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piano della Commissione su nucleare e gas "verdi"

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piano della Commissione su nucleare e gas "verdi"

Messaggioda trilogy il 04/01/2022, 12:29

A parere mio, prima o poi rimarremo tutti al buio, e allora troveranno un accordo.

La bozza della tassonomia per le attività "sostenibili" fa emergere le divergenze tra Germania e Francia sugli obiettivi energetici. Levata di scudi degli ambientalisti

By Giulia Belardelli

All’alba del nuovo anno la questione energetica si impone al centro del dibattito europeo, alimentando divisioni dentro e fuori i confini nazionali. Secondo una bozza visionata nelle scorse ore dal Finanacial Times, la Commissione europea vorrebbe riconoscere l’energia nucleare e il gas naturale come attività “green”, nell’ambito di uno schema di classificazione dell’Ue volto ad aiutare i mercati finanziari a stabilire quali investimenti siano da considerare “sostenibili”. La proposta - cara soprattutto a Paesi come Francia e Polonia per quanto riguarda il nucleare – ha riacuito le divergenze con altri Paesi membri - a cominciare da Germania e Austria - sui target energetici. Il dibattito si è riacceso anche in Italia: il leader leghista Matteo Salvini ha subito invocato un referendum per il sì all’atomo, incontrando la ferma opposizione degli ambientalisti italiani che ricordano come il nostro Paese sia tutt’ora fuorilegge per lo smaltimento di rifiuti e scorie radioattive.

Le critiche più dure, a livello di Paese, sono quelle che arrivano dalla Germania. Il vice cancelliere tedesco Robert Habeck, del partito dei Verdi, ha affermato che il piano “annacqua” gli sforzi attuali per arrivare all’obiettivo di emissioni zero nei prossimi decenni. Habeck ha definito “sbagliata” la scelta di inserire il nucleare nella nuova tassonomia Ue, indicando gli effetti a lungo termine delle scorie. Anche la ministra dell’Ambiente austriaca Leonore Gewessler ha criticato il progetto, definendo il nucleare “un’energia del passato”, “troppo costosa e troppo lenta” nella lotta contro i cambiamenti climatici.

Contrario anche il governo spagnolo, come si legge in una nota del ministero della Transizione ecologica di Madrid. “Il gas naturale e il nucleare non possono essere considerati tecnologie verdi o sostenibili nelle normative tassonomiche, a prescindere dalla possibilità che si possano continuare a fare investimenti nell’una o nell’altra. Indipendentemente dal fatto che si continuino a investire nell’una o nell’altra, riteniamo che non siano energie verdi o sostenibili”, sottolinea il vicepresidente nella nota diffusa da Ecological Transition: “Non ha senso e manda segnali sbagliati per la transizione energetica di tutta l’Ue”.

La proposta dell’Ue ha riproposto le divisioni interne ai 27 sul dossier energia. La Francia - il cui semestre di presidenza Ue è appena iniziato - guida il fronte a favore del nucleare, avendo investito molto per la realizzazione delle centrali, da cui è ormai fortemente dipendente per il proprio fabbisogno complessivo. Al contrario la Germania ha visto una crescente opposizione al nucleare dopo il disastro all’impianto giapponese di Fukushima nel 2011. I Paesi dell’est e quelli mediterranei che dipendono maggiormente dai combustibili fossili hanno invece difeso l’inserimento del gas come fonte sostenibile nella tassonomia Ue.

La bozza della Commissione, inviata venerdì ai Paesi membri, afferma che ”è necessario riconoscere che i settori del gas naturale e dell’energia nucleare possono contribuire alla decarbonizzazione dell’economia dell’Unione”. La Commissione – riporta il FT - apre la strada agli investimenti in nuove centrali nucleari per almeno i prossimi due decenni e nel gas naturale per almeno un decennio, nell’ambito di un sistema di etichettatura verde noto come “tassonomia per la finanza sostenibile”. Il sistema di etichettatura, che riguarderà le industrie che generano circa l′80% di tutte le emissioni di gas serra nell’Ue, è il primo tentativo da parte di un importante regolatore globale di decidere cosa conta come attività economica veramente sostenibile e contribuire a debellare il cosiddetto greenwashing nel settore finanziario.

L’energia nucleare non emette gas serra, ma produce rifiuti tossici che richiedono uno smaltimento sicuro e possono comportare rischi di radiazioni. Il gas naturale produce anidride carbonica, ma i suoi sostenitori affermano che è molto meno inquinante dei combustibili fossili tradizionali ed è un modo fondamentale per aiutare a spianare la strada a minori emissioni.

