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investimenti in innovazione

Dall'innovazione tecnologica alla ricerca, vogliamo trattare in particolar modo i temi legati all'ambiente ed alla energia, non solo pero' con uno sguardo puramente tecnico ma anche con quello politico, piu' ampio, di respiro strategico

investimenti in innovazione

Messaggioda trilogy il 01/03/2016, 13:26

Molto interessante..
E' una conferenza stampa di una società di venture capital italiana che investe in nuove imprese, start up.

https://www.youtube.com/watch?v=lZBik082VUw
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Re: investimenti in innovazione

Messaggioda trilogy il 03/03/2016, 16:54

L'Italia accelera sui brevetti: l'aumento è doppio della media Ue

Nel 2015 recapitato all'ufficio europeo il 9% di domande in più: a trainare la crescita sono Indesit, Fiat e Stm. Frena il Vecchio continente, mentre crescono le richiesta da Usa e Cina

La crescita economica è ancora titubante, ma l'ingegno non latita. E lo scorso anno le richieste di brevetto italiane all'European patent office (Epo) sono aumentate del 9%, a un tasso doppio rispetto alla media (+4,8%): un segnale positivo che dimostra - in qualche modo - la ritrovata fiducia degli italiani con il maggior incremento percentuale degli ultimi dieci anni. A trainare le crescita sono state Indesit, Fiat e Stmicroelectronics le società che hanno inoltrato più domande permettendo all'Italia di salire dall'undicesimo al decimo posto sul totale delle richieste di brevetto.

Nel complesso, le richieste europee di brevetto inviate all'Epo di Monaco l'anno scorso sono aumentate del 4,3% a 160mila, ma l'incremento è stato alimentato dalle richieste di imprese americane (+16,4%) e cinesi (+22,2%), mentre il totale delle richieste provenienti dai 38 paesi aderenti è rimasto sostanzialmente stabile: +0,7%. Stati Uniti, Germania, Giappone, Francia e Olanda rappresentano i primi 5 paesi per numero di richieste. Però le richieste di brevetto tedesche sono calate del 3,2%, mentre quelle francesi sono aumentate dell'1,6%.

Ue come hub dell'innovazione. Apparentemente non preoccupa molto la crescita del numero di domande provenienti da paesi extraeuropei: "L'eccezionale incremento di richieste di brevetti dimostra che l'Europa si conferma un 'hub' per l'innovazione globale oltre che un mercato tecnologicamente attraente", indica il presidente Epo Benoit Battistelli. Il motivo dell'assenza di allarmi per il divario nella spinta al riconoscimento brevettuale in Europa è semplice: "Risulta ancora positivo il bilancio del numero delle richieste di brevetto avanzate dalle società europee in altri continenti, fattore che - dice Battistelli - sottolinea il potenziale innovativo del vecchio continente".

La situazione europea. L'Epo in ogni caso riscontra molte differenze tra i vari paesi europei nell'attività di richieste di protezione delle invenzioni: la Spagna (come l'Italia), ha invertito il trend negativo crescendo del 3,8% nel 2014. Il Belgio ha messo a segno un balzo del 5,9% rispetto al 2014, il Regno Unito del 5,7%, l'Olanda del 3,3% e la Svizzera del 2,6%. Altri paesi come Francia (+1,6%), Austria (+1,4%) e Svezia (-0,9%) sono più o meno rimasti sugli stessi livelli dello scorso anno, mentre le domande dalla Germania sono calate nuovamente (-3,2%), così come per altri paesi nordici quali Finlandia (-8,3%) e Danimarca (-2,7%).

Settori. Il settore della tecnologia medicale si è dimostrato ancora quello con il più alto numero di richieste di brevetto con una crescita dell'11% rispetto al 2014. Seguono i settori motori, pompe e turbine (+18% con la spinta all'innovazione nelle energie pulite), farmaceutica (+10%), strumenti di misurazione (+8%) e computer (+8%). In cima alla classifica delle società per numero di brevetti la Philips, seguita da Samsung, Lg, Huawei e Siemens. Se si mette in relazione il numero delle richieste europee relative con la popolazione per singolo paese, la Svizzera si classifica ancora al primo posto nel 2015, con 873 domande ogni milione di abitanti. Olanda (419) e Svezia si trovano al secondo e al terzo posto, seguite da Finlandia (365) e Danimarca (346). Il primo paese extraeuropeo è ancora il Giappone al nono posto (169). L'Italia, con 64 richieste, è in diciottesima posizione dietro il Regno unito e Singapore.

