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L'eccellenza mortificata

Dall'innovazione tecnologica alla ricerca, vogliamo trattare in particolar modo i temi legati all'ambiente ed alla energia, non solo pero' con uno sguardo puramente tecnico ma anche con quello politico, piu' ampio, di respiro strategico

L'eccellenza mortificata

Messaggioda flaviomob il 03/02/2016, 12:32

http://www.corriere.it/scuola/universit ... 7c73.shtml

La protesta del super matematico
che fa ricerca senza ottenere fondi
Giuseppe Mingione è uno dei 99 matematici più citati del mondo. In 4 anni ha avuto 3 mila euro di finanziamenti contro il 250 mila dei suoi colleghi stranieri. «Per questo ho deciso di boicottare la valutazione della ricerca. Difendo la mia dignità professionale»
di Orsola Riva

Giuseppe Mingione, 43 anni, ordinario di Analisi Matematica all’università di Parma, Medaglia Stampacchia nel 2006, European Research Council Award nel 2007, Premio Caccioppoli nel 2010, il suo nome figura fra quello dei 99 matematici più citati del mondo shadow

Alzi la mano chi non è d’accordo con il principio sacrosanto che le università italiane debbano essere valutate e che chi è più bravo vada anche premiato economicamente per la qualità del proprio lavoro. «Certo che sono d’accordo. Io sono più che favorevole alla valutazione ma il punto è che a queste condizioni di autentico maltrattamento professionale non ci sto — dice Giuseppe Mingione, docente di Analisi Matematica all’università di Parma —. Ed è per questo che ho deciso di boicottare la Vqr per protesta».

La battaglia contro la Vqr 2011-2014
Con l’acronimo Vqr si indica il processo di valutazione della qualità della ricerca partito nel 2011 e terminato a luglio 2013 con la pubblicazione della classifica delle università migliori sul fronte della produzione scientifica (in testa Padova). Un’operazione di trasparenza utile, almeno sulla carta, sia per studenti e genitori che ai fini dell’assegnazione di una parte del Fondo di finanziamento ordinario su base premiale. Attualmente è in corso la seconda edizione della Vqr, perché il giudizio sulle università deve essere periodicamente aggiornato sulla base dei prodotti più recenti. A ogni docente è stato chiesto di presentare due pubblicazioni effettuate fra il 2011 e il 2014 e di inviarle all’Anvur, l’organismo indipendente che è stato incaricato dal ministero di valutare la ricerca in base a un criterio bibliometrico che incrocia il numero di citazioni su riviste scientifiche internazionali con il prestigio delle stesse. Tutto molto semplice e molto chiaro, apparentemente. E invece no. Da mesi ormai la Vqr è finita nel mirino di diversi critici: a macchia di leopardo un po’ in tutta la penisola si moltiplicano mozioni e appelli al boicottaggio. Il sito Firmiamo.org ha pubblicato una petizione che invita alla disobbedienza civile. I firmatari contestano un sistema che si serve del cavallo di Troia della valutazione per portare avanti una politica di strozzamento delle università: erosione dei fondi e del diritto allo studio, mortificazione della didattica. I ricercatori della Rete29aprile hanno lanciato l’hashtag ironico #VQRstaiserena.

Il blocco degli scatti di anzianità
Poi c’è il fronte che protesta contro il blocco degli scatti stipendiali e contro la mancanza di finanziamenti. «Sono diventato ordinario nel 2006 a 33 anni. Da allora però non ho visto riconosciuta la mia anzianità di servizio che è stata incredibilmente annullata, con conseguente danno economico, una cosa che non mi risulta abbia riscontro in alcun sistema universitario di mia conoscenza — spiega Mingione —. E questo lo ritengo lesivo della mia dignità professionale». E che professionalità! Medaglia Stampacchia nel 2006, European Research Council Award nel 2007, Premio Caccioppoli nel 2010, il suo nome figura fra quello dei 99 matematici più citati del mondo (Highly Cited Researchers 2015).

