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la spesa statale

Discussioni e proposte, prospettive e strategie per il Paese

la spesa statale

Messaggioda Robyn il 06/10/2019, 0:44

Matteo Renzi per finanziare il cuneo fiscale vuole tagliare la spesa.Adesso c'è modo e modo di tagliare la spesa.Ad ex un'azienda anche può tagliare la spesa con il new green deal.E' sufficente fare un'investimento in pannelli fotovoltaici e il costo dell'energia che paga calerà drasticamente.Immaginiamo la spesa della sanità di quanto risparmio ci sarebbe con il day hospital il surgey hospital investimenti nella telemedicina oppure l'assicurazione per le fasce alte.Immaginiamo quando si risparmierebbe dall'illuminazione pubblica e negli edifici pubblici con le lampade led e se anche gli edifici pubblici utilizzassero i pannelli fotovoltaici.Il costo del lavoro è anche alto perche c'è il lavoro sommerso e se c'è il lavoro sommerso sono più alti i contributi sociali e se tutti mantenessero i lavoratori in regola i contributi sociali potrebbero essere più bassi.Ma il tema del costo del lavoro è anche articolato servirebbe la riforma della previdenza attraverso la previdenza complementare in sintesi il passaggio dalla ripartizione alla capitalizzazione.Adesso non è più il caso di fare polemica ma attraverso la collegialità trovare strade praticabili per diminuire la spesa.Ad ex se vogliamo fare un'amministrazione pubblica più leggera di impiegati statali ne entrano meno di quelli che ne escono.Per ex ci sono 100,000 impiegati statali dediti solo alla burocrazia da reimpiegare in servizi più utili al cittadino nell'ambito della Pa anziche assumere a gogo.Poi esistono anche altre soluzioni praticabili per diminuire la spesa che adesso mi sfuggono
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Re: la spesa statale

Messaggioda franz il 06/10/2019, 8:44

Se Renzi volesse veramente tagliare la spesa, perché non lo ha fatto quando era lui al governo?
Ricordate che invece diede il "benservito" a Cottarelli?

Comunque se si volesse veramente affrontare il tema della spesa pubblica, ecco dove intervenire:

Fonte:
http://www.cgiamestre.com/wp-content/up ... 9.2019.pdf
...
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Re: la spesa statale

Messaggioda Robyn il 06/10/2019, 9:52

E quello che non ho scritto per evitare di fare polemica infatti mi ricordo che la spesa era aumentata di 30 mld con la flessibilita e la diminuzione del cuneo fiscale 22 mld era una misura finanziata in deficit e non era strutturale.Adesso basta con le polemiche e affrontiamo le cose con la collegialità
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Re: la spesa statale

Messaggioda franz il 06/10/2019, 11:05

Robyn ha scritto:E quello che non ho scritto per evitare di fare polemica infatti mi ricordo che la spesa era aumentata di 30 mld con la flessibilita e la diminuzione del cuneo fiscale 22 mld era una misura finanziata in deficit e non era strutturale.Adesso basta con le polemiche e affrontiamo le cose con la collegialità

E tu credi che un governo in Italia, sinistra o destra che sia, sia capace di affrontare QUEI problemi, con o senza collegialità?

Non realizzi che ogni spreco, per quei 200 miliardi, è danno per la collettività ma reddito e guadagno per qualcuno?
E credi che questi "qualcuno" stiano buoni, bravi e zitti mentre gli tolgono il pane?
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Re: la spesa statale

Messaggioda Robyn il 06/10/2019, 11:14

Infatti sono sprechi sù cui qualcuno ci mangia a danno dei poveri.La logica è togliere alle caste per dare ai cittadini.Adesso invece è che le caste mangiano sul cittadino e il cittadino stà peggio.E un pò come era nel fascismo il cittadino era al servizio dello stato con l'avvento della Repubblica è lo stato che deve essere al servizio del cittadino ma poi con le caste nonostante la Repubblica questo principio si è rovesciato di nuovo,Altro ex di rovesciamento lo abbiamo nel dl sicurezza se il cittafino perde le staffe nei confronti di un'impiegato della Pa rischia una denuncia.Quindi il cittadino paga con le sue tasse l'impiegato statale e come compenso può non ricevere un servizio soddisfacente e ricevere anche una denuncia
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Re: la spesa statale

Messaggioda franz il 06/10/2019, 11:18

Robyn ha scritto:Infatti sono sprechi sù cui qualcuno ci mangia a danno dei poveri.La logica è togliere alle caste per dare ai cittadini.Adesso invece è che le caste mangiano sul cittadino e il cittadino stà peggio.E un pò come era nel fascismo il cittadino era al servizio dello stato con l'avvento della Repubblica è lo stato che deve essere al servizio del cittadino ma poi con le caste nonostante la Repubblica questo principio si è revesciato di nuovo

Ma non mi interessa, diversamente da te, che sia a danno dei poveri.
È a danno di tutti.
Anche dei ricchi. Che sono quelli, non so se realizzi, che creano lavoro.
Quella cosa che, appunto, manca in Italia.
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Re: la spesa statale

