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RdC: prometeia crescita 0.2% del PIL; Confindustria zero

Discussioni e proposte, prospettive e strategie per il Paese

RdC: prometeia crescita 0.2% del PIL; Confindustria zero

Messaggioda franz il 27/03/2019, 15:40

Leggere bene https://www.repubblica.it/economia/2019 ... 222599680/

E anche https://www.ilsole24ore.com/art/notizie ... =ABMpFLiB&

Le due versioni:

Prometeia:
ROMA - Il reddito di cittadinanza darà una mano alla crescita economica: per il 2019, anno in cui l’economia sarà quasi stagnante, la "spinta" di questa misura governativa sarà pari allo 0,2 per cento del Pil facendo fare a quest’ultimo un salto da un valore negativo a un positivo. Per il 2020 questa spinta arriverà allo 0,3 per cento del Pil.


Confinustria:
Confindustria gela il governo: «Crescita zero nel 2019». Nessun vantaggio da reddito di cittadinanza


Ora vi racconto la mia ... sulle balle di prometeia :-)


Che dire? Non so che analisi abbiano fatto questi "giovani economisti bolognesi" ma ho i miei dubbi. A cominciare dal fatto che dal 1981 sono passati molti anni per cui tanto giovani non dovrebbero più esserlo. E c'è da aspettarsi un maggiore carico di esperienza e saggezza.

ISTAT comunica che il PIL 2018 è stato 1'753'580 (migliaia di €) ed è ormai evidente che quello 2019 marcerà sul posto. A parte le trionfali stime di crescita emanate dal governo, ormai tutti le analisi stimano crescite da zero-virola e meno-zero-virgola per cui prendiamo pure il dato 2018 come buona stima del 2019. Quindi crescita ZERO.

Facile fare i calcoli.
Lo 0.2% del PIL è, matematicamente, pari a 3.5 miliardi, a fronte di una spesa che Prometeia stima pari a 6.6 miliardi. Già qui non iniziamo bene, perché spendere sicuramente 6.6 per produrre una crescita (forse) di 3.5 non mi pare una mossa tanto intelligente, se uno punta alla crescita. Forse c'erano modi migliori e produttivi per impiegare 6.6 miliardi.

Ma è anche chiaro che qui stiamo parlando di aiutare famiglie in difficoltà e quindi la cosa, se fosse ben fatta, ha un suo perché.

Ma così fosse, che senso ha di puntare alla solita fake news per cui aumentando certa spesa pubblica, aumentano i consumi e quindi il PIL? Se una cosa va fatta, per motivi di equità, fatela, senza raccontare balle sul PIL.

Perché premesso che la Banca d'Italia non può stampare Euro per finanziare le misura (ed anche se potesse farlo avremmo solo inflazione a scapito di salariati e pensionati) quei soldi (6.6 miliardi) da qualche parte devono pur arrivare.

Quindi ad un segno "+" deve corrispondere da qualche parte un segno "-". Una cosa molto ovvia, nella contabilità (privata, aziendale o nazionale che sia).

Ed è qui che gli economisti di Prometeia dovrebbero spiegare, non solo a me ma soprattutto ai miei tanti amici, dove vengono i soldi.

Perché se i 6.6 miliardi sono finanziati con le imposte, allora chi le paga avrà meno soldi per i consumi. Quindi non vi sarà incremento di consumi ma una partita di giro. Ergo, il PIL non cresce.

Perché se i 6.6 miliardi sono finanziati con riduzione delle spese dello Stato allora anche qui diminuiscono i consumi (o i trasferimenti) ma il PIL non cresce.

Immagino infatti che i giovani (o non più giovani) economisti bolognesi sappiano che i trasferimenti non entrano nel computo del PIL e che se diminuiscono i consumi (o gli investimenti) dello Stato, questo pareggia l'eventuale aumento dei consumi privati. Quindi il PIL non cambia. Sono partite di giro.

C'è uno spiraglio (forse) se consideriamo che la spesa di 6.6 miliardi potrebbe essere fatta (tutta o in parte) a debito. Quindi a carico delle prossime generazioni.

