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Tendenze: l'e-commerce affonda la grande distribuzione

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Tendenze: l'e-commerce affonda la grande distribuzione

Messaggioda trilogy il 16/04/2018, 22:43

Da Trony a Mercatone Uno, la mappa di tutte le crisi del commercio in Italia

Dopo i piccoli negozi ora tocca alla grande distribuzione subire le conseguenze dell'espansione dell'e-commerce. In difficoltà anche le grosse catene

MILANO - Non conquista le prime pagine dei giornali perché le crisi sono tante e diffuse un po' ovunque. E mai con numeri clamorosi: ma messe tutte insieme le ristrutturazioni, le chiusure e i licenziamenti testimoniano la crisi (qualcuno direbbe le trasformazioni) in atto nel settore del commercio al dettaglio. Le vendite online e giganti come Amazon stanno mettendo in crisi anche la grande distribuzione organizzata, che a sua volta aveva causato la moria dei piccoli negozi di quartiere e nei piccoli centri. Nei casi più eclatanti, il sindacato è riuscito a portare le vertenze al ministero dello Sviluppo economico, ma non sempre i numeri sostengono questo tipo di soluzione. E contro i giganti delll'e-commerce politica e pubblica opinione sono mobilitati soprattutto per un tema fiscale, meno per le conseguenze che sta portando nel mondo del lavoro.
Quella che segue è la mappa stilata dall'agenzia Agi, sulle crisi sparse per la penisola.

TRONY. La crisi coinvolge 35 negozi di Dps Group in fallimento in Puglia, Basilicata, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto; 466 lavoratori prima sospesi senza retribuzione (avvertiti con un messaggio telefonico che il punto vendita aveva chiuso) poi coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo. Al momento è stata presentata un'offerta di acquisto per 8 negozi. Prossimo incontro entro fine mese al Mise ma non è stato ancora programmato.

MEDIAMARKET (Mediaworld e Saturn): Per il gruppo dell'elettronica di consumo, chiusura dei punti vendita di Grosseto e Milano stazione Centrale; trasferimento della sede di Curno (Bg) a Verano Brianza; soppressione del bonus presenza e della maggiorazione economica del 90% per il lavoro domenicale (riconoscendo solo il 30% previsto dal contratto nazionale); interruzione del contratto di solidarietà in 17 punti vendita (in Liguria, Piemonte, Lazio, Campania, Puglia e Sardegna) per 115 full time equivalent corrispondenti a circa 200 dipendenti. Dopo l'incontro al Mise del 12 aprile, non è stata fissata una nuova data.

TUODÍ. E' stata presentata richiesta di concordato preventivo in continuità e avviata procedura di trasferimento di 61 punti vendita in Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia e Piemonte dove sono occupati 324 addetti. Ipotesi cessione di complessivi 99 punti vendita. Per i sindacati vi è il rischio di dumping contrattuale nei passaggi del personale a nuove proprietà. Prossimo incontro al Mise entro il mese di giugno.

AUCHAN: Per il colosso francese, chiusura degli ipermercati di Napoli Argine e Catania La Rena, dove sono occupati complessivamente circa 260 addetti. I lavoratori sono in agitazione. Contratti di solidarietà sono in corso nel gruppo che nel 2015 aveva avviato la procedura di licenziamento collettivo per 1.400 dipendenti. Prossimo incontro l'8 maggio.

DICO DISCOUNT. Il gruppo haceduto parte della rete e attende l'ok sul piano concordatario; l'acquirente sarà reso noto entro il prossimo 19 aprile (fatto salvo proposte più vantaggiose). Sindacati preoccupati per il possibile peggioramento delle condizioni salariali e per la salvaguardia dei livelli occupazionali. Prossimo incontro a fine maggio.

LIMONI-DOUGLAS. Per la catena di profumerie, tra giugno e luglio 2018 è prevista la fusione per incorporazione delle società La Gardenia e Llg in Limoni e a gennaio-febbraio 2019 la fusione di Limoni in Douglas. Le società hanno previsto la chiusura di 26 negozi e la vendita di una ventina di punti vendita (per prescrizione dell'Antitrust). Prossimo incontro il 30 aprile.

CONBIPEL. È stata avviata la procedura di licenziamento collettivo, seconda crisi nel giro di 5 anni: previsto contratto di solidarietà per i punti vendita di Novara. Alle lavoratrici del negozio Castelvetro Piacentino, che è stato chiuso, è offerta la ricollocazione a Cesano Boscone (Mi). Possibile ricollocazione anche da Palladio e Montecchio a Bassano.

