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Buoni e cattivi?

Buoni e cattivi?

Messaggioda flaviomob il 13/09/2014, 1:01

http://napolimonitor.it/2014/09/10/2653 ... folco.html

La morte di Davide Bifolco è riuscita a mostrare, in contemporanea, le facce peggiori della nostra città. Una città in cui il tessuto sociale è talmente sbrindellato da dividere, quotidianamente e senza mezze misure, la sua popolazione in buoni o cattivi. I buoni sono quelli che rispettano le regole, che vanno sempre in moto con il casco, che non parcheggiano mai in doppia fila e mai comprano merce contraffatta. I cattivi sono tutti gli altri, quelli che girano senza assicurazione, che non fanno il biglietto sull’autobus, che fumano le canne e che alle marce contro gli inceneritori rispondono alle cariche della polizia lanciando sassi e tagliando filo spinato. Una volta data per buona questa visione del mondo, con tanti saluti alla complessità del contesto cittadino, alle eterogeneità sociali e urbanistiche che lo compongono, la lettura di qualsiasi avvenimento diventa elementare. La tragedia che ha portato alla morte di un diciassettenne ucciso da un carabiniere è, appunto, una tragedia. Ma è giustificabile perché i ragazzi erano su un motorino che non aveva l’assicurazione, senza casco, erano scappati a un posto di blocco, avevano una pistola di plastica addosso, e per di più due di questi tre avevano avuto problemi con la legge.

Il fatto che la quasi totalità di queste accuse siano state smentite dopo poche ore, non aggiunge o sottrae nulla alla questione: morire per mano di un “colpo accidentale” sparato da un poliziotto è considerato, da almeno metà della città, un rischio da mettere in conto per chi vive fuori dalle regole.

Di tutto ciò, ci ha parlato chi ha avuto il compito di raccontare questa vicenda. Televisioni e giornali, o quantomeno i grandi media cittadini e le emittenti nazionali, hanno cavalcato questa dicotomia. Il lavoro di indagine per verificare le ricostruzioni dei carabinieri è stato nullo. Già dalla mattina seguente i testimoni e gli abitanti del quartiere rifiutavano con decisione la versione secondo cui i tre ragazzi fossero pericolosi criminali, oltre che la presenza di una pistola di plastica (comparsa sul luogo dell’omicidio e misteriosamente sparita dopo poche ore). Denunciavano, inoltre, la fretta con cui le forze dell’ordine hanno “ripulito” il luogo del fatto, il blitz a mano armata del carabiniere all’interno di una sala giochi, la sparizione del bossolo dalla scena del crimine. Nel frattempo, seguendo l’onda delle agenzie di stampa, negli articoli tutti uguali già si parlava di latitanti ed evasioni dai domiciliari («Non c’era nessun latitante!», dicevano intanto gli amici di Davide).

Accanto agli articoli di cronaca si moltiplicano quelli di commento, tutti come al solito in un’unica direzione: la priorità assoluta di schierarsi, con le parole, dalla parte dello Stato, contrapposta all’increscioso sentimento con cui una parte della popolazione mostrerebbe avversione per le forze dell’ordine; le insinuazioni su cosa ci facesse un ragazzino di diciassette anni in giro di notte su un motorino; i carabinieri sottopagati e stressati, al lavoro in una “zona di guerra”; l’indignazione perché “quando spara la camorra nessuno scende in strada” (nulla di più falso: ricordate le marce e le fiaccolate per Silvia Ruotolo, Annalisa Durante, Lino Romano, Angelo Vassallo?) e per le condizioni di vita nelle periferie, descritte però come se lo squallore, la desertificazione, l’isolamento dal resto della città fossero sentimenti coltivati dai malcapitati che ci abitano e non determinati dalle scelte (e non-scelte) stratificate nel tempo e perpetuate nel presente da chi ha avuto e ha il potere e le risorse per governare.

