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i conti delle partite correnti della bilancia dei pagamenti

Discussioni e proposte, prospettive e strategie per il Paese

i conti delle partite correnti della bilancia dei pagamenti

Messaggioda franz il 16/07/2019, 8:05

La condizione del conto delle partite correnti della bilancia dei pagamenti

https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi- ... -pagamenti?

di Alessandro Caiumi e Carlo Cottarelli

9 luglio 2019

Nel dibattito pubblico è stato sostenuto che il consistente avanzo del conto corrente della bilancia dei pagamenti consentirebbe all’Italia di realizzare manovre espansive per sostenere la domanda interna e la crescita senza correre eccessivi rischi. C’è anche chi ha sostenuto che tale surplus dimostra che l’Italia non ha attualmente un problema di competitività, al contrario di quanto avveniva nello scorso decennio quando il saldo con l’estero era in deficit. Tuttavia, l’attuale avanzo è spiegato dal fatto che le importazioni sono basse per il basso livello del reddito pro capite, che non ha ancora recuperato i livelli precedenti la crisi economica. Se il reddito pro capite fosse al livello del 2007, e a maggior ragione se fosse più elevato, le partite correnti sarebbero in deficit per effetto di una maggiore domanda interna. Inoltre, un paese come l’Italia, che fronteggia un progressivo invecchiamento della popolazione, dovrebbe mantenere un avanzo significativo. La posizione esterna risulta quindi essere meno solida di quanto appare. Occorre migliorare la nostra competitività e puntare sulle esportazioni, più che sulla domanda interna, come motore della nostra crescita.

* * *

Il saldo del conto delle partite correnti (current account) rappresenta la differenza tra il valore delle esportazioni e delle importazioni per merci, servizi, redditi da lavoro e capitale e trasferimenti unilaterali correnti. Alcuni economisti vicini all’attuale maggioranza di governo hanno di recente sostenuto che l’Europa dovrebbe assecondare un piano di investimenti in deficit per il nostro Paese in misura uguale all’avanzo del conto corrente realizzato dall’Italia, pari a 43,2 miliardi nel 2018 (il 2,5 per cento del Pil).[1] Questo consentirebbe un innalzamento del livello del Pil senza creare problemi in termini di equilibrio esterno. Il consistente avanzo di partite correnti è stato utilizzato anche per spiegare che, al contrario del periodo precedente la crisi economica globale, quando le partite correnti erano in deficit (-1,4 per cento del Pil nel 2007), l’Italia non avrebbe attualmente un problema di competitività.

La solidità della nostra posizione esterna resta però dubbia. Il punto principale da capire è che il passaggio dal deficit di 1,4 per cento del Pil nel 2007 al surplus di 2,5 per cento del Pil nel 2018 è in gran parte dovuto alla mancata crescita del nostro reddito pro capite. Tra il 2007 ed il 2018 il reddito reale pro capite degli italiani è anzi sceso del 6,9 per cento. Se noi oggi avessimo lo stesso Pil pro capite del 2007, mantenendo costante l’attuale propensione all’importazione, il valore delle importazioni sarebbe più alto del 7,4 per cento. Lasciando invariato il valore delle esportazioni, che dipendono dalla domanda estera, le partite correnti nel 2018 sarebbero in deficit per 1,6 miliardi (-0,1 per cento del Pil). Se poi ipotizzassimo di recuperare almeno parte della crescita del reddito pro capite che avrebbe potuto realizzarsi dal 2007, il deficit sarebbe ancora più elevato. Tra il 1999 e il 2007 la crescita del Pil pro capite è stata dell’1,1 per cento l’anno. Se avessimo mantenuto un tale ritmo di crescita nel periodo 2008- 2018 il nostro reddito pro capite sarebbe stato l’anno scorso del 20,7 per cento più elevato. Se anche il nostro reddito fosse cresciuto a una velocità pari alla metà di quella registrata nel periodo 1999-2007, nel 2018 il nostro reddito sarebbe stato del 13,5 per cento più alto, così come le nostre importazioni, e il nostro deficit di partite correnti sarebbe stato dell’1,9 per cento del Pil.

