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In panne su Autostrade

Discussioni e proposte, prospettive e strategie per il Paese

Re: In panne su Autostrade

Messaggioda pianogrande il 03/01/2020, 1:50

franz ha scritto:In effetti non ci avevo pensato.
Austria e Svizzera sono pianeggianti e i loro costi bassissimi :lol:


Famosissimo il finale di quell'intelligentissimo fumetto:

Obelix, com'è l'Elvezia?
Pianeggiante.

http://4.bp.blogspot.com/-Xlkc0AWKARE/V ... sterix.jpg
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Re: In panne su Autostrade

Messaggioda franz il 03/01/2020, 9:24

Già, ma intanto ANAS schiva il pacco di un possibile subentro alla gestione privata di Autostrade per l'Italia.
Vogliono lo scudo penale. ;)

https://www.ilsole24ore.com/art/autostr ... ro-ACwEPJ9

Subentrare nelle concessioni autostradali affidate ad Aspi non sembra tanto facile neppure per Anas. Se infatti da una parte la società dei Benetton, Autostrade per l’Italia, contesta l’incostituzionalità del provvedimento di revoca inserito nel decreto Milleproroghe dal governo, nemmeno per Anas, che dovrebbe ricevere l’incarico di gestire in prospettiva 3mila chilometri di strade, la questione è semplice.

Si parla dell’ipotesi che Aca, contenitore ad hoc della società statale Anas, subentri ai Benetton. Tuttavia ci sono questioni aperte che dovrebbero essere affrontate a gennaio dal cda di Anas. Che, essendo una società per azioni, vuole evitare di trovarsi di fronte a rischi non calcolati.
Il comportamento più adeguato per un essere umano è quello di sentirsi fortunato di essere vivo, umile di fronte all'immensità del tutto. Magari facendosi una birra.
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Re: In panne su Autostrade

Messaggioda franz il 03/01/2020, 10:49

Trovo in rete le considerazioni di un amico genovese. Le condivido pienamente.


Viadotti e gallerie che crollano? Facciamo chiarezza su alcuni punti fermi.

-> La gran parte delle grandi opere viarie in cls [calcestruzzo] è stata costruita (nei paesi a economia avanzata) negli anni '50, '60 e '70, prevedendone vita media attesa di un centinaio d'anni. La realtà dimostra che la vita utile di quelle opere è di gran lunga inferiore.

-> Non è un problema italiano ma di tutti: un rapporto dall'American Road & Transportation Builders Association del 2018 stima che 54.259 dei 612.677 ponti negli USA sono "strutturalmente deficitari". Hanno un'età media di 67 anni, sono attraversati da veicoli 174 milioni di volte al giorno. Al ritmo attuale di riparazione e sostituzione occorrono 37 anni per rimediare, tempo nel quale ogni sciagura è possibile.

-> Gli esperti in materia ci hanno ripetutamente spiegato in tempi non sospetti come i rinnovi nelle concessioni autostradali in Italia siano stati fatti in violazione a ogni principio di concorrenza, consociativismo che ha visto complici un po' tutti i partiti. Da condannare certamente e più volte sulla mia pagina ho riportato pareri competenti in materia sul tema.

-> Detto ciò NON E' responsabilità dei concessionari il complessivo prematuro invecchiamento di quei manufatti, casomai della politica che, ad esempio a Genova, ha impedito la realizzazione della Gronda, fermando ben 7 progetti e un appalto già assegnato da fine anni '80 a ieri.

-> Quindi passare le autostrade a ANAS? Sarebbe una sciagura e una follia. I crolli ci sono stati anche nelle opere gestite da ANAS (fate una ricerca in rete e ne trovate a iosa) e le gestioni ANAS sono sempre PIU' COSTOSE e di gran lunga PEGGIORI delle gestioni private. Non sarebbe una soluzione ma un aggravare il problema. La via delle concessioni non ha alternative, casomai bisognerebbe non ripetere gli errori del passato, questo sì.

-> Politica seria dovrebbe in tempi brevissimi stilare un censimento delle grandi opere (forse esiste già) e stabilire un piano delle priorità dedicandovi le risorse necessarie.

-> Quindi non andiamo più in autostrada perché è pericoloso? Non diciamo cretinate: la probabilità di incorrere in sinistri gravi è irrisoria. E’ di gran lunga maggiore restando in casa (i sinistri domestici hanno incidenza statistica di ben altra portata). Affidarsi alle emozioni del momento anziché a lucida ragione (e quindi alla realtà dei numeri) dimostra solo l'irrazionalità, la pochezza della mente umana.
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Re: In panne su Autostrade

Messaggioda trilogy il 03/01/2020, 12:24

ci sono numerosi esempi di crolli sulla rete gestita da Anas, ma l'obiettivo dei 5 stelle è nazionalizzare l'economia italiana e questo è un buon pretesto. Comunque sono molti gli studi che segnalano che c è un problema di durata delle opere in calcestruzzo e molte sono giunte a fine vita utile, anche per effetto di volumi di traffico non prevedibili 50 anni fa.
A latere cambiare un contratto in maniera retroattiva con una norma di legge e' qualche cosa di osceno da un punto di vista giuridico. È comunque giusto che il concessionario venga sanzionato.
https://torino.repubblica.it/cronaca/20 ... 163288432/

https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WBO0guSwbvWpZVay
Chiunque ha tentato di creare uno Stato perfetto, un paradiso in terra, ha in realtà realizzato un inferno. Popper
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Re: In panne su Autostrade

Messaggioda pianogrande il 03/01/2020, 12:39

Insomma Franz, se alla base di tutto c'è la corruzione dei politici, sono d'accordo anche io che non si risolve il problema portandogli il business a domicilio.
Il problema vero è infatti quello e cioè la corruzione dei politici.
Fermo restando che essendo i privati i corruttori, il panorama diventa davvero desolante.

