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Diritti umani, informazione e comunicazione

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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 07/02/2016, 19:31

http://www.amnesty.it/Le-rifugiate-siri ... a-sessuale

Le rifugiate siriane ancora più a rischio di sfruttamento e violenza sessuale
CS018 - 2/2/2016


Una carente assistenza internazionale e le politiche discriminatorie perseguite dal governo stanno creando le condizioni per facilitare lo sfruttamento e la violenza sessuale nei confronti delle rifugiate siriane in Libano. È quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, alla vigilia della Conferenza dei donatori sulla Siria in programma a Londra il 4 febbraio.

Il rapporto, intitolato "Voglio un posto sicuro. Rifugiate siriane prive di protezione in Libano", descrive come la decisione del governo libanese di non rinnovare i permessi di soggiorno e la diminuzione dei fondi internazionali stiano lasciando le rifugiate siriane in una situazione precaria, col rischio incombente di sfruttamento da parte di chi è in posizione di potere, dai signori della guerra ai datori di lavoro fino anche alle forze di polizia.

"La combinazione tra la significativa diminuzione dei finanziamenti internazionali per la crisi dei rifugiati e le rigide restrizioni imposte dal governo di Beirut, sta alimentando un clima nel quale le rifugiate provenienti dalla Siria rischiano di subire molestie e sfruttamento senza poter chiedere protezione alle autorità" - ha dichiarato Kathryn Ramsay, ricercatrice sulle questioni di genere di Amnesty International.

Nel 2015 il governo libanese ha interrotto la registrazione, da parte dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), dei nuovi arrivati e ha introdotto nuove norme che hanno reso più difficile il rinnovo del permesso di soggiorno. Privi di status legale, i rifugiati vanno incontro ad arresti arbitrari, imprigionamenti e persino rimpatri forzati. Molti hanno timore di denunciare alla polizia gli abusi subiti.

Il 20 per cento dei nuclei familiari rifugiati in Libano è guidato dalle donne, che in alcuni casi - quando i loro mariti vengono uccisi, arrestati, fatti sparire o rapiti in Siria - diventano il principale sostegno economico della famiglia.

"La maggior parte dei rifugiati siriani in Libano lotta per la sopravvivenza in condizioni spesso disperate, a causa di una diffusa discriminazione e di enormi ostacoli nell'accesso al cibo, all'alloggio e all'impiego. Per le rifugiate, sopravvivere in queste circostanze può essere persino più complicato. Molte, soprattutto le capofamiglia, vanno incontro a sempre maggiori rischi di molestie, sfruttamento e abusi sul posto di lavoro e in strada" - ha sottolineato Ramsay.

Povertà e sfruttamento da parte dei datori di lavoro e dei signori della guerra

Circa il 70 per cento delle famiglie rifugiate siriane vive ben al di sotto della soglia di povertà della popolazione libanese. La risposta umanitaria delle Nazioni Unite alla crisi dei rifugiati siriani è sempre stata inadeguata: nel 2015 l'Onu ha ricevuto solo il 57 per cento dei fondi necessari per operare in Libano.

La grave mancanza di fondi ha costretto il World Food Programme a ridurre gli aiuti alimentari forniti mensilmente alla maggior parte dei rifugiati particolarmente vulnerabili: alla metà del 2015, il valore era calato da 27,50 euro a 12,50 euro per poi risalire alla fine dell'anno a poco meno di 20 euro, ossia meno di 70 centesimi al giorno. Nel corso del 2015 una donna su quattro, tra coloro con cui ha parlato Amnesty International, ha smesso di ricevere contributi per il cibo.

Molte rifugiate hanno riferito di essere in grandi difficoltà di fronte ai costi alti della vita in Libano e che la ricerca di un alloggio o del cibo le espone a rischi ancora più elevati di sfruttamento. Alcune hanno dichiarato di aver ricevuto proposte sessuali o offerte di aiuto finanziario o di altra natura in cambio di sesso.

In un clima di marcata discriminazione nei loro confronti, le rifugiate che riescono a trovare un impiego vengono sfruttate da datori di lavoro con paghe estremamente basse:

"Sanno che accetteremo qualunque salario perché ci troviamo in questa situazione di bisogno" - ha dichiarato "Asmaa" (nome cambiato per ragioni di sicurezza), una rifugiata siriana di 56 anni, di origine palestinese, che vive nel campo profughi di Shatila, a Beirut. Ha deciso di non mandare più le figlie a lavorare:

"Mia figlia lavorava in un negozio. Ma quando il titolare ha iniziato a toccarla e a molestarla, non ce l'ho più mandata".