MERCATONE UNO. Il gruppo è in amministrazione straordinaria dal 7 aprile 2015; i commissari straordinari hanno individuato un aggiudicatario che garantirebbe la continuità aziendale dei 74 negozi (59 attivi) con 3.000 dipendenti circa. Prossimo incontro entro il mese

CONFORAMA. Annunciati 77 esuberi in Sardegna e Sicilia evitati con il ricorso ai contratti di solidarietà: la riduzione dell'orario di lavoro fino a marzo 2019 coinvolgerà 446 lavoratori.

fonte: http://www.repubblica.it/economia/2018/ ... 11-S1.6-T1
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Re: Tendenze: l'e-commerce affonda la grande distribuzione

Messaggioda pianogrande il 17/04/2018, 1:13

Alla fine ci sarà un grande rimbalzo dovuto alla sempre più forte richiesta di avere davanti una persona fisica e non uno schermo e una tastiera e/o un telefono con una voce che arriva da Marte.

Non c'è scampo.

In un primo momento prevarrà il discorso della comodità della consegna e del prezzo vantaggioso ma, alla fine, l'ingordigia e l'arroganza di queste compagnie e le loro complicità politiche che permettono abusi allucinanti restando ben nascosti e lontani dal cliente faranno tanti di quei danni che ci sarà una vera rivoluzione.

Gli dò ancora pochi anni al cambiamento di rotta di questo andazzo che si rivelerà innanzitutto suicida per il consumatore ma, alla fine, anche per le società e per le complicità politiche che permettono di giocare un po' troppo disinvoltamente coi diritti dei consumatori (per non parlare dei dipendenti ma lì sarà più dura).
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Re: Tendenze: l'e-commerce affonda la grande distribuzione

Messaggioda franz il 17/04/2018, 7:14

Diciamo però che per ora, che c'è un sistema misto è pur sempre possibile farsi qualche giro nei negozi chiedendo informazioni sul prodotto e prendendo atto di prezzi ed eventuali offerte, e poi se si trova qualcosa di meglio in rete, ordinare su Internet.

Chiaro che se il prodotto già lo conosci, come un SSD da 500GB di una certa marca, allora salti il passaggio in negozio.
Se i negozi fisici spariranno, fioriranno in rete esperti che ti consigliano sui prodotti e che ne conoscono ogni dettaglio.

Sono comunque molto scettico sul fatto di addossare quelle crisi al solo commercio online.
Alcune di quelle catene ci sono anche in Svizzera e prosperano. Eppure l'uso della rete in CH vede percentuali bulgare.

Ritengo che sotto ci sia anche la responsabilità del sistema Italia, inteso come burocrazia, norme eccessive, imposte elevate, contributi da capogiro con il lordo azienda che è superiore al doppio del netto dipendente.

Poi c'è il sistema scolastico e professionale, che non è in grado di fornire una forza lavoro adeguata alle necessità.

Poi ad occhio direi che c'è la scarsa produttività che, ciliegina sulla torta, obbliga ad assumere piu' personale del dovuto. Mi chiedo infatti come sia possibile avere Ipermercati con centinaia di addetti, quando in quelli che conosco qui, ben organizzati, ne bastano 50 o 70.

Dulcis in fundo, se chiude una pellicceria .... non mi turba il sonno.
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Re: Tendenze: l'e-commerce affonda la grande distribuzione

Messaggioda pianogrande il 17/04/2018, 15:03

Il "sistema misto" mi trova perfettamente d'accordo ma va supportato con leggi e regole ben precise che obblighino a un certo tipo di rapporto con il cliente.

Ad esempio rendano assolutamente vietata e nulla qualsiasi forma di acquisto/accordo portata a termine esclusivamente per via telefonica, renda obbligatorio un rapporto fisico col cliente (ufficio/sportello e non call center con l'accento afghano) in caso di reclamo e tanti altri aspetti che evitino al cliente di andare a una associazione consumatori se non da un avvocato semplicemente perché non sa; non capisce; come muoversi.

E' una pura illusione/truffa culturale pensare che questo tipo di rapporti si auto regoli secondo le sante ed eterne leggi del mercato.

I cartelli sono un monopolio e lo sappiamo benissimo guardando (solo come esempio vergognoso e evidentissimo) le assicurazioni, le banche, le compagnie telefoniche ...

E quando al cartello si aggiunge l'aggravante del fornitore irraggiungibile, il povero consumatore si deve rassegnare a subire.

