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Il caso ILVA di Taranto

Dall'innovazione tecnologica alla ricerca, vogliamo trattare in particolar modo i temi legati all'ambiente ed alla energia, non solo pero' con uno sguardo puramente tecnico ma anche con quello politico, piu' ampio, di respiro strategico

Re: Il caso ILVA di Taranto

Messaggioda lucameni il 28/07/2012, 14:42

salute, ambiente. Il culo degli altri. Bazzeccole, fisime di cavernicoli.
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Re: Il caso ILVA di Taranto

Messaggioda franz il 28/07/2012, 15:47

pianogrande ha scritto:Allora:
Gli altiforni non possono essere spenti.
La magistratura stia zitta e buona.
L'inquinamento sembrerebbe proprio che ci sia (bastano le analisi ed altre rilevazioni tecnico scientifiche che per dare i loro risultati non hanno bisogno dell'esame della corte d'appello e della cassazione e del TAR e del consiglio di stato della corte costituzionale .......)

L'inquinamento dell'aria non c'è. Questo è noto ed accertato dalla analisi. Sono abbondantemente sotto la soglia.
Quello di cui si parla è inquinamento marino e non di giorno, quando le analisi sono OK ma di notte.
Quindi sversamenti incontrolati.
Ma bisogna anche dimostrare che sia l'ILVA. Diciamo che un competitore molto scorretto (Riva è tra i primi 20 produttori del mondo) volesse mettere in difficoltà l'ILVA di Taranto, potrebbe sversare in mare quello che vuole, tanto la responsabilità di chi vuoi che sia. :( La magistrratura quindi deve indagare ed usare il cervello e considerare le conseguenze di ogni azione. Per esempio il blocco della produzione della maggiore acciaeria d'europa secondo voi aumenta o diminuisce i prezzi dell'acciaio? Vi rendere conto degli interessi che ci sono in ballo, sia per il lavoro di 11 mila persone (piu' altrettanti per l'indotto) sia per le conseguenze sul prezzo nei mercati (comprese possibili manovre speculative atte ad alterare il prezzo usando la magistratura come leva?)
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Re: Il caso ILVA di Taranto

Messaggioda Iafran il 28/07/2012, 19:01

franz ha scritto:
pianogrande ha scritto:Allora:
Gli altiforni non possono essere spenti.
La magistratura stia zitta e buona.
L'inquinamento sembrerebbe proprio che ci sia (bastano le analisi ed altre rilevazioni tecnico scientifiche che per dare i loro risultati non hanno bisogno dell'esame della corte d'appello e della cassazione e del TAR e del consiglio di stato della corte costituzionale .......)

L'inquinamento dell'aria non c'è. Questo è noto ed accertato dalla analisi. Sono abbondantemente sotto la soglia.

Che le analisi ufficiali dell'aria siano rassicuranti per gli Organi di controllo dipende da tanti fattori (ora, condizioni meteorologiche, vento e ... serietà del rilevatore o interessi dell'analista), di certo è che le abitazioni del rione Tamburi, a ridosso dell'area industriale (acciaieria e raffineria) non risultano particolarmente ambite dai tarantini, anzi se qualcuno le compera lo fa per il prezzo allettante.
Sarà per una psicosi collettiva o per le polveri rossicce visibili ai bordi delle strade adiacenti o per i gas (diossina) che si avvertirebbero con maggiore difficoltà?
Di notte, molto spesso, ho visto intense colonne di fumo elevarsi dai camini più interni, alla mercé dei venti, con direzione prevalente verso Est, dove c'è la parte abitata, ma anche nelle campagne adiacenti ad occidente non sono mancati gli effetti sugli animali allo stato brado (una mandria di pecore è stata abbattuta qualche anno fa).
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Re: Il caso ILVA di Taranto

Messaggioda franz il 28/07/2012, 20:03

Iafran ha scritto:Che le analisi ufficiali dell'aria siano rassicuranti per gli Organi di controllo dipende da tanti fattori (ora, condizioni meteorologiche, vento e ... serietà del rilevatore o interessi dell'analista),

Le analisi dovrebbero essere condotte da enti terzi, senza interessi.
Io vedo questo: http://www.ilvataranto.com/monitoraggiopolveri.aspx ma anche ARPA dovrebbe rendere pubblici i dati, se ne ha altri. Poi leggo che ci sono operai che denunciano che "di notte inquinano" ma lo fanno nel completo anonimato.
Ritengo che se quello che dicono è vero e verificabile, dovrebbero testimoniare davanti ad un magistrato, consapevoli che se coinvolti in prima persona saranno imputabili e responsabili come chi ha dato l'ordine.
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Re: Il caso ILVA di Taranto

Messaggioda Iafran il 28/07/2012, 21:02

franz ha scritto:
Iafran ha scritto:Che le analisi ufficiali dell'aria siano rassicuranti per gli Organi di controllo dipende da tanti fattori (ora, condizioni meteorologiche, vento e ... serietà del rilevatore o interessi dell'analista),

Le analisi dovrebbero essere condotte da enti terzi, senza interessi.