Occorre anche notare che un equilibrio della bilancia corrente non è sufficiente per un paese come l’Italia. Tecniche standard usate internazionalmente per calcolare la posizione esterna ottimale di un paese tengono conto di vari fattori strutturali, il più importante dei quali è la struttura demografica e la sua tendenza. Paesi che tendono a invecchiare più rapidamente degli altri dovrebbero mantenere un più consistente avanzo esterno, accumulando ricchezza sull’estero da consumare nei decenni successivi. Tenendo conto di questi fattori, il Fondo Monetario Internazionale, per esempio, stima che il saldo di equilibrio del conto corrente (current account norm) era di circa il 2,5 per cento del Pil per il 2017.[2] Di conseguenza, il divario tra il saldo in deficit che si avrebbe con un reddito pari a quello del 2007, e, a maggior ragione, con il reddito superiore cui dovremmo aspirare, e il valore di equilibrio stimato dal FMI risulta elevato.

Tutto ciò suggerisce che la posizione competitiva dell’Italia non è ancora ottimale: dovremmo esportare di più. Molte nostre imprese manifatturiere sono riuscite a innovare e a mantenere un posizionamento competitivo di tutto rispetto nel contesto internazionale, il che ha consentito all’Italia di mantenere la sua quota di export mondiale negli ultimi anni attorno al 2,8 per cento. Ma non abbiamo però recuperato le quote perse tra il 1999 e il 2007, neppure rispetto agli altri paesi avanzati, soprattutto la Germania, il nostro principale concorrente nel settore manifatturiero europeo. Inoltre, attualmente le imprese esportatrici rappresentano solo una parte del settore manifatturiero che a sua volta rappresenta solo il 15 per cento del Pil.

L’opportunità di migliorare la nostra competitività emerge anche da indicatori standard di competitività come il tasso di cambio effettivo reale (real effective exchange rate o REER) rispetto al resto del mondo.[3] Il REER, se calcolato sulla base dell’inflazione relativa tra diversi paesi, è solo di poco (il 3,9 per cento) superiore a quello della fine degli anni ’90 (si veda la Figura 1). Tuttavia, il REER misurato sulla base del costo del lavoro per unità di prodotto (per l’intera economia, anche se risultati simili si ottengono per il solo settore manifatturiero) mostra invece un consistente apprezzamento. Il diverso movimento dei due indici rivelerebbe una perdita di competitività di costo (si veda in proposito la Figura 2, che riporta l’andamento del costo del lavoro per unità di prodotto per l’Italia e altri paesi dell’area euro) che, per un paese che in parte dei suoi mercati è “price taker”, non si sarebbe riversata sui prezzi, ma avrebbe causato una erosione dei margini di profitto, con una conseguente riduzione degli investimenti nel settore delle esportazioni e quindi della potenzialità di crescita delle esportazioni.[4]


Recuperare competitività, senza tagliare i salari in termini di potere d’acquisto, richiede riforme che portino o a un calo dei costi non da lavoro delle imprese o aumenti di produttività.[5] Tra i primi occorrerebbe operare un taglio drastico dei costi della burocrazia: per esempio, è stato stimato che il costo di compilare moduli è di oltre 30 miliardi l’anno per le sole piccole e medie imprese. Aumenti di produttività possono essere ottenuti attraverso investimenti privati e pubblici, ma questo richiede rimuovere gli esistenti ostacoli tra i quali, nel settore privato, spiccano l’elevata tassazione (il cui taglio richiede però adeguate coperture per essere credibile), di nuovo il peso della burocrazia e la lentezza della giustizia civile.