Quindi, sistema misto regolamentato e credo che la prossima campagna elettorale non potrà esimersi dal trattare questi argomenti di rilevanza ormai quotidiana.
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Re: Tendenze: l'e-commerce affonda la grande distribuzione

Messaggioda franz il 17/04/2018, 15:34

pianogrande ha scritto:Il "sistema misto" mi trova perfettamente d'accordo ma va supportato con leggi e regole ben precise che obblighino a un certo tipo di rapporto con il cliente.

Ad esempio rendano assolutamente vietata e nulla qualsiasi forma di acquisto/accordo portata a termine esclusivamente per via telefonica, renda obbligatorio un rapporto fisico col cliente (ufficio/sportello e non call center con l'accento afghano) in caso di reclamo e tanti altri aspetti che evitino al cliente di andare a una associazione consumatori se non da un avvocato semplicemente perché non sa; non capisce; come muoversi.

Perché il telefono no? Implica anche Internt no? Perché non tornare direttamente al medioevo? ;)
Un rapporto fisco tra il Cliente (io) e chi mi vende un Hard Disk o l'obbiettivo di una Nikon implica una presenza capillare in tutto il territorio, oppure io, cliente, devo fare 200 km per avere questo "rapporto fisico". Questo costa il mio oggetto comprato costerà il doppio. No grazie. Queste leggi fatevele pure in Italia. Compro hardware normalmente dalla Germania o dalla Cina e tutto funziona liscio. Quello che importa è che funzioni il sistema postale per i pacchi, pubblico o privato che sia. Pensate a questo invece di mettere i bastoni tra le ruote di chi è efficiente ed economico.
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Re: Tendenze: l'e-commerce affonda la grande distribuzione

Messaggioda pianogrande il 18/04/2018, 2:54

franz ha scritto:
pianogrande ha scritto:Il "sistema misto" mi trova perfettamente d'accordo ma va supportato con leggi e regole ben precise che obblighino a un certo tipo di rapporto con il cliente.

Ad esempio rendano assolutamente vietata e nulla qualsiasi forma di acquisto/accordo portata a termine esclusivamente per via telefonica, renda obbligatorio un rapporto fisico col cliente (ufficio/sportello e non call center con l'accento afghano) in caso di reclamo e tanti altri aspetti che evitino al cliente di andare a una associazione consumatori se non da un avvocato semplicemente perché non sa; non capisce; come muoversi.

Perché il telefono no? Implica anche Internt no? Perché non tornare direttamente al medioevo? ;)
Un rapporto fisco tra il Cliente (io) e chi mi vende un Hard Disk o l'obbiettivo di una Nikon implica una presenza capillare in tutto il territorio, oppure io, cliente, devo fare 200 km per avere questo "rapporto fisico". Questo costa il mio oggetto comprato costerà il doppio. No grazie. Queste leggi fatevele pure in Italia. Compro hardware normalmente dalla Germania o dalla Cina e tutto funziona liscio. Quello che importa è che funzioni il sistema postale per i pacchi, pubblico o privato che sia. Pensate a questo invece di mettere i bastoni tra le ruote di chi è efficiente ed economico.


Si, si.
Volevo proprio fare una apoteosi del medio evo.

Ho infatti detto sistema misto con regolamentazione, proprio come auspicavano Liutprando e Matilde di Canossa.

I contratti fatti per telefono con procedure truffaldine sono la modernità assoluta.

Usare ad esempio una Email o una qualsiasi conferma scritta preceduta da offerta scritta su supporti similari come faceva Giovanna d'arco col [i]delfino[/i] sarebbe davvero da retrogradi e anti economici.

Lo spadroneggiare del fornitore rispetto al consumatore (non attrezzato di ufficio acquisti con esperti del mestiere) va limitato a costo di passare per trogloditi.
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Re: Tendenze: l'e-commerce affonda la grande distribuzione

Messaggioda franz il 18/04/2018, 7:26

I truffatori ci sono sempre stati, così come i boccaloni.

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https://it.wikipedia.org/wiki/Il_pifferaio_di_Hamelin

Anche nel medioevo.
Per questo leggi contro i truffatori già esistono e non ritengo ne servano altre, perché il rischio è di danneggiare commercialmente sia i venditori onesti sia gli stessi consumatori, con un rincaro dei prezzi dovuto a leggi e strutture farraginose.

Ma torniamo ai truffatori di un tempo e a quelli di oggi.
Penso oggi a casi peggiori di quelli di un banale contratto telefonico estorto in qualche modo.
Penso ai tanti che abboccano all'omeopatia (vedi quindi Dulcamara) e medicine alternative varie, contando sullo stato di necessità.
Penso anche ai politici che per vincere le elezioni propongono flat tax, reddito di cittadinanza o spese pubbliche a gogò, ... e poi nascondono la mano o cambiano i programmi. Ma anche qui fanno leva sullo stato di necessità dell'elettorato.
Uno stato di necessità che crea una sorta di sudditanza psicologica.
Caso simile, a volte, per le credenze religiose, in particolare certe sette.