Per regola dovrebbe essere così, ma in Italia le regole sono ... "regolate".
Ho alcuni siti che confermano quanto dicevo in precedenza:

http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=104779 (Taranto: diossina. Abbattute 650 pecore di due aziende agricole tarantine - 29.12.2010 -)
http://www.tarantosociale.org/tarantoso ... s/2000.pdf (A Taranto si concentra il 90,3% della diossina nazionale - 3.5.2007 -)
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Re: Il caso ILVA di Taranto

Messaggioda pianogrande il 28/07/2012, 22:50

L'inquinamento c'è.
Dobbiamo usare il buon senso?
Quali sono gli obiettivi degli investimenti previsti?
Chi è addetto a controllarne i risultati?
A cosa vanno incontro i responsabili in caso di mancato rispetto degli impegni?
Esiste un piano per rientrare nella norma (anche di notte)?

Questi sono gli interrogativi a cui rispondere perché il buon senso non sia a senso unico.

Diversamente, continuiamo a prenderci in giro ed anche chi si guadagna da vivere lavorando nella acciaieria o semplicemente vivendo da quelle parti accetta degli effetti secondari anche gravi.
Fotti il sistema. Studia.
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Re: Il caso ILVA di Taranto

Messaggioda franz il 29/07/2012, 8:54

Iafran ha scritto:http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=104779 (Taranto: diossina. Abbattute 650 pecore di due aziende agricole tarantine - 29.12.2010 -)
http://www.tarantosociale.org/tarantoso ... s/2000.pdf (A Taranto si concentra il 90,3% della diossina nazionale - 3.5.2007 -)

Il 90.3% è secondo altre fonti il 92% ma sulla scheda di wikipedia relativa al gruppo Riva leggo che

Il gruppo possiede 38 stabilimenti produttivi nel mondo, dei quali 20 in Italia, tra cui il polo siderurgico di Taranto, che con i suoi cinque altiforni è il più grande d'Europa e produce circa il 92 % della diossina italiana e il 10 % di quella europea. Relativamente alla percentuale per l'Italia, va però tenuto in considerazione il fatto che il Registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti), non prevedendo all'epoca sanzioni per omesse dichiarazioni, è molto poco rappresentativo della situazione reale. I dati relativi al 2006, ad esempio, registrano le dichiarazioni di meno di 700 aziende, sulle oltre 7.000 che - secondo le stime - sarebbe state tenute a presentarle. Inoltre solo 5 hanno comunicato al registro di emettere diossina[1] L'incidenza del 92% è quindi calcolata su tale esiguo numero di aziende. Ilva, nelle sue dichiarazioni ufficiali, indica nel 21% sul totale italiano la percentuale di diossine emessa dall'impianto di Taranto. (vedere http://www.abcfinanze.com/fisco-leggi/r ... 72011.html )

Le misurazioni di diossina effettuate all'ILVA (solo 3 giorni su 365) indicano che le emissioni sono la metà del massimo consentito e questo grazie ad investimenti (ho letto di un miliardo e due) per diminuire gli impatti ambientali. E se intorno all'Ilva ci fossero altre lavorazioni che emettono diossina? Qualiasi cosa bruci composti organici a certe tempeature lo fa (anche le centrali termoelettirche) e se il registro è lacunoso (solo 700 aziende su 7000 comunicano i dati) chi inquina sa che la colpa ricadrà sugli altri.
Non riesco infatti a capire come sia possibile in un impianto a ciclo continuo produrre e sversare diossina nell'aria solo di notte a meno di bypassare i filtri sulla ciminiera di notte. La perizia indica che il profilo degli inquinanti trovati all'esterno (e nelle pecore) corrispnde a quelli prelevati dentro lo stabilimento ma non trovo traccia di paragoni con altri campioni di controllo, presi da altri siti.