Saltando quindi quell'ormai noiosissima diatriba se sia meglio il pubblico o il privato (che fa perdere solo un sacco di tempo) sarebbe ora di combatterla davvero la corruzione e su tutti i fronti.

Ci sarebbe solo un problemino da risolvere e cioè chi potrebbe combatterla.

Tutto qua.

E questa è una potentissima arma in mano a populisti ed altri aspiranti dittatori.

Ci penserà lui (a dare l'ennesima fregatura) insomma pacco e contropacco.

Torno a sperare nella selezione naturale ma accetto anche altri suggerimenti.
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Re: In panne su Autostrade

Messaggioda franz il 03/01/2020, 19:13

L’autostrada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni di revoca

Da quasi un anno e mezzo, la politica italiana ha trovato un nuovo succulento brandello di carne attorno a cui accapigliarsi e sciacalleggiare: la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia (Aspi), dopo la tragedia del Ponte Morandi. Con la decisione del governo Conte 2 di inserire nel Milleproroghe, con forzatura che eccede ampiamente i già elevati standard di assurdità legislativa, i criteri di subentro ad Aspi in caso di revoca della concessione, abbiamo fatto un passo avanti verso il finale di partita. O forse no.

La misura è a rischio di incostituzionalità, come sostiene la capogruppo Atlantia? Non tanto nella previsione che Anas subentrerà al concessionario revocato quanto, a mio avviso, nella successiva modifica al testo originario della disposizione, che dichiara nulla la revoca unilaterale “d’anticipo” da parte del concessionario, per richiedere un maggior indennizzo.

La verità è che siamo pressoché smarriti in terra incognita, e di questo è consapevole chiunque sia provvisto non tanto di studi giuridici ma di un modicum di senso comune. Ora si pone la questione dell’esigenza di uno scudo penale anche per Anas, in ipotesi di subentro ad ASPI. Non che ci volesse molto a capire che sarebbe finita così. Stiamo diventando la repubblica degli scudi penali, forse una riflessione servirebbe.

Chi legge con regolarità questo sito ne conosce la posizione: le concessioni autostradali italiane sono uno scandalo persistente, con il loro indecente segreto di Stato. Un caso di purissima patologia e di cattura regolatoria spinta agli estremi. Come uscirne, allora?

La risposta più banale, per evitare torsioni dello stato di diritto, sarebbe quella di attendere il termine naturale delle concessioni. Che tuttavia è quasi sempre assai remoto. L’alternativa è stata identificata nel nuovo regime di convenzione stabilito dall’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), che prevede nuovi criteri per gli adeguamenti dei pedaggi, basati su correttivi alle maggiori storture del sistema attuale, come la sottostima dei volumi di traffico, che è alla base dei sovraprofitti dei concessionari. Nel Milleproroghe è stabilito che i concessionari debbano accettare questi criteri ed incorporarli al rinnovo del Programma economico finanziario (Pef), che è l’unità temporale quinquennale che scandisce la concessione. Dopo questa accettazione, si sblocca l’adeguamento tariffario previsto.

Tutto molto bello e pure condivisibile. La revisione delle convenzioni, intendo. Peccato che forzare gli eventi contrattuali sia la strada garantita per un contenzioso amministrativo di proporzioni bibliche, cosa che infatti sta avvenendo, e mi stupisco dell’eventuale stupore.

E quindi, che fare? Lo so, molti tra voi sono in questo momento impegnati a sbeffeggiarmi: “ecco il cosiddetto esperto che non riesce a dare soluzioni, che noia”. Forse perché le soluzioni, quelle rapide, indolori e prive di effetti collaterali, semplicemente non esistono. Ricordate che la definizione di populismo è “soluzioni semplici a problemi complessi”. Cioè grossi guai che si sommano ad altri guai.

In questa indecorosa vicenda, che parte da assai lontano, nessuno è innocente: né chi per lustri ha firmato i protocolli segreti di Stato, né chi oggi sbraita per ottenere espropri quick e soprattutto dirty. Dietro ai quali si cela l’enorme cupidigia di uno stato fallito causa crisi fiscale.

Le autostrade sono una utility, cioè un’attività regolata che genera enormi flussi di cassa. Anche al netto degli investimenti in sviluppo e manutenzione, i flussi liberi sono tali da far luccicare gli occhioni ad una classe politica dove convergono cleptocrati e soggetti alla costante ricerca di qualcosa da “redistribuire”, per comandamento supremo della loro religione.

