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Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

Dall'innovazione tecnologica alla ricerca, vogliamo trattare in particolar modo i temi legati all'ambiente ed alla energia, non solo pero' con uno sguardo puramente tecnico ma anche con quello politico, piu' ampio, di respiro strategico

Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

Messaggioda franz il 05/04/2015, 8:57

Un bell'articolo, scientifico, privo di complottismi (pur menzionati alla fine, per dovere di cronaca).
Link di approfondimenti e immagini nella pagina linkata.

Nota: Il caso, si sa, ci riguarda emotivamente .... :cry:

http://italiaxlascienza.it/main/2015/03 ... i-salento/

Nel 2013 in Salento, nel sud della Puglia, viene notato qualcosa di strano negli uliveti (Olea europea) del luogo. Alcuni alberi iniziano a deperire misteriosamente. Le foglie si seccano, la corteccia inizia a sfaldarsi, la pianta alla fine muore.

Il fenomeno viene chiamato complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO). Di esso non si sa nulla e la malattia, per quanto avesse colpito ancora solo pochi esemplari, si diffonde pian piano senza poter essere trattata.
L’impatto sui coltivatori locali è psicologico ancor più che economico. Alcuni di questi ulivi erano centenari e le loro coltivazioni sono più che una fonte alimentare ed economica: sono oltre 2000 anni di storia e cultura, simbolo dell’identità italiana e pugliese.

La European Plant Protection Organization (EPPO) avvia immediatamente un’indagine per scoprire cosa ci sia dietro. Il servizio dell’Ufficio Fitosanitario Regionale viene mobilitato assieme a numerosi ricercatori dell’Università di Bari e dell’Istituto di Virologia Generale del Consiglio Nazionale delle Ricerche per scoprire la causa di questa malattia. Un po’ in silenzio rispetto alla cronaca nazionale, gli ulivi colpiti vengono analizzati scrupolosamente da agronomi, botanici, fisiopatologi vegetali, genetisti e molte altre figure e per ottobre inoltrato si hanno i risultati.

I tessuti interni responsabili del trasporto dei liquidi (il sistema vascolare) sono imbruniti e marcescenti. Alcuni campioni mostrano la presenza di funghi, appartenenti ai generi Phaeoacremonium (P. parasiticum, P. rubrigenum, P. aleophilum e P. alvesii) e Phaeomoniella. Si tratta della prima volta che vengono identificati in Italia sugli ulivi.

Larve di falena leopardo (Zeuzera pyrina) sono rinvenute mentre scavano delle gallerie nel tronco e nei rami degli ulivi, permettendo ai funghi sopracitati di depositarsi.

Ma sono alcune analisi microbiologiche a stupire di più. Alcuni ricercatori, infatti, riconoscendo determinati sintomi nel sistema vascolare, hanno un forte sospetto e conducono analisi specifiche (risultate positive) per un batterio il cui nome è tutto un programma: Xylella fastidiosa.

Cosa c’è di così preoccupante in questo batterio?

Vi abbiamo già parlato in precedenza del morbo di Pierce [1], malattia dei vigneti californiani causata proprio dalla Xylella, che attacca l’organo della pianta responsabile del trasporto di acqua dalle radici alle foglie (lo xilema) causando la formazione di una massa gelatinosa ostruente. La pianta deperisce e si essicca alle estremità, le foglie marciscono e il fusto si sfalda fino alla morte del vegetale.
Il batterio è trasportato da un insetto particolare che funge da vettore. In California, ma anche in altri stati americani e in altri paesi come il Brasile, la Xylella è un problema rilevante, responsabile di numerosi danni agronomici. Non esistono cure.

Lasciamo ora queste vicende agli statunitensi e veniamo nella nostra Europa. Noi non ospitiamo la Xylella – anche se ci fu una segnalazione non confermata in Kosovo nel 1998.

Non si sa come sia sbucata in Italia. Con i traffici commerciali è possibile che un microrganismo possa essere trasportato oltremare mentre tutti sono ignari. La pista investigativa ha poi negli anni successivi portato al Costa Rica, perché la Xylella analizzata ha un profilo genetico che appartiene a quello della sottospecie pauca ceppo codiro, proveniente proprio da lì, a quanto pare arrivata tramite una pianta da caffè [2].
La magistratura ha anche aperto un’indagine sul fatto che a fini sperimentali sia stato importato un ceppo a Bari, che non si sa come non si sa quando sarebbe stato rilasciato per sbaglio nel Salento [3].
Vedremo cosa concluderà.