Un discorso a parte da fare poi è che prima di essere un'azienda privata quello stabilimento era pubblico. Dalla privatizzazione (1995, se non sbaglio) ad oggi il nuovo proprietario ha investito 4 miliardi di euro di cui piu' di 1/4 per l'ecologia e l'ambiente. Chissà prima, quando era statale, come inquinava. Il processo è lo stesso (ferro + coke) e quindi la diossina è assicurata. Ma era diossina di stato e quindi tutti zitti. (vedere questa tabella: http://www.repubblica.it/static/popup/2011/ilva/1.html )Naturalmente i tumori che si osservano oggi nella zona sono il risultato anche dell'accumulo di inquinanti da decenni. Per avere una visione completa dovremmo avere la stratificazione per età dei casi di tumori perché solo chi è nato dopo il 1995 puo' essere stato vittima di inquinamento recente e poi si dovrebbe verificare se le % sono nella norma oppure no. A quanto risulta nelle zone intorno all'ILVA la % di tumori è molto piu' alta della norma ma non ho trovato dati sulla composizione per età e va sottolineato che la stessa perizia ha evidenziato come " Ad esempio non è emerso un eccesso di mortalità per tumori per le persone che hanno lavorato nello stabilimento che, però, sono stati i più esposti." Quindi penso che ci vorrebbe maggiore prudenza.
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Re: Il caso ILVA di Taranto

Messaggioda flaviomob il 29/07/2012, 11:26

I toni di alcuni attacchi alla magistratura che leggo su questo forum sono degni dei migliori Berlusconi, Previti, Ghedini... che tristezza.
Per cominciare, il magistrato applica la legge e se è previsto il sequestro di un impianto non ha facoltà di decidere se è opportuno, equilibrato, sostenibile o meno. Se la legge prevede strumenti inadeguati, va criticata la legge e non chi la applica.
In secondo luogo, va riconosciuto che l'ILVA ha ridotto le emissioni gassose di diossina in modo radicale negli ultimi anni, anche grazie all'attenzione forte della giunta regionale pugliese che non ha fatto finta di non vedere, come nei decenni precedenti. Ciò però non significa che tutti i parametri di legge siano rispettati e bene ha fatto la magistratura a farsi sentire, per evitare il rischio che dopo i primi passi in avanti ci si sedesse e si facesse finta che "tutto va bene madama la marchesa". Forse anche il trionfalismo di Vendola a un certo punto non ha aiutato.
Da un articolo del Fatto del 29 dicembre 2011:
a Taranto la questione diossina è soltanto una delle battaglie per un ambiente più sano. In piedi ci sono ancora altri aspetti non meno importanti: l’emissione di altri inquinanti come, ad esempio, il benzoapirene dalle cokerie, le polveri diffuse dai parchi minerali a cielo aperto e gli scarichi in mare

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12 ... no/180591/

Per concludere, poi, da "ignorante" in materia suppongo che tra l'esigenza della magistratura di sequestrare l'impianto e il chiudere completamente gli altiforni (con la conseguenza di renderli inutilizzabili) vi sia una "via di mezzo" praticabile...

Altri approfondimenti:
http://www.reset-italia.net/2012/07/26/ ... BUDCGFUzj5
Ultima modifica di flaviomob il 29/07/2012, 11:38, modificato 1 volta in totale.


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Re: Il caso ILVA di Taranto

Messaggioda ranvit il 29/07/2012, 11:36

Per concludere, poi, da "ignorante" in materia suppongo che tra l'esigenza della magistratura di sequestrare l'impianto e il chiudere completamente gli altiforni (con la conseguenza di renderli inutilizzabili) vi sia una "via di mezzo" praticabile...


Ci vogliono due/tre mesi per spegnere un altoforno senza arrecare danni all'impianto. E suppergiu' altrettanti per riavviarlo.

Per i danni all'economia nazionale ed alla conseguente disoccupazione in un'area priva di alternative (fatto salvo il "lavoro" criminale)...???
Il 60% degli italiani si è fatta infinocchiare votando contro il Referendum che pur tra errori vari proponeva un deciso rinnovamento del Paese...continueremo nella palude delle non decisioni, degli intrallazzi, etc etc.
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Re: Il caso ILVA di Taranto

Messaggioda flaviomob il 29/07/2012, 11:41

Immagino che i siti siderurgici presenti nel resto d'Europa rispettino le regole ambientali... per cui oltre alla questione fondamentale (e primaria, per me) del rispetto del diritto alla salute (già bambini e adolescenti, a Taranto, hanno presenza di sostanze tossiche nell'organismo con valori anomali rispetto alla media italiana) credo che sia scorretto ammettere, per interessi economici o sociopolitici, un impianto fuori norma che produce e che è in grado di fare concorrenza sleale (perché spende meno per rimediare ai danni ambientali) agli altoforni presenti negli altri paesi europei.


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