Diverse donne hanno denunciato di aver perso il lavoro o aver rinunciato a un lavoro a causa del comportamento di chi le aveva assunte.

Trovare denaro sufficiente per affittare un appartamento è un'altra sfida complessa. Almeno il 58 per cento delle rifugiate siriane vive in appartamenti o camere in affitto, le altre in insediamenti informali o in palazzine abbandonate. Molte hanno dichiarato di non aver più potuto pagare rate d'affitto esorbitanti e sono finite in alloggi squallidi, sporchi, pericolanti e infestati dai topi.

"La mancanza di stabilità finanziaria è causa di enormi difficoltà per le rifugiate e incoraggia chi è in posizione di potere a sfruttare la situazione" - ha commentato Ramsay.


....


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda franz il 12/02/2016, 22:44

Potrebbe essere anche in Sorridere, per via di Spinoza ma ...
.
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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 19/02/2016, 12:52



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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 20/02/2016, 20:02

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Uganda, diritti.


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 12/04/2016, 1:06

http://www.repubblica.it/esteri/2014/07 ... -92710841/

2014: giusto per ricordare

Almeno 108 i morti, 23 dei quali nell'istituto-rifugio gestita dall'agenzia delle Nazioni Unite e 17 nel mercato. Durissima la reazione di Ban Ki-moon: "Attacchi ingiustificabili, avevamo segnalato 17 volte all'esercito israeliano la posizione di quella scuola". Anche Washington e Parigi condannano l'azione di Tel Aviv che però annuncia: "Colpiremo ancora Hamas".

1948: giusto per ricordare

Deir Yassin massacre


The Deir Yassin massacre took place on April 9, 1948, when around 120 fighters from the Zionist paramilitary groups Irgun and Lehi attacked Deir Yassin, a Palestinian Arab village of roughly 600 people near Jerusalem. The assault occurred as Jewish militia sought to retaliate against the blockade of Jerusalem by Palestinian Arab forces during the civil war that preceded the end of British rule in Palestine.[1] The Palestinians tried to resist the attack, but the village fell after fierce house-to-house fighting.


Dier Yassin massacre 1948 Egyptian commemoration stamp issued in 1965
During and after the battle for the village, 107 Palestinians were murdered, including women and children—some were shot, while others died when hand grenades were thrown into their homes.[2] Several villagers were taken prisoner and may have been killed after being paraded through the streets of West Jerusalem.[3] Four of the attackers were killed, with around 35 injured.[4]

The killings were condemned by the leadership of the Haganah—the Jewish community's main paramilitary force—and by the area's two chief rabbis. The Jewish Agency for Israel sent Jordan's King Abdullah a letter of apology, which he rebuffed.[1] Abdullah held the Jewish Agency responsible for the massacre, because they were the head of Jewish affairs in Palestine.[5] He warned about "terrible consequences" if more incidents like that occurred.[6]

The deaths became a pivotal event in the Arab–Israeli conflict for their demographic and military consequences. The narrative was exaggerated and used by various parties to attack each other—by Palestinians against Israeli forces; by the Haganah to hide their complicity in the affair; and by the Israeli left to accuse the Irgun and Lehi of violating the Jewish principle of purity of arms, thus exposing Israel's behaviour to the world.[7] News of the killings sparked terror among Palestinians, encouraging them to flee from their towns and villages in the face of Jewish troop advances, and it strengthened the resolve of Arab governments to intervene, which they did five weeks later.[1]

https://en.wikipedia.org/wiki/Deir_Yassin_massacre


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 28/04/2016, 1:26

Il nuovo governo della Birmania ha liberato 200 prigionieri politici, iniziando il proprio mandato con un atto di giustizia e umanità. L’ordine è arrivato qualche settimana dopo la nomina del nuovo governo e pochi giorni dall’inizio, il 4 aprile, del mandato del nuovo presidente U Htin Kyaw. La Lega nazionale per la democrazia guidata da Aung San Suu Kyi si è aggiudicata una vittoria schiacciante alle elezioni parlamentari, le prime dopo decenni di regime militare.
(Fonte: Ansa.it)


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 12/05/2016, 23:52

http://www.articolo21.org/2016/05/egitt ... sua-sorte/

Egitto, respinto ricorso per scarcerazione Abdallah. Cresce timore per la sua sorte

di Antonella Napoli

Era un esito scontato. Non per questo fa meno male. La corte di appello di Abbaseya, al Cairo, ha respinto il ricorso presentato dai legali di Ahmed Abdallah, consulente legale della famiglia Regeni , contro il provvedimento di custodia cautelare emesso nei suoi confronti. Il presidente della Ong Coordinamento egiziano per i diritti e la libertà (Ecfr), arrestato all’alba del 25 aprile durante i preparativi delle proteste su scala nazionale per la cessione delle isole Sanafir e Tiran all’Arabia Saudita, resta quindi in carcere.
La scorsa settimana il Tribunale del riesame egiziano aveva prolungato di altri 15 giorni la detenzione dell’attivista.

