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A volte si pentono

Discussioni e proposte, prospettive e strategie per il Paese

A volte si pentono

Messaggioda franz il 13/01/2018, 21:48

Lynas, fondatore del movimento AntiOGM, dopo approfonditi studi dichiara:

“Non so voi, ma io ne ho avuto abbastanza. Quindi la mia conclusione qui oggi è molto chiara: il dibattito sugli OGM è concluso. È finito. Non abbiamo più bisogno di discutere se sia o no sicuro – oltre un decennio e mezzo con 3 miliardi di pasti OGM consumati e non c’è non è mai stato un singolo caso conclamato di danno. Si hanno maggiori probabilità di essere colpiti da un asteroide piuttosto che essere danneggiati da alimenti geneticamente modificati. Per essere ancora più precisi, ci sono state delle persone morte per avere scelto cibo biologico, ma nessuno è mai morto per aver mangiato OGM”
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Da FB:
L’apostata verde. Parla Lynas, che falciava ogm e oggi li difende
Faceva parte di una “cellula radicale” anarco-anticapitalista chiamata Earth First!, che girava per il Regno Unito in cerca di coltivazioni Ogm da distruggere. Ora la svolta: "Mi dispiace di avere passato anni a strappare le coltivazioni di Ogm e di avere aiutato il movimento anti Ogm".

Cercando in rete: https://www.ilfoglio.it/articoli/2014/0 ... nde-76523/
Giulio Meotti

11 Settembre 2014 alle 06:26L’apostata verde. Parla Lynas, che falciava ogm e oggi li difende


Mark Lynas faceva parte di una “cellula radicale” anarco-anticapitalista chiamata Earth First!, che girava per il Regno Unito in cerca di coltivazioni Ogm da distruggere. Le chiamavano “azioni di decontaminazione”. Si svolgevano di notte, quando i militanti ambientalisti entravano nei campi sperimentali degli Ogm e li falciavano con il decespugliatore. Lynas faceva anche parte del movimento Corporate Watch e scriveva articoli contro la Monsanto. Fu lui a lanciare una torta in faccia all’ambientalista scettico Bjørn Lomborg. Fino a qualche anno fa, Lynas pensava che i tipi di persone che prendono parte alla celebre Oxford Farming Conference fossero degli avidi che vogliono sfruttare e avvelenare il mondo con i loro semi biotech. Poi, tre anni fa, di fronte a quella stessa platea, Lynas ha detto: “Pensavo che gli Ogm avrebbero fatto aumentare l’uso degli agenti chimici; che avrebbero fatto guadagnare solo le grandi compagnie; che non li volesse nessuno; che fossero pericolosi. Sono qui per scusarmi: mi dispiace di avere passato anni e anni a strappare le coltivazioni di Ogm e mi dispiace anche di avere aiutato il movimento anti Ogm a prendere piede a metà anni Novanta. Io sono un ambientalista e ho sbagliato su tutta la linea”.

Nei giorni scorsi, Lynas è stato citato ampiamente nell’articolo del New Yorker dedicato a Vandana Shiva, una sua ex compagna di battaglie contro gli Ogm. A colloquio con il Foglio, Lynas spiega che i suoi primi sentimenti di conversione si manifestarono durante i “May Day Riots” di Londra, nel 2000, che aveva aiutato a organizzare. Fu quando distrussero le vetrine dei McDonald’s e vandalizzarono la statua di Winston Churchill. Lynas ha scritto uno dei libri di culto dell’apocalittica verde, “Six Degrees”. Un grado in più: le barriere coralline e i ghiacciai scompaiono. Due gradi: l’arcipelago di Tuvalu, nell’oceano Pacifico, è sommerso. Tre gradi: la foresta amazzonica è distrutta da incendi e siccità. Quattro gradi: il livello degli oceani si innalza al punto di distruggere paesi come il Bangladesh. Cinque gradi: milioni di persone costrette a lasciare le aree in cui vivono, scatenando conflitti per il controllo delle risorse presenti sul pianeta. Ma con sei gradi in più, quasi tutte le forme di vita (compresa quella umana) scompaiono. Benvenuti in un mondo più caldo di sei gradi.

Nel novembre 2010, Channel 4 gli ha dedicato il documentario “What the Green movement got wrong”. “Facevo parte di un gruppo di ambientalisti radicali che distruggevano le coltivazioni Ogm in Inghilterra”, dice Lynas al Foglio. “C’è un naturalismo pericoloso dietro a questa ideologia, il mito di una natura illibata, inesistente ma pericolosa. Il movimento verde è irrazionale, ma affascina la gente con formule come il ‘cibo Frankenstein’. E’ pura superstizione culturale. E’ la sinistra reazionaria nutrita di romanticismo fuori tempo massimo, una illusione da ricchi liberal occidentali, aristocratici inglesi, chef celebri e buongustai americani. Abbiamo invece bisogno della tecnologia alimentare e degli Ogm per sfamare sette miliardi di persone. Altrimenti ci sarà una carestia. Inoltre, gli Ogm sono in grado di curare molte malattie”. E’ il caso del “golden rice”, in grado di prevenire la cecità in quei paesi le cui diete alimentari sono carenti di vitamine.