Non è sicuro che il batterio sia da solo causa della malattia degli ulivi, motivo per cui la malattia è stata chiamata complesso. Inoltre come concausa viene segnalato l’eccessivo sfruttamento agronomico del suolo, il cui humus si è impoverito.

Ma la Xylella è fortemente dannosa e, essendo anche non nativa dell’Europa, i protocolli la classificano come un patogeno da quarantena. Immediatamente le autorità scientifiche si sono concentrate su di essa e hanno disposto l’allarme per la contaminazione, che si potrebbe estendere rapidamente, e per la ricerca del vettore. L’esportazione delle barbatelle da vigna è stata proibita in via precauzionale, per esempio. La Regione inizia a emettere comunicati, forse poco cauti dato che nella popolazione si diffondono agitazione e allarmismo.

Per ora, in Italia, il focolaio è concentrato in Salento, per lo più nella zona di Gallipoli-Nardò. La rilevazione di Xylella fastidiosa nei tessuti vegetali viene effettuata presso il laboratorio Basile Caramia di Locorotondo, con un protocollo dell’Istituto di virologia vegetale, dal Cnr e dall’Università di Bari. Ogni risultato positivo viene messo poi a conferma presso il laboratorio di riferimento a Bari. In media vengono analizzati 150 campioni al giorno, ciascuno pagato 10 € dal Servizio Fitosanitario Regionale. I test per la presenza di Xylella sono stati confermati non solo per gli ulivi, ma anche per i generi Aloysia, Nerium e alcune varietà particolari di Myrtus, nonché per Rhamnus e Rosmarinus. Si contano numerosi focolai sparsi a macchia di leopardo. Anche per questo le reazioni degli agricoltori del luogo sono contrastanti: alcuni lamentano morie impressionanti, altri praticamente cascano dalle nuvole.

Il vettore invece è stato scoperto dopo pochi mesi: è un emittero, Philaenus spumarius.

Il fatto che la zona sia limitata è una piccola “fortuna” nella sfortuna: si sa a malapena come contenere la diffusione della malattia e le zone colpite sono solo una parte della produzione olivicola regionale. Il timore è che l’infestazione giunga ai centri di Andria-Cerignola-Bitonto, e da lì in poi continui a propagarsi nella penisola (il che sarebbe una catastrofe).

Per questo il piano proposto fin da subito è totalmente drastico: estirpare le piante in una zona di quarantena con fascia-cuscinetto di sicurezza circostante [4].

Quanto deve essere un colpo al cuore per un coltivatore salentino sapere che deve espiantare i suoi alberi!

Il fatto è che possibilmente, finché la malattia è agli stadi iniziali di diffusione e concentrata in determinate zone, risulterebbe una vittoria.
Vengono inoltre stabilite varie “misure agronomiche da attuare negli uliveti” (arature, potature regolari, falciature) e un “piano di controllo degli insetti vettori e potenziali vettori” mediante l’applicazione di insetticidi sistemici sull’intero ecosistema agrario.

Anche l’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, ha rilasciato un parere tecnico-scientifico che porta a cercare di impedire ogni possibilità di contaminazione al di fuori delle zone colpite, temendo che il vettore non sia contenuto e che le misure agronomiche abbiano effetti deleteri sull’ambiente; mentre l’Unione Europea vuole mettere in quarantena buona parte del Salento. Il caso mediatico cresce.

A opporsi, oltre ad alcuni gruppi di agricoltori, sono i responsabili dei parchi naturali, poiché i trattamenti generali sono eccessivi per le aree protette secondo la legislazione [5]. Alcuni consorzi locali iniziano a contestare: ma se la malattia è causata da un complesso di fattori, perché focalizzarsi tanto sulla Xylella? Se su National Geographic i ricercatori intervistati [6] parlano di 1% degli ulivi, perché tanto allarmismo?
E il territorio? E la fauna?
Chi ci guadagna? Chi ci rimette?