A questo proposito sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli economisti di Prometeia su una spesa gestionale fatta a debito, con un "moltiplicatore" di 0.53 (spendo un euro e incasso 53 centesimi. Quindi non una spesa per investimenti, ma quella corrente. faccio debiti per comprare pane e salame. Anzi li faccio fare allo Stato.

Stante l'attuale andamento dei tassi di interesse italiani, spendere 6.6 miliardi a debito (quindi farseli prestare ad un interesse che per ora è se non sbaglio, guardando l'ultimo decennale, al 2.8%, significa quasi due miliardi in 10 anni. Ed ogni anno fa rifinanziata. Già nel 2020 si parla di 8.7 miliardi, che con l'ultimo tasso di interesse, ci costa 2.5 miliardi come rimunerazione agli investitori. Fate questo per 10 anni e vediamo quanto costa in interessi, fino alla scadenza.

A me pare che più che una presunta crescita del PIL avremo una vera crescita del debito pubblico, che già oggi cresce in media ad un tasso doppio del PIL.
E però, in ogni nostra diliberazione si debbe considerare dove sono meno inconvenienti, e pigliare quello per migliore partito: perché tutto netto, tutto sanza sospetto non si truova mai.
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Re: RdC: prometeia crescita 0.2% del PIL; Confindustria zer

Messaggioda franz il 02/04/2019, 17:13

Sempre sulla crescita zero, ecco un bel post di Massimo Fontana, su FB


Ieri l'ocse ha certificato che per il 2019 si prevede una crescita economica per l'Italia negativa dello 0,2%
E su tale dato si è scatenata la bufera da parte del governo e delle forze che a lui fanno riferimento.
L'obiezione che viene portata è che l'Ocse si sbaglia perchè non terrebbe conto delle misure del governo.
Ma ovviamente così non è visto che l'Ocse basa il suo rapporto esattamente sulle riforme implementate dal governo.
Semplicemente per lui non funzioneranno.
Ma non ci addentreremo su tale diatriba.

E non lo faremo per il semplice motivo che esattamente il giorno prima delle previsioni dell'Ocse, quindi domenica scorsa, il ministro dell'economia di questo governo, Giovanni Tria, al festival dell'economia civile tenutosi a Firenze, ha detto chiaramente che il pil si avvia verso un tasso di crescita attorno allo zero.
Le parole precise di Tria, ripeto, il ministro dell'economia di questo governo sono :

“Ora siccome l'Italia da anni cresce un punto in meno degli altri paesi europei noi ci avviamo verso lo zero”, qui https://www.adnkronos.com/soldi/economi ... vV4ML.html
A questo punto se Tria parla di zero e l'Ocse parla di -0.2, considerando l'errore statistico che sempre ci può stare, possiamo tranquillamente considerare le previsioni dell'Ocse e del governo (o almeno di Tria), quasi perfettamente coincidenti.
La polemica contro l'Ocse è quindi chiaramente strumentale ai fini della propaganda politica, visto che mancano meno di due mesi alle elezioni per il parlamento europeo.

Detto questo però, passiamo ad un altro dato presentato nel rapporto dell'Ocse.
Dato citato da più fonti, ma passato abbastanza sotto silenzio.
Di cosa stiamo parlando?
Leggiamo qui: https://www.adnkronos.com/soldi/economi ... vV4ML.html

Dice l'Ocse che : “...il tenore materiale di vita, inteso come Pil procapite, è all'incirca allo stesso livello del 2000”.
Quindi i redditi italiani negli ultimi 20 anni semplicemente non sono saliti.

Perchè questo dato è importante?
Perchè è esattamente quanto abbiamo visto accadere in un paese che ha un tasso di crescita della produttività, sottolineo della produttività, pari a zero, in questo pezzo di pochi giorni fa https://www.facebook.com/massimo.fontan ... 4476850107
Con produttività stagnante e demografia altrettanto stagnante, il pil non può crescere, il reddito pro capite non può crescere, e se c'è disoccupazione l'unico modo di combatterla è attraverso una diminuzione del salario reale.
Non a caso proprio l'Ocse nel suo rapporto, tra le tante cose da fare, invita il paese a implementare tutte le misure necessarie per far riprendere a salire la produttività.