Attaccanti e portieri della ricerca
«Io non sono un medico o un ingegnere, sono un matematico, dipendo totalmente dai soldi pubblici. Ma il fondo per la ricerca di base è stato praticamente azzerato. Negli ultimi 4 anni per le mie ricerche avrò preso 2/3 mila euro in tutto, mentre i miei collaboratori europei anche più giovani di me nel frattempo viaggiano sui 250 mila euro. Quando si arriva a questi livelli di mortificazione professionale, qualunque protesta va bene». Anche il boicottaggio della Vqr? «Certo. Ripeto: io non sono contro la valutazione, tutt’altro. Ma mi sono scocciato di essere trattato così. Se poi vogliamo essere pignoli, ci sarebbe da dire qualcosa anche sui criteri della Vqr. In questi quattro anni ho prodotto 16 lavori di prima fascia (il massimo per la Vqr). Perché devo limitarmi a presentarne due? È come se durante una partita di calcio un giocatore venisse messo in panchina dopo che ha segnato due gol». In questo modo — spiega Mingione — si finisce per perseguire una linea di mediocrità. L’impressione è che il vero scopo della Vqr non sia premiare le eccellenze ma stanare i presunti fannulloni. «Un concetto più delicato di quello che sembra — aggiunge Mingione —. In università non siamo tutti uguali: c’è chi fa più ricerca e chi si dedica maggiormente alla didattica. Per restare al calcio, sarebbe ingiusto pretendere di misurare un portiere o anche solo un difensore in base ai gol che hanno segnato. Quindi chi fa di più dovrebbe poterlo far pesare. Inoltre la Vqr prende in considerazione un periodo di tempo troppo breve, almeno per alcuni settori. Io scrivo cose che richiedono tempo per essere capite. Le mie ricerche più citate sono di 15 anni fa».

La ricerca maltrattata
Ma il punto vero, per Mingione, è ancora un altro: «È che è illogico pretendere di valutare la ricerca su standard internazionali quando il livello dei fondi è da Terzo Mondo». Solo negli ultimi cinque anni (dal decreto Tremonti del 2009) il Fondo di finanziamento ordinario ha subito una sforbiciata pari a 800 milioni di euro, passando dallo 0,49% del Pil allo 0,42%, contro l’1% di Francia e Germania. La spesa (pubblica e privata) per la ricerca è pari all’1,3% del Pil contro una media europea del 2%. Eppure a parità di soldi spesi i nostri ricercatori pubblicano più articoli dei loro assai più ricchi colleghi e vengono citati di più. «Sì, ma con un po’ di soldi avrei potuto fare ancora di più. Queste le ragioni per le quali ho scelto il boicottaggio».


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Re: L'eccellenza mortificata

Messaggioda trilogy il 13/02/2016, 17:27

La ricercatrice gela la Giannini: “L’Italia non ci ha voluto, non si vanti dei nostri successi”
Lo sfogo di una studiosa che ha vinto una borsa da due milioni: svilupperò il mio progetto in Olanda. Nel nostro Paese non esiste meritocrazia

«Cara ministra, la prego di non vantarsi dei miei risultati». Inizia così il messaggio di Roberta D’Alessandro, ricercatrice italiana che vive e lavora in Olanda, a Stefania Giannini. Un autentico sfogo su Facebook indirizzato alla ministra dell’Istruzione, che aveva esultato per il successo degli italiani al prestigioso bando - da oltre mezzo miliardo - dell’European Research Council.

I MILIONI PERSI
Trenta nostri ricercatori (su 302) hanno vinto fino a due milioni di “borsa” a testa. Siamo al terzo posto dietro Inghilterra e Germania, «un’ottima notizia per la ricerca italiana» come evidenziava sui social la ministra. «Ma quei successi non sono affatto italiani e non deve appropriarsene», ha replicato Roberta D’Alessandro. Un vero e proprio atto d’accusa al sistema dell’istruzione italico. Un autentico autogol per la ministra, che i social hanno subito amplificato.

“L’ITALIA NON CI HA VOLUTO”

Guardando i dati, infatti, c’è poco da esultare: soltanto 13 ricercatori resteranno in Italia a sviluppare i loro progetti. La maggior parte di loro lo farà all’estero. Cervelli in fuga per scelta o necessità, che da tempo hanno lasciato il nostro Paese per altri lidi, dove la ricerca è più valorizzata. «La mia borsa e quella del collega Francesco Berto sono olandesi, non italiane. L’Italia non ci ha voluto, preferendoci, nei vari concorsi, persone che nella lista degli assegnatari dei fondi ERC non compaiono, né compariranno mai», continua Roberta D’Alessandro.

