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Diritti umani, informazione e comunicazione

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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 06/06/2016, 9:57

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06 ... a/2792946/

Pena di morte in Medioriente: a Gaza si usa, in Israele c’è chi la invoca

(R.Noury)

La mattina del 31 maggio, nella Striscia di Gaza, sono state eseguite le prime tre di 13 condanne a morte annunciate dall’amministrazione di Hamas. Le altre 10 dovrebbero aver luogo alla fine del mese sacro di Ramadan.

Per giustificare il ritorno della pena di morte il numero due di Hamas, Ismail Haniyeh, ha fatto ricorso a un argomento la cui fondatezza non è mai stata verificata e cui non crede quasi più nessuno neanche negli Stati Uniti: che, nei confronti del crimine, il boia abbia un effetto deterrente maggiore rispetto a quello di ogni altra pena. I tre uomini messi a morte la settimana scorsa erano colpevoli di omicidio.

Chi scrive ripudia per motivi di principio la pena di morte. Ma quando, come a Gaza e in molti altri luoghi in cui vi si ricorre, le esecuzioni avvengono al termine di processi sommari e con prove acquisite mediante la tortura, l’opposizione alla pena capitale dovrebbe essere ancora più netta.

Per il Centro al-Mezan per i diritti umani di Gaza, quella di Hamas non è nient’altro che “giustizia di strada”. Secondo il Centro palestinese per i diritti umani, che ha riscontrato irregolarità procedurali anche negli ultimi tre processi capitali, dal 2007 – quando Hamas ha assunto il potere – nella Striscia di Gaza sono state emesse 88 condanne a morte, 46 delle quali eseguite. Più della metà delle condanne sono state inflitte per “collaborazionismo” con l’esercito di Israele, le altre per omicidio. Ma nel febbraio di quest’anno è stato passato per le armi anche un comandante di Hamas per non meglio precisati reati “morali”.

Teoricamente, ogni condanna a morte emessa a Gaza dovrebbe essere ratificata dal presidente palestinese Mahmoud Abbas, ma dati i rapporti tra Hamas e Fatah questa procedura non è mai stata rispettata. Ma Haniyeh non è il solo, da quelle parti, a credere che la pena di morte sia un buon deterrente. Lo pensa anche il nuovo ministro della Difesa israeliano, Avigdor Liberman.

Dal 2015 il suo partito, Yisrael Beitenu, invoca la pena di morte contro i terroristi processati dalle corti marziali (ossia, solo per i palestinesi). Nel luglio dell’anno scorso era stato il primo ministro Benjamin Netanyahu a premere perché venisse bocciata la proposta di legge presentata da Sharon Gal, all’epoca deputato di Yisrael Beitenu. I recenti negoziati per l’ingresso di Liberman al governo hanno spinto Netanyahu a cambiare idea. Se oggi Yisrael Beitenu ripresentasse la proposta di legge, il Likud non si opporrebbe.

In Israele la pena capitale è stata imposta ed eseguita una sola volta, nel 1962, quando fu messo a morte il criminale nazista Adolph Eichmann. Il paese ha abolito la pena di morte per i reati ordinari nel 1954 e, all’interno delle Nazioni Unite, vota regolarmente a favore della risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni capitali.

La pena di morte resta in vigore nel codice militare per genocidio, omicidio di persone perseguitate commesso durante il regime nazista, atti di tradimento in base alla legge militare e alla legge penale commessi in tempo di ostilità, uso e porto illegale d’armi. Il codice militare prevede che una condanna a morte debba essere inflitta con l’unanimità dei tre giudici sia del processo di primo che di quello di secondo grado.

Nel corso dei negoziati con Netanyahu per entrare al governo, Liberman ha ottenuto l’assenso alla richiesta di modificare la procedura, in modo che la pena di morte sarebbe decisa con la maggioranza di due giudici. Difficile che alla Knesset possa passare la posizione di Liberman. All’interno della coalizione di governo c’è un partito esplicitamente contrario, Kulanu, del ministro delle Finanze Moshe Kashlon. Ma mai dire mai…

Per questo, è stato molto opportuno che contro l’idea di Liberman abbia preso la parola l’ex procuratore generale Yehuda Weinstein: “Come deterrente non servirebbe a niente, dato che verrebbe applicata nei confronti di criminali che agiscono per motivi ideologici e che non hanno certo paura di morire. E oltretutto è immorale“.


