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«Il mais Ogm non fa male alla salute»

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«Il mais Ogm non fa male alla salute»

Messaggioda trilogy il 15/02/2018, 22:59

Studio italiano rilancia il dibattito

«Il mais Ogm non fa male alla salute»
I risultati di un’analisi della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa sui dati relativi a 21 anni di coltivazioni: resa maggiore, meno insetti e meno contaminanti

Di Laura Cuppini

Il mais Ogm, ovvero geneticamente modificato, non è rischioso per la salute umana. Secondo una vasta analisi dei dati relativi a 21 anni di coltivazioni nel mondo, «non c’è alcuna evidenza di rischio per la salute umana, animale o ambientale dal mais transgenico». Pubblicato su Scientific Reports e condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa, lo studio ha analizzato i dati sulle colture Ogm dal loro inizio (1996) fino al 2016, in Europa, Stati Uniti, Sud America, Asia, Africa e Australia. Gli autori hanno paragonato le varietà transgeniche con le non transgeniche, dimostrando che il mais Ogm è più produttivo dell’altro (tra il 5,6 e il 24,5%), non ha effetto sugli organismi “non-target” (cioè non bersagli della modificazione genetica), riduce gli insetti dannosi ai raccolti e contiene concentrazioni minori di micotossine (-28,8%) e fumonisine (-30,6%) nei chicchi. L’analisi è stata svolta su 11.699 dati contenuti in articoli di riviste scientifiche.

Conclusioni univoche
«Questa analisi fornisce una sintesi efficace su un problema specifico molto discusso pubblicamente» dice la coordinatrice della ricerca, Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni Erbacee all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna. Con lei hanno lavorato Elisa Pellegrino, Stefano Bedini e Marco Nuti. Gli autori rilevano che «lo studio ha riguardato esclusivamente l’elaborazione rigorosa dei dati scientifici e non l’interpretazione “politica” dei medesimi» e ritengono che il lavoro permetta di «trarre conclusioni univoche, aiutando ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate».

Coltivazioni in crescita
Anche se gli Ogm fanno discutere da più di 20 anni, le coltivazioni sono in crescita. Nel 2016 hanno raggiunto i 185 milioni di ettari, sono distribuite in 26 Paesi e tengono impegnati circa 18 milioni di agricoltori. Questi i dati diffusi nell’ultimo rapporto del Servizio internazionale per l’acquisizione delle applicazioni agro-biotecnologiche (Isaaa). Il report mostra l’incremento delle colture biotech nel mondo in 21 anni di commercializzazione: da 1,7 milioni di ettari nel 1996 a 185,1 milioni di ettari nel 2016. In 19 Paesi in via di sviluppo si coltivano 99,6 milioni di ettari di colture Ogm e nei restanti 7 Paesi industrializzati altri 85,5 milioni di ettari. I maggiori incrementi si riscontrano nei Paesi dell’Africa. Nel 2016 anche il Brasile ha incrementato la superficie biotech coltivata con mais, soia, cotone e canola dell’11 per cento, mantenendosi al secondo posto come maggiore produttore di colture biotech dopo gli Stati Uniti. In Brasile, la soia Ogm rappresenta 32,7 milioni di ettari dei 91,4 milioni coltivati nel mondo. Il rapporto evidenzia che oltre 160 milioni di ettari di colture Ogm sono concentrate in cinque Paesi: Usa, Brasile, Argentina, Canada e India.