LO SFOGO AL VETRIOLO
Nel suo j’accuse la ricercatrice si toglie più di un sassolino dalla scarpa, denunciando come la meritocrazia, in ambito accademico, non è tenuta in gran conto in Italia: «Vada a chiedere alla vincitrice del concorso per linguistica informatica al Politecnico di Milano (con dottorato in estetica, mentre io lavoravo in Microsoft), quante grant ha ottenuto. Vada a chiedere alle due vincitrici del concorso in linguistica inglese, senza dottorato, alla Statale di Milano, quanti fondi hanno ottenuto. Vada a chiedere alla vincitrice del concorso di linguistica inglese, specializzata in tedesco, che vinceva il concorso all’Aquila (mentre io lo vincevo a Cambridge, la settimana dopo) quanti fondi ha ottenuto». Ma, ora, Roberta si è presa una bella rivincita.

www.lastampa.it

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Re: L'eccellenza mortificata

Messaggioda ranvit il 13/02/2016, 17:35

Capisco ed approvo l'incazzatura della ricercatrice.....ma resta il fatto incontrovertibile che laureati italiani vanno molto bene in giro per il mondo....
Quindi il problema non è tanto la ns scuola ma l'incredibile mancanza di meritocrazia! :cry:
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Re: L'eccellenza mortificata

Messaggioda franz il 13/02/2016, 18:06

ranvit ha scritto:Capisco ed approvo l'incazzatura della ricercatrice.....ma resta il fatto incontrovertibile che laureati italiani vanno molto bene in giro per il mondo....
Quindi il problema non è tanto la ns scuola ma l'incredibile mancanza di meritocrazia! :cry:

Chiaro che manca la meritocrazia, concordo, ma se è la nostra punta di diamante ad emigrare, è ovvio che vanno bene.
Sono i migliori, ... pochi ma buoni: come potrebbero andar male?

Il problema della nostra scuola, dati PISA alla mano è che sforna troppo poche eccellenze. Poche non vuol dire zero. Vuol dire meno di altri paesi. Poi, intendiamoci, andare all'estero non è una tragedia, anzi è una cosa normale per tutti, inglesi, indiani, cinesi, tedeschi e svizzeri. Mio figlio pur avendo studiato (bachelor + master) al politecnico di Losanna (uno dei migliori politecnici al mondo) ha fatto il suo bel periodo di studio all'estero, in Olanda, dove c'è la cittadella europea delle nanotecnologie ed ha sviluppato li' il suo lavoro di Master.
Altri suoi compagni di studio sono andati in USA e in Giappone.
Questi scambi sono assolutamente positivi e normali. E tutti questi studenti vanno bene in giro per il mondo.
Il problema riguarda il (mancato) ritorno a casa ed il fatto che ben pochi che vanno in giro per il mondo decidono di fare un periodo di studi in Italia, rispetto all'attrattività di altre mete in campo politecnico (usa, uk, francia, svizzera, germania, cina, australia).

I nostri politecnici infatti non sono nemmeno tra i primi 100 nel mondo.
http://www.lastampa.it/2015/09/14/itali ... agina.html
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Re: L'eccellenza mortificata

Messaggioda ranvit il 13/02/2016, 20:01

Certo che sono pochi....mica possono essere tutti scienziati!

Comunque il frequente successo dei laureati italiani all'estero dimostra che la ns scuola non è poi cosi' male. Forse all'estero, almeno nei Paesi che contano, sono mediamente piu' bravi ma con meno picchi.

Insomma sempre la stessa storia: noi italiani siamo meno disciplinati (in questo caso nello studiare) ma abbiamo piu' creatività e genialità......si lo so che a "qualcuno" questa affermazione non piace.....ma è cosi'. :D
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Re: L'eccellenza mortificata

Messaggioda franz il 20/02/2016, 9:50

La drammatica fuga dei cervelli dall'Italia

19 febbraio 2016 • Francesco Lippi

Il vivace dibattito tra la ministra della Pubblica Istruzione ed una linguista italiana che lavora in Olanda, vincitrice di un prestigioso grant ERC, ha acceso la curiosità di molti sullo stato della ricerca in Italia. Vediamo come stanno le cose analizzando i dati del settennio di attivita dello European Research Council (2007-2013).