Sono domande che rappresentano una situazione di preoccupazione, confusione, timore e sensazione di essere presi in giro, diffusa fra gli abitanti. I produttori locali sono piuttosto sconfortati per varie ragioni:

    la gestione del problema ha una cattiva tempistica ed emergono notizie confuse di primi focolai di disseccamento rinvenuti già nel 2010 se non nel 2008 (molto prima dell’outbreak ufficiale);
    la prevalenza della Xylella negli alberi affetti dalla malattia manca di dati chiari con pubblicazione esclusiva di quelli sui primi campionamenti totali, i quali erano stati fraintesi nei rilevamenti a campione (che confermavano circa 400 campioni positivi su 16.000 campioni casuali totali riguardanti piante sia sane che malate);
    c’è impazienza sull’esito dei test di patogenicità;
    mancano risposte su una possibile cura e sui stanziamenti per la ricerca i cui fondi languono;
    l’ingente utilizzo di insetticidi e l’inquinamento della falde suscitano preoccupazione per la salute pubblica, nonché per il danneggiamento della fauna;
    attualmente non ci siano indennizzi per i proprietari di oliveto che stanno andando incontro a espianto forzato;
    infine, la presenza di “santoni” che probabilmente in buona fede e per mancanza di metodo scientifico sono convinti di aver trovato empiricamente la cura al disseccamento.

A fronte di ciò si sono determinate sacche di complottismo irrazionale. Come spesso accade, i meccanismi di rifiuto di un problema portano ad addebitare a “qualcuno” la colpa dell’avvenuto contagio, un ipotetico untore. L’ultimo caso ha coinvolto una nota attrice: è tutto un malefico piano di Sauron dalla Monsanto per estirpare gli ulivi secolari e rivendere i propri ulivi OGM (peccato che non esistano ulivi OGM). Trovate fra gli approfondimenti in fondo all’articolo un bel debunking di Bufale un tanto al chilo a riguardo.

Difficile analizzare eventuali interessi economici a spingere per una soluzione o l’altra. Ci sono finanziamenti comunitari sia per il miglioramento della condizione di uliveti mal curati (e che facilmente vengono contagiati e quindi destinati all’espianto) sia per il piano di contenimento regionale (“bonifica” delle zone demaniali ed estirpazione, demaniale e privata). Per le estirpazioni non ci sono risarcimenti, mentre i fondi per i ricercatori a Bari languono.

Raccogliendo testimonianze, emerge che in realtà buona parte dei contadini è però semplicemente amareggiata e rassegnata a fronte di quella che pare una condanna a morte del tessuto agricolo locale.

Intanto il tempo passa e la situazione si fa sempre più caotica nei comunicati: ora eradicare, ora solo trattare, ora estirpare di nuovo, ora lasciar stare. Giustamente i coltivatori locali si spazientiscono dopo tanti allarmismi. Ma arrivati al 2015, il Corpo Forestale purtroppo arriva a definire la situazione come fuori controllo.

Altri ulivi nel Salento, sempre provenienti da EPPO come in precedenza.

Non esistono ancora cure. Non si può fare qualcosa?

Forse sì.

La Xylella è un problema in molte altre parti del globo e sono varie le tattiche che la ricerca sta cercando di impiegare per sconfiggerla. Qui il nostro elenco in continuo aggiornamento degli studi a riguardo.

Prossimamente, pubblicheremo altri approfondimenti su casi specifici della questione. Intanto, l’intervista a Donato Boscia del CNR.

aggiornamento 27/03/2015 la Commissione Europea si è riunita, c’è divisione sulle misure da adottare. Let’s wait and see (cit.)

Bibliografia di riferimento:

    Bollettino ufficiale della regione Puglia n.39 del 19-03-2015
    Disseccamento rapido dell’ulivo, cause e misure di contenimento
    EPPO – Xylella fastidiosa in Italy
    EFSA -Scientific Opinion on the risks to plant health posed by Xylella fastidiosa in the EU territory, with the identification and evaluation of risk reduction options
    Statement of EFSA on host plants, entry and spread pathways and risk reduction options for Xylella fastidiosa Wells et al.
    J Econ Entomol. 2014 Aug;107(4):1316-9.
    Infectivity and transmission of Xylellua fastidiosa by Philaenus spumarius (Hemiptera: Aphrophoridae) in Apulia, Italy
    Genome Announc. 2015 Jan-Feb; 3(1): e01538-14.
    Published online 2015 Feb 12. doi: 10.1128/genomeA.01538-14
    PMCID: PMC4333659
    Draft Genome Sequence of the Xylella fastidiosa CoDiRO Strain
    Journal of Plant Pathology – NEW HOSTS OF XYLELLA FASTIDIOSA STRAIN CoDiRO IN APULIA

Altri articoli sullo stesso tema, sullo stesso sito: http://italiaxlascienza.it/main/tag/xylella-fastidiosa/
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Re: Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

Messaggioda pianogrande il 13/04/2015, 17:50

Cominciano gli abbattimenti (a quanto pare, molto selettivi con analisi per ogni singolo albero).
Gli ambientalisti si ribellano e contestano.
ma perché?

http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/ ... f=HREC1-11

Non la capisco questa cosa, salvo quel cartello "Stop frode Xilella".