Secondo Lynas, non esistono prove della nocività degli Ogm. “Più di una decade e mezza con tremila miliardi di pasti geneticamente modificati mangiati e non c’è mai stato un solo caso di danno comprovato. Per di più, alcune persone sono morte per aver scelto il biologico, ma nessuno è morto per aver mangiato degli ogm”.

Lynas, che ha vinto un Royal Society Prize for Science Books, attacca Vandana Shiva, consulente dell’Expo. “Shiva è una mistica che nutre di illusioni l’audience ricco d’occidente, ma ha fatto molti danni al suo stesso popolo indiano. Io posso uscire di casa e decidere se acquistare cibo biologico o gli Ogm al supermercato accanto a casa. I poveri del Terzo mondo questo lusso non ce l’hanno”.

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era un ambientalista di Greenpeace, poi ha studiato. E ha scoperto che erano tutte balle


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Gennaio 9, 2013 Leone Grotti
Mark Lynas, ambientalista, tra i più autorevoli giornalisti britannici, firma del Guardian, ha fatto mea culpa alla conferenza annuale degli agricoltori britannici, appoggiando gli Ogm: «Mi sbagliavo, mi dispiace».

«Pensavo che gli Ogm avrebbero fatto aumentare l’uso degli agenti chimici; che avrebbero fatto guadagnare solo le grandi compagnie; che non li volesse nessuno; che fossero pericolosi. Sono qui per scusarmi: mi dispiace di avere passato anni e anni a strappare le coltivazioni di Ogm e mi dispiace anche di avere aiutato il movimento anti-Ogm a prendere piede a metà anni 90. Io sono un ambientalista e ho sbagliato su tutta la linea». Così l’inglese Mark Lynas, autore di due libri sul global warming e uno sugli Ogm “La specie di Dio: salvare il pianeta nell’era degli umani”, si è introdotto alla Oxford Farming Conference, la conferenza annuale degli agricoltori britannici.
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http://www.tempi.it/era-un-ambientalist ... lpiOXXiaV4
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Re: A volte si pentono

Messaggioda pianogrande il 14/01/2018, 0:37

Ormai non si capisce più dove finisce l’idealismo e dove comincia la malafede.
In troppi cavalcano problemi a fine di potere o di lucro.
A dire il vero, non capisco nemmeno se questi pentimenti non siano un altro modo di stare sulla scena.
Come chi su FB stramaledice le catene di Sant’Antonio pregando di condividere.
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Re: A volte si pentono

Messaggioda franz il 14/01/2018, 10:57

pianogrande ha scritto:Ormai non si capisce più dove finisce l’idealismo e dove comincia la malafede.
In troppi cavalcano problemi a fine di potere o di lucro.
A dire il vero, non capisco nemmeno se questi pentimenti non siano un altro modo di stare sulla scena.

Gli ambientalisti hanno criticato il voltafaccia accusandolo, ovviamente, di essere pagato dalla solite multinazionali.
In realtà vedo che qualche anno prima aveva già fatto un primo cambio di opinioni in ambito di riscaldamento globale sostenendo il nucleare.
Questo Mark è del 1973 quindi oggi ha 44 anni.
È un'età in cui si maturano tante cose e si cambia idea un po' su tutto.
Si esce dall'estremismo e si assumuno posizioni più meditate.

https://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Lynas
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Re: A volte si pentono

Messaggioda flaviomob il 15/01/2018, 0:46

Potrebbe provare ad assumere direttamente il nucleare nel cibo e poi vedere che cosa ne viene fuori :mrgreen:

https://www.lifegate.it/persone/news/5- ... -degli-ogm

5 ragioni per cui coltivare ogm è pericoloso


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Re: A volte si pentono

Messaggioda flaviomob il 01/04/2018, 2:41

Prodotti biologici, i numeri di un boom che ha coinvolto l'Italia
Nel 2017 grande crescita del settore: +16,6%, un giro d’affari di 1 miliardo e 451 milioni. Il 78% delle famiglie li ha comprati. Inquinamento, export, legislazione: fotografia di un mondo in espansione.

ELENA PAPARELLI


Il biologico non è ritornare al passato, ma guardare al futuro. Ne è convinto Roberto Zanoni, presidente di AssoBio, l’Associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici e naturali, forte di cifre che parlano chiaro: solo dal 2013 al 2016 il numero di aziende agricole biologiche è aumentato del 40%, mentre nell’agricoltura tradizionale in 20 anni l’Istat ha registrato un crollo del 46%.