I fatti sono noti: la ministra ha gioito dei buoni risultati dei 30 studiosi, di origine italiana, che si sono aggiudicati un Grant ERC nell'ultima valutazione annuale. Per la ministra è “un'ottima notizia per la ricerca italiana”. La vincitrice le ha ricordato che di questi 30 progetti solamente 13 saranno sviluppati in Italia, gli altri verranno sviluppati dai ricercatori “nazionali” (con passaporto italiano) presso istituzioni di altri paesi europei. La mobilità nel mondo della ricerca è fisiologica, ma a fronte dei 17 grant esportati dal nostro paese, in Italia non arriverà nessun ricercatore dal resto d'Europa.

Questi dati, relativi ai finanziamenti ERC del 2014, parlano già abbastanza chiaro. Per fornire un quadro più completo riporto alcune statistiche prese dal rapporto dello European Research Council sul suo primo settennio di attivita: 2007-2013. Va chiarito, per chi non fosse esperto della materia, che i finanziamenti ERC sono un indicatore importante della qualità della ricerca e che riguardano sia le scienze naturali che quelle sociali. Ogni progetto fa capo ad un ricercatore (il Principal Investigator) e mobilita risorse consistenti, circa 2 milioni di euro su un arco di 5 anni. I finanziamenti vengono assegnati da commissioni di specialisti scelti esclusivamente sulla base dei meriti scientifici e consentono al ricercatore di sviluppare in totale autonomia ricerche ad alto potenziale innovativo. I fondi sono inoltre portabili da una istituzione ad un'altra; quest'ultima caratteristica ha rafforzato la concorrenza tra istituzioni e paesi che si adoperano per avere gli studiosi migliori.

Per questi motivi l'allocazione dei fondi ERC fornisce un utile termometro della qualità e della capacità di attrarre “scienziati” dei paesi coinvolti. Bene, nei primi 7 anni di attività ERC ha finanziato complessivamente circa 4.300 progetti. Di questi 407 (circa il 9%) sono stati vinti da ricercatori con passaporto italiano, ma solo 229 sono stati portati in Italia (circa il 56% di quelli vinti da italiani). Significa che i rimanenti 178 vincitori “italiani” o si trovavano all'estero o hanno scelto di trasferircisi per sviluppare il proprio progetto. Per contro, in questi sette anni l'Italia ha accolto solamente 24 ricercatori con fondi ERC provenienti da altri paesi. Un confronto con la Francia (paese a noi simile per demografia e reddito) indica che dei 498 finanziamenti ottenuti da studiosi “francesi” nello stesso periodo (circa l'11% del totale ERC), 417 sono rimasti nel paese (circa l'84%). Già qui siamo lontani dall'Italia ma, a fronte degli 81 ricercatori "emigrati", la Francia ospita ben 154 progetti di studiosi non-nazionali, ossia "immigrati", con un saldo netto positivo pari a circa il 15% del totale dei progetti assegnati a studiosi di nazionalità francese. Tra i paesi grandi, con cui dovremmo forse ambire a confrontarci, svetta il Regno Unito che ha un totale di 969 progetti, di cui 433 fanno capo a ricercatori non-nazionali!

[Vedere tabella nell'articolo originale]

I dati mostrano un'Italia che non ha niente di cui rallegrarsi. La situazione è drammatica: il paese trattiene appena il 56% dei fondi vinti dai suoi "nazionali", contro il 64% della Germania, l'84% della Francia, l'88% del Regno Unito. Peggio di noi solo i piccoli paesi Austria e Irlanda, fa meglio anche la Spagna, un paese arrivato molto in ritardo alla ricerca universitaria di qualità. Ancora: a dispetto della sua ricca storia di arte e di scienze il nostro paese attrae pochissimi cervelli: la percentuale di progetti gestiti da non-nazionali in Italia è del 10%, contro il 30% di Francia e Germania, e il 45% del Regno Unito.

