da Robyn il 16/06/2026, 21:49
Superata la barriera cementificata da Avs sulla patrimoniale nel quale bisognava entrare nell'enclave buttare giù pareti in cemento armato e pavimenti per creare una diversa redistribuzione adesso il problema è lo sblocca stipendi.Io credo che l'adeguamento dei redditi all'inflazione a differenza di altri paesi europei non ci sia stato perché abbiamo un sistema di contrattazione troppo rigido.La soluzione potrebbe essere che l'adeguamento all'inflazione programmata,e non quella dell'Ipca che è al netto dei costi energetici,debba essere attuata per l'80% dal primo livello dei vari ccnl mentre il restante 20% ricade sulla contrattazione di secondo livello sempre dei vari ccnl e contemporaneamente limitando la validità dei ccnl a due anni.Il primo livello adegua subito gli aumenti retributivi all'80% dell'inflazione programmata per la restante parte del 20% l'aumento retributivo scatta istantaneamente nel secondo livello e (rimane così) fino a quando non subisce una contrattazione,che può legarla a premi di produzione benefit etc.Adesso non tutte le aziende hanno il secondo livello quindi bisognerebbe disegnarne uno per queste ultime standardizzato,definito sempre dal primo livello attraverso l'intesa fra le rappresentanze sindacali e le rappresentanze datoriali cioè CGIL,CISL,UIL,Confindustria se non aderiscono ad uno il cui spazio di azione costituzionale è definito dal primo livello.Legare questa parte del 20% ai premi di produzione etc significa a mio parere fare investimenti,reinvestire gli utili perché senza investimenti non c'è crescita e non è senza dubbio l'olio di gomito dei lavoratori che fanno la produttività come pensava una classe dirigente medioevale e ottocentesca.Poi da capire è come pensano le aziende di mantenere gli utili realizzati se i prezzi aumentano per effetto del caro energia ma con le retribuzioni che rimangono stagnanti
Locke la democrazia è fatta di molte persone