DA NOI CRESCITA TOP IN EUROPA. Nel 2016 l’Italia è risultata essere il Paese europeo con la maggiore crescita nel bio. E nel 2017 si è verificato un boom della vendita dei prodotti bio nella grande distribuzione: +16,6%, giro d’affari di 1 miliardo e 451 milioni. Il 78% del totale delle famiglie ha comprato almeno un prodotto bio durante l’anno (un milione in più rispetto al 2016). E di queste il 25% circa ha comprato bio almeno una volta alla settimana.

VENDITA DOMESTICA A 3,5 MILIARDI. Nomisma riferisce che nel 2017 le vendite di biologico in Italia hanno toccato i 3,5 miliardi nel mercato domestico (+15% rispetto al 2016). E anche l’export del bio nostrano è andato bene: quasi 2 miliardi.

Roberto Zanoni
Roberto Zanoni, presidente di Assobio.
Spiega Zanoni a Lettera43.it: «Il successo dipende in gran parte dalla crescente sensibilità e consapevolezza che le scelte individuali incidono sulle condizioni ambientali. La crescita della domanda bio rappresenta anche un residuo positivo della crisi economica che ha indotto a un "ritorno alla sostanza", a riflettere sull’effettiva necessità dell’acquisto e sulla ricerca di prodotti senza fronzoli, che garantiscono il miglior rapporto qualità/prezzo. Pochi prodotti offrono il complesso delle qualità messe in campo da quelli biologici».

ATTENZIONE AL SEGMENTO BABY. A partire dal segmento del baby food. «Oggi si fanno molti meno bambini di un tempo», ricorda Zanoni, «ma ci si concentra di più su di loro, c’è una maggiore attenzione nei confronti della loro alimentazione, non si lesina sul cibo sano». E poi non manca un’avanguardia di pediatri «che purtroppo non rappresenta ancora la maggioranza, ma che raccomanda ai genitori un’alimentazione biologica per i propri figli».

ESCLUSIONE DI OGM E PESTICIDI. Fa pendere l’ago della bilancia verso il bio anche l’esclusione degli organismi geneticamente modificato (Ogm) e dei pesticidi dall’intero ciclo produttivo, la drastica riduzione degli additivi, l’impegno dei produttori per esaltare i sapori autentici e un sistema di controllo che certifica la conformità a norme europee.

L’Italia esporta in tutta Europa e la Germania rappresenta il maggior cliente: pesa per quasi il 40% del nostro export

E i risultati si vedono anche all’estero. L’Italia esporta in tutta Europa e la Germania rappresenta il maggior cliente: pesa per quasi il 40% del nostro export. Ma spazio stanno assumendo anche Usa e Cina. «In quest’ultimo Paese in particolare», sottolinea Zanoni, «il crescente ceto medio è alla ricerca di prodotti sicuri; numerosi scandali alimentari, solo su alcuni dei quali è arrivata notizia in Occidente, hanno dimostrato che la produzione nazionale non è sempre il massimo in termini di sicurezza. Meglio quindi rivolgersi a prodotti doppiamente garantiti, come quelli biologici occidentali».

MENO INQUINAMENTO NELL'AMBIENTE. In più è aumentata anche la consapevolezza di come l’agricoltura tradizionale incida sul tasso di inquinamento dell’ambiente. I dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l’Istituto di ricerca del ministero per l’Ambiente, per esempio, non perdonano: il 63,9% delle acque superficiali e il 31,7% di quelle sotterranee sono contaminate da pesticidi. E Il 21,3% delle acque superficiali e il 6,9% di quelle profonde hanno concentrazioni superiori al limite di qualità ambientale.

VECCHIO MODELLO ORMAI INSOSTENIBILE. Non solo. Per ogni italiano l’agricoltura convenzionale immette nell’ambiente 70,5 chilogrammi di pesticidi. «Sono dati che non possono non far pensare», commenta Zanoni, «e sono indici di un modello di produzione ormai insostenibile. In parallelo aumentano anche i dubbi nei confronti dell’industria alimentare convenzionale, che ricorrere ad additivi chimici e che, nella corsa all’innovazione di prodotto, non è sempre allineata con il bisogno di naturalità e semplicità che emerge con chiarezza dai consumatori”.

La rincorsa a prezzi sempre più bassi da parte dell’industria alimentare convenzionale costringe gli agricoltori a vendere la materia prima a prezzi stracciati

Bio contro industria alimentare convenzionale, dunque? Senza dubbio la rincorsa a prezzi sempre più bassi da parte dell’industria alimentare convenzionale costringe gli agricoltori a vendere la materia prima a prezzi bassissimi, e non senza conseguenze: dal censimento del 1990 a quello del 2010 risultano aver chiuso i battenti 1 milione e 400 mila aziende agricole. «Fino a 30 o 40 anni fa», ricorda Zanone, «con un’azienda di 15 ettari mandavi i figli all’università, oggi chiudi perché sei strangolato da globalizzazione e prezzi troppo bassi».