Niente di meglio delle autostrade, quindi, per disporre di un “tesoretto” o meglio di un “tesorone”. Una distesa oceanica di liquidità a cui “attingere”, per dissetare il popolo disidratato. Lo vedete, lo schema? Flussi di cassa devoluti con voluttà a spesa pubblica, meglio se corrente. E magari anche a sussidio incrociato di qualche imprescindibile “attività strategica” per il nostro paese, come Alitalia o Ilva. E la cassa integrazione per omnia derogae saeculorum. E volete mettere, affacciarsi al balcone o su Facebook l’ultimo dell’anno, e proclamare: “Italiani! Abbiamo abolito la povertà! Da domani niente aumenti dei pedaggi!”

Fino all’inesorabile punto di devolvere anche la parte destinata ad investimenti e manutenzione della rete, magari. E di lì a poco, arrivare a dare la colpa ai tedeschi ed agli orridi burocrati di Bruxelles, che ci impediscono di “fare investimenti” e risollevare il miserrimo stato della rete. Basta con questo austero liberismo, signora mia, fuori gli investimenti dal calcolo del deficit!

C’è pure la variazione sul tema, quella localistica ed autonomista: regionalizziamo le tratte autostradali ed ogni regione si tenga il bottino, provvedendo alla gestione. Stesso esito visto sopra ma con l’aggiunta di diseconomie di scala e di rete.

Quando un paese è in crisi fiscale così avanzata, prodotto di incredibili errori (chiamiamoli così) di programmazione, e di una ideologia socialista malata che da sempre marca il Dna di questo paese, era ed è tutto scritto: sia la “privatizzazione” che si è dimostrata predazione, sia l’eventuale ripubblicizzazione, che percorre a ritroso ma con uguali esiti lo stesso cammino d’inferno che ha portato alla svendita del patrimonio pubblico.

Una predazione continua per mano di una cupola oligarchica, composta da rappresentanti pro tempore dello Stato e da soggetti nominalmente privati. La “terza via” italiana, quella vera, l’unica.

Ed ora, attendiamo gli sviluppi di questa revoca infinita, e che infiniti danni rischia di addurre agli Italici. Tra cui la paralisi degli interventi di manutenzione urgente della rete autostradale. Dite che quella paralisi è già in atto da tempo, quindi cambierebbe poco? Ottimisti.

https://phastidio.net/2020/01/03/lautos ... di-revoca/
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Re: In panne su Autostrade

Messaggioda Robyn il 03/01/2020, 19:31

La paranina cioe' la vignetta c'e' solo se si mettono le merci sulla tav.Se per via del prezzo sociale manca liquidita' per fare gli interventi cioe' investimenti che possono ossigenare in parte il paese gli interventi di manutenzione li facciamo fare a chi a messo il prezzo sociale muniti di scala cemento rapido e americana
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Re: In panne su Autostrade

Messaggioda Robyn il 03/01/2020, 23:17

Accanto alla rete infrastrutturale,alla Psa per aree depresse e alla previdenza complementare pubblica che devono avere una governance che eviti l'interferenza dei partiti sarebbe anche necessario che lo stato offrisse servizi a pagamento i cui flussi di cassa andassero a diminuire costantemente lo stock di debito pubblico che abbiamo.Ad ex in Italia si utilizzano poco i cordless semplici all'inglese con l'antenna che puoi portarti per casa o in giardino questi si' a prezzi di chiamata contenuti,paghi solo quello che consumi e il costo dei cordless si potrebbe pagare dilazionando il costo sulle chiamate che non prevedono ne' canone ne' costi fissi.I flussi di cassa generati da questa compagnia telefonica parastatale andrebbe a diminuire costantemente lo stock di debito pubblico accumulato
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Re: In panne su Autostrade

Messaggioda Robyn il 04/01/2020, 12:16

Puo' essere utile anche un portale pubblico per la navigazione sul web sempre facente parte della compagnia pubblica di telefonia,si creerebbe altro flusso di cassa per ripianare il debito pubblico.Sul debito pubblico serve un'azione coordinata e concentrica,la Psa per le aree depresse in grado di far pagare interessi piu' contenuti compagnia pubblica di telefonia cordless"alo good morning", la cartolarizzazione
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Re: In panne su Autostrade

Messaggioda Robyn il 09/01/2020, 13:36

Su' Aspi sono d'accordo ad una multa per inadempimento contrattuale perche Aspi potrebbe avvalersi del fatto che il Ponte Morandi e' stato progettato per durare 100 anni e se e' crollato dopo 50 anni puo' dire che non e' colpa sua,la multa c'e' perche contrattualmente avrebbe dovuto vigilare.In merito alla modifica unilaterale paventata da qualcuno la Corte dei Conti ha stabilito l'asimmetria degli indennizzi e delle condizioni contrattuali.Quindi Aspi se rimarra' dovra' adeguarsi alle nuove regole contrattuali indennita' e periodi piu brevi della durata delle concessione ma in contemporanea niente statalizzazione.Lasciate perdere quello che dice Di Battista
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