Un recupero di competitività attraverso queste riforme comporterebbe l’avvio di un processo di crescita basato sulla domanda esterna e sul recupero di quote di mercato esterno da parte dell’Italia, nel contesto di una solida posizione anche dei nostri conti con l’estero. Al contrario, un’accelerazione della crescita trainata prevalentemente dalla domanda interna comporterebbe un indebolimento dei nostri conti con l’estero e la potenziale ricaduta di tali conti in una posizione di deficit, cosa che accadde durante il passato decennio e che contribuì alla crisi di fiducia del 2011-12.


[1] Si veda in proposito l’intervista rilasciata dall’ex-ministro degli affari europei e attuale presidente CONSOB Paolo Savona nel luglio 2018: http://www.politicheeuropee.gov.it/it/m ... -miliardi/.

[2] Si veda: https://www.imf.org/en/Publications/CR/ ... tive-46579. Il saldo di equilibrio stimato per il 2017, il più recente dato disponibile, appare più basso rispetto al 4,4 per cento del 2016 alla luce di una modifica specifica nella metodologia che ha rivisto l’impatto della componente demografica.

[3] Il tasso di cambio effettivo reale è costruito con una media ponderata dei tassi di cambio tra la valuta di un paese e quella dei partner commerciali deflazionati mediante indici dei prezzi o dei costi relativi. Un aumento di questo indicatore indica una perdita di competitività.

[4] Il costo del lavoro per unità di prodotto è il rapporto tra retribuzione media e produttività media. Per l’effetto di tale indice sulla competitività italiana si veda: https://www.imf.org/en/Publications/WP/ ... taly-45739.

[5] A scanso di equivoci, è utile chiarire che anche nel caso di un’uscita dall’euro e una svalutazione della nuova valuta italiana rispetto all’euro si avrebbe un recupero di competitività attraverso un taglio dei salari in termini di potere d’acquisto.
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Re: i conti delle partite correnti della bilancia dei pagame

Messaggioda Robyn il 16/07/2019, 12:30

La competitivita' va' coniugata con la dignita'del lavoro.Non si puo' pensare di avere incrementi competitivi spremendo i lavoratori e prezzi troppo bassi non fanno bene ai lavoratori perche incide negativamente sulle paghe.La competitivita' cresce con gli investimenti.Se ad ex si taglia una barra di ferro manualmente nell'unita' di tempo saranno stati fatti un certo numero di pezzi.Se invece si utilizza la tagliatrice automatica dove al posto di tagliare manualmente si programma saranno stati tagliati un numero di pezzi sensibilmente maggiore nell'unita' di tempo che si potranno in parte mettere ad un prezzo piu' basso in parte restituire in retribuzione per l'aumentata produttivita' perche se i prezzi saranno piu' bassi ne saranno venduti di piu'.Si diminuisce allo stesso tempo il cuneo fiscale con gli investimenti.Per quel che riguarda il commercio bisogna dotare i piccoli esercizi commerciali dell'e-commerce e se si saranno fatti investimenti questi potranno vendere i beni ad un prezzo piu' basso perche e' l'inizio della filiera che lo permette.Questo evita la chiusura dei piccoli esercizi commerciali e la perdita di posti di lavoro fra commessi impiegati nel commercio si evitano concentrazioni.La concorrenza la competitivita' si realizza con gli investimenti non spremendo i lavoratori.Il modo peggiore per non fare accettare la concorrenza e il merito e' spremere i lavoratori perche si crea un pregiudizio negativo nei confronti della concorrenza che poi si tramuta in consenso ed alimenta il populismo sovranismo.In breve la classi dirigenti devono fare gli interessi dei cittadini e non di pochi.Abbiamo bisogno della democrazia dei tanti e non dei pochi
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Re: i conti delle partite correnti della bilancia dei pagame

Messaggioda pianogrande il 16/07/2019, 16:14

La competitività si gioca su ricerca e sviluppo.

Non mi sembra che l'articolo approfondisca questo tema.