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 09/06/2016, 15:42

Uno sterminio muto




La civilissima Svizzera ha cercato per quarant'anni di distruggere una comunità rom

“Sradicare il male del nomadismo, fin dall'infanzia, attraverso misure educative sistematiche e coerenti". A parlare così non era un leader nazional socialista tedesco del Terzo Reich, ma il dottor Alfred Siegfried, cittadino svizzero e fondatore e direttore dell’Opera di soccorso Enfants de la grand route.

L’organizzazione era stata creata nel 1926 dalla Pro Juventute, importante organismo umanitario della Federazione elvetica. Il compito del dottor Siegfried avrebbe dovuto essere quello di “proteggere i bambini a rischio di abbandono e vagabondaggio”.

Enfans de la grand route è stata attiva fino al 1973, oltre quarant’anni che meritano di essere raccontati.

Negli anni venti la Svizzera, moderno ed efficiente stato federale, aveva deciso di contrastare i fenomeni di devianza e di emarginazione. L’azione era orientata al recupero dei cittadini che non erano conformi al modello sociale prevalente, definito dal governo centrale.

I rom, in particolare gli jenisches, erano una comunità nomade e privilegiavano per i propri figli non l’alfabetizzazione, ma l’apprendimento di arti e mestieri. Questo modo di affrontare la vita non era tollerato dal governo, che scelse la via della pulizia etnica. La tradizione culturale del popolo rom è orale, la scrittura non è conosciuta.

Il dottor Siegfried sosteneva: “Chiunque voglia combattere efficacemente il nomadismo deve mirare a far saltare la comunità dei girovaghi e porre fine, per quanto ciò possa apparire duro, alla comunità familiare. Non esistono altre soluzioni”.

Era l’inizio di un lungo tunnel di orrori, ancora oggi poco conosciuto.

Il Dipartimento federale di giustizia e polizia pianificava, fin dal 1930, l’allontanamento dei bambini dalle famiglie e il Dipartimento dell'Interno finanziava l’operazione. Le sovvenzioni del governo federale sono arrivate a Enfants de la grand route fino al 1967 e, secondo ricerche ufficiali, rappresentavano dal 7 al 25 per cento del bilancio dell’associazione. Altri finanziamenti provenivano da donatori privati e dalla vendita di gadget, pubblicazioni e altro.

Per rendere più efficiente il meccanismo fu realizzato un censimento della popolazione jenisches. Molte famiglie si videro private della patria potestà e oltre 300 bambini furono affidati personalmente al dottor Siegrfried. La distruzione di qualunque relazione tra minori e genitori era il perno sul quale si basava la strategia di “recupero”.

Il dottore diceva: “Ogni volta che per la nostra benevolenza, o per uno sfortunato incontro, qualche bambino non ancora adattato, o di carattere instabile, entra in contatto con i propri genitori, il nostro lavoro è azzerato”.

“Davanti a me c'era una donna, ma per me non significava nulla, era un’ estranea. Quella donna mi disse che avevo altri dieci fratelli e sorelle, ma nessuno sapeva dove fossero finiti. Quella donna era mia madre”. Così Robert Huber ha raccontato il suo incontro con la mamma, dopo 19 anni. Era stato 'rubato' che aveva solo otto mesi.

Gli jenisches erano obbligati a prestare servizio militare e durante il periodo di ferma le autorità portavano via i bimbi dalle madri rimaste sole a casa. Al ritorno dei padri eventuali proteste erano soffocate con la minaccia del carcere o dell’ospedale psichiatrico.

In modo non sistematico si arrivò persino alle sterilizzazioni forzate. Nel 1964, sempre il dottor Siegfried scriveva:”Il nomadismo, come alcune malattie pericolose, è trasmesso soprattutto dalle donne”.

Nel 1972 il settimanale svizzero in lingua tedesca 'Der schweizerische Beobachter' pubblicò un reportage su Enfants de la grand-route e un anno dopo il programma venne chiuso.

Perché il governo federale parli ufficialmente della tragedia che ha colpito gli jenisches bisognerà aspettare altri 15 anni. Finalmente nel 1987 Berna ammette le proprie responsabilità.

Un’inchiesta sarà fatta nove anni dopo, nel 1996, da tre professori del Centro di consulenza storica nazionale su mandato del Consiglio federale. Nel 1998 il dossier è stato reso pubblico. A ventisei anni dal reportage del coraggioso giornale.

Nel giugno dello stesso anno, Ruth Dreyfuss, consigliere federale e poi presidente della Confederazione elvetica dichiarò:”Le conclusioni degli storici non lasciano spazio al dubbio: Enfants de la grand-route è un tragico esempio di discriminazione e persecuzione di una minoranza che non condivide il modello di vita della maggioranza”.

In Svizzera, secondo alcune fonti, c'erano 35mila jenisches, ne sono rimasti 5000.