Ma proprio qui, ovvero dove l'Ocse si ferma, iniziano i veri problemi.
Che sono tutti politici.
Di quali misure si parla infatti per far aumentare la produttività?
L'ocse cita:
- maggiore concorrenza
- incentivi per lo sviluppo di dinamiche di innovazione da parte delle imprese
- semplificazione degli appalti

Tutto molto bello e soprattutto molto corretto.
Ma va fatto.
E interamente.
Se infatti facciamo uno solo dei punti, difficilmente servirà a qualcosa.
La ragione?

Analizziamo velocemente.
Poniamo di stanziare risorse per il solo secondo punto.
Servirà a qualcosa?
Non molto.
Mancando il primo, ovvero la concorrenza, di fatto mancherà alle aziende la spinta vera ad investire in innovazione, senza considerare il mancato effetto benefico sui redditi del calo dei prezzi reali dovuto alla maggiore concorrenza.
D'altro canto, se noi aumentiamo la concorrenza senza incentivare fiscalmente gli investimenti, visto il livello altissimo della tassazione aziendale in Italia, rischiamo che le aziende scelgano di fronte alla maggiore concorrenza semplicemente di chiudere e alzare bandiera bianca.
Le misure quindi vanno fatte e vanno fatte tutte.

Ma la domanda allora diventa solo una: stante il fatto che tali misure vanno implementate per via legislativa e quindi devono passare per forza di cose dalla politica, esiste in Italia una maggioranza parlamentare oggi e domani per approvare le misure descritte sopra?
Se il consenso per maggiori incentivi alle imprese innovative tutto sommato esiste ed è ampio, quando si passa alla maggiore concorrenza ecco che l'accordo politico scende a zero.
Di liberalizzare i mercati, magari delle utility locali, non mi risulta esserci l'accordo da parte di nessuna forza politica.
Nessuna forza politica della maggioranza, ma anche nessuna forza politica dell'opposizione, a parte forse +Europa.
Se l'Italia nell'indice mondiale delle liberalizzazioni è attorno all'ottantesimo posto, dietro il Guatemala e per un pelo davanti alla Serbia e al Kuwait, una ragione c'è https://en.wikipedia.org/wiki/Index_of_Economic_Freedom
E questa ragione è la mancanza per l'appunto di consenso politico.

Ovviamente arrivati a questo punto la domanda cambia e diventa: quanto è probabile che questa mancanza di consenso muti in tempi brevi o almeno medi?
Temo la risposta vada verso una probabilità pari a zero.
Lo abbiamo visto in passato: in sistemi democratici il consenso politico verso determinate istanze, nasce comunque dall'approvazione della popolazione.
Approvazione della popolazione che nasce dal tipo di cultura che questa usa per interpretare la realtà.

Ma la cultura italiana, semplificando al massimo, è un mix quasi uguale di dottrina sociale della chiesa, marxismo e socialismo nazionalista, ovvero tre sub-culture geneticamente avverse al libero mercato e alla concorrenza.

In questo contesto provvedimenti che vadano verso la ricerca di una maggiore produttività quali quelli proposti dall'Ocse e descritti sopra, non c'è quasi nessuna speranza che vengano approvati in Italia.
Ne in tempi brevi ne in tempi più lunghi.