Giusto abbassare le tasse (a chi le paga) ma sarebbe più giusto, e realistico, farle prima pagare a tutti (almeno provarci).
Anche sull'aspetto evasione fiscale (e, per carità, relativo recupero elettorale) l'articolo tiene fede al detto Un bel tacer non fu mai scritto.

Le tasse sono pagate prevalentemente dai redditi fissi.
Se le pagassero tutti diminuirebbe il costo del lavoro?
Non è detto.
Sicuramente diminuirebbe il costo del dipendente al quale interessa lo stipendio netto; ma nel tempo perché non è che si possano abbassare i lordi dalla sera alla mattina.
Aumenterebbe però l'IRPEF pagata dagli imprenditori e non sono noccioline.

Se facessimo ricerca e sviluppo e pagassimo tutti le tasse, vivremmo in un paese così diverso dall'attuale che queste diatribe sulle troppe tasse e l'eccessivo costo del lavoro non esisterebbero.
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Re: i conti delle partite correnti della bilancia dei pagame

Messaggioda Robyn il 16/07/2019, 17:04

Pagare tutti per pagare meno e in quest'ambito mantenere la progressivita' delle 5 aliquote IRPEF escludendo i bassi redditi con la no tax area.La flat tax non aiuta lo sviluppo perche legalizza solo chi le tasse non le paga.Dal momento che non le paga la crescita dovrebbe essere alle stelle perche dovrebbe investire quello che non paga ma la realta' ci consegna una situazione attuale diversa.La progressivita' invece in una proposta alternativa di csx rimarrebbe ma le aliquote scenderebbero per ex chi paga il 23 paga il 19 chi paga il 28 pagherebbe il 25 chi paga il 38 pagherebbe il 33 chi paga il 33 pagherebbe il 29 chi paga il 41 pagherebbe il 36 e il 36 sarebbe l'aliquota massima.Poi c'e' la no tax area che non paga per permettere un reddito minimo sufficente che non scenda mai sotto un minimo per ex 1000 euro
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Re: i conti delle partite correnti della bilancia dei pagame

Messaggioda Robyn il 19/07/2019, 12:26

La proposta del PD prevede le detrazioni il che equivale a far scendere le aliquote ma che poi si fermano a 55 mila euro.La corte costituzionale pero' afferma che la discesa deve esserci per tutte le aliquote per essere la discesa delle tasse costituzionale.Poi noi usiamo termini come deduzioni detrazione quando sarebbe piu' semplice parlare di discesa delle 5 aliquote per essere il linguaggio piu' comprensibile e lineare ai piu'.Al pari dell'esclusione della flat tax vanno esclusi anche il quoziente familiare e lo splitting che aumentano le disuguaglianze fra famiglie danneggiando quelle piu' povere.Per la famiglia servono cose semplici bonus bebe' assegni familiari piu' estesi e corposi carta acquisti asili nido bonus studio l'housing sociale ed altri servizi utili.Inseguire in breve Carlo Maria Martini che diceva che per la famiglia non servono grandi misure di sicurezza fortificazioni e recinti di difesa ma cose semplici
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Re: i conti delle partite correnti della bilancia dei pagame