Ah; be', se c'è la frode, hanno ragione loro.

Ma se l'abbattimento è selettivo e la destinazione d'uso del terreno non cambia...

Dice l'articolo che, al momento, sono stati abbattuti sette (sette) ulivi.
Non mi sembra un massacro e l'azione di eliminazione mi sembra corretta?

In cosa consiste l'ambientalismo?
Nel tenerci le piante malate?
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Re: Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

Messaggioda mauri il 21/04/2015, 18:56

si è possibile vista l'esperienza della flavescenza della vite
bastano 5 euro per 1 kg di bordolese e si può risoolvere e contenere il problema
non capisco per cosa hanno speso 13 miioni
ciao mauri

http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/ ... 112430449/
"Caro Vendola, vieni tra gli ulivi malati ti farò vedere che si possono curare": Mario Capanna, leader delle rivolte del '68 ed ex deputato, "sfida" il presidente ella Regione a "salvare gli ulivi del Salento". Un appello che Capanna fa in "veste di olivicoltore in Umbria, prima che in quella di membro della Fondazione Diritti Genetici", dopo aver visitato, a inizio settimana, le zone dei principali focolai di disseccamento delle piante e toccato con mano il "lavoro svolto dall'associazione Spazi Popolari".
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Re: Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

Messaggioda franz il 21/04/2015, 20:36

mauri ha scritto:Mario Capanna, leader delle rivolte del '68 ed ex deputato, ...

Ex-deputato ovviamente con vitalizio. Tanto per mettere i puntini sulle classiche "i" :lol:
Ora a capo di una fondazione che ha ricevuto decine di milioni dallo stato, come se i vitalizi non bastassero.
Ora uno che fotte milioni allo stato credo che possa anche tentare dimostrare come fotte un batterio ma ... ai posteri l'aruda sentenza :lol:
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Re: Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

Messaggioda pianogrande il 22/04/2015, 11:32

Insomma, dove starebbe la "frode"?

Gli scienziati che seguono il problema sono incompetenti o, peggio, disonesti e magari prezzolati?

Capanna non può pretendere di essere più autorevole di loro.
Dovrebbe portare argomenti e studi altrettanto scientifici a supporto delle sue dichiarazioni.
Scarpe grosse e cervello fino è una retorica che può andare bene per la propaganda ma non per affrontare un problema così complesso.
Altrimenti scadiamo al livello di chi va scrivendo che i tumori si combattono col limone (magari con aggiunta di bicarbonato).
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Re: Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

Messaggioda mauri il 22/04/2015, 19:51

cosa centra il cosa dice capanna e quello che è e ha fatto lui, del resto lo hanno fatto tutti e continuano a farlo anche oggi
le cose non sono ancora cambiate
l'atricolo parla di agricoltori che stanno cercando di risolvere o almeno contenere il problema con la poltiglia bordolese e la coltivazione biologica,
http://www.tricasenews.it/2014/09/xylel ... bordolese/
è una strada da seguire con ottime possibilità di riuscita
mentre questa strada è da abbandonare perchè è distruttiva oltre a trovarceli tutti nell'olio che usiamo quotidianamente
eppoi ci domandiamo comemai ci ammaliamo
http://spazipopolari.blogspot.it/2015_0 ... chive.html
ciao mauri
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Re: Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

Messaggioda pianogrande il 23/04/2015, 1:35

Le sperimentazioni sono tutte benvenute ma sono sperimentazioni.
I protocolli applicabili subito sono un'altra cosa.
Non si può correre il rischio di far diffondere la malattia in attesa delle sperimentazioni.

Il giorno in cui gli agricoltori sapranno supportare scientificamente (in modo riproducibile ed affidabile) il loro metodo, allora potranno porsi in alternativa agli scienziati/tecnici.

Non si può dire aspetta che ci proviamo noi quando un metodo già esiste.