L'Italia. La regione Lombardia guida la classifica delle regioni italiane a maggiore richiesta di brevetti con una quota del 33% di tutte le domande nel 2015, seguono Emilia Romagna (15%) e Veneto (13%). L'incremento più forte si è registrato in Molise (+200%) e Sicilia (+100%). Si tratta però di quantità molto limitate. Da Milano sono partite 806 richieste, seguono Torino (273), Roma (226) e Bologna (209).

fonte: http://www.repubblica.it/economia/2016/ ... /?rssimage
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Re: investimenti in innovazione

Messaggioda trilogy il 13/03/2016, 15:15

[..]C’è, però, qualcosa che mi ha veramente colpito e mi ha fatto credere che la “caduta rovinosa” si possa escludere: è stato scoprire che sempre qui, proprio in questa terra, più precisamente nei laboratori dell’Università di Lecce a Calimera, un ingegnere chimico laureatosi a Napoli con tanto di post doc al MIT, Alessandro Sannino, è riuscito ad inventare la pillola per tenere sotto controllo la glicemia, combattere l’obesità e dimagrire e, soprattutto, è riuscito a raccogliere capitali prima da Boston, poi da New York e da San Francisco, per oltre 105 milioni di dollari, una delle spin off più finanziate in Europa.

«Bisogna avere il coraggio a ogni bivio di accendere il motore e di imboccare la salita» ti dice con un sorriso stampato negli occhi e non rinuncia a sottolineare che sempre qui, a Calimera e dintorni, ci sono «ricercatori molto più bravi e molto meno fortunati di lui» ma proprio per questo è convinto che «il capitale del futuro sia in casa e si possa esprimere al meglio». Mi spiega, chiedo, come ha fatto a raccogliere 105 milioni di dollari nel mondo? Altro sorriso e il professore inizia il suo racconto: «Tutto è partito con la richiesta di una multinazionale svedese, la SCA Molnlycke, al nostro dipartimento universitario di sviluppare un pannolino completamente biodegradabile, lottammo con gli elastici e il superassorbente, e consegnammo un prodotto molto avanzato ma in una delle sue passeggiate italiane, mentre lo accompagnavo all’aereo privato, il Ceo di allora mi disse che non avrebbe mai usato la nostra tecnologia perché costava troppo e voleva solo spaventare i concorrenti. Mi disse: è come la corsa agli armamenti, loro devono sapere che noi siamo attrezzati, così nessuno fa nulla, perché sarebbe uno scontro costoso per tutti e senza frutti per nessuno».

Lo fermo, ho capito che questi sono gli inizi sfortunati, ma torno a chiedere: che cosa c’entrano con la pillola? Risposta secca: «C’entrano, perché quello stesso uomo mi disse:”Facciamo così vi lascio sviluppare tutte le applicazioni per noi non core della tecnologia e voi potete svilupparle come volete e noi vi daremo una mano”. Noi pensammo alle terapie del tratto gastrointestinale e utilizzammo quel materiale che assorbe più di una spugna per sottrarre acqua all’organismo durante il transito e ridurre così i rischi di collasso vascolare. Partecipai a una competizione tra tutti gli studenti del MIT e di Harvard per una tecnologia valida, a Boston, e vinsi il premio che era un assegno inferiore a una mensilità del mio affitto più una cena con il “Venture Capital” che sponsorizza l’iniziativa in un ristorante dove l’assegno non sarebbe bastato a pagare il conto.

Presentai la tecnologia per la dialisi, vinsi, cambiai la bici, andai a cena e parlai con entusiasmo dell’applicazione e dei risultati ottenuti. Furono loro a dirmi che la dialisi non interessava, ancora costi troppi alti, ma mi dissero subito che il prodotto aveva un’altra applicazione molto più interessante: le diete. Ricordo le parole: un materiale che si rigonfia nello stomaco e dà senso di sazietà, senza essere assorbito dall’organismo, è un sostituto naturale del palloncino intragastrico e di tanta chirurgia invasiva. Il mercato, specialmente americano, è enorme. Un investimento, anche ad alto rischio, più che giustificato. Alto rischio? Pensai tra me e me. Macché alto rischio. Il prodotto funziona alla grande, è biocompatibile e si gonfia nello stomaco. Quando un ricercatore sviluppa una tecnologia tende a considerarla completa prima ancora che sia iniziato lo sviluppo».