Un approccio entusiasta, da parte della stampa e della società civile (che però ora comincia a spazientirsi per i continui disagi alla circolazione delle auto), è stato infine riservato al senso di responsabilità e alla scelta, da parte degli abitanti del rione Traiano, di non reagire con violenza a quanto accaduto, evitando durante i cortei di protesta “una Ferguson napoletana”. Anche di questo, ci hanno capito ben poco. Il racconto del rapporto tra gli abitanti del Rione Traiano e la camorra, è stato infatti articolato secondo i soliti schemi. Solo qualcuno ha accennato della presenza di figuri in sella a T-Max che sedavano ogni velleità di rivolta da parte dei più giovani. Un segnale – emerso a dire il vero fin dalla mattina successiva al fatto – della necessità da parte della camorra che le attività di spaccio non venissero ostacolate da un’inutile e fugace rivolta. Di questo, che è il dato più importante dei giorni che hanno seguito l’uccisione di Davide, si è parlato poco. In realtà, al di là delle flebili minacce successive a un lancio di lacrimogeni da parte della polizia, gli uomini del Sistema non hanno dovuto faticare troppo a mantenere la calma. Reazioni come quelle viste in casi simili in tutte le periferie del mondo, dagli Stati Uniti alla Francia, non sono mai state prese in considerazione dalla gente del quartiere, in bilico tra la rabbia, la voglia di farsi sentire e la rassegnazione all’immutabilità dello status quo. In questo modo si è rivelato il sottofondo ancora più drammatico della vicenda, una condizione di vita che riguarda non un solo rione ma le decine di ghetti disseminati per la città, e che in prospettiva è destinata a durare e ad approfondirsi: la doppia morsa in cui vivono migliaia di persone, strette tra l’indifferenza di istituzioni impotenti, quando non ostili, e la prossimità di un antistato che se ne serve come esercito di riserva – un esercito timoroso e abbrutito – ma non esita a scaricarle appena avverte che i propri interessi sono in pericolo.

In questo scenario gli unici a manifestare una reazione istintiva ed emozionale, sono stati i ragazzini che dopo il corteo di sabato non si sono rassegnati a tornare a casa. Ancora sono in giro per la città. Effettuano blocchi stradali, chiedono giustizia per il loro amico. Vorrebbero spaccare il mondo, fare qualcosa, ma da tutte le direzioni gli ripetono che è bene accettare quel che è successo abbassando la testa, perché alzarla potrebbe solo peggiorare la situazione. La lezione più amara che la morte di Davide consegna a questa città. (napolimonitor)


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Re: Buoni e cattivi?

Messaggioda franz il 13/09/2014, 9:05

Sono stato colpito dalla reazione degli abitanti del quartiere.
Macchine della polizia distrutte per protesta, striscioni con scritto "fuori la polizia dal quartiere". Questo si è letto sui giornali.

Eppure come detto morire per errore a Napoli, in certi quartieri, fa parte del rischio, come giustamente scritto.
Un'occhiata a questo elenco di vittime della camorra puo' aiutare a capire.
http://it.wikipedia.org/wiki/Vittime_della_camorra
L'elenco è impressionante ed all'interno di esso troverete una decina di casi o piu' in cui la camorra ha ucciso "per errore". Anche a due anni di età o 14.

Ebbene mai ho letto di macchine di camorristi distrutte, di striscioni "fuori la camorra dai nostri quartieri".
Eppure se questa fosse stata da tempo la reazione dei cittadini di napoli, forse la realtà di oggi sarebbe ben diversa, non trovate?

Oggi i cittadini inoltre coralmente chiedono giustizia. Ma non la chiedono quando si spaccia, quando si sfrutta la prostituzione, quando si taglieggiano i negozianti, quando la camorra uccide innocenti?
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Re: Buoni e cattivi?

Messaggioda flaviomob il 15/09/2014, 0:25

Non mi pare che nemmeno a Milano la gente sia scesa in piazza a manifestare contro la criminalità organizzata, eppure i morti per mafia ci sono stati anche nel capoluogo lombardo e nel suo hinterland, nel corso degli anni.

Certamente è molto più pericoloso schierarsi contro la camorra nei quartieri ad alta densità criminale, che sventolare uno striscione contro lo Stato. Per questo motivo dovrebbe essere il paese intero a prendere posizione contro le varie mafie che ci attanagliano, invece che fare la "morale" a chi ne paga i danni maggiori e ne è vessato quotidianamente.

Andrebbero ricordate le persone che hanno denunciato, a volte pagando anche con la vita, spesso con la perdita del lavoro e delle amicizie; anche in Campania ce ne sono molte.

Ciò comunque non può giustificare un errore delle forze dell'ordine. Non si spara ad un sedicenne anche se non si ferma ad un posto di blocco. Se si invoca il rispetto delle regole, bisogna farlo per tutti. Anche il carabiniere che ha sparato è molto giovane e porterà i segni di quanto è successo per tutta la vita: dopo che hai ucciso un innocente non sei più la stessa persona. Io non so se lo abbia fatto intenzionalmente o meno, ma credo che ne porterà pesanti segni per sempre.


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Re: Buoni e cattivi?