Nonostante queste considerazioni, alcuni leggono nei successi dei ricercatori con passaporto italiano (30 grants) una conferma della bontà del nostro sistema di istruzione: in fondo questi studiosi sono stati istruiti in Italia (almeno in parte, alcuni avranno fatto il dottorato all'estero). Anche qui non mi sembra ci sia molto di cui andar fieri: ovviamente un paese grande vince piu progetti di un paese piccolo (come l'Austria per esempio), ma normalizzando i dati rispetto alla popolazione come appare la performance italiana? I dati ERC mostrano che l'Italia fa ancora un po' meglio della Spagna (non riportata in Tabella) ma è ultima tra i 4 grandi: dopo Francia, Germania e Regno Unito. Viene invece voglia di invidiare certi paesi, come la piccola Olanda dove appunto opera Roberta D'Alessandro la linguista che ha polemizzato con Stefania Giannini, i cui ricercatori nazionali hanno vinto ben 336 progetti (264 dei quali rimasti nel paese), con l'incredibile rapporto (rispetto alla popolazione) di 20! Questo si che è un paese per studiosi.

Due considerazioni conclusive. Forse il lettore meno esperto si chiederà perche l'Italia sia cosi poco ambita dai ricercatori, in particolare da quelli che i fondi li hanno trovati: il motivo è che la gestione di questi fondi in Italia è meno facile e meno conveniente che altrove. Un ricercatore che conferisce 2 milioni di euro a un istituto viene accolto a braccia aperte in un sistema sano. In molti posti gli si offre una cattedra, o quantomeno una prospettiva di sviluppo, un buon stipendio, buoni laboratori. Nel sistema Italiano, con pochissime apprezzabili eccezioni, non succede. Un decreto ministeriale del dicembre 2015 consentirà (forse) ai giovani vincitori di Starting Grant ERC (persone normalmente intorno ai 35-40 anni) di essere assunti come ricercatore a tempo determinato .... a occhio stimo che in Francia o in Olanda si ottenga una posizione con uno stipendio doppio o triplo. Alcuni atenei Italiani ci stanno provando, districandosi tra i milli garbugli burocratici che impediscono a un rettore di stendere un tappeto rosso al bravo ricercatore come avviene oltralpe.

La seconda: pensare che la ministra gioisca dei dati descritti sopra è allarmante. È in corso uno storico esodo di capitale umano, inziato circa 40 anni fa ma cresciuto nell'ultimo decennio in modo vertiginoso, ed il paese è incapace di attrarne di nuovi da fuori. Anziché rallegrarsi la ministra dovrebbe incatenarsi alle porte del suo dicastero e pretendere strumenti amministrativi per premiare il merito, assieme alle risorse finanziarie per farlo. Il fatto che non sia possibile oggi offrire una cattedra e uno stipendio competitivo ai vincitori dei grant ERC la dice lunga sui vincoli burocratici che impediscono una gestione orientata all'eccellenza. Inoltre per premiare il merito servono risorse. Purtroppo negli ultimi dieci anni i fondi destinati alla ricerca e all'universita' nel nostro paese si sono sostanzialmente ridotti. La complessa procedura di valutazione della qualita della ricerca effettuata in Italia da ANVUR non serve a niente se nel frattempo si tagliano i fondi agli atenei, impedendo che i fondi arrivino dove servono e sono strameritati (si veda qui). Si sa, la qualità della formazione superiore e del finanziamento delle eccellenze non porta voti, come invece fa il bonus cultura ai diciottenni o l'abolizione di IMU e TASI. Ma un governo che taglia i fondi all'istruzione mentre finanzia il taglio delle imposte sugli immobili è un governo miope, che elargisce favori ai vecchi proprietari e mina il futuro delle prossime generazioni. Senza una forte inversione di rotta, una rivoluzione, nella gestione del mondo della ricerca relativa ai suoi finanziamenti e ai criteri con cui sono allocati, il paese procederà spedito verso l'abisso, come il Titanic verso l'iceberg, mentre sul ponte si danza e si gioisce per gli ottimi risultati ottenuti.

http://noisefromamerika.org/articolo/dr ... all-italia


Nota: ecco le statistiche ufficliali ERC: https://erc.europa.eu/sites/default/fil ... istics.pdf
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Re: L'eccellenza mortificata