Nell’udienza del 7 maggio, iniziata alla presenza, fra gli altri, di alcuni diplomatici europei successivamente allontanati dall’aula, Abdallah era apparso davanti alla corte mostrando due foglietti di carta con scritto “Verità per Giulio Regeni ” e “Stop alle sparizioni forzate”.
L’azione aveva ins ispettori i giudici che avevano ordinato alle guardie di sequestrare telefoni cellulari e macchine fotografiche per cancellare le immagini, e avevano fatto sgomberare l’aula lasciando dentro solo gli avvocati. Oggi non gli hanno pErnesto neanche di entrare.
La decisione è stata presa dal cancelliere Mahmoud al Rashidy, informato della loro presenza all’esterno del Tribunale.
L’avvocato Nada Saad, responsabile di un progetto dell’Unione europea sui procedimenti giudiziari in Egitto, ha dichiarato che il segretario del tribunale, Sayed al Bendary ha esplicitamente affermato che la presenza di esponenti stranieri rappresentava “un’ingerenza negli affari interni dell’Egitto”.

Prima di entrare in auna, Abdallah – ammanettato e accompagnato da agenti in borghese – ha ringraziato i diplomatici europei per il loro sostegno.
La famiglia Regeni, appresa la notizia della conferma del carcere per il loro consulente, si è detta “angosciata” per la sua sorte.
Attraverso un comunicato hanno espresso “preoccupazione per la recente ondata di arresti in Egitto ai danni di attivisti per i diritti umani, avvocati e giornalisti anche direttamente coinvolti nella ricerca della verità sul sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio”.
Abdallah, per le imputazioni che gli sono state contestate, rischia la pena di morte. Da quando sono state inasprite le disposizioni anti-terrorismo chiunque venga accusato di istigazione alla violenza per rovesciare il governo e la Costituzione, o di altri reati inseriti nella nuova legge contro i terroristi, è destinato a condanna certa.
Mantenere alta l’attenzione mediatica in Italia sul caso di Ahmed Abdallah è d’obbligo.
Ma se la stampa italiana sta continuando a seguire il suo caso, da parte del governo non sembra esserci disponibilità a raccogliere la richiesta di Mohamed Lofty, direttore esecutivo di Ecfr, di fare pressioni sulle autorità egiziane per la liberazione del collega.
Soprattutto ora che è stato nominato un nuovo ambasciatore al Cairo, Andrea Cantini, già capo dipartimento alla Cooperazione del ministero degli Esteri.
L’orientamento, al momento, appare quello della normalizzazione dei rapporti dopo il ritiro del precedente rappresentante diplomatico del nostro Paese in Egitto.

Intanto, i nuovi consulenti locali dei genitori di Giulio Regeni, questi ultimi ricevuti oggi dai magistrati che seguono l’inchiesta per la Procura di Roma, fanno sapere di aspettarsi una scarsa collaborazione da parte dei giudici eguziani. L’avvocato Mohamed al Helow, che segue il caso da quando Abdallah è stato arrestato, ha spiegato che non ha ancora avuto il tempo di depositare gli atti per poter rappresentare legalmente la famiglia del giovane ricercatore, proprio a causa del procedimento a carico del presidente della ong ‘che desta profonda preoccupazione’.
Stessi timori anche per la sorte che attende il direttore del sito anti-regime Yanair.net, Amr Badr, e il suo collega Mahmoud Elsakka.
Entrambi noti per le inchieste sulle sparizioni forzate e sulle torture nelle prigioni dell’orrore sono ancora in carcere come i rappresentati del sindacato dei giornalisti arrestati il 2 maggio e tutti gli altri attivisti e operatori dell’informazione incorsi nella stretta dell’agenzia di sicurezza del ministero dell’Interno che ormai reprime con pugno duro ogni forma di protesta e dissenso. Per le vittime del regime egiziano e per continuare a chiedere verità r giustizia per Giulio Regeni, domani, in occasione dei 100 giorni del ritrovamento del corpo del nostro connazionale, ognuno di noi dedichi, come farà l’account collettivo @Giuliosiamonoi, un pensiero, un tweet, un post a tutti loro. Per non dimenticare e tenere alta l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani in Egitto.