La bozza di testo sulla tassonomia sostiene che l’energia nucleare dovrebbe essere considerata un’attività economica sostenibile purché i Paesi dell’Ue che ospitano centrali elettriche possano smaltire in sicurezza i rifiuti tossici e soddisfare i criteri per causare “nessun danno significativo” all’ambiente. La costruzione di nuove centrali nucleari sarà riconosciuta green per i permessi concessi fino al 2045, si legge nel testo. Anche gli investimenti nel gas naturale sono inclusi nell’etichetta verde come energia “di transizione”, a patto di soddisfare una serie di condizioni più dettagliate, tra cui la produzione di emissioni inferiori a 270 g di CO2 per kilowatt e l’essere sostitutivi di combustibili fossili tradizionali come la generazione di carbone.

L’Unione europea importa circa tre quarti del suo fabbisogno di gas naturale, la maggior parte del quale è fornita dalla Russia. La crisi energetica del blocco ha suscitato critiche da parte di alcuni Stati membri secondo cui Mosca sta aumentando artificialmente i prezzi del gas e l’Ue dovrebbe accelerare il passaggio dalle importazioni di gas alle energie rinnovabili.

Il testo della tassonomia avrà bisogno dell’approvazione della maggioranza degli Stati membri dell’Ue e dei membri del Parlamento europeo.

Il commissario europeo francese Thierry Breton si è detto favorevole a etichettare entrambe le tecnologie come verdi in quanto aiuterebbe l’Ue a raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 a zero entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990. “Il gas non è il modo migliore per raggiungere il nostro obiettivo perché si genera un po’ di CO2, ma almeno è meglio come transizione rispetto al carbone”, ha detto Breton ai giornalisti il mese scorso. “Dobbiamo avere i giusti finanziamenti nella tassonomia, compresa l’energia nucleare”.

Il testo della Commissione è particolarmente problematico per i Verdi tedeschi, parte della nuova coalizione di governo del Paese guidata dal cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz. I Verdi sono da tempo oppositori dell’energia nucleare. “La proposta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen è un passo indietro. La sua credibilità sulla politica climatica ha subito crepe significative”, ha affermato Rasmus Andresen, eurodeputato tedesco dei Verdi. “Il nucleare e il gas naturale non sono sostenibili. Esistono alternative più realistiche e migliori per rendere l’Europa climaticamente neutra. La proposta di Von der Leyen stabilisce incentivi sbagliati per gli investitori”, ha affermato Andresen, avvertendo che il regolamento sulla tassonomia rischia di diventare uno strumento per il “greenwashing”.

Ma nel governo tedesco - espressione della coalizione semaforo composta da Verdi, Liberali e Spd – convivono anime diverse. Il ministro delle finanze Christian Lindner, in particolare, ha accolto con favore i piani per promuovere indirettamente le moderne centrali elettriche a gas, sebbene il leader del Partito Liberale (Fdp) sia molto più cauto sull’energia nucleare (la Germania, del resto, ha appena chiuso tre delle sei centrali nucleari del Paese; gli ultimi tre reattori saranno chiusi tra un anno). ”È risaputo che il governo tedesco ha un’opinione diversa rispetto alla Commissione Ue sulla questione dell’energia nucleare”, spiega Lindner al quotidiano Süddeutsche Zeitung in edicola domani. “La Germania - rileva - ha realisticamente bisogno di moderne centrali elettriche a gas come tecnologia di transizione, poiché stiamo rinunciando al carbone e all’energia nucleare”. Poi, aggiunge, “dal punto di vista della neutralità climatica gli impianti dovrebbero essere in grado di essere utilizzati in seguito con l’idrogeno”.

Quanto all’Italia, sempre più vicina alla Francia dopo la firma del Trattato del Quirinale, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani non ha mai nascosto il proprio sostegno al nucleare di “quarta generazione”. Oggi è Vannia Gava, sottosegretaria alla Transizione ecologica e capo dipartimento ambiente della Lega, a dichiarare che “il caro bollette è un problema drammatico per le famiglie e per le imprese italiane. Dobbiamo intervenire immediatamente anche cambiando il nostro mix energetico, valorizzando il nostro gas nazionale e guardando alle nuove tecnologie come il nucleare di quarta generazione”.

fonte: https://www.huffingtonpost.it/entry/il- ... 04a63a1bfb
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Re: piano della Commissione su nucleare e gas "verdi"

Messaggioda franz il 04/01/2022, 12:51

rimarranno al buio per primi i tedeschi.
ma pagheremo comunque noi tutti se la famosa locomotiva tedesca si mette ad andare a carbone.
Questa mattina alle otto da noi albeggiava ma in Germania era ancora buio.
Alle 8 di mattina in Germania ora c'è poco vento e non è ancora sorto il Sole.
Totale il 37% della produzione elettrica è fatta bruciando carbone e il 10% bruciando gas.