Roberto Bàrbera


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 21/07/2016, 12:23

Miami, la polizia spara a un nero disarmato che stava aiutando un ragazzo autistico. Un video inchioda gli agenti


Una nuova storia di abuso della polizia nei confronti degli afro-americani potrebbe riaccendere la tensione razziale negli Stati Uniti, dove recentemente si sono scatenate rappresaglie omicide dei neri nei confronti degli agenti a Dallas, Baton Rouge e Kansas City.

Questa volta non ci sono vittime, ma l'intero episodio che ha visto come protagonista un nero di Miami inchioda ancora una volta le forze dell'ordine americane.

Un video che circola ora nei media e nei social statunitensi mostra Charles Kinsey, terapeuta comportamentale di 47 anni, sdraiato sull'asfalto di una strada di Miami. L'uomo tiene le mani alzate. Al suo fianco un ragazzo che gioca con un camion giocattolo. Pochi secondi più tardi la polizia gli spara tre volte alle gambe: ma le immagini non hanno registrato il momento degli spari e per il momento nessuno è in grado di sapere cosa sia successo.

Dal letto dell'ospedale Kinsey racconta, incredulo, quello che gli è accaduto. In una intervista alla rete locale della Fox, l'uomo dichiara che lunedì pomeriggio stava camminando lungo la strada quando si è accorto che un ragazzo piuttosto corpulento stava giocando da solo con un camion giocattolo. Più tardi si è saputo che il giovane è autistico ed era scappato da una comunità.

Mentre Kinsey stava cercando di capire come aiutarlo, qualcuno di passaggio ha allertato la polizia scambiando il camion per un'arma. L'avvocato dell'uomo, Hilton Napoleon, lo ha spiegato: "E' stato un grande equivoco". Un equivoco che si è prolungato anche quando gli agenti sono arrivati sul posto e hanno intimato a Kinsey di tenere le mani in alto.

"Quando mi ha sparato sono rimasto molto sorpreso", racconta il terapeuta dalla corsia dell'ospedale all'emittente Wsvn. "E quando mi ha colpito avevo ancora le mani in alto e ho detto: 'Mi ha appena sparato, perché?'. E il poliziotto mi ha risposto: 'Non lo so'".

“Ha provato a spiegare che si trattava di un malato psichiatrico e che lo stava aiutando a tornare nella comunità", dice il legale Napoleon. "Non c'era bisogno di armi. Stava con le mani in alto, ha detto loro di non essere armato". Eppure gli agenti hanno comunque sparato, poi lo hanno ammanettato e infine hanno chiamato un'ambulanza.

La polizia ha dichiarato al Miami Herald che i poliziotti "hanno tentato di negoziare con i due uomini presenti sulla scena", e cioè il terapeuta e il ragazzo autistico, quando "durante la trattativa uno degli agenti ha fatto fuoco con la sua pistola". L'agente che ha sparato ora è stato sospeso ed è stata aperta una inchiesta, l'ennesima sul grilletto facile delle forze dell'ordine contro gli afro-americani.

http://www.huffingtonpost.it/2016/07/21 ... _ref=italy


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 22/07/2016, 0:50

http://www.amnesty.it/elenco-appelli-firma-online.html

Appelli/Azioni Urgenti

13/07/16 - Appello - Stop alle sparizioni forzate in Egitto
©Amnesty International
La brutale uccisione di Giulio Regeni ha scioccato il mondo, ma ha anche acceso i riflettori sul metodo delle sparizioni forzate praticato in maniera sistematica oggi in Egitto. Un nuovo modello di violazione dei diritti umani che i ricercatori di Amnesty International hanno documentato attraverso fatti e testimonianze.

05/07/16 - Azerbaigian: Bayram Mammadov e Giyas Ibrahimov devono essere rilasciati immediatamente!
Bayram Mammadov©Archivio privato
I giovani attivisti azeri Bayram Mammadov (attivista del movimento giovanile pro-democrazia NIDA) e Giyas Ibrahimov, entrambi 22 anni, sono in carcere dal 10 maggio per false accuse di possesso di droga.

28/06/16 - Appello - Stop alla tortura sessuale sulle donne in Messico!
©Amnesty International
Una donna, quando viene arrestata in Messico, rischia di essere sottoposta ad abusi sessuali, picchiata, colpita con scariche elettriche, molestata e palpeggiata durante la prigionia e nel corso degli interrogatori. E' ora di dire basta!