Messaggioda ranvit il 20/02/2016, 18:53

E meno male che "esportiamo" cosi' tanti cervelli ed abbiamo una scuola che fa schifo :lol:


http://www.repubblica.it/salute/ricerca ... 133545187/

Tumori, italiani 'costruiscono' cellule in grado di sconfiggere le leucemie e allontanare i rischi di ricaduta

Lo studio del San Raffaele di Milano, presentato a Washington, punta sui linfociti modificati geneticamente e trasformati in un'armata anti-cancro. Non solo: conservando per anni la 'memoria' della cura, queste cellule sarebbero anche una sorta di vaccino che impedisce alla malattia di ripresentarsi. Chiara Bonini: "Ora abbiamo alte probabilità di creare un medicinale che potrebbe ridurre la probabilità di recidiva"

di VALERIA PINI
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Re: L'eccellenza mortificata

Messaggioda trilogy il 20/02/2016, 20:22

ranvit ha scritto:E meno male che "esportiamo" cosi' tanti cervelli ed abbiamo una scuola che fa schifo ..


Nel complesso noi abbiamo una formazione a livello di licei che è superiore a quella di molti paesi. Tra un liceale italiano ed uno americano c'e' un abisso.
Una formazione universitaria nel triennio e nel biennio di specialistica, buona a livello teorico, debole sulla pratica. Una formazione a livello di master e dottorato mediamente inferiore ad altri paesi. Quello che manca in generale nella formazione italiana è la pratica, la sperimentazione; e le competenze trasverali: come si parla in pubblico; come si fa una domanda di finanziamento; come si scrive un progetto; come si gestisce un team ecc. Oggi sono competenze indispensabili in molti settori tecnico/scientifici
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Re: L'eccellenza mortificata

Messaggioda ranvit il 21/02/2016, 9:30

Assolutamente d'accordo con trilogy!

La situazione è in linea con tutti gli altri comparti della vita sociale-istituzionale-culturale del ns Paese: il trionfo della cialtroneria! :evil:
SEcoli di sottomissione a questo o a quello con relativo esercizio di campanilismi in favore dei potenti stati stranieri a danno del campanile italiano limitrofo, oltrechè la presenza della Chiesa con il suo carico di ipocrisia, mammismo e perdonismo, tutto finalizzato a garantire potere alle famiglie "fornitrici" di Cardinali e Papi, ci hanno portati a questo stadio....ci vorranno secoli per cambiare....se ci si impegna!
Ma questo è il ns Paese... e non c'è niente di peggio che continuare a fare gli esterofili in servizio permanente effettivo... :twisted:
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Re: L'eccellenza mortificata

Messaggioda ranvit il 21/02/2016, 12:26

Sempre della serie che noi italiani non sappiamo fare un cazzo.... :lol:

http://corriereinnovazione.corriere.it/2016/02/18/ecco-nuova-astronave-apple-cupertino-si-parla-italiano-c60d9636-d68d-11e5-b4c6-285681c20556.shtml

Ecco l’«astronave» di Apple A Cupertino si parla italiano

Reportage esclusivo dalla nuova sede della Mela in California. Dove alcune
imprese italiane sono impegnate nella costruzione della mega-struttura
di Nicola Di Turi

CUPERTINO (California) - Per l’occasione, si potrebbero rispolverare il gergo bancario e il cliché del “too big to fail” (“troppo grande per fallire”). A Cupertino, invece, sostengono semplicemente di spingersi “oltre i limiti”. E in fondo le dimensioni del nuovo Apple Campus 2, sembrano pensate ancora una volta per stupire. D’altronde, sono americani quelli di Apple. Dentro il cantiere della struttura, però, si sente parlare spesso l’idioma di casa nostra. Sono più di una decina, infatti, le imprese Made in Italy inserite nell’elenco dei fornitori della Mela, e coinvolte nella costruzione del nuovo quartier generale di Cupertino. Permasteelisa, multinazionale di Treviso, ha lavorato alla realizzazione della facciata dell’Apple Campus 2. Leader mondiale nell’installazione di facciate continue, Permasteelisa ha prodotto i canali di gronda, le tettoie e altri elementi per la copertura. Eppure la sfida più importante è stata la posa delle vetrate, in collaborazione con la consociata tedesca Gartner, che ha progettato la facciata e il sistema per avvolgere l’edificio.
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