Messaggioda Robyn il 06/10/2019, 11:22

Ah bene e chi ha realizzato città strade superstrade grattacieli se non la fatica dell'operaio?Quando stò lavorando stò facendo una città vedi di non rompere le p...e che non sai come si lavora
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Re: la spesa statale

Messaggioda Robyn il 06/10/2019, 16:01

In questo diagramma si individuano i campi dove avvengono gli sprechi ma non si specificano bene e con precisione quali sprechi sono e di conseguenza quali soluzioni trovare.Quale burocrazia bisogna eliminare?Quali sono gli sprechi nella sanità?Quale è la corruzione che si manifesta nella Pa e quali sono le possibili terapie?Perche è facile dire tagliare la spesa senza sapere dove bisogna intervenire concretamente
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Re: la spesa statale

Messaggioda Robyn il 06/10/2019, 18:29

Si parla tanto di corruzione nella Pa ma da cosa dipende?Dipende dalla discrezionalità dei tempi da parte dell'incaricato di pubblico servizio nel concedere il rilascio di una pratica.Per accellerare una pratica allora il cittadino paga una tangente.Questa forma di corruzione può essere indotta dal pubblico funzionario o dal cittadino privato che induce il pubblico funzionario ad accettare la tangente per accellerare i tempi di rilascio della sua pratica e questo si traduce in aumento dei costi.Questo fenomeno si è cercato di arginarlo con il westblowing ma esiste una soluzione più chiara e più semplice.La soluzione è tempi certi limitati e definiti per il rilascio di una pratica.Se faccio richiesta di una pratica,entro un determinato periodo di tempo limitato e definito deve essere rilasciata.La giustizia.Non c'è dubbio che i tempi della giustizia aumentano i costi più sono lunghi i tempi e più i costi processuali per il cittadino aumentano quindi servono tempi giusti.Nel caso della sanità si possono realizzare risparmi se il medico di base agisce da filtro.In questo caso dirà al suo associato che può stare in day surgey o in day hospital oppure rivolgersi ad una clinica privata se se lo può permettere con l'assicurazione di modo che siano snellite le fila di attesa per avere una prestazione sanitaria.La spesa pubblica può diminuire se entrano meno impiegati di quelli che escono assorbiti dalla previdenza e se contemporaneamente si spostano ad altro incarico i lavoratori della burocrazia.Per i bandi per evitare pratica lesive della concorrenza serve ampliare la platea di soggetti che vi partecipano.Poi c'è il problema dei pagamenti della Pa ai privati tutta da analizzare.Infine le pratiche di corruzione si possono arginare se la sfera dei partiti è separata da quella della Pa altrimenti la democrazia anziche allargarsi può restringersi fino a soffocare
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Re: la spesa statale

Messaggioda franz il 12/10/2019, 7:40

Non c'è solo la discrezionalità. Il fattore principale è dato dal numero di pratiche/passaggi/autorizzazioni per fare un singolo atto (casa, capannone, permesso per fare qualche cosa, come una particolare lavorazione).
In certi paesi con 12 passaggi ottieni il permesso.
In altri con 30 o anche 50.
Solitamente i paesi anglosassoni hanno una burocrazia snella, caratterizzata da pochi passaggi per avere un permesso.
I paesi mediterranei e latini hanno un eccesso di regolamentazione e di burocrazia che si manifesta in un numero spropositato di passaggi, ad ognuno dei quali corrisponde un funzionario che chiede di essere "unto". Il massimo lo si raggiunge nell'america latina. Ma l'Italia non scherza.


I 65 passaggi in 26 sportelli per avviare un’impresa in Italia

Certificati e permessi: 39 volte in fila e 18 mila euro di costi. Il dossier Cna: «Le prime vittime? Gli aspiranti imprenditori. Così si blocca chi ha idee e vuole crescere»
di Isidoro Trovato

Sessantacinque adempimenti. Ventisei enti coinvolti. Trentanove file (reali o virtuali) da fare. Quasi 18 mila euro di spesa. E tutto solo per aprire un salone di acconciatura. A svelarlo è «Comune che vai, burocrazia che trovi», l’Osservatorio Cna che misura il peso della burocrazia sull’avvio di impresa, alla prima edizione (ma destinato a essere riproposto annualmente). Un’indagine condotta sul campo, in collaborazione con 52 Cna territoriali, in rappresentanza di altrettanti Comuni di cui 50 capoluoghi di provincia.