21/06/16 - Appello - Aprire canali sicuri per i rifugiati
©Amnesty International
Negli ultimi anni, centinaia di migliaia di rifugiati e richiedenti asilo in fuga da conflitti, violazioni dei diritti umani e persecuzioni, hanno messo a rischio la propria vita in cerca di sicurezza e protezione. Per fermare la strage nel mar Mediterraneo, è necessario aprire al più presto canali sicuri e legali per i rifugiati.

17/06/16 - Azione urgente - Israele: arrestato artista circense
Mohammad Faisal Abu Sakha©Archivio privato
Mohammad Faisal Abu Sakha, 23 anni, è in stato di detenzione da parte dell'esercito israeliano, senza capo di imputazione o altra spiegazione, dal 14 dicembre.

16/06/16 - Appello - Non c'è posto per la violenza in questi Giochi!
©Amnesty International
Ogni anno in Brasile sono 30.000 i giovani uccisi. Nel 77% dei casi sono giovani neri. Vogliamo che le Olimpiadi di Rio 2016 si svolgano regolarmente e per questo chiediamo alla Commissione per la Sicurezza di Rio 2016 di fermare questo massacro.

13/06/16 - Azione urgente chiusa - Rifugiati intrappolati in Grecia: vergogna dell'Europa
Grecia, marzo 2016©Amnesty International
Grazie per aver firmato. Vi terremo aggiornati sull'evoluzione della situazione.

17/05/16 - Appello - Tunisia: amare non è un crimine!
Tunisia, è il momento della giustizia!
Il Codice penale tunisino criminalizza i rapporti sessuali consensuali tra persone adulte dello stesso sesso. Chiedi al Primo Ministro di porre fine alla discriminazione, di diritto e di fatto, nei confronti delle persone lgbti e di abrogare l'articolo 230 del Codice penale!

09/05/16 - Azione urgente chiusa - Togo: prigionieri di coscienza arrestati e detenuti
Mango, Togo© Archivio privato
Due uomini sono stati arbitrariamente arrestati a Dapaong, nel nord del Togo, per aver messo in discussione la commemorazione della indipendenza del paese e per aver chiesto giustizia per le persone uccise a Mango nel novembre 2015.

09/05/16 - Azione urgente - Malawi: persone affette da albinismo in costante pericolo
bambino affetto da albinismo, ottobre 2015, Malawi© GIANLUIGI GUERCIA/AFP/Getty Images
Negli ultimi mesi un ragazzo di 15 anni, una ragazza di 21 e una bambina di 2 sono stati massacrati perché albini. E' ora di porre fine a questo eccidio.

03/05/16 - Azione urgente chiusa - Pakistan: uomo paralizzato a rischio esecuzione!
©Amnesty International
Abdul Basit, condannato a morte per omicidio nel 2009, è a rischio esecuzione. Nel 2010 è rimasto paralizzato dalla vita in giù a causa delle condizioni inumane di detenzione e alla carenza di assistenza sanitaria.

02/05/16 - Azione chiusa Azerbaigian: rilasciare Khadija Ismayilova immediatamente
Khadija Ismayilova © IRFS
Alla vigilia del suo 40esimo compleanno, il 25 maggio 2016 la giornalista investigativa Khadija Ismayilova, prigioniera di coscienza di Amnesty International, è stata scarcerata. Dopo 537 giorni in prigione, un tribunale ha commutato il resto della pena di sette anni e mezzo a un periodo di tre anni di libertà condizionata. Amnesty International continua a chiedere che sia prosciolta da ogni accusa.

02/05/16 - Azione chiusa - Austria: il presidente deve respingere le modifiche alle leggi sull'asilo!
Croazia©Attila Husejnow
La legge è stata firmata dal presidente il 20 maggio e immediatamente pubblicata sulla gazzetta ufficiale.

21/04/16 - Azione chiusa - Bahrein: Zainab Al-Khawaja detenuta con il suo bambino
proteste antigovernative, febbraio 2011, Bahrein© Amnesty International
Aggiornamento: Zainab Al-Khawaja è stata rilasciata il 31 maggio 2016.

11/04/16 - Azione urgente - Egitto: Shawkan deve essere rilasciato immediatamente!
Shawkan @Mohamed El-Raai
Mahmoud Abu Zeid, fotogiornalista conosciuto col soprannome Shawkan, è stato arrestato il 14 agosto 2013. E' in carcere da oltre 1000 giorni in attesa di processo.