Messaggioda franz il 15/09/2014, 7:46

flaviomob ha scritto:Ciò comunque non può giustificare un errore delle forze dell'ordine. Non si spara ad un sedicenne anche se non si ferma ad un posto di blocco. Se si invoca il rispetto delle regole, bisogna farlo per tutti. Anche il carabiniere che ha sparato è molto giovane e porterà i segni di quanto è successo per tutta la vita: dopo che hai ucciso un innocente non sei più la stessa persona. Io non so se lo abbia fatto intenzionalmente o meno, ma credo che ne porterà pesanti segni per sempre.

Leggevo che alcuni mesi prima, stessa scena: in tre sulla moto, posto di blocco. Ma qui a sparare sono i giovani. Due agenti feriti. Naturale che la Polizia dopo quesato caso abbia regole di ingaggio severe per chi non si ferma ad un posto di blocco. Da considerare infatti che le volanti erano alla ricerca di un latitante.

http://www.ilgazzettinovesuviano.com/20 ... ue-agenti/

PS: in Italia non si scende in piazza a manifestare "contro" se non sono coinvolti gli americani o gli israeleiani o qualche altro classico nemico del popolo. :D 8-)
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Re: Buoni e cattivi?

Messaggioda flaviomob il 15/09/2014, 10:15

Non è vero. In Calabria ci furono numerose manifestazioni contro la 'Ndrangheta. Funzionarono perché non si trattava di un singolo quartiere o comune ma si trattò di un movimento regionale con partecipazione molto elevata: il movimento "Ammazzateci tutti". Così come in Sicilia funziona l'associazionismo di Addiopizzo o Libera.

...

Quando nel gennaio del 2011 Wikileaks pubblica i dispacci che i consoli americani spedivano alla Casa Bianca, se ne scopre uno riguardante le infiltrazione mafiose nel territorio italiano e l'attività del movimento. Il dispaccio risale al 2008 ed è del console americano J. Patrick Truhn, appena ritornato a Napoli dopo una visita delle regioni dell'Italia del Sud. Il suo rapporto è severo e catastrofico nei confronti dell'Italia. Egli infatti afferma che "I politici non sono in grado di combattere la mafia. La criminalità organizzata è, per il Sud Italia, uno dei più grossi ostacoli alla crescita economica ed alla stabilità politica; nonostante questo i politici italiani, per varie ragioni, sono incapaci se non riluttanti a fronteggiarla in maniera valida. È difficile visitare la Calabria e non diventare pessimisti". Ma nel suo rapporto trova spazio anche un barlume di speranza: "Persone come Gratteri e i nostri contatti in Ammazzateci Tutti ispirano la speranza che le persone oneste possano fare la differenza". È evidente il riferimento al magistrato Nicola Gratteri della DDA, e all'associazione stessa. È noto che il console nel suo viaggio aveva incontrato Aldo Pecora che gli aveva illustrato il lavoro dell'associazione.[34]

https://it.wikipedia.org/wiki/Ammazzateci_tutti


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Rione Traiano: episodio per riflettere

Messaggioda franz il 15/09/2014, 21:03

Rione Traiano:
episodio per riflettere


di Vito Massimano

13 settembre 2014CULTURA

Adesso che i funerali di Davide Bifolco sono stati celebrati forse è arrivato il momento di fare una riflessione sull’accaduto. Si badi bene, la riflessione vale per Napoli come per Palermo, Roma, Bari o qualsiasi altra città difficile. Al bando il buonismo, il sudismo o il nordismo perché l’episodio del Rione Traiano non solo è l’ultimo di una lunga serie ma minaccia anche di non rimanere un caso isolato se non la smettiamo di trattarlo con la coglioneria con la quale si tratta un caso di “Forum”, con le armi del preconcetto o con la faciloneria comprensiva con cui si commenta l’uccisione di mamma orsa. Troppo semplice appellarsi ai problemi di una realtà complessa come quella di Napoli, troppo scontato dire che quando muore un ragazzo non ci sono da fare distinguo.

I distinguo da fare sono tantissimi e sul fatto che la morte di un diciassettenne sia una cosa triste o che il sud sia pieno di problemi non mi dilungherei più di tanto perché, se da un lato è anche vero, dall’altro è servito come alibi troppe volte. Il sud per rinascere (e da meridionale lo spero ma non me lo aspetto) deve scrollarsi di dosso non solo la cultura degli alibi ma anche la pretesa dei diritti cui generalmente non corrispondono quasi mai l’adempimento dei doveri ed il rispetto delle regole. “Lo Stato mi deve fare”, “lo Stato mi deve dare” e, siccome non lo fa, io mi sento autorizzato a comportarmi come mi pare. “Dov’è lo Stato? Almeno la camorra qualcosa me la da, io mi comporto ai limiti della legalità per necessità”.