Ma questo cosa ci dice infine?
Se l'Ocse ha ragione, ed ha ragione checchè ne dicano Di Maio e Salvini, la speranza di tornare a crescere a ritmi normali senza aumentare la produttività è sostanzialmente pari a zero.
Con tutto quello che ne consegue.
Buona ...stasi economica a tutti :-)

https://www.facebook.com/massimo.fontan ... 9692732252
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Re: RdC: prometeia crescita 0.2% del PIL; Confindustria zer

Messaggioda franz il 03/04/2019, 11:08

Il governo dovrà ammettere che le sue previsioni erano sbagliate

Entro il 12 aprile dovrà approvare il DEF, il documento che contiene le stime economiche per i prossimi anni: saranno tutte molto peggiori di quanto era stato promesso pochi mesi fa

Nei prossimi giorni il governo dovrà mettere per iscritto il fallimento delle sue promesse sull’economia, in particolare quelle sull’aumento della crescita, sul contenimento del deficit e sulla riduzione del debito pubblico. Entro il 12 aprile dovrà infatti pubblicare il DEF, il Documento di Economia e Finanza, in cui elencare le sue previsioni sulla situazione economica nel prossimo futuro: saranno tutte peggiori di quanto era stato promesso nei mesi scorsi.

Una delle promesse che saranno deluse in maniera più significativa è quella sulla crescita. Alla fine dell’anno scorso il governo aveva stimato per il 2019 una crescita del PIL pari all’1,5 per cento, mentre l’allora ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, aveva detto che grazie alle misure contenute nella legge di bilancio e ai futuri investimenti che sarebbero stati realizzati, si sarebbe potuti arrivare fino al 2 per cento di crescita.

Questi obiettivi appaiono tutti oramai irrealizzabili. Secondo la Commissione Europea nel 2019 l’Italia crescerà di appena lo 0,2 per cento. Secondo l’OCSE l’economia del nostro paese sarà addirittura in calo, con una perdita dello 0,2 per cento. L’ISTAT intanto ha certificato che il 2018 si è concluso con una recessione che rischia di pesare sull’inizio del 2019. Una delle ragioni del calo è il generale rallentamento dell’economia mondiale, che viene spesso utilizzato dagli esponenti del governo per giustificare i cattivi risultati previsti. L’opposizione sostiene che in questo calo abbiano avuto una parte significativa anche le misure economiche del governo e l’incertezza generata dalla sua azione politica, accusata di essere erratica e confusionaria, anche perché nel frattempo le esportazioni continuano ad andare bene: è la domanda interna che va male.

Un altro indicatore destinato a peggiorare rispetto alle promesse è il rapporto tra debito pubblico e PIL, uno degli indicatori più utilizzati per determinare la stabilità finanziaria di un paese, e che quindi ha un’influenza diretta sul tasso di interesse chiesto da chi presta soldi a quel paese (lo spread, in altre parole). Il Sole 24 Ore ha ricordato che durante le trattative con la Commissione Europea, lo scorso autunno, il governo aveva promesso di ridurre questo rapporto grazie alla crescita economica e a un piano di dismissioni, cioè di vendita di beni pubblici, da 18 miliardi di euro.

Il problema è che la crescita non ci sarà (il governo aveva stimato un minimo di 0,6 per cento per raggiungere i suoi obiettivi) e del piano di dismissioni non c’è più traccia. Secondo il Sole:

«Il piano è rimasto confinato nella carta dell’ultimo programma di bilancio concordato con la commissione. E al momento non si ha notizia di mosse operative per tradurlo in pratica. Anche perché non mancano nelle stesse stanze dell’Economia le perplessità sulle effettive possibilità di realizzazione»

Insieme al debito salirà inevitabilmente anche il deficit. Il governo aveva trattato a lungo su questo punto con la Commissione, accordandosi alla fine per un deficit pari al 2 per cento del PIL (indicato nei documenti ufficiali come 2,04 per cento, anche se normalmente lo 0,04 andrebbe arrotondato a zero). Secondo le principali stime, questa cifra è destinata a salire fino al 2,5 per cento.

La pubblicazione del DEF rischia quindi di trasformarsi in un guaio per il governo, che smentirà nero su bianco le sue promesse di pochi mesi fa, attirandosi inevitabilmente critiche e ironie e innervosendo gli investitori, il che a sua volta potrebbe portare ad un un aumento dello spread. Tutto questo rischia di avvenire nel pieno della campagna elettorale per le elezioni europee (che si terranno il prossimo 26 maggio). Anche per questa ragione molti giornali scrivono che il governo potrebbe cercare di rimandare la pubblicazione del documento, in modo da trovare nel frattempo un modo per limitare i danni che la sua diffusione potrebbe causare.