Fino agli anni '80 esisteva il reato di plagio. Poi fu dichiarato incostituzionale.
In pratica la politica si auto assolse per non aver commesso il fatto o perché il fatto non è più reato.

Per me il caso è chiaro. O non mi fido (e non compro) oppure mi fido.
La prima volta che ho comprato via Internet erano libri, credo 20 anni fa.
L'ho fatto tante volte senza problemi ed è chiaro che se ci fossero stati mi sarei preso una fregatura e l'avrei segnalata.
Questi "spadroneggianti fornitori" hanno tutto sommato una reputazione.
Schopenhauer ci ha spiegato che la fama è una cosa che si costruisce lentamente, in anni e anni, ma può essere distrutta in un giorno. Weinstein dice nulla? E risalire la china è un'impresa titanica. Un produttore lo sa. Ora anche quelli cinematografici.
Internet non solo fornisce il mezzo per comprare ma anche il sistema per segnalare le irregolarità, e quindi la credibilità di un fornitore.
Quindi prima di comprare via internet, si fanno dei controlli.
Ho comprato hardware in germania, senza problemi.
Quando ho visto la possibilità di comprare dalla Cina ho fatto una prima piccola prova (ma altre le aveva fatte un mio conoscente) di poco valore (< 20€) ed è andato tutto bene. Poi una seconda, di importo maggiore, e anche qui tutto bene.

Di certo non formo contratti per telefono ma via Internet si, se penso a quanto software (microsoft o altri meno noti e "famosi") ho comprato online.
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Re: Tendenze: l'e-commerce affonda la grande distribuzione

Messaggioda pianogrande il 18/04/2018, 8:44

OK.

Teniamo fuori, per un momento, il farsi truffare per ignoranza o disperato bisogno che fa parte di un'altra famiglia di imbrogli.

Diciamo che abbiamo chiaro il problema.

Chiaro anche il problema che le leggi e le regole, oltre a farle (e magari in modo razionale), bisogna anche farle rispettare e qui il discorso diventa politico con una classe politica che non sta dalla parte del consumatore.

Nella potenza distruttiva per il fornitore costituita dal consumatore fregato/incazzato (sul singolo caso) non ci credo neanche per un secondo per dieci alla meno tre.

Non ci sarebbe più bisogno di perdere tempo a fare leggi e regole.

Il fatto che al fornitore sia permesso di nascondersi dietro a un precario dell'Uttar Pradesh è una cosa che deve assolutamente finire.
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Re: Tendenze: l'e-commerce affonda la grande distribuzione

Messaggioda franz il 18/04/2018, 8:56

pianogrande ha scritto:Nella potenza distruttiva per il fornitore costituita dal consumatore fregato/incazzato (sul singolo caso) non ci credo neanche per un secondo per dieci alla meno tre.

Nel singolo caso nemmeno io ci credo. Ma se i casi sono tanti allora le cose cambiano.
È chiaro che qualche cosa non quadra sul lato di chi vende.
Tornando al singolo caso, mi sembrerebbe assai strano che un produttore/fornitore/venditore che vende milioni di pezzi tenti di fregare uno solo o lo faccia incazzare. In questo caso nel dubbio sarei portato a credere che è il contrario, cioè il cliente che, non soddisfatto del prodotto perché semplicemente ha sbagliato acquisto (capita) cerchi di imbrogliare in qualche modo adducendo scuse o cercando di far rendere il prodotto per avere dietro i soldi. Il mondo è pieno di furbi, caro piano, e se ci sono, per esempio, un milione di aziende, è chiaro che ci sono anche decine di milioni di consumatori.
Statisticamente dove troveremo il maggior numero di furbi?
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Re: Tendenze: l'e-commerce affonda la grande distribuzione

Messaggioda flaviomob il 19/04/2018, 13:15

E' il libero mercato. E' il rapporto tra produttività e costi. Di fatto la grande distribuzione ha affossato i piccoli commercianti e i posti di lavoro di chi lavorava nel settore si sono ridotti in quantità e qualità. Ora, per la legge del karma, avviene lo stesso da parte del commercio on-line consegnato tramite corriere. Si distruggono aziende e posti di lavoro sul territorio, a favore di quelli che di fatto sono monopoli stranieri che beneficiano di vantaggi fiscali spropositati.


"Dovremmo aver paura del capitalismo, non delle macchine".
(Stephen Hawking)
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