Eccola la presunzione di Capanna.
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Re: Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

Messaggioda mauri il 30/04/2015, 19:27

ciao mauri

http://aiab.it/index.php?option=com_con ... Itemid=163
Occorre inoltre privilegiare nella ricerca lo studio e la messa a punto di metodi rigenerativi delle autodifese della pianta (e quindi le corrette pratiche agronomiche della coltivazione dell'olivo, tra cui l'equilibrata concimazione organica in luogo degli apporti eccessivi di azoto) e abbandonare del tutto l'impiego dei diserbanti (leggi GLIFOSATE) per tenere puliti gli oliveti , con la conseguenza di aver impoverito o fortemente deviato l'ecosistema microbiologico del terreno con probabili conseguenze sia sullo stato sanitario generale delle piante, che, secondo alcune ricerche, sulla qualità e tipicità degli olli ottenuti da olivi secolari, influenzati e caratterizzati da simbiosi micorrizziche "antiche". )
Piaccia o meno, con la Xylella bisognerà imparare a convivere, e il futuro dell'olivicoltura in Italia starà nell' l'agro-ecologia (e nell'agricoltura biologica), nella ricchezza di paesaggi olivicoli diversi, di olii tipici da salvare e promuovere nel mondo .
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Re: Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

Messaggioda franz il 08/05/2015, 7:34

Xylella: la ricerca sotto tiro della magistratura?
Il 4 maggio, su disposizione della Procura di Lecce, sono stati portati via o accecati per sequestro degli hard-disk una dozzina di computer appartenenti a docenti e ricercatori dell'Università e del CNR che indagavano sulla Xylella, intralciando gli intensi lavori di ricerca, ritardandone i risultati, contrastando le speranze riposte nella scienza e provocando danni ulteriori agli agricoltori. Chi se ne assume la responsabilità?

di G.P. Martelli
“Un popolo di poeti, santi, navigatori, ….. xylellologi, dietrologi e guaritori.” Questo è il Bel Paese. Oggi come non mai. Ecco solo alcuni degli esempi tratti da una casistica che si gonfia e monta come uno tsunami. Xylellologi. I negazionisti: la Xylella non esiste, è un’invenzione degli “scienziati”. Sorpresi? C’è chi ancora nega la Shoah, perché la Xylella dovrebbe esserne al riparo? I non negazionisti: la Xylella esiste ma è un “elemento endogeno, presente negli olivi, che non é né attivo né aggressivo a meno che una serie di funghi crei condizioni favorevoli per il suo sviluppo”

Quanto sopra da un esposto alla Commissione Europea di Peacelink, una associazione privata di volontariato dalle irrintracciabili competenze scientifiche, che si fregia del pomposo nome di “Organizzazione non governativa” (ONG). Su richiesta della UE, le affermazioni di Peacelink sono state valutate dall'EFSA (European Food Safety Agency) che le ha smentite.

Ciononostante, sono state riprese dall'ISDE (International Society of Doctors for the Environment), altra ONG, questa volta di medici ambientalisti (ma non dovrebbero più che altro rivolgere le loro amorevoli attenzioni agli umani?), che pare non abbiano ben appreso l'arte di documentarsi. Dietrologi: (i) la Xylella, introdotta in Puglia nel 2010 dall’Istituto Agronomico Mediterraneo di Valenzano (Bari) (per un corso di aggiornamento con tutti i permessi e le precauzioni), é sfuggita dai suoi laboratori ed è approdata vicino Gallipoli, oltre 200 km a Sud di Bari.

Essa è pertanto capace di balzi prodigiosi ed è anche trasformista, perché, nel tragitto Bari-Gallipoli, ha avuto modo di mutare da X. fastidiosa subsp. fastidiosa (quella introdotta) in X. fastidiosa subsp. pauca (quella comparsa nel Salento). Miracolo o macchinazione diabolica? Quale eccellente occasione per far dirimere la questione da quello che fu il Sant'Uffizio.

D'altra parte, sono già stati scomodati i tribunali penali e quelli amministrativi, perchè si dovrebbe far torto a quelli ecclesiastici? (ii) i ricercatori dell’Università e del CNR di Bari sapevano della fuga del batterio ma hanno taciuto per gloriarsi della sua scoperta quando il problema (moria degli olivi del Leccese) era esploso.

Tutto ciò denunciato alla Procura di Lecce che, naturalmente, indaga. E come, e quanto. Su quale base? L'articolo 500 del Codice Penale, che così si intitola "Diffusione di una malattia delle piante o degli animali". Si dà pertanto il singolare caso che coloro che hanno scoperto la natura della malattia, ne hanno studiato a fondo il patogeno nei suoi vari aspetti (con rapidità internazionalmente riconosciuta) e stiano da mesi lottando per combatterla siano messi sotto "osservazione" (è un eufemismo) quali presunti colpevoli della sua diffusione e dei danni che ne derivano.