Una possibilità è inserire nel DEF una forte parte “propositiva”. Il DEF serve infatti a illustrare l’andamento economico, ma anche a spiegare a grandi linee quali azioni il governo intende intraprendere in futuro. A quanto sembra, i dirigenti del Movimento 5 Stelle vorrebbero arricchire molto questa parte, utilizzandola per annunciare una serie di incentivi e sgravi fiscali, destinati in particolare alle famiglie, che dovrebbero essere realizzati nel corso dell’anno e nel 2020 e che potrebbero contribuire a diminuire l’impatto negativo del documento sull’opinione pubblica. Scrive Giuseppe Colombo sull’Huffington Post:

I grillini vogliono inserire un pacchetto famiglia, che si sostanzia di tre azioni: più incentivi per baby sitter e pannolini, agevolazioni sulle rette degli asili nido, ma soprattutto una riforma dell’Irpef con il coefficiente familiare che tiene conto del numero dei figli a carico. Sono anche costi aggiuntivi per le casse dello Stato. Non solo. Secondo quanto riferiscono fonti del Movimento a Huffpost, nel decreto crescita che sarà abbinato al Def con l’obiettivo di alzare il Pil di qualche decimale i grillini vogliono la mini-Ires al 20% e un aumento della deducibilità Imu per i capannoni.

Secondo Emanuele Buzzi di Corriere della Sera, Di Maio avrebbe minacciato di non votare il DEF se non dovesse contenere queste proposte. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria avrebbe però già avvertito i suoi colleghi di governo che né nel 2019 né nel 2020 ci saranno soldi sufficienti a realizzare queste misure. In particolare il prossimo anno, infatti, il governo dovrà trovare quasi 20 miliardi di euro per disinnescare le clausole di salvaguardia, un aumento automatico dell’IVA introdotto dal governo alla fine dell’anno scorso e che dovrebbe scattare se non si dovesse a riuscire a ridurre il deficit in altro modo. Annunciarle ora potrebbe aggravare gli effetti negativi del DEF, contribuendo all’impressione di un governo poco affidabile e costantemente in campagna elettorale.

https://www.ilpost.it/2019/04/02/def-governo-crescita/
E però, in ogni nostra diliberazione si debbe considerare dove sono meno inconvenienti, e pigliare quello per migliore partito: perché tutto netto, tutto sanza sospetto non si truova mai.
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Re: RdC: prometeia crescita 0.2% del PIL; Confindustria zer

Messaggioda Robyn il 09/04/2019, 20:48

Le tre proposte di lavoro dopodiche si perde il rmg vanno eliminate perche possono trasformarsi in una trappola per i lavoratori piu' fragili poiche' puo' portare giu' i redditi e diventare una forma di ricatto e anche i corsi di formazione possono essere facoltativi.Si spinge a cercare lavoro con un minimo retributivo piu' alto del rmg.Fra flat tax ed altre amenita' pare sempre piu' un paese instupidito,anche gli intelligenti fanno fatica ad essere tali perche l'ambiente e' questo.Quando si svegliera' questo paese dominato da furbi?Spero non tardi
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Re: RdC: prometeia crescita 0.2% del PIL; Confindustria zer

Messaggioda trilogy il 31/05/2019, 10:26

Il Pil tendenziale nel primo trimestre del 2019 è tornato negativo (-0,1%) come non accadeva dal quarto trimestre del 2013. Lo rende noto l'Istat nell'ultima stima sul Prodotto interno lordo, in base a dati corretti per gli effetti di calendario.

Il Pil italiano nel primo trimestre del 2019 è salito dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti mentre è calato dello 0,1% su base annua, rileva ancora l'Istat (dati corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati) rivedendo al ribasso le stime diffuse a fine aprile, quando il Prodotto interno lordo era previsto in aumento dello 0,2% in termini congiunturali e dello 0,1% a livello tendenziale.

fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/economi ... 86d39.html
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