Sannino ha capito che ce la può fare, mette su una Srl con piccoli investitori italiani, la Gelesis, e rilascia un’intervista a un giornale inglese nella quale dichiara che «l’ingestione del materiale prima del pasto genera una massa nello stomaco più o meno simile ad un piatto di spaghetti, prima del pasto». Sono sempre parole sue: «Il concetto del piatto di spaghetti credo piacque e la citazione fu ripresa da alcuni quotidiani statunitensi, fino ad arrivare all’orecchio di un gruppo di investitori americani che cercavano proprio in quel periodo un prodotto di quel genere, per un’applicazione di quel genere».

Erano di Boston questi investitori e Sannino fece al contrario lo stesso percorso che aveva fatto qualche anno prima, rimase lì due giorni in più del previsto, rispose a un sacco di domande e tornò a casa con un round di oltre dieci milioni di dollari per «uno studio molto ampio sia clinico che di prodotto e di processo». Sono seguiti, da allora, altri round di finanziamenti da Boston, poi da New York e da San Francisco, la Gelesis è pronta a quotarsi a Wall Street, stacca anche il “ticket”, ma poi arrivano altre decine di milioni di finanziamenti, anche con fondi europei, siamo a quota 105, e il professore Sannino decide di continuare le ricerche in autonomia prima del lancio sul mercato. Oggi Gelesis ha una sede di ricerca, produzione e sviluppo per gli studi clinici in Italia, a Calimera, in provincia di Lecce, dove lavorano 20 giovani in gran parte laureati nell’Università del Salento, ed una sede finanziaria a Boston, sul fiume Charles, in linea d’aria di fronte al vecchio laboratorio del MIT dove il professore Sannino era studente e dove oggi lavorano altri venti dipendenti americani in collegamento con collaboratori da 30 sedi in Europa e 25 negli Stati Uniti. Franco Tatò ci ha spiegato un po’ di tempo fa perché la Puglia non è la California, un ceto burocratico-politico corrotto trasversalmente ne sbarrava la strada, oggi un mercato ancora più globale dà una mano vera ai tanti Sannino e non voglio perdere la speranza che le cose possano cambiare ancora più velocemente nei palazzi della burocrazia e della politica. Le macerie della guerra persa aiutano a ritrovare la “fame” e la “voglia pulita” di combattere per tornare a creare lavoro e fare le cose perbene. Quelle macerie pesano e, per fortuna, parlano alle coscienze.

roberto.napoletano@ilsole24ore.com
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/ ... d=ACltKniC
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Re: investimenti in innovazione

Messaggioda franz il 13/03/2016, 19:22

Un attimo, molte analisi percentuali vanno anche messe in relazione con il dato crudo, di partenza.
Mi spiego. Per esempio se piccolo un paese che fa pochi brevetti passa da 10 a 11 richieste, è un aumento del 10%.
Se un grande paese passa da 456 a 442, c'è si' una diminuzione del 3% ma non è che per questo chi ha avuto un incremento del 10% possa banfarsi piu' di tanto. Io leggendo tutti quei dati non ci ho capito nulla, proprio perché mancavano i dati di riferimento. La cosa mi ricorda i dati dell'inflazione. Stanno a raccontarti che a trieste è salita del 1.1% mentre a Napoli dell'1.5% ma se non ci dicono la base di entrambi (cioè quanto costa veramente la vita a trieste ed a napoli) sono solo numeri in libertà.
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Re: investimenti in innovazione

Messaggioda trilogy il 14/03/2016, 12:26

Si cresce un po' più della media, e l'Italia non aveva mai fatto così tante richieste di brevetto negli ultimi 10 anni.
Piuttosto dovevi notare che al primo posto tra le imprese italiane troviamo la indesit... acquistata tra tante polemiche dagli americani :mrgreen:

Comunicato stampa EPO
http://www.uibm.gov.it/attachments/Ital ... s_2015.pdf

Immagine
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Re: investimenti in innovazione

Messaggioda franz il 14/03/2016, 13:42

Grazie del PDF.
In fondo anche Fiat ora è FCA, mista italo-americana.
E STMicroelectronics N.V. è un'azienda franco-italiana con sede a Ginevra.
Interessante, nel PDF, la graduatoria in funzione della popolazione.