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 18/05/2016, 0:50

Activist denied medical help as health failing

Chinese human rights campaigner Yang Maodong (better known by pen-name Guo Feixiong) has difficulty standing up and has significantly lost weight. He is suffering from bloody stools and is bleeding from his mouth, including haemorrhaging large amounts of blood on 19 April. He is currently in prison as a result of his peaceful advocacy. Prison officials denied him a medical examination and adequate medical treatment.

After visiting Guo Feixiong at the Yangchun Prison in Guangdong, Guo’s sister, Yang Maoping, revealed on 26 April that Guo Feixiong was suffering from serious medical conditions. She said that he had been transferred to the Yanchun Prison Hospital on 7 April after suffering from bloody and watery stools. He told her that something was “seriously wrong” with his health. He has been bleeding from the mouth and throat, and on 19 April haemorrhaged a lot of blood. He had difficulty standing, has significantly lost weight and looked very pale.

The police monitoring him and hospital doctors said that they were unable to give him a medical examination without the approval of prison officials, who have denied these requests.

Guo Feixiong, the better-known pen-name of writer and human rights advocate Yang Maodong, has been detained since 8 August 2013. He took part in a protest against media censorship in January 2013, after Communist Party officials had sparked outrage by changing a front page editorial of the “Southern Weekly” newspaper that had called for greater civil and political rights as well as adherence to China’s Constitution. On 27 November 2015 he was convicted of “gathering a crowd to disrupt order in a public place” and “picking quarrels and provoking trouble” and given a six-year prison sentence.



Please write immediately in Chinese, English or your own language urging Chinese authorities to:

Immediately and unconditionally release Guo Feixiong, who is a prisoner of conscience;
Ensure that for as long as he remains in detention Guo Feixiong is not tortured or otherwise ill-treated, and that he urgently receives a thorough medical examination and the health care that he requires;
Ensure that the treatment of detainees, including Guo Feixiong, meets standards provided for in the UN Standard Minimum Rules for the Treatment of Prisoners, in particular with regard to the provision of adequate nutrition and health care.


PLEASE SEND APPEALS BEFORE 9 JUNE 2016 TO:


Director

Yangchun Prison

Songbei Township

Yangchun City, 529615

Guangdong Province

Phone: 0662-7806008 (Chinese only)

Email: ycjybgs@126.com

Salutation: Dear Director



Director

Li Jing Yan

Guangdong Prison Administrative Bureau

298 Guangyuan Zhong Road

Baiyun District, Guangzhou City, Guangdong Province, 510405

Email: jyj_bgs@gd.gov.cn

Salutation: Dear Director



And copies to:

Premier

Li Keqiang Guojia Zongli

The State Council General Office

2 Fuyoujie, Xichengqu,

Beijingshi 100017,

People's Republic of China

Fax: +86 10 65961109 (c/o Ministry of Foreign Affairs


Also send copies to diplomatic representatives accredited to your country. Please insert local diplomatic addresses below:

CINA (Repubblica popolare cinese)

Via Bruxelles, 56 - 00198 Roma

Tel.: 0696524200 - Fax: 0685352891

E-mail.: segreteria.china@gmail.com

Please check with your section office if sending appeals after the above date.

URGENT ACTION

+++++
Dear Director,

I am writing to you as supporter of Amnesty International, the non governmental organization which since 1961 has been working in defense of human rights, wherever they are violated.

I urge you to immediately and unconditionally release Guo Feixiong, who is a prisoner of conscience.

I ask you to ensure that for as long as he remains in detention Guo Feixiong is not tortured or otherwise ill-treated, and that he urgently receives a thorough medical examination and the health care that he requires.

I urge you to ensure that the treatment of detainees, including Guo Feixiong, meets standards provided for in the UN Standard Minimum Rules for the Treatment of Prisoners, in particular with regard to the provision of adequate nutrition and health care.

Thank you for your attention.
(firma)


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 19/05/2016, 7:14

50 mila ebrei ortodossi (dico 50 mila!) hanno bloccato dieci isolati di Mahattan nel cuore di New York per protestare contro la politica israeliana di oppressione del popolo palestinese. Avete visto per caso questa notizia sui giornali italiani o americani? Zero assoluto. Le notizie della grande stampa occidentale sono a senso unico quando si tratta di Israele e della sua politica sionista. E quel “senso unico” cancella i diritti umani fondamentali del popolo palestinese: i diritti alla libertà e all’autodeterminazione, dei quali ci riempiamo la bocca ma solo quando non ci sia in discussione lo Stato ebraico.

https://luciogiordano.wordpress.com/201 ... uno-parla/


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 02/06/2016, 11:01

http://appelli.amnesty.it/malawi-persecuzione-albini/

Malawi: la persecuzione degli albini


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