai al rematore - che sua moglie crede morto (Lucio Dalla)
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