Qui vedo che siamo comunque tornati ai livelli 2011: https://mediacentre.epo.org/razuna/asse ... ns2015.jpg

Non mi sono sfuggiti nemmeno gli innumerevoli errori di digitazione, senso di una scarsa cura da parte di chi ha redatto il documento.
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Re: investimenti in innovazione

Messaggioda trilogy il 10/04/2016, 22:32

Silicon Valley? No, Europa. Ecco dove si trovano gli istituti di ricerca più innovativi al mondo
di Luisanna Benfatto
http://www.ilsole24ore.com

La ricerca è una cosa seria il cui successo non si misura in like o faccine, ma in brevetti. Anche se il fascino del mondo delle startup è più nuovo e abile nel marketing, i veri innovatori, che stanno davvero cambiando il mondo, sono, quasi sempre, uomini e donne che indossano ogni giorno dei camici e lavorano nei laboratori statali in città sicuramente più piovose di San Francisco come Grenoble, Monaco, Parigi.

Lo evidenzia la classifica The World's Most Innovative Research Institutions appena stilata dall'agenzia Thomson Reuters che ha assegnato un punteggio alle istituzioni a carattere pubblico più innovative al mondo. I parametri utilizzati dal centro di ricerca Reuters sono stati il maggior numero di articoli pubblicati in riviste scientifiche dal 2008 al 2013, il numero di brevetti depositati, il numero di citazioni ottenute e non ultimo il numero di collaborazioni con realtà industriali per attività di ricerca, parametro questo che indica il potenziale impatto nell'economia reale dei progetti.

In cima alla lista troviamo la Francia con il Cea (Commissariat à l'énergie atomique et aux énergies alternatives), un ente pubblico di ricerca fondato nel 1945 per volontà del generale De Gaulle. L'istituto ha dieci sedi sparse nel Paese, dispone di un budget di 4,3 miliardi di dollari, ed è specializzato nella ricerca nucleare, nelle fonti rinnovabili, nell'ambito militare e medicale. Subito dopo c'è la Fraunhofer Society (Fraunhofer-Gesellschaft zur Förderung der angewandten Forschung) fondata nel 1949, la più grande organizzazione per la ricerca applicata in Europa che conta 69 centri, 24mila dipendenti e ha un budget annuale di 2,1 miliardi di euro di cui, il 70%, provengono da collaborazioni sinergiche con le industrie. Gli ambiti di ricerca sono difesa e sicurezza, It, scienze naturali, scienza dei materiali e tecnologia microelettronica.

Subito dopo queste grandi istituzioni europee c'è la Japan Science and Technology Agency (Jst) nata nel 1996 dalla fusione di due agenzie di ricerca governative. La ricerca si concentra su cinque aree: innovazione nelle energie rinnovabili, salute, nanotecnologie e materiali, information technology. Tre scienziati del Jst hanno vinto il Nobel per la fisica nel 2014 e un altro ha condiviso il premio per la medicina nel 2012. Attualmente l'istituto collabora con la Mitsubishi Chemical Corporation per sviluppare un rivestimento a film sottile in grado di convertire l'energia solare in elettricità, a costi inferiori rispetto ai moduli in silicio.

Solo al quarto posto troviamo gli Stati Uniti patria delle startup con l'Hhs (Department of Health & Human Services) l'ente governativo che si occupa della salute dei cittadini americani. L'Hhs, che ha un budget di mille miliardi, ha 11 divisioni operative tra i quali l'Istituto nazionale della salute, il centro di controllo per le malattie e la famosa Fda (Food and Drug Administration) che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici.

L'Italia non è presente nella classifica che però ha una forte presenza europea: su 25 posizioni, otto sono occupate da centri di ricerca francesi (4), tedeschi (3) e spagnolo con il Csic (Agencia Estatal Consejo Superior de Investigaciones Científicas) che si piazza al 21° posto. Seguono gli Stati Uniti con sei istituzioni, tra le quali la Nasa, il Giappone con tre e la Cina con l'Agency for Science, Technology & Research di Singapore, la Chinese Academy of Sciences di Pechino e la Academia Sinica di Taiwan.