Le tipologie
«In Italia — ricorda Sergio Silvestrini, segretario generale di Cna —, invece di essere un elemento facilitatore, la burocrazia è un ostacolo potente sulla strada delle imprese che blocca chi ha idee, chi vuole intraprendere, chi vuole crescere e far crescere il Paese. E le prime vittime sono le più indifese: gli aspiranti imprenditori. È una guerra che dobbiamo vincere. Una guerra di liberazione dalla burocrazia che va combattuta ufficio per ufficio, Comune per Comune. Il governo avrebbe le armi per uscirne vittorioso, sapendo che la vittoria vale almeno dieci leggi di Bilancio. Questo è cambiamento. Il cambiamento che trasforma i connotati al Paese». Lo studio prende a esempio cinque tipologie d’impresa: acconciatura, bar, autoriparazione, gelateria, falegnameria. Per ognuna è calcolato in dettaglio il numero di adempimenti, degli enti coinvolti e delle operazioni necessarie all’apertura, oltre al costo totale dell’autorizzazione. Proviamo a testare una delle «avventure imprenditoriali» per capirne la complessità e i costi. A qualcuno ricorderanno le fatiche di Asterix e Obelix alle prese con la cervellotica burocrazia dell’antica Roma per ottenere «il lasciapassare 38A».

Aprire un salone
Per poter aprire un salone di acconciatura è necessario assolvere 65 adempimenti, avere a che fare con 26 enti (con i quali, però, bisogna interfacciarsi per 39 volte complessivamente perché ce ne sono alcuni ai quali ci si deve rivolgere più volte) e spendere quasi 18 mila euro. L’ingarbugliato e faticoso iter si apre con una scia pericolosa come quella chimica: serve infatti la presentazione di una «Scia» (Segnalazione certificata di inizio attività) al Comune dove sarà ubicata fisicamente l’attività. In precedenza, l’aspirante imprenditore deve aver superato un esame teorico-pratico dopo aver svolto tre anni di corso da 1.800 ore di formazione (e 5 mila euro di spesa) e uno stage dalla durata variabile a seconda delle regioni: si va dalle 500 ore richieste nel Lazio alle 1.200 in Lombardia e Sicilia. Per presentare la Scia sono necessari una serie di atti, alcuni obbligatori, altri facoltativi a discrezione dei Comuni. Gli obbligatori possono costare circa 660 euro, i facoltativi (richiesti da un Comune su tre) anche qualche migliaio di euro. A Catania e a Ragusa, a esempio, si chiede anche il certificato di agibilità dei locali, che si ottiene in 60 giorni e costa 1.500 euro. La Scia da consegnare al Suap (Sportello unico per le attività produttive) è gratuita in 18 dei Comuni che hanno partecipato all’indagine, costa meno di 50 euro in 16 Comuni, tra 50 e 100 in altri 10 e addirittura in quattro Comuni (Caserta, Como, Padova e Ragusa) richiede un versamento di oltre 100 euro.

I tempi
I problemi non sono solo monetari. Anche i tempi di esame delle pratiche incidono non poco: «il tempo è denaro» non è solo un proverbio. Tempi che si allungano se si mette di mezzo la famigerata «prassi consolidata». Senza dimenticare che i Suap, in ben 18 Comuni, non sono l’unico interlocutore con il quale bisogna interagire. Nemmeno dopo aver superato tutti questi scogli, però, l’attività può essere finalmente avviata. Se, infatti, l’aspirante imprenditore prevede un consumo di acqua superiore al metro cubo al giorno deve chiedere anche l’Aua (Autorizzazione unica ambientale) che può costare 300 euro, cui vanno aggiunti i costi di consulenza, che possono arrivare fino a mille euro. Infine, sebbene le imprese del settore acconciatura godano di una semplificazione nella documentazione per la gestione dei rifiuti, devono compilare un formulario e iscriversi al Conai.

Ristrutturare un locale
L’avvio di un’attività presume la realizzazione di lavori edilizi per adattare i locali scelti alle esigenze dell’aspirante imprenditore. Talvolta i lavori sono obbligati: è il caso degli interventi per agevolare l’accesso ai disabili. Eppure, l’estrema complessità delle norme in materia edilizia rende spesso difficile perfino comprendere le procedure da seguire. Nel caso di semplici lavori di ristrutturazione interna (senza cambi di destinazione d’uso dei locali o superamento di vincoli particolari) è necessario presentare una Comunicazione inizio lavori asseverata (Cila). Non avendo ancora un interlocutore unico su tutto il territorio nazionale, la Cila va presentata, a seconda dei Comuni, allo Sportello unico per l’edilizia (Sue), che però in molti casi si riduce a una «targa» e impone il coinvolgimento di enti diversi. Oppure tocca rivolgersi alla Sportello unico attività produttive (Suap). I diritti Cila sono gratuiti solo a Livorno, in gran parte costano meno di 100 euro e in sette casi (Ascoli Piceno, Caserta, Catania, Modena, Parma, Pesaro e Roma) li superano, con il picco della Capitale, dove si arriva a 251 euro. Gli adempimenti connessi alla documentazione che va allegata alla Cila sono molteplici. Va assegnato a un professionista l’incarico per la redazione del progetto, la presentazione della Cila, l’attività di direttore dei lavori, la comunicazione di fine lavori e l’aggiornamento del Catasto. Una serie di obblighi burocratici che costano intorno ai 5.500 euro. Ma a questo punto anche Asterix e Obelix si sarebbero arresi.

6 ottobre 2018 (modifica il 7 ottobre 2018 | 09:57)
https://www.corriere.it/cronache/18_ott ... 581c.shtml
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