Non tutti la pensano così ma quante volte abbiamo sentito queste cose? Non funziona proprio così, caro Sud, e spesso è più questione di atteggiamento che di necessità: la “camurrìa” il comportamento da “guappo” applicato a un ragazzo, troppo spesso è visto come fenomeno Folk, come sintomo che il ragazzo è sveglio, come modello positivo, come peculiarità del territorio. A prescindere dal povero Davide e dalla tragedia che lo vede come vittima, cominciamo a dire che gli atteggiamenti di un ragazzino che in piena notte si aggira per le strade in tre su un motorino forzando un posto di blocco, non è una cosa normale né tantomeno accettabile.

Ma quanti di noi a diciassette anni (ma anche oggi) hanno forzato un posto di blocco in piena notte iniziando una colluttazione con i Carabinieri? Credo pochini. Allora se da un lato è stata sicuramente una disgraziata fatalità, un brutto errore, diciamo anche che “chi per questi mari va, questi pesci piglia” e che le conferenze stampa per pretendere giustizia per tuo fratello sono inopportune se la giustizia non sai nemmeno dove stia di casa. Rincariamo pure la dose dicendo che le manifestazioni devi avere il coraggio di farle anche quando ci sono gli omicidi di camorra e che i testimoni devono spuntare fuori non solo quando a sparare è un Carabiniere ma anche quando chi fa fuoco è un Capoclan.

Sì, proprio quel Capoclan sotto la cui casa si fermano le processioni, quel Vip degno di rispetto che nelle canzoni di alcuni neo melodici viene dipinto come “un uomo serio e che è cattivo non è vero” e che ha dato la stura ad un vero e proprio filone musicale (il neo melodico inneggiante alla camorra) che non conosce crisi alcuna. E allora si capisce che il ragionamento non interessa il fatto di cronaca in sé, per il quale ribadiamo ancora sincero rammarico per non doverci sorbire il pistolotto simil banale, ma riguarda il sud in generale. Ma il sud non è tutto così! Affermazione mediocre che abbiamo messo in conto ed alla quale rispondiamo che nessuno naturalmente intende generalizzare.

La verità è che non si tratta di una distorsione, il trend comportamentale è molto diffuso per cui sarebbe auspicabile una revisione della scala di valori da parte del meridione, una cultura dei doveri da anteporre alla pretesa dei diritti, una normalizzazione in base alla quale l’antistato non è in competizione con lo Stato. Stato che dovrebbe far sentire la propria voce riaffermando le regole senza levate di cappello o inchini a furor di popolo, perché altrimenti siamo alle Istituzioni - Schettino al cospetto delle quali i tamarri rischiano veramente di sembrare dei giganti.

http://www.opinione.it/cultura/2014/09/ ... 13-09.aspx
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Re: Buoni e cattivi?

Messaggioda flaviomob il 16/09/2014, 21:50

Allora se da un lato è stata sicuramente una disgraziata fatalità, un brutto errore, diciamo anche che “chi per questi mari va, questi pesci piglia” e che le conferenze stampa per pretendere giustizia per tuo fratello sono inopportune se la giustizia non sai nemmeno dove stia di casa


Sull'inopportunità del linguaggio del fratello, concordo. E su molti altri elementi riportati nell'articolo. Ma dovemmo riflettere un attimo su di un paio di considerazioni: anche chi non rispetta la legge ha diritto, in uno stato liberale, a pretendere giustizia per chi è innocente. E nascere in un determinato rione di una determinata città - il che è indipendente dalla volontà dell'individuo - aumenta oggettivamente e smisuratamente le probabilità di entrare in contatto con la criminalità. Se sei diciassettenne nel rione Traiano è molto probablie che tu entri in contatto con certi elementi e magari ci vai in motorino; ma ciò non può determinare una condanna tanto tragica ed inappellabile quale è la perdita della vita stessa. Ad una perdita simile, per molti versi, secondo me è andato incontro anche il carabiniere ventiduenne che ha sparato. Io credo che serva maggiore esperienza per rispettare certe regole anche a chi fa parte delle forze dell'ordine con spirito professionale e dignità, soprattutto in certe zone "difficili". Pensiamo ai fatti di Genova: Placanica ai tempi era un inesperto militare di leva, ha sparato (probabilmente in preda al terrore) ad un ragazzo uccidendolo e non si è più ripreso, dovendo abbandonare l'arma dopo pochi anni.


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