1Alternative Energies and Atomic Energy Commission Score: 206 FRANCE
2Fraunhofer Society Score: 202 GERMANY
3Japan Science & Technology Agency Score: 201 JAPAN
4U.S. Department of Health & Human Services Score: 193 USA
5National Center for Scientific Research Score: 189 FRANCE
6Korea Institute of Science & Technology Score: 183 SOUTH KOREA
7National Institute of Advanced Industrial Science & Technology Score: 182 JAPAN
8U.S. Department of Energy Score: 179 USA
9Agency for Science, Technology & Research Score: 175 SINGAPORE
10French Institute of Health & Medical Research Score: 175 FRANCE
11Helmholtz Association Score: 157 GERMANY
12U.S. Department of Veterans Affairs Score: 157 USA
13RIKENS core: 146 JAPAN
14National Research Council Canada Score: 139 CANADA
15Max Planck Society Score: 137 GERMANY
16Chinese Academy of Sciences Score: 135 CHINA
17Pasteur Institute International Network Score: 135 FRANCE
18National Institute for Materials Science Score: 132 JAPAN
19United States Navy Score: 123 USA
20Commonwealth Scientific & Industrial Research Organisation Score: 119 AUSTRALIA
21Spanish National Research Council Score: 114 SPAIN
22Academia Sinica Score: 106 TAIWAN
23United States Army Score: 100 USA
24National Aeronautics and Space Administration Score: 99 USA
25Russian Academy of Sciences Score 98 Russia
http://24o.it/links/?uri=http://www.reu ... i+al+mondo
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Re: investimenti in innovazione

Messaggioda trilogy il 27/05/2016, 8:35

Il programma del nuovo ministro per lo sviluppo economico sembra buono.

Calenda rivoluziona il Mise: riorganizzazione e spending review con Bondi (a titolo gratuito)

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, vuole rivoluzionare il dicastero avviando un percorso di spending review e riorganizzando competenze e interventi.
Lo ha annunciato nel corso del suo intervento all'assemblea di Confindustria lo stesso Calenda, aggiungendo che "nei prossimi tre mesi" si dedicherà al "turn around" del Ministero. "Processi, organizzazione e persone occuperanno una parte rilevante del mio tempo.Ci sono nel Mise funzioni che non hanno più ragione di essere mentre molto spesso attività chiave sono prive di risorse"."Questo lavoro - ha sottolineato il ministro - darà come risultato anche una profonda spending review. E per non farmi mancare momenti movimentati ho chiesto a Enrico Bondi di aiutarmi come consulente a titolo gratuito".

Molta attenzione sarà dedicata alla politica degli incentivi. "Ho intenzione di verificare ogni singolo incentivo erogato per capire quali sono stati i risultati raggiunti in termini di soddisfazione dei clienti e di impatto. Il principio di fondo - ha chiarito - sarà quello di concentrare le risorse sulle iniziative esistenti che funzionano. Per essere efficace una misura deve avere la dimensione adeguata. Per voi è normale farlo nelle vostre aziende - ha detto il ministro rivolgendosi agli industriali - ma per il Ministero è una rivoluzione".

Calenda ha quindi assicurato che arriverà "entro settembre un vero e proprio piano strategico e operativo del nuovo Ministero dello Sviluppo economico". "Le iniziative che metteremo in campo possono essere ricondotte a due filoni: le politiche industriali attive e le politiche per la produttività totale dei fattori", ha aggiunto il ministro, spiegando che "per quanto riguarda le prime i tre assi fondamentali di investimento saranno innovazione, internazionalizzazione e crescita dimensionale", ha proseguito il ministro mettendo in evidenza che "l'innovazione avrà come perno il nuovo manifatturiero, quell'Industria 4.0 di cui molto si parla ma che per ora ha prodotto poche iniziative concrete, e non solo in Italia".

"Per noi questa sfida è estremamente difficile perché necessita della costruzione di sistemi complessi e presuppone una propensione verso l'innovazione "disruptive", molto diversa da quella incrementale che ha costruito la nostra leadership industriale", ha sottolineato Calenda, rivelando che "un buon lavoro di inquadramento è stato fatto: dalla prossima settimana inizieremo il confronto con voi. Conto di presentare il piano prima della pausa estiva e di inserire le misure nella prossima legge di stabilita', anche attingendo alle risorse riordino degli incentivi".