PREZZI ALTI? SONO GLI ALTRI BASSI. Diversa invece la filosofia nel mondo del biologico. «Anche nel nostro settore si importa», dice, «ma prevalentemente in un’ottica di commercio equo e solidale, la logica dello sfruttamento ci è estranea». Per Zanoni non sono i prodotti biologici a costare troppo, ma sono gli alimenti convenzionali che costano troppo poco. «Se i prezzi bassi costringono le aziende a chiudere, a ricorrere a manodopera clandestina e senza diritti o a quantitativi ingenti di fertilizzanti chimici di sintesi e di diserbanti che poi troviamo nelle falde acquifere, non ha senso usarli come termine di paragone», commenta.

LEGGE CHE SI È ARENATA AL SENATO. Al centro del dibattito fra gli operatori del settore c’è l’idea che per garantire buoni prodotti serva il rispetto di buone regole. Per questo AssoBio ha lavorato alla proposta di legge sull’agricoltura biologica che è stata approvata all’unanimità dalla Camera, ma si è arenata al Senato a fine di legislatura, venendo approvata all’unanimità dalla Commissione agricoltura, senza arrivare in tempo in aula.


«Non disperiamo», rilancia Zanoni, «contiamo che il nuovo parlamento concluda il lavoro. La legge non entra nel merito dei controlli, che sono disciplinati da regolamenti europei e da altre norme nazionali, ma dà un quadro certo all’organizzazione del settore, e garantisce alle imprese programmazioni a medio e lungo termine, che sono fondamentali».

REGOLAMENTO EUROPEO DAL 2021. Intanto intorno ad aprile l’Unione europea si appresta ad approvare un nuovo regolamento sull’agricoltura biologica destinato a entrare in vigore dal 2021. Mentre per quanto riguarda le norme nazionali, l’ultima è stata approvata in febbraio: un decreto sul sistema di controllo e certificazione.

«SISTEMA INUTILMENTE REPRESSIVO». Fabrizio Piva, amministratore delegato Ccpb, organismo di certificazione e controllo dei prodotti agroalimentari e “no food” ottenuti nel settore della produzione bio, dice a L43: «La legge complica meccanismi e procedure che nel nostro Paese funzionano bene e introduce un sistema sanzionatorio inutilmente repressivo che a nostro avviso scoraggerà le aziende agricole e non solo, vera base del bio italiano, a entrare nel settore».

La certificazione sul biologico esamina già tutto il processo produttivo: dalla produzione agricola fino alla commercializzazione

Nei fatti, la certificazione sul biologico esamina già tutto il processo produttivo: dalla produzione agricola fino alla commercializzazione. E ogni azienda è sotto la lente d’ingrandimento più volte l’anno. Con risultati a quanto pare positivi. Secondo i dati del ministero delle Politiche agricole i prodotti bio, tra quelli agroalimentari, «sono quelli che presentano meno irregolarità, proprio perché vengono controllati di più e in modo più sistematico», sottolinea Piva. Che aggiunge: «Miglioramenti servirebbero soprattutto nella semplificazione delle procedure, nell’alleggerimento del carico burocratico per aziende e controllori, in banche date e tracciabilità delle filiere».

«I CONTROLLI SIANO PIÙ INTENSI». Eppure, per Zanoni i controlli dovrebbero essere ancora più intensi: «Abbiamo insistentemente chiesto che la responsabilità del coordinamento del sistema di controllo venisse affidata all’arma dei carabinieri che non solo contano sul comando per la tutela agroalimentare, altamente specializzato, ma sono ben presenti e radicati sul territorio».

CRITICHE AL DECRETO LEGISLATIVO. E sul decreto legislativo appena approvato non nasconde qualche perplessità: «Sostanzialmente ci soddisfa, anche se su alcune parti poteva essere più incisivo». E aggiunge: «Non contestiamo affatto, a differenza di qualche voce, le sanzioni introdotte anche nei confronti delle aziende che violano la normativa. Nessuna della fattispecie previste colpisce errori veniali, come può essere un’indicazione imprecisa in etichetta; il decreto si concentra sui comportamenti dolosi, prevedendo sanzioni che, per noi, potevano pure ben essere più rilevanti».

http://www.lettera43.it/it/articoli/eco ... re/218675/

PS Nei negozi di biologico a Milano è possibile trovare arance rosse a 1 euro/kg e sacchetti di carta gratuiti per frutta e verdura.


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