Messaggioda Robyn il 21/07/2019, 10:46

La sola discesa delle cinque aliquote in ambito di progressivita' non e' sufficente a stimolare gli investimenti e ad evitare di far crescere la produttivita' spremendo i lavoratori ma va' protetto anche il risparmio.La discesa delle aliquote permetterebbe di recuperare il saggio di autofinanziamento attraverso il quale e' piu' facile avere prestiti ma non basta.Il risparmio in giacenza sui conti correnti non va' tassato per evitare che prenda altre strade,ma questo riguarda il risparmio per investimenti non quello dedicato ad operazioni ad alto rischio come subprime etc e questo e' piu' facile nella separazione Roosveltiana dello stell-glass-act.Ad ex va' eliminata l'imposta di bollo sul risparmio per investimenti.In merito alla tassa di successione questa va' regolamentata in modo che non disincentivi l 'accumulo di risparmio utile alla crescita.Questa in genere ha un plafond al di sotto del quale non c'e' tassazione per ex 700mila euro e superato questo plafond la tassazione inizia con l'1% e cresce al crescere del risparmio accumulato 2% ,3%,4% etc.Esisiste la tassa di successione verticale interessata dal plafond e quella verticale senza legami di parentela.In merito alla no tax area qualcosa si paga 3 o 4% di IRPEF per fare in modo che sia possibile anche per bassi redditi la detrazione per la ristrutturazione dell'abitazione,ma il netto non puo' essere mai inferiore ai 1000 euro per realizzare il principio costituzionale secondo il quale il lavoratore ha diritto ad una retribuzione sufficente per garantire liberta' a se e la sua famiglia
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Re: i conti delle partite correnti della bilancia dei pagame

Messaggioda franz il 23/07/2019, 11:08

Questa storia della discesa delle aliquote mi riporta in mente una geniale spiegazione fatta da un professore di economia.
La traduco brutalmente dall'inglese, con google.
---
Economia di un professore: geniale eppure così semplice

Economia

Supponiamo che ogni giorno dieci uomini escano per la birra e il conto per tutti e dieci arrivi a $ 100. Se pagassero il conto nel modo in cui paghiamo le nostre tasse, andrebbe qualcosa del genere ...

I primi quattro uomini (i più poveri) non avrebbero pagato nulla.
Il quinto pagherebbe $ 1.
Il sesto pagherebbe $ 3.
Il settimo pagherebbe $ 7.
L'ottavo pagherebbe $ 12.
Il nono pagherebbe $ 18.
Il decimo uomo (il più ricco) pagherebbe $ 59.

Quindi, è quello che hanno deciso di fare.

I dieci uomini bevevano ogni giorno nel bar e sembravano abbastanza contenti della disposizione, fino a quando un giorno il proprietario ha lanciato loro una palla curva. "Dato che siete tutti così bravi clienti", ha detto, "ho intenzione di ridurre il costo della vostra birra giornaliera di $ 20". Le bevande per i dieci uomini ora costerebbero solo $ 80.

Il gruppo voleva ancora pagare il conto nel modo in cui paghiamo le tasse. Quindi i primi quattro uomini non furono influenzati. Berebbero ancora gratis. E gli altri sei uomini? I clienti paganti? Come hanno potuto dividere la manna a $ 20 in modo che ognuno potesse ottenere la sua giusta quota?

Si sono resi conto che $ 20 divisi per sei sono $ 3,33. Ma se lo sottrassero dalla quota di tutti, allora il quinto uomo e il sesto uomo finirebbero per essere pagati per bere la sua birra.
Quindi, il proprietario del bar ha suggerito che sarebbe giusto ridurre il conto di ogni uomo di una percentuale più elevata quanto più povero fosse, per seguire il principio del sistema fiscale che stavano usando, e ha proceduto a elaborare gli importi che ha suggerito che ciascuno ora dovrebbe pagare.

e così il quinto uomo, come i primi quattro, ora non ha pagato nulla (risparmio del 100%).
Il sesto ora ha pagato $ 2 anziché $ 3 (33% di risparmio).
Il settimo ora ha pagato $ 5 anziché $ 7 (risparmio del 28%).
L'ottavo ora ha pagato $ 9 anziché $ 12 (25% di risparmio).
Il nono ora ha pagato $ 14 anziché $ 18 (risparmio del 22%).
Il decimo ora ha pagato $ 49 anziché $ 59 (risparmio del 16%).

Ognuno dei sei stava meglio di prima. E i primi quattro hanno continuato a bere gratuitamente. Ma, una volta fuori dal bar, gli uomini hanno iniziato a confrontare i loro risparmi.

"Ho ottenuto solo un dollaro dal risparmio di $ 20" dichiarò il sesto uomo. Indicò il decimo uomo, "ma ha ottenuto $ 10!"