Coldiretti: italiani non amano Ogm
Ma gli alimenti geneticamente modificati, contro i quali i movimenti ambientalisti hanno fatto battaglie durissime per decenni, fanno ancora paura. Secondo un’indagine Coldiretti/Ixè, 7 italiani su 10 (69%) considerano gli alimenti con organismi geneticamente modificati (Ogm) meno salutari di quelli tradizionali, mentre l’81% non mangerebbe mai carne e latte proveniente da animali clonati o modificati geneticamente. Mentre continua il dibattito scientifico, commenta la Coldiretti, i pareri dei cittadini restano fortemente diffidenti agli organismi geneticamente modificati nel piatto, sia in Italia che in Europa. Lo dimostra il fatto che sono rimasti solo due Paesi, Spagna e Portogallo, a seminare Ogm nel Vecchio Continente, dove si registra un ulteriore calo del 4,3% in un anno della superficie coltivata, secondo l’analisi della Fondazione francese Inf’Ogm. Nel 2017 gli ettari a transgenico sono 130.571, rispetto ai 136.338 dell’anno precedente. Anche Repubblica Ceca e Slovacchia, continua Coldiretti, hanno abbandonato la coltivazione e si sono aggiunte alla lunga lista di Paesi “Ogm free” dell’Unione Europea. Recentemente però la Corte Europea di Giustizia ha sentenziato che, a meno di una «evidenza significativa» sul serio rischio alla salute umana, animale e ambientale portato dalla coltivazione di piante geneticamente modificate, gli Stati membri non possono adottare misure d’emergenza per proibirne l’uso.

Confagricoltura: serve approccio laico
Decisamente positiva la reazione di Confagricoltura ai risultati dello studio pisano. «Come valutare una notizia del genere? Senz’altro con orgoglio, aspettativa e voglia di competizione - ha commentato il presidente, Massimiliano Giansanti -. Orgoglio, per i nostri ricercatori, che nonostante tutto sono tra i migliori al mondo, ma del tutto bloccati, nella sperimentazione, nel nostro Paese. Abbiamo sempre sostenuto che, sugli Ogm, serve un approccio laico e aperto e comunque la scienza deve essere lasciata libera di studiare e sperimentare. L’assenza di ricerca diminuisce la capacità di innovazione delle imprese e ne deprime i risultati produttivi ed economici». «Aspettativa perché - ha proseguito il numero uno di Confagricoltura - lo scorso anno la superficie italiana coltivata a mais ha toccato un nuovo minimo storico. La produzione maidicola nazionale è scesa al di sotto dei 6 milioni di tonnellate, il volume più basso degli ultimi venticinque anni. Di contro, le importazioni di mais stanno crescendo a doppia cifra percentuale e supereranno quest’anno in valore i 900 milioni di euro. Un bel peso per la bilancia commerciale italiana. E questo anche grazie agli Ogm altrove utilizzati da più di due decenni e da noi bloccati del tutto». «Competizione perché finora ci siamo trovati a misurarci sul mercato mondiale senza gli stessi strumenti della concorrenza, in condizioni già di per sé penalizzanti. Vent’anni di divieti - ha sottolineato Giansanti - hanno portato a perdite consistenti nelle rese e nel reddito degli agricoltori italiani. Si calcolano più di 125 milioni di euro all’anno di mancato guadagno».[..]

fonte: http://www.corriere.it/salute/nutrizion ... eeb.shtml#
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Re: «Il mais Ogm non fa male alla salute»

Messaggioda franz il 16/02/2018, 14:27

Grazie, avevo visto anche io la notizia ma non l'ho riportata perché in effetti sono cose già risapute.
Vero che è bene aggiungere al novero degli studi anche questa ricerca italiana (un meta studio su 11'699 studi) ma è solo un riepilogo di studi già compiuti dal 1996 ad oggi.

Gli anti-OGM già lo sanno e si sono arresi su questo.
Ci fosse stato uno studio avverso su 11'699 lo avrebbero sbandierato fino a sfinirci.
Ora quindi da tempo hanno cambiato bersaglio. I nuovi pericoli sbandierati per terrorizzare la gente sono il rischio di contaminazione ogm / non-ogm in natura e la biodiversità. La salute nostra rispetto a quanto mangiamo non è più in discussione. Ora si parla di Km zero, agricoltura organica, senza fitofarmaci e naturalmente no-ogm ma solo come ciliegina sulla torta, giusto per non dimenticare un tema che ha già terrorizzato i consumatori.

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E però, in ogni nostra diliberazione si debbe considerare dove sono meno inconvenienti, e pigliare quello per migliore partito: perché tutto netto, tutto sanza sospetto non si truova mai.
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