Ora il discorso CO2 potremmo anche metterlo da parte (tutto sommato non è un gas inquinante, è "solo" un gas serra) ma bruciare carbone vuol dire inquinare, vuol dire bronchiti, malattie respiratorie. Ossidi di azoto. Asma.
Problemi per bambini e anziani.
L'unica cosa verde che vedo (in realtà anche un po' marroncino) è il colore del catarro di chi respira quell'aria.

https://www.focus.it/scienza/salute/in- ... re-di-smog

Ma come pensano di ricaricare milioni di macchine elettriche di notte, senza energia nucleare?
Freedom must be armed better than tyranny
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Re: piano della Commissione su nucleare e gas "verdi"

Messaggioda trilogy il 04/01/2022, 20:07

Infatti l'ipotesi blackout sta diventando ricorrente. Sostituire il carbone con il gas è relativamente semplice ma ci sono ragioni geopolitiche elettorali ed economiche che stanno bloccando il nord stream 2. Il nucleare chiede tempi lunghissimi di realizzazione, ed hanno comunque deciso di abbandonarlo. Quindi i tedeschi per ora vanno avanti a carbone.

Il problema è che vengono presentati i dati di produzione al 2030 o al 2050, fingendo che arrivare al nuovo mix di produzione sia una banalità. Chiudo una centrale a carbone a gas o nucleare e la produzione relativa la rimpiazzo con una produzione equivalente da fotovoltaico oppure eolico, e il gioco è fatto. Con l'incertezza che si è creata su quali sono gli investimenti ammissibili, si rischia anche il rallentamento degli investimenti stessi.
Così abbiamo un sistema di produzione che sta diventando sempre meno flessibile mentre i consumi fluttuano liberamente. E con tutto il sistema elettrificato, in caso di collasso della rete, la paralisi sarebbe totale.
:?

Un blackout totale? Ecco perché può accadere. E di cosa c'è bisogno se si spegne tutto"
Intervista al fisico Andrea Aparo von Flüe, docente all'università Sapienza di Roma. I rischi per un'area con 400 milioni di utenti in 30 Paesi

di ENRICO CAMANZI

Qualche settimana fa la notizia di un assalto ai ferramenta in Spagna per acquistare bombole di gas e torce nel timore che un enorme blackout potesse "spegnere la luce" nel Paese per giorni aveva suscitato reazioni fra lo stupore e l'ilarità. L'ipotesi di uno stop prolungato alla fornitura di energia elettrica in un mondo iperconnesso e abituato a impiegare le tecnologie 24 ore su 24 pare lontana, anche se l'esplosione dei consumi nel primo periodo della pandemia - seguente anche al ricorso generalizzato allo smart working - è stato uno dei cambiamenti più evidenti nel mondo travolto dal coronavirus. Andrea Aparo von Flüe, fisico, dirigente d'azienda (ha occupato ruoli di responsabilità all'interno della galassia Finmeccanica ma anche in Ansaldo) e docente all'università Sapienza di Roma, dove insegna Strategia aziendali, spiega perché l'ipotesi non è da considerarsi così peregrina.

Professore, perché dobbiamo preoccuparci?

"In Europa stiamo spingendo al limite della capacità il sistema di produzione e distribuzione dell’elettricità. Quanto più ci si avvicina al limite, tanto aumenta la probabilità di una crisi. Ricordando la legge di base di Murphy, ovvero 'Se qualcosa può andare male lo farà', nonché la legge di Drucker 'Se una cosa va male, tutte le altre faranno lo stesso, allo stesso tempo', c’è davvero da essere preoccupati.

Inoltre la capacità del sistema di soddisfare eventuali picchi della domanda è molto limitata a causa della modifica del mix dei modi di produzione. Abbiamo chiuso per motivi economici ed ecologici le centrali a carbone, ridotto quelle ad olio combustibile, aumentato le sorgenti intermittenti, non investito a sufficienza nei sistemi di accumulo. Insomma, abbiamo fatto di tutto per complicarci la vita".

Quali sono le cause che potrebbero provocare un grande blackout?

"Un eccesso di domanda di energia rispetto a quanto viene effettivamente prodotto. Oppure una qualunque interruzione di linea del sistema di distribuzione. Pericoli a cui si aggiungono la criticità sul fronte delle scorte, l’aumento dei prezzi dei combustibili e l’obsolescenza di impianti e infrastrutture".

Quanto potrebbe durare e quali sono le dimensioni dell’area che potrebbe essere coinvolta, se dovesse riguardare l'Europa?

"Per rimettere in piedi l'intero sistema viene stimato un tempo compreso fra i 7 e i 14 giorni. Anche perché il sistema cui facciamo riferimento non si limita alla sola Europa. La cosiddetta 'Area sincrona continentale', già conosciuta con la sigla UCTE, è la più grande rete elettrica al mondo. 400 milioni di utenti in 30 Paesi. Comprende Albania, Austria, Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Montenegro, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo Romania, Repubblica Ceca, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ucraina, Ungheria, nonché Algeria, Marocco, Tunisia e Turchia.

fonte: https://www.ilgiorno.it/economia/blacko ... -1.7116347
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