"Sì, esatto" esclamò il quinto uomo. "Ho anche risparmiato solo un dollaro. Non è giusto che abbia ottenuto un beneficio dieci volte maggiore di me!"

"È vero!" gridò il settimo uomo. "Perché dovrebbe ottenere $ 10 indietro, quando ho solo $ 2? I ricchi ottengono tutte le pause!"

"Aspetta un minuto", gridarono i primi quattro uomini all'unisono, "non abbiamo ottenuto nulla. Questo nuovo sistema fiscale sfrutta i poveri!" I nove uomini circondarono il decimo e lo picchiarono.

La sera successiva il decimo uomo non si presentò per un drink, quindi i nove si sedettero e senza birra si fecero le birre. Ma quando è arrivato il momento di pagare il conto, hanno scoperto qualcosa di importante. Non avevano abbastanza soldi tra tutti per nemmeno la metà del conto!

E quello, ragazzi e ragazze, giornalisti e ministri del governo, è come funziona il nostro sistema fiscale. Le persone che già pagano le tasse più alte avranno naturalmente il massimo beneficio da una riduzione fiscale. Tassali troppo, attaccali per essere ricchi e potrebbero non presentarsi più. In effetti, potrebbero iniziare a bere all'estero, dove si trova l'atmosfera un po 'più amichevole.

David R. Kamerschen, Ph.D.
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Re: i conti delle partite correnti della bilancia dei pagame

Messaggioda pianogrande il 23/07/2019, 15:48

Interessante la storia ma un po' distorcente la morale.
Ognuno fa quello che più gli conviene e questo, normalmente, a prescindere dalla accoglienza che questi comportamenti possano trovare.

La concorrenza sul sistema fiscale è ormai storia vecchia.

Il filo conduttore sono i costi totali e non certo le differenze tra fruitori visto che chi usufruisce di tale concorrenza non sono normalmente i privati (nei cui calcoli rientrano ben altri parametri che non il semplice profitto) ma le aziende.

Con l'evasione fiscale che c'è nel nostro paese, credo che le aziende mettano nel conto numeri che l'articolo non considera.

Comunque, il non diminuire le tasse ai ricchi viene assimilato a bastonarli e questo è un trionfale ritorno (a parti invertite) ai tempi in cui la propaganda di sinistra dava contro ai "pescicani" dicendo che quando dicevano di rimetterci parlavano non di perdite ma di guadagni inferiori al previsto.

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Re: i conti delle partite correnti della bilancia dei pagame

Messaggioda franz il 24/07/2019, 8:32

Non ho visto un discorso moralista anche se in fondo alla fine si può parlare di conclusione morale.
Per me la conclusione è molto pratica. Hai ragione sulle aziende ma credo che anche le persone fisiche tendano a spostarsi se non si trovano bene. ISTAT pubblica i dati delle migrazioni interne (sono milioni gli italiani che si spostano ogni anno) ed internazionali. E qui come sapete abbiamo recentemente numeri preoccupanti. 150'000 uscite in un anno.
Non sono ricchi, vero, ma giovani laureati o tecnici.

I ricchi tutto sommato sono pochi. Chi dichiara sopra i 300'000€ sono solo 38'261 ma pagano ben 4.4 miliardi di imposte.
Se sparissero bisognerebbe trovare un gettito equivalente.
Se prendiamo le classi di reddito superiori ai 100'000€ abbiamo 548'324 contribuenti ma il gettito è di 100 miliardi.
E qui, scusate il francesismo, "sò cazzi"!
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Re: i conti delle partite correnti della bilancia dei pagame

Messaggioda pianogrande il 24/07/2019, 10:48

Un paese dove tutti pagano le tasse (e il resto in proporzione) sarebbe sicuramente molto più attrattivo del nostro.

Sarebbe un altro paese; abitato da altra gente e sono sicurissimo che non scapperebbe nessuno; anzi, al contrario...
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