E' questo definibile "un monumento alla inconguenza"? Dietrologi complottisti (altra “scuola di pensiero”): M… una multinazionale notissima e capace di ogni nefandezza, ha prodotto un mutante aggressivo di Xylella, lo ha fatto giungere in Italia per distruggerne l’olivicoltura e sostituirla con olivi GM (geneticamente modificati), già pronti per l’immissione sul mercato ("vive la fantaisie").

Guaritori: basta una operazione di maquillage (una sforbiciata al secco qui, una sforbiciata al secco là), una spruzzata di una pozione qua (dal ricettario di Panoramix? Ma le sue acque erano "informatizzate"?), un’altra là e, olé, la pianta rifiorisce. Se non basta: letamate, letamate, il problema sparirà. Illusi: sono quelli che in Terra di Bari, rassicurati dall'uso scrupoloso delle "buone pratiche agricole" di cui, a dir loro, sono maestri, sono convinti di essere al sicuro dal contagio di cui i meno "efficienti" colleghi salentini sono vittime.

Ci si sarebbe atteso che questi produttori invocassero a gran voce, ed a loro protezione, l'applicazione immediata del piano del Commissario governativo, di cui sotto. Invece tacciono.
Insomma, il caravanserraglio si è messo in moto, con la sua corte di cantastorie, giullari, saltimbanchi, fattucchiere e scribacchini. l’Italia dei vociferanti s’é desta. Avrà indossato l’elmo di Scipio? Non si sà ma, dal clangore, si direbbe che di Scipio abbia imbracciato lo scudo e il gladio. Ed in questo bailamme la Xylella cosa fa? Ringrazia!!

Eppure la monumentale documentazione scientifica accumulata nelle Americhe in ben oltre un secolo di studi (la scoperta della “Malattia di Pierce” della vite, la prima affezione causata da Xylella fastidiosa risale al 1892) dimostra “al di là di ogni ragionevole dubbio” che: (i) la Xylella è un batterio con spiccate attitudini al “planticidio”; (ii) ha una gamma di oltre 130 ospiti delle più disparate specie (oltre all’olivo in Puglia ne sono stati identificati una diecina).

Ciò la rende ineradicabile quando penetra in un territorio dalle condizioni climatiche favorevoli al suo insediamento. In altre parole, la Xyella è come i diamanti: “per sempre”; (iii) viene trasferita da una pianta all’altra unicamente da insetti vettori (in Puglia, con prova provata, da Philaenus spumarius, una cicalina nota come “sputacchina”); (iv) a tutt’oggi non si conoscono sistemi efficaci di cura (risanamento) delle piante colpite; (v) la lotta ai vettori è fondamentale per il contenimento della diffusione del batterio (e della malattia).

Sulla scorta di queste acquisizioni scientifiche, largamente confermate dalle ricerche in corso a Bari (Università e CNR, in particolare), è stato redatto dal Commissario governativo straordinario un piano per porre un freno all’espansione della malattia, per la cui applicazione, fortemente contrastata dagli ambientalisti (per lo più sedicenti), sarebbe non inopportuno l'intervento dissuasivo delle forze dell'ordine. Bloccata l’espansione, come si spera, ci si potrà dedicare alla ricerca di soluzioni, anche curative, nella zona del leccese ora identificata dalla UE come area di contenimento. Sempre che si possa operare in pace. Difficile sperarlo.

Xylella: research under the judicial gun?

On May 4, under orders from the legal office of the town of Lecce, one dozen computers used by the CNR and University professors to research Xylella were sequestered or blocked, hampering intense research projects, delaying results, confounding scientific hope for answers, and provoking further damage to farmers. Who claims responsibility?

http://www.georgofili.info/detail.aspx? ... h.facebook
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Re: Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

Messaggioda pianogrande il 08/05/2015, 11:28

Sicuramente, la responsabilità non è degli "ambientalisti".
Loro non ne hanno mai di responsabilità.
In questo mondo di cattivoni che usano la scienza per diffondere malattie e poi lucrare sulla cura, i protettori dell'ambiente naturale hanno sempre ragione.
Vaglielo a spiegare che anche le malattie/i batteri e perfino gli scienziati e gli ambientalisti stessi sono naturali.

Resto in ansiosa attesa delle prove di tanta perfidia da parte dei tecnici/scienziati.

Cosa troveranno in quei computer?
Fotti il sistema. Studia.
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