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 04/09/2016, 10:12

Il 24 agosto 48 cittadini sudanesi sono stati prelevati a Ventimiglia e trasferiti a Khartoum. E' il primo frutto del memorandum firmato il 4 agosto con il Paese africano che prevede la collaborazione nella gestione delle migrazioni e delle frontiere, con articoli dedicati proprio al rimpatrio dei cittadini “irregolari”. Riccardo Noury, portavoce della ong: "In base a questo principio l'Italia potrebbe stringere un'intesa con il governo di Assad e rimandare indietro i siriani"

...
Resta da vedere (l’accordo non è stato ratificato dal nostro Parlamento) se l’accordo siglato con il regime di Omar Hasan Ahmad al-Bashir, già ricercato dalla Corte penale internazionale, rispetti i diritti dell’uomo e offra le garanzie sull’incolumità dei rimpatriati espressamente richiste dal diritto internazionale: l’Italia è già stata condannata per i rimpatri collettivi voluti dall’ex ministro Maroni.



http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09 ... o/3011523/


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 14/09/2016, 12:19

http://www.repubblica.it/sport/vari/201 ... 147746544/

Paralimpiadi: Bocciardo d'oro nei 400 sl e oggi tocca a Zanardi
L'azzurro, campione europeo e del mondo in carica, si conferma in Brasile regalando il secondo alloro al medagliare italiano. Al via l'handbike con l'ex F1 nella crono H5 e Podestà e Porcellato nell'H3. In cerca di medaglie anche Bebe Vio nel fioretto, Plebani nella canoa, Morlacchi nei 100 rana e Legnante nel peso


A proposito: https://www.change.org/p/comune-di-mila ... e-stazioni


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Re: Diritti umani, informazione e comunicazione

Messaggioda flaviomob il 22/11/2016, 21:40

Venezuela, parlamentare e attivista LGBT rilasciato dopo oltre due anni

di Riccardo Noury - Amnesty International

Venezuela, parlamentare e attivista LGBT rilasciato dopo oltre due anni
Rosmit Mantilla, parlamentare venezuelano del partito “Volontà popolare”, attivista per i diritti delle persone Lgbti e prigioniero di coscienza adottato da Amnesty International, è tornato in libertà giovedì 17 novembre.

Mantilla era detenuto in attesa del processo da oltre due anni in una struttura penitenziaria dei servizi segreti di Caracas, la capitale del Venezuela.

Era stato arrestato il 2 maggio 2014, quando il suo partito era all’opposizione, con l’accusa di aver ricevuto fondi per finanziare le proteste antigovernative che avevano avuto luogo nella prima parte di quell’anno: accusa basata unicamente su una testimonianza anonima.

Negli ultimi mesi le condizioni di salute di Mantilla si erano aggravate. Solo il 13 novembre aveva ottenuto l’autorizzazione a essere operato in una struttura sanitaria di sua scelta. L’operazione è andata bene ma la funzionalità del pancreas risulta ancora compromessa a causa del ritardo con cui è stato effettuato l’intervento chirurgico.

http://www.agoravox.it/Venezuela-parlam ... vista.html


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Condannato per aver fondato un forum

Messaggioda flaviomob il 09/01/2018, 22:40

“Voglio dire a voi, persone libere che avete preso a cuore il destino di Raif, che le vostre proteste stanno facendo la differenza. Per favore, non fermatevi fino a quando Raif non sarà rilasciato.” – Ensar Haidar, moglie di Raif Badawi.

Il 7 maggio 2014, Raif Badawi è stato condannato a 10 anni di carcere e a 1000 frustate.

Queste condanne sono state confermate dalla Corte suprema il 6 giugno 2015, segnando un giorno nero per la libertà di informazione in Arabia Saudita.

La sua colpa? Aver fondato “Free Saudi Liberals“, un forum online di dibattito su temi politici e religiosi. Aver “insultato l’Islam“, aver criticato alcuni leader religiosi.

Oltre al carcere, alla lontananza dalla sua famiglia, per Raif sono arrivate anche le frustate. Il 9 gennaio 2015, è stato pubblicamente frustato davanti alla moschea di al-Jafali a Gedda: 50 frustate, una pena disumana, una tortura. E solo per aver espresso le sue opinioni. Il 6 giugno del 2015 la Corte suprema dell’Arabia Saudita ha confermato la condanna, senza possibilità di appello.

Come Raif, anche altri prigionieri di coscienza stanno scontando condanne solo per aver avuto il coraggio di esprimere il loro pensiero. Devono essere tutti rilasciati al più presto.

IL VIDEO-APPELLO DEI FIGLI DI RAIF
I figli di Raif non vedono il padre da troppo tempo e sanno che la sua prigionia è profondamente ingiusta. Il loro appello dal Canada, dove si sono rifugiati con la madre.

https://www.amnesty.it/appelli/frustato ... gn=DEM4498


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