Calenda ha quindi spiegato che "sulla crescita dimensionale d'impresa stiamo avviando in test un programma "alti potenziali" che aiuterà le aziende piccole e medie di eccellenza a costruire la propria crescita su piani industriali e finanziari solidi. Questo programma sarà collegato a quello Elite di Borsa Italiana e a tutti gli strumenti della galassia Cdp". "In generale -ha concluso- la gestione delle misure di politica industriale attiva passeranno progressivamente a Ice e Invitalia che dovranno però accelerare, ripeto, accelerare i processi di cambiamento e razionalizzazione in corso".

Il ministro ha quindi sottolineato come "l'idea che circoli di illuminati chiusi nelle stanze di un ministero possano definire il percorso di rilancio dell'economia scegliendo settori e interventi, sarebbe comica se non fosse stata regolarmente praticata in Italia in un passato neanche troppo lontano". :mrgreen: "La produttività - ha messo in evidenza - richiede una assunzione di responsabilità condivisa tra industria e governo. E del resto non esiste in un paese moderno la possibilità di fare politica industriale se non con le imprese e per le imprese".

http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio ... ratuito%29
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Re: investimenti in innovazione

Messaggioda pianogrande il 27/05/2016, 11:01

Il misto pubblico/privato mi sembra, al di là di tante pseudo ideologie di parte, il modo migliore per cercare innovazione e miglioramento.
Questo mettendo in armonia i rispettivi scopi che sono diversi ed è giusto che siano diversi e quindi niente imprenditoria pubblica e niente politica in mano ai privati.
Di questo ministro Calenda sento parlare molto poco.
Voglio sperare che sia perché è molto occupato e non il contrario.
Fotti il sistema. Studia.
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Re: investimenti in innovazione

Messaggioda trilogy il 08/02/2018, 14:29

(ANSA) - TORINO, 8 FEB - "Il piano Industria 4.0 va molto bene.

Gli investimenti sono cresciuti dell'11%, una percentuale cinese, molto superiore a quella tedesca". Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda a un incontro alle ex Ogr a Torino per presentare i risultati e le azioni 2018 del piano nazionale 'Impresa 4.0'. I 30 miliardi di euro di minori tasse in cinque anni "sono una straordinaria opportunità per portarci in un nuovo rinascimento industriale", ha aggiunto.

Calenda ha poi ricordato che per il 2018 sono stati stanziati per Industria 4.0 dal governo 9,8 miliardi che si aggiungono ai 20 miliardi dell'anno scorso. In tutto 30 miliardi in due anni. "Cominciamo - ha proseguito - a spostare il focus sulla formazione, è un elemento cardine perché non spiazzi i lavoratori. Introdurremo credito d'imposta sulla formazione. Abbiamo tutti gli elementi per rendere la transizione a saldo positivo".

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha affermato che non si tratta "assolutamente un dato cinese. C'è una parziale ripresa degli investimenti privati ma siamo lontani dai livelli che sarebbero necessari. Il tema della quantità e della qualità degli investimenti nel Paese continua a essere un nodo".

Per il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, bisognerà fare anche "un accordo con Confindustria per gestire gli eventuali effetti occupazionali: in quelle realtà interessate ai cambiamenti dettati dall'innovazione, occorrerà puntare a una riduzione mirata dell'orario di lavoro. Se non si farà come in Germania il rischio è che in alcuni settori potrebbero esserci gravi ripercussioni occupazionali. Inoltre, sono necessari anche incrementi salariali perché, se non si ridistribuisce la ricchezza, non aumenta il potere di acquisto e le imprese che lavorano per il mercato interno non si risollevano. Le parti sociali devono poter contrattare le condizioni di lavoro e le retribuzioni, a maggior ragione in presenza delle nuove tecnologie che devono aiutare la produzione, ma anche garantire il benessere dei lavoratori".

I salari non sono un focus solo per i sindacati, anche Confindustria tende all'aumento "ma non si può partire dalla fine", insiste il presidente Vincenzo Boccia."E' anche nostro interesse che aumentino ma bisogna costruire un percorso di fiducia, iniziare è già un buon punto, il punto di arrivo sarà alzare i salari". "Quello che non possiamo accettare è firmare accordi che possono paralizzare le imprese". E su articolo 18 Boccia sottolinea che "l'effetto combinato di jobs act e industria 4.0 sta